Un soffio di vita

Dove eravamo rimasti?

Cosa farà Dylan? Si fiderà di Adrien e andrà via con lui (67%)

Anima di un altro mondo

“Avrei dovuto guidare io” sbuffò Dylan, rannicchiato sul sedile del passeggero per reprimere il senso di nausea. 

“Sono un ottimo guidatore” replicò Adrien con tono asciutto. “Se stai male è per l’alcol che hai bevuto”. 

Non rispose.

D’altronde, aveva perfettamente ragione. 

Ma c’era qualcosa che lo rendeva nervoso e, per quanto cercasse di razionalizzare quel pensiero, non riusciva a portarlo a livello di coscienza. Era solo una sensazione spiacevole nell’oceano vuoto che era la sua mente. 

Sono un fantasma, pensò. Non c’è altro modo per descrivere un’anima che non appartiene più a questo mondo: un fantasma che è rimasto bloccato. 

E la causa era lui: lo sconosciuto che guidava la sua macchina con la disinvoltura dell’amico di una vita. 

“Ti è arrivato un messaggio” lo informò quello, senza staccare lo sguardo dalla strada. 

Dylan afferrò prontamente il cellulare, ma fece solo finta di leggere: con la coda dell’occhio osservò lui, i suoi ricci corvini che ondeggiavano ad ogni buca, il suo viso concentrato, mezzo nascosto dalla sciarpa nera. 

All’improvviso, Adrien frenò. 

Dylan, distratto, fu colto alla sprovvista: il cellulare gli scivolò dalla mano per finire dritto contro il suo naso. 

“Ahi” si limitò a dire. 

Sentì la risata di Adrien, coperta dal rumore del freno a mano. 

Poi, più nulla. 

“Dove siamo?” gli chiese, e senza attendere risposta guardò fuori dal finestrino. 

Percepì il battito accelerare, fino al punto quasi da uscirgli dal petto. Fece un bel respiro per cercare di calmarsi: dov’era, davvero? Tutto ciò che riusciva a a distinguere nel buio che li circondava erano sagome di alberi svettanti ed erba alta. 

Come svegliandosi da un sonno durato fin troppo, riacquistò la lucidità necessaria per ricordare della telefonata di poco prima. 

Non è un mio amico, è un maniaco!

La voce allarmata di Cathy rimbombò nella sua testa. 

“Appena fuori città” rispose Adrien, con una calma che tanto lo metteva a disagio. “Sei troppo ubriaco per tornare a casa, in ogni caso”. 

“Non lo sono!” lo aggredì, voltandosi a guardarlo. “Alzati, fammi guidare!”

Lo vide esitare un solo istante, poi ricomporsi e tornare quello di sempre. 

“Potrei farlo” rispose, “ma sarebbe pericoloso”. 

Spaesato, seguì il suo sguardo e solo allora comprese: davanti a loro, a una decina di metri di distanza, la strada sterrata terminava bruscamente in un burrone. La luce dei fanali non riusciva ad illuminare qualsiasi cosa fosse oltre quel bordo, ma anche da lì Dylan intuì l’altezza dello strapiombo: nessuno sarebbe riuscito a sopravvivere ad una caduta del genere. 

“Perché?” sussurrò. “Perché sono qui?” 

Non sapeva bene a chi avesse rivolto quella domanda, ma non aveva tanta importanza. Adrien non rispose comunque. 

“Vuoi ancora prendere la guida?” gli chiese invece, e Dylan vi lesse un impercettibile tono di sfida. 

Era confuso, ma non abbastanza da perdere di vista il suo obiettivo. 

Aprì la portiera e, nel farlo, sorrise: doveva essere un segno del destino. Forse Adrien non era stato mandato per fermarlo, tutt’altro. 

Girò intorno all’auto con rinnovato entusiasmo e quando fu dal lato del guidatore Adrien si levò per fargli spazio. 

Ora veniva la parte difficile: doveva agire in fretta, senza esitazione. Avrebbe dovuto chiudere l’auto e quando il ragazzo sarebbe stato fuori dalla traiettoria, allora…

Rabbrividì. 

Perché si stava allontanando?

Ormai dentro l’auto, richiusosi la portiera alle spalle, Dylan acuì la vista il più possibile. 

Illuminato dalla luce dei fanali che squarciava il buio della foresta attorno, vide il ragazzo camminare a passo inesorabile davanti a sé. 

Sgranò gli occhi: non era possibile. 

Abbassò il finestrino per chiamarlo a gran voce, ma quello parve non sentirlo. 

Arrivato sul bordo del burrone, si voltò dalla sua parte. Sul viso, un largo sorriso. 

“Adrien!” urlò, a squarciagola, ma era troppo tardi. 

Fu un brevissimo istante. 

Lui alzò una mano in un cenno di saluto.

Aveva ancora gli occhi verdi fissi sui suoi quando si lasciò scivolare all’indietro, a peso morto. 

La sua sagoma svanì, ingoiata dalle tenebre. 

Riacquisendo un’agilità e una forza d’animo che credeva di avere perso sotto l’influenza dell’alcol, si portò fuori dall’auto in un batter d’occhio. Percorse in poche falcate il resto della strada e, arrivato al bordo, si inginocchiò. Non sapeva neanche quando avesse iniziato a piangere, ma poteva sentire chiaramente le lacrime bruciargli sul volto. 

“Adrien!” 

“Sì?” sentì rispondere, poco vicino.

Interdetto, guardò in basso. Al contrario di quello che si sarebbe potuto pensare dall’auto, il dirupo non scendeva a strapiombo. Al contrario: si apriva su una sorta di gradone incastrato nella roccia. 

Lì, anche in quella penombra, Dylan riconobbe la figura di Adrien appoggiata di schiena ad un tronco nodoso. 

Esitò per un intero minuto prima di trovare le parole, poi gli fu addosso:

“Mi prendi in giro?”

“Avresti preferito vedermi morto?”

“Certo che no!”

“Lo stesso vale per me” sussurrò, e senza aggiungere altro si voltò a guardare l’orizzonte. 

Cosa farà Dylan?

  • Chiederà spiegazioni ad Adrien (100%)
    100
  • Contatterà la sorella per chiederle spiegazioni (0%)
    0
  • Ricordandosi le parole della sorella, tornerà a casa il prima possibile (0%)
    0
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13 Commenti

  • Ciao, bentornato!!! Un capitolo pieno di pathos e… amicizia nascente, bravo. La pausa ti ha fatto bene. Attento ai refusi (fosse state lui, lo vista, ecc.) e alla frase “esclamò, in un sospiro, la sua voce ora era tirata”. Suon meglio così: “esclamò in un sospiro, la voce ora tirata”.
    Ho votato per continuare la scommessa il giorno dopo, i due hanno bisogno l’uno dell’altro per guarire.

  • Bella trama. All’inizio, anche se stai descrivendo un momento di stasi, velocizzerei un po’ il ritmo per mettere in risalto la tempesta che si sta scatenando in Dylan. Ti giro un consiglio che mi è stato dato: per velocizzare la narrazione inserisci più a capo e usa frasi più brevi.

  • Beeeello! Mi piace come scrivi, solo un piccolo appunto (anzi, due): nella frase “… ce l’aveva con sé stesso” quel “sé” deve andare andare sostituito con un “se”; in “Sta sera ci vediamo al Blue Star” bisogna scrivere “stasera”, dato che è una parola unica; e alla fine di un dialogo, dopo le virgolette, devi decidere se mettere il punto oppure no. Non so se hai capito, quindi ti faccio un esempio: nella frase “Scusa, non volevo spaventarti” non hai messo il punto, mentre in “… o magari riprova domani” l’hai messo.
    Ciao e, se vuoi, passa a trovarmi!

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