Un soffio di vita

Dove eravamo rimasti?

Cosa farà Dylan? Accetterà la sfida di Adrien e tenterà di dimostrargli di non poter provare emozioni (100%)

Indifferente

Il respiro di Dylan si fece sempre più pesante, tanto che fu costretto a portarsi una mano alla gola inconsciamente nel momento stesso in cui Adrien riagganciò la chiamata. 

“Ecco” annunciò quello, con aria quasi gioviale. “Può non sembrarti molto, ma sono cosciente di avere un problema e qualche mese fa pronunciare parole del genere mi sarebbe stato impossibile. Non avrei mai potuto dirle addio”. 

“Che cos’è cambiato?” pronunciò a fatica. 

Adrien scosse le spalle, senza rivolgergli lo sguardo:

“Non lo so. Sono maturato e ho compreso i miei errori”. 

Il suo tono era d’un tratto cambiato: si era fatto grave, sommesso. A quel punto, Dylan non riusciva a non credergli: una parte di sé avrebbe voluto ancora colpirlo, dargli un bel pugno sul viso per vendicare la sorella, ma l’altra…

“Ora sei tu a fissarmi” sbuffò dal nulla, esalando un respiro tenue che, al contatto col freddo sella sera, si condensò in una piccola nuvoletta. Lo vide rabbrividire impercettibilmente sotto il suo sguardo prima di stringersi attorno la sciarpa, come faceva spesso.

“Se vuoi possiamo tornare in macchina” 

“No” scosse la testa con vigore, lasciando ballonzolare i suoi ricci scuri da un lato all’altro. “Sto bene. E poi hai ancora qualcosa da dimostrare, o te ne sei già pentito?”

“No!” urlò con fin troppa foga. Dylan era sempre stato competitivo nel campo da gioco, era stato quasi un riflesso involontario. “Ti dimostrerò che ho ragione e poi mi lascerai in pace”

Adrien annuì: 

“Forza, allora” lo spronò. 

Lui sbarrò gli occhi e fece per dire qualcosa, ma nulla gli uscì dalla bocca. Passarono uno, due minuti, poi cinque. Adrien non gli metteva fretta, eppure poteva intuire un sorrisino accennato nascosto sotto il tessuto della sciarpa, e questo non fece che innervosirlo. 

“Ma cosa vuoi che faccia, di preciso?” sbottò infine. 

“Non lo so” rispose, come fosse la cosa più naturale del mondo. “Sei tu che non provi sentimenti: mostrami quanto poco valga la tua vita, allora. Mostrami che non esiste più nulla che possa farti provare rabbia, o tristezza…”

Fece un respiro profondo per resistere alla tentazione di alzarsi, prendere la rincorsa e buttarsi di sotto.

“Non esiste” esclamò poi. Aveva gli occhi chiusi e tutto ciò che riusciva a sentire era la carezza del vento sulla sua pelle. “Sono solo indifferente”. 

“Come ti fa sentire avere davanti lo stalker di tua sorella?”

Deglutì a fatica prima di rispondere:

“Indifferente”

“E come ti fa sentire sapere che se non avessi bussato alla tua porta a quest’ora non saresti qui?”

Strinse le mani a pugno sulla terra fredda. Poteva sentire piccoli sassolini acuminati tra le dita.

“Indifferente” 

“E il pensiero che Johnny, dopo averti scroccato un passaggio fino alla discoteca, non si sia preoccupato di averti visto sparire? Neanche un singolo messaggio”

“Indifferente” sillabò, scandendo bene la parola. 

“E questo?”

Dylan aggrottò la fronte: a cosa si riferiva? Aprì gli occhi e d’istinto balzò in aria, sorpreso. 

“Ma che…?” 

Non lo aveva sentito avvicinare, eppure adesso gli stava a pochi centimetri di distanza, tanto da sfiorargli il ginocchio col suo. 

Adrien gli sorrise, solare come sempre:

“Quindi?”

“Cosa vuoi che ti dica?” gli rispose, infastidito. “Indifferente!”

Senza dargli il tempo di ritrarsi, Adrien gli portò una mano al polso. Dylan, sorpreso, strabuzzò gli occhi, ma lo lasciò fare. 

“Il tuo polso è accelerato”

“Perché mi hai fatto venire un colpo!” si difese, contrariato. “E perché mi stai troppo vicino. Mi fai innervosire, tutto qui”

Adrien annuì, come si aspettasse quella risposta. 

“E questo?” 

Gli afferrò la mano nella sua e strinse forte. 

Dylan sentì il suo cuore mancare un battito e il suo respiro farsi sempre più pesante. Non voleva quell’intimità, non gli piaceva, eppure… Eppure questa volta aveva avuto tutto il tempo di ritrarsi. 

“Ma che fai?” lo aggredì, e tirò via la mano d’istinto. Si era aspettato della resistenza da parte sua, ma non fu così. Come Adrien lasciò andare la mano, Dylan perse l’equilibrio e quasi non ricadde all’indietro, scatenando la sua ilarità. 

“Ti sembra divertente?”

“Sì” disse, sincero. “Fammi indovinare: sei indifferente anche a questo?”

“Sì!” esclamò. 

“E perché ti sei ritratto allora?”

Sentì il volto avvampare di rabbia:

“Perché mi hai infastidito, hai invaso il mio spazio personale!” con orrore Dylan si accorse di riuscire a malapena a parlare: sentiva come un groppo in gola, ma non avrebbe dovuto darglielo a vedere. 

“Bene, allora: congratulazioni, hai dimostrato di non riuscire a provare più nulla” 

Sentendo quelle parole, tirò un sospiro di sollievo, ma era stato troppo presto. 

In un istante Adrien si avvicinò a lui, ancora di più. 

Ora non solo le ginocchia si sfioravano, ma il suo intero corpo era quasi su di lui. 

Dylan sentì un brivido percorrergli la schiena. 

Adrien avvicinò le labbra alle sue. 

Lui non si ritrasse. 

Accadde tutto in un istante: lui non si ritrasse, ma fu Adrien a farlo. Gli sorrise, soddisfatto:

“E questo?”

Cosa farà Dylan?

  • La sfida non è ancora conclusa: può ancora dimostrare di avere ragione (100%)
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  • Si ritrarrà dalla sfida, ma chiederà ad Adrien di accompagnarlo a casa (0%)
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  • Si ritrarrà da quella sfida e tornerà a casa: ha perso fin troppo tempo con Adrien (0%)
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13 Commenti

  • Ciao, bentornato!!! Un capitolo pieno di pathos e… amicizia nascente, bravo. La pausa ti ha fatto bene. Attento ai refusi (fosse state lui, lo vista, ecc.) e alla frase “esclamò, in un sospiro, la sua voce ora era tirata”. Suon meglio così: “esclamò in un sospiro, la voce ora tirata”.
    Ho votato per continuare la scommessa il giorno dopo, i due hanno bisogno l’uno dell’altro per guarire.

  • Bella trama. All’inizio, anche se stai descrivendo un momento di stasi, velocizzerei un po’ il ritmo per mettere in risalto la tempesta che si sta scatenando in Dylan. Ti giro un consiglio che mi è stato dato: per velocizzare la narrazione inserisci più a capo e usa frasi più brevi.

  • Beeeello! Mi piace come scrivi, solo un piccolo appunto (anzi, due): nella frase “… ce l’aveva con sé stesso” quel “sé” deve andare andare sostituito con un “se”; in “Sta sera ci vediamo al Blue Star” bisogna scrivere “stasera”, dato che è una parola unica; e alla fine di un dialogo, dopo le virgolette, devi decidere se mettere il punto oppure no. Non so se hai capito, quindi ti faccio un esempio: nella frase “Scusa, non volevo spaventarti” non hai messo il punto, mentre in “… o magari riprova domani” l’hai messo.
    Ciao e, se vuoi, passa a trovarmi!

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