Un soffio di vita

Dove eravamo rimasti?

Cosa farà Dylan? La sfida non è ancora conclusa: può ancora dimostrare di avere ragione (100%)

Stai bene?

Dylan avvampò per l’imbarazzo: lo aveva colto alla sprovvista. 

Ora Adrien si era allontanato fin quasi al punto da cui era partito, a mezzo metro da lui, appoggiato al tronco. Lo fissava, ma non aveva in volto l’espressione gongolante che si sarebbe aspettato. Si aggiustò la sciarpa sulla bocca e sul naso e si limitò ad attendere. 

“Non parli più?” lo stuzzicò, un po’ per mettere via l’imbarazzo e un po’ per cercare di spegnere il fuoco che gli era appena scoppiato nel petto. 

“Non ti senti bene?” gli chiese lui di rimando, fissandolo con la coda dell’occhio. 

Si bloccò come in automatico: solo allora realizzò di aver portato la mano al cuore. La abbassò con foga, portandola dietro la schiena, come nasconderla servisse a qualcosa.

“Per quello che vale, non ho sentito niente. Sono ancora indifferente” mentì spudoratamente, ma Adrien sembrò non notarlo. Annuì, forse aspettandosi quella risposta. 

“Congratulazioni allora, hai vinto!” esclamò, in un sospiro, la sua voce ora era tirata. Dylan quasi non faticava a distinguere le parole attraverso il tessuto spesso della sciarpa. “Spero tu sia contento, adesso”

“Credo proprio che lo sarei” annuì con foga “se solo riuscissi ancora a sentire qualcosa” 

“Cosa vuoi adesso?”

“Eh?” fece, scuotendo la testa, confuso. “Di che parli?”

“Del tuo premio: hai vinto la scommessa. Puoi chiedermi quello che vuoi” 

Ci pensò su, mentre cercava di rimettere ordine ai pensieri. Il battito si era ormai calmato, e il respiro era tornato quello di sempre. Ora sì: non provava più nulla, ma… Prima? Gli era stato tutto davvero indifferente?

“Fammi sentire qualcosa” quelle parole gli uscirono di bocca quasi spontanee, come non fosse state lui a pronunciarle. Lui stesso si stupì di sentirsele dire: si morse un labbro subito dopo, con l’improvviso timore di essere suonato ambiguo. Ormai, però, non poteva tornare indietro. “Qualsiasi cosa: voglio tornare a sentirmi parte del mondo anch’io, voglio continuare a sperare che valga ancora la pena restare”. 

“Qualcosa di bello, dici?”

“Non importa: voglio solo tornare a vivere, come facevo prima”

Adrien annuì, ma non disse niente. Non subito. 

Non lo guardava nemmeno. 

Rannicchiato al buio, solo gli occhi limpidi visibili alla luce della luna, sembrava molto diverso dal ragazzo spigliato che si era presentato alla sua porta qualche ora prima. 

“Vedi quella casa laggiù?” disse poi, come dal nulla, come fosse una cosa di poco conto, buttata lì. Una frase come un’altra.

Dylan acuì lo vista: il fondo del precipizio era buio, ma non c’era altro che fronde e larghe strade, così non fu difficile scorgere l’unica abitazione presente. Un piccolo gioiello dalle mura candide, incastonato ai piedi della vallata. 

“Sì”

“Non ti ho portato qui per caso. Io stesso non ci torno dall’ultima volta che vidi mio padre”

“Abita lì?”

“Non più. E’ morto” 

“Mi spiace…” iniziò, a disagio. Non sapeva cosa dire. 

Adrien annuì, ma non aggiunse altro. 

“Si è fatto tardi comunque, è ora che ti riaccompagni a casa” annunciò, dopo qualche istante di pausa, mettendosi in piedi in un balzo. 

“La macchina è mia!” gli ricordò, con disappunto. 

“Sì, ma non mi ero reso conto di quanto avessi bevuto, all’andata. Guido io” il suo tono acerbo non lasciava spazio a discussioni. 

Detto ciò, lo osservò risalire il breve tratto di terra buio che lo separava dalla macchina, i fanali ancora accesi erano fari nella notte. 

“Aspetta” gli disse, poco prima che quello arrivasse alla strada battuta. Tutto ciò che distingueva era una sagoma buia controluce. 

“Che c’è?”

“Sicuro di star bene?”

“Che importa?” scrollò le spalle, con noncuranza. “Tu non stai bene, e io non sono stato in grado di cambiarlo. Posso guidare la tua macchina fino a casa e sperare che una volta in camera non deciderai di riprendere da dove avevi lasciato quel pomeriggio, ma domani torneremo ad essere estranei, e magari una mattina leggo un titolo sulla cronaca su un ragazzo della mia età che…” aveva iniziato a straparlare. Metteva una parola dietro l’altra, respirava a fatica. 

Gli tese la mano: voleva raggiungerlo, ma non si sentiva ancora abbastanza stabile sulle sue gambe. 

Adrien afferrò la sua mano in un istante, eppure la sua lingua non voleva saperne di fermarsi:

“…la notizia farà il giro della scuola, tutti ne parleranno per un giorno o due e poi svanirai di nuovo del nulla…”

Stringendo la sua mano più forte che potè, si issò fino ad arrivargli vicino. Lui lo tirò con forza. 

“Non dobbiamo per forza tornare due estranei” gli sussurrò allora Dylan. Voleva calmare il fiume dei suoi pensieri.

“Sì, certo” rise, sarcastico. “Uno come te, amico di uno come me?”

“Perché no? Io…” principiò, ma non riuscì a finire la frase. Il bosco intorno a sé vorticò veloce, gli mancò l’equilibrio per qualche istante e scartò di lato, rischiando di scivolare di nuovo verso il punto che avevano appena abbandonato. 

Adrien, d’istinto, strinse la presa attorno le sue dita e con l’altra mano gli cinse le spalle per riportarlo accanto a sé:

“Smettila di farmi preoccupare”. 

Che cosa succederà dopo?

  • Dylan sceglierà il suo premio (0%)
    0
  • I due si separeranno per la notte, con la promessa di continuare la scommessa il giorno dopo (100%)
    100
  • Adrien lo accompagnerà a casa come promesso, ma non riuscirà a lasciarlo da solo (0%)
    0
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13 Commenti

  • Ciao, bentornato!!! Un capitolo pieno di pathos e… amicizia nascente, bravo. La pausa ti ha fatto bene. Attento ai refusi (fosse state lui, lo vista, ecc.) e alla frase “esclamò, in un sospiro, la sua voce ora era tirata”. Suon meglio così: “esclamò in un sospiro, la voce ora tirata”.
    Ho votato per continuare la scommessa il giorno dopo, i due hanno bisogno l’uno dell’altro per guarire.

  • Bella trama. All’inizio, anche se stai descrivendo un momento di stasi, velocizzerei un po’ il ritmo per mettere in risalto la tempesta che si sta scatenando in Dylan. Ti giro un consiglio che mi è stato dato: per velocizzare la narrazione inserisci più a capo e usa frasi più brevi.

  • Beeeello! Mi piace come scrivi, solo un piccolo appunto (anzi, due): nella frase “… ce l’aveva con sé stesso” quel “sé” deve andare andare sostituito con un “se”; in “Sta sera ci vediamo al Blue Star” bisogna scrivere “stasera”, dato che è una parola unica; e alla fine di un dialogo, dopo le virgolette, devi decidere se mettere il punto oppure no. Non so se hai capito, quindi ti faccio un esempio: nella frase “Scusa, non volevo spaventarti” non hai messo il punto, mentre in “… o magari riprova domani” l’hai messo.
    Ciao e, se vuoi, passa a trovarmi!

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