Un soffio di vita

Dove eravamo rimasti?

Cosa farà Dylan? Chiederà spiegazioni ad Adrien (100%)

Eri lì per lei!

Dylan deglutì a vuoto. 

Aveva perso la concezione del tempo e, ora che quell’orribile sensazione era passata, l’alcol e l’adrenalina abbandonarono lentamente il suo corpo, lasciando una scia di spossatezza. 

Come automaticamente, mosse i primi passi verso Adrien, facendo attenzione a non perdere l’equilibrio durante la discesa. Arrivato all’albero, fu costretto a tenersi saldamente al tronco per calmare la nausea. 

“C’è una cosa che devo chiederti” gli disse. Adrien, ancora seduto immobile davanti a lui, fece cenno di continuare, ma senza mai levare gli occhi da ciò che gli stava davanti: una distesa di alberi e sentieri tortuosi, illuminati dalla luce fioca della luna piena. In lontananza, la città era tanto piccola che a malapena risultava visibile. 

“Cos’eri venuto a fare a casa mia?” glielo disse così, senza tanti preamboli e senza indorare la pillola. Aveva come la sensazione…

No, ormai ne era certo. C’era qualcosa di strano in quella storia. 

“Te l’ho detto, sono venuto a trovare Catherine”

Se era vero, perché la sua voce suonava così colpevole? Era un tono che Dylan non gli conosceva. Scosse la testa, pur conscio che quello non potesse vederlo. 

“Cathy non ti conosce” mentì spudoratamente. 

Quell’ultima frase colpì Adrien più di quanto si sarebbe aspettato. Si irrigidì, fece come per scattare in piedi, ma si ricredette all’ultimo minuto. Si voltò a cercarlo, i suoi occhi verdi come fari accesi nella notte. 

“Mi stai prendendo in giro, vero?” indovinò. “A quest’ora dovrai già saperlo”

“Sapere cosa?” esclamò, con fin troppa foga. Avrebbe potuto continuare a fingere, ma a quel punto sarebbe stato superfluo. “Si può sapere chi diamine sei?” 

Adrien non parlò subito. Prese un bel respirò poi, riluttante, mise la mano in tasca per estrarne il cellulare. 

“Tieni” gli disse, lanciandoglielo senza tante cerimonie. 

Dylan si sbracciò nell’afferrarlo: all’inizio rimase abbagliato dalla luce artificiale dello schermo, ma una volta messo a fuoco si trovò davanti una chat. Lesse il nome velocemente: Marie Anne. 

“Chi sarebbe?” chiese, anche se pensava già di saperlo. Conosceva solo una ragazza con quel nome, ed era una delle migliori amiche di Cathy. 

“Ascolta l’ultimo vocale” lo spronò Adrien, distogliendo di nuovo lo sguardo. “E’ più facile se lo ascolti dalla sua bocca”. 

Con mano tremante, cliccò sul tasto play e riconobbe subito la voce della ragazza.

Ascoltami bene Adrien-coso…

Il tono era fortemente alterato e questo lo disturbò. Sapeva che Marie avesse un bel caratterino, ma in quel contesto gli pareva quasi eccessivo.

Sono con Cathy. Hai capito bene: sono insieme a lei e mi ha raccontato tutto. Non mi ripeterò ancora: io e le ragazze ti teniamo sott’occhio. Prova a farti vivo a casa sua o, peggio, davanti l’università ancora una volta e troverai gli sbirri a casa ad aspettarti. Razza di maniaco…

A quel punto un’altra ragazza si intromise nella discussione, e poi un’altra ancora. Dylan non le riconobbe e, in ogni caso, di lì in poi non fu detto altro se non offese sconclusionate. L’audio terminò con un bel “faccia di merd*!”

Restò immobile per qualche secondo col telefono ancora in mano. Non sapeva bene che dire. 

“Posso parlare con loro se vuoi” tentennò, incerto. “Le conosco, a volte sanno essere antipatiche, ma…”

“No” lo fermò lui. “Hanno ragione. Sono uno stalker”. 

Sentì la terra crollargli sotto i piedi e fu costretto a rinsaldare la presa tanto da graffiarsi i polpastrelli sul tronco ruvido. 

“E’ uno scherzo?”

“Non ho mai pensato di farle del male, se questo può confortarti” spiegò in un sussurro. “Non avrei alcun motivo, io ne ero innamorato”

“Di mia sorella?” esclamò, con un misto di orrore e sorpresa. “Che cosa le hai fatto?” a questo punto stava urlando, aveva perso la pazienza. Si gettò a terra ricadendo sulle ginocchia e gli fu addosso: lo afferrò per la maglia e gli fissò gli occhi addosso con foga selvaggia. 

Adrien, da parte sua, non fece niente per schivarlo, al contrario: il suo era lo sguardo di un colpevole che si era rassegnato a pagare. 

“Nulla, non mi sognerei mai neanche di sfiorarla” spiegò, suonava sincero. “Ma l’ho seguita, l’ho fatto per molto tempo. Volevo che si accorgesse di me, volevo che ricambiasse i miei saluti…”

“Dici di non averla mai avvicinata” ringhiò Dylan, strattonandolo con sempre più forza. “Ma hai bussato alla mia porta. Eri lì per lei! Cosa volevi fare, eh? Che intenzioni avevi?”

“Ero lì per te”

Colto di sorpresa, lasciò andare la maglia. 

Vide Adrien scivolare via dalla sua presa e urtare la testa a terra. 

“Per me?” sillabò sprezzante, rimettendosi in piedi. “Adesso stalkeri anche gli uomini?”

“No” risposte semplicemente, portandosi una mano alla nuca lì doveva aveva accusato il colpo. “Avevo smesso, ci stavo davvero provando. Puoi credermi o anche no, ma questo pomeriggio ero alla finestra solo per chiudere le serrande, quando…” si fermò. Sembrò ponderare bene le parole prima di aggiungere: “Volevo solo salvarti”. 

Cosa farà Dylan?

  • Chiederà ad Adrien una dimostrazione della sua sincerità (50%)
    50
  • Tornato a casa serrerà porte e finestre e chiederà a Cathy di fare lo stesso (25%)
    25
  • Crederà alla versione di Adrien (25%)
    25
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12 Commenti

  • Bella trama. All’inizio, anche se stai descrivendo un momento di stasi, velocizzerei un po’ il ritmo per mettere in risalto la tempesta che si sta scatenando in Dylan. Ti giro un consiglio che mi è stato dato: per velocizzare la narrazione inserisci più a capo e usa frasi più brevi.

  • Beeeello! Mi piace come scrivi, solo un piccolo appunto (anzi, due): nella frase “… ce l’aveva con sé stesso” quel “sé” deve andare andare sostituito con un “se”; in “Sta sera ci vediamo al Blue Star” bisogna scrivere “stasera”, dato che è una parola unica; e alla fine di un dialogo, dopo le virgolette, devi decidere se mettere il punto oppure no. Non so se hai capito, quindi ti faccio un esempio: nella frase “Scusa, non volevo spaventarti” non hai messo il punto, mentre in “… o magari riprova domani” l’hai messo.
    Ciao e, se vuoi, passa a trovarmi!

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