Un soffio di vita

Dove eravamo rimasti?

Cosa farà Dylan? Chiederà ad Adrien una dimostrazione della sua sincerità (50%)

Le parole non valgono niente

“Salvarmi? Salvarmi da cosa?” sentì le parole scivolargli via dalla bocca come un fiume in piena, impossibilitato a fermarle. 

“Lo sai bene” rispose Adrien, col tono più serio che gli avesse mai sentito. “E non vuoi sentirmelo dire a voce alta”.

Dylan rabbrividì.

Non importava quanto strane potessero suonare le sue parole, quel ragazzo aveva ragione. 

“L’avresti fatto davvero” esclamò dopo qualche attimo di esitazione, con un sospiro tenue. “Non stavi cercando attenzioni. Hai spento il cellulare prima di afferrare la lama, e quando ho bussato alla porta hai cercato una scusa per mandarmi via. Persino adesso…” indicò con un gesto la strada dietro di loro, “hai soppesato l’idea di buttarti di sotto, ma hai aspettato fino alla fine che io fossi fuori pericolo”.

Non aveva il coraggio di ammetterlo, così non disse nulla. 

Lasciò che le parole di Adrien si disperdessero nel vento gelido della notte. Credeva di essere capace di lasciarsele scivolare addosso, di esserne immune, eppure…

“Cos’avresti fatto se non ti avessi interrotto?” gli chiese imperterrito. “Peggio ancora, cos’avresti fatto se non mi fossi messo in mezzo alla strada qualche minuto fa? Ti saresti buttat…” si fermò di colpo, senza aggiungere più una parola. 

Lo stava fissando. 

“Che c’è? Che cosa vuoi adesso?” lo aggredì. Sentiva addosso il suo sguardo pesante come un macigno. Non riusciva più a reggere quella pressione.

“Stai piangendo” disse Adrien. Solo questo. 

Incredulo, Dylan portò automaticamente le mani al volto. Come aveva potuto non rendersene conto? Nel momento stesso in cui le dita sfiorarono le sue lacrime calde, le ginocchia gli cedettero e non riuscì più a trattenersi: mezzo disteso sulla terra brulla, scoppiò in un pianto incontrollato. Libero. 

Il suono dei suoi singhiozzi echeggiò per tutta la valle, eppure Adrien pareva esservi sordo. Quando alzò gli occhi a guardarlo lo trovò con lo stesso volto rilassato di sempre, lo sguardo all’orizzonte. 

“Ti diverti a vedermi così?” riuscì a chiedergli una volta ritrovato il controllo. 

“Rispetto i tuoi sentimenti. Potrai parlarmi quando ti sentirai pronto”. 

Lo disse con una naturalezza quasi fuori luogo. 

“Io non ho alcun sentimento. Non più!”

“Eppure non sembra” 

“E così!” urlò a squarciagola. Usò la manica della felpa per asciugarsi le lacrime dagli zigomi, poi riprese. “Ho finito con questo mondo! Non ha più niente da offrirmi. Ho smesso di provare emozioni molto tempo fa”. 

“Ma hai appena provato qualcosa, o sbaglio? Tristezza, forse?” il suo non era un tono indagatore, supponente, tutto il contrario. La sua voce era calma e pacata, a tratti melliflua. 

“No!” negò con fin troppo vigore, “sei stato tu a portarmi all’esasperazione! Non provo nulla!”

“Quindi rabbia? Nei miei confronti?”

“No!” si sforzò di ostentare fermezza, ma percepiva la sua stessa voce vacillare ogni istante di più. Le sue intenzioni non erano cambiate, sentiva ancora di non aver più alcun collegamento con la vita, eppure… Eppure non ricordava l’ultima volta che aveva versato una lacrima, e quel ragazzo era riuscito a farlo piangere come un marmocchio.

“Dimostramelo” disse con un sorriso. 

“Come, scusa?”

“Se è vero che non provi più nulla allora dimostramelo: se è come dici ti lascerò in pace”. 

Quell’uscita così improvvisa gli fece ribollire il sangue nelle vene. 

“Tra noi due sei tu quello che deve dimostrare qualcosa! Io non ti devo proprio niente” lo aggredì, incrociando le gambe e mettendosi a sedere composto. “Bella la storia del ti ho visto casualmente dalla finestra, ma non me la dai a bere. Come faccio a fidarmi di un maniaco?”

Adrien scoppiò in una risata cristallina:

“Hai ragione, non è stata una delle mie migliori presentazioni, ma ti assicuro che è la verità”.

“Le parole non valgono niente” decretò impassibile. Adesso era lui a piantargli gli occhi addosso. 

“D’accordo” annuì, dopo un attimo di riflessione. “Se ti dò una dimostrazione della mia sincerità tu mi dimostrerai…”

“Sì” tagliò corto Dylan, interrompendolo bruscamente. “Tanto non c’è modo in cui tu possa farlo”. 

“E’ una sfida?” chiese con un ghigno, ma Dylan non rispose. 

Interrompendo l’imbarazzante silenzio, Adrien gli porse una mano:

“Il cellulare” gli chiese in un sussurro, e Dylan glielo restituì. 

Armeggiò silenziosamente per qualche secondo, il volto illuminato dallo schermo. Poi impostò il vivavoce e allontanò il telefono ponendolo in mezzo tra loro. 

Stranamente, Cathy non tardò a rispondere.

“Ancora tu?” sbraitò, “Ti giuro con tutta me stessa che…”

“Non c’è alcun bisogno: volevo solo chiederti scusa. Non negherò che questa chiamata mi pesi più di quanto dovrebbe, ma la verità è che ho avuto comportamenti devianti e tu sei stata solo una vittima. Potrei stare qui a spiegarti di come non fossi cosciente di quanto sbagliato fosse seguirti ogni mattina fino a casa, ma non è una giustificazione. Mi ero costruito un mondo in cui tu eri la mia anima gemella ed io la tua, ma esisteva solo nella mia testa: ero innamorato di un’idea. Ti chiedo ancora scusa, Cathy. Addio”

Cosa farà Dylan?

  • Si tirerà indietro: quella sfida non ha alcun senso (0%)
    0
  • Non soddisfatto della prova di Adrien, continuerà a non fidarsi di lui (0%)
    0
  • Accetterà la sfida di Adrien e tenterà di dimostrargli di non poter provare emozioni (100%)
    100
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13 Commenti

  • Ciao, bentornato!!! Un capitolo pieno di pathos e… amicizia nascente, bravo. La pausa ti ha fatto bene. Attento ai refusi (fosse state lui, lo vista, ecc.) e alla frase “esclamò, in un sospiro, la sua voce ora era tirata”. Suon meglio così: “esclamò in un sospiro, la voce ora tirata”.
    Ho votato per continuare la scommessa il giorno dopo, i due hanno bisogno l’uno dell’altro per guarire.

  • Bella trama. All’inizio, anche se stai descrivendo un momento di stasi, velocizzerei un po’ il ritmo per mettere in risalto la tempesta che si sta scatenando in Dylan. Ti giro un consiglio che mi è stato dato: per velocizzare la narrazione inserisci più a capo e usa frasi più brevi.

  • Beeeello! Mi piace come scrivi, solo un piccolo appunto (anzi, due): nella frase “… ce l’aveva con sé stesso” quel “sé” deve andare andare sostituito con un “se”; in “Sta sera ci vediamo al Blue Star” bisogna scrivere “stasera”, dato che è una parola unica; e alla fine di un dialogo, dopo le virgolette, devi decidere se mettere il punto oppure no. Non so se hai capito, quindi ti faccio un esempio: nella frase “Scusa, non volevo spaventarti” non hai messo il punto, mentre in “… o magari riprova domani” l’hai messo.
    Ciao e, se vuoi, passa a trovarmi!

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