Azuz è morto

Bistecche e patriarchi

Il sabato era sempre il solito sabato, soprattutto se c’era bel tempo. E anche se fosse gennaio e la temperatura, pur essendo la periferia nord di Roma, fosse abbastanza fredda (poco più di 12°C a l’una), e anche se la veranda dietro casa coprisse il sole, la bistecca del sabato andava mangiata fuori. Con una bella bottiglia di vino rosso, un’insalatina scarcagnificante per gradire, un dolcetto post pranzo e alla fine grappa e sigaro. Toscano e fatto a mano, rigorosamente.

Tutto il resto era roba per fighette.

La brace era pronta, la costata da un chilo e mezzo frollata 40 giorni pure, e la bottiglia di Montepulciano già stava quasi a metà, perché pur essendo gennaio davanti la brace faceva caldo, e bisognava idratarsi. E stava pronto anche quel soggetto bianco, peloso e grosso, di fronte alla tavola, che più fissava la bistecca e più si leccava le labbra, già pregustandosi l’osso che doverosamente gli sarebbe spettato. Si chiamava Velino, anche se era stato preso da un allevatore vicino la Maiella, un giovane mastino abruzzese di ormai tre anni, di quelli belli, grossi, con la testa da orso polare, la criniera come quella di un leone e quell’espressione di millenario guardiano delle pecore che dice “Tu fa come cazzo ti pare che quello che devo fare io già lo so. E dammi l’osso.”

Ah, e poi c’era quell’altra bestiaccia nera, il Gattaccio, che ormai lo accompagnava da 10 anni e iniziava un po’ a rincoglionirsi. Si era fatto ruffiano e cercava spesso le coccole, roba che da giovane non si sarebbe sognato di fare neanche corrompendolo con le migliori scatolette di carne. Neanche si allontanava più da casa, ormai si era totalmente impapito.

Un uomo scocciato, un cane che se la tira e un gatto scemo.

Intorno a una bistecca.

“Ma perché devo sta’ così” pensò Stefano buttando la carne sui carboni roventi e sorseggiando un altro po’ di vino, sentendosi però poi appagato dal rumore del grasso che iniziava a sfrigolare. Quel rumore e quel profumo erano confortanti, e la carne lo sarebbe stato ancora di più.

Forse.

La verità è che detestava stare da solo, ma non poteva fare altrimenti. Non voleva. Non aveva, o non cercava, alternative. Andava bene così.

Doveva andare bene così.

E vaffanculo.

Alla fine del secondo bicchiere di vino il telefono iniziò a squillare. Quello del lavoro, e questo gli fece tirare giù un paio di patriarchi dal cielo.

<<Eh>> rispose Stefano a telefono.

<<Le sembra modo di rispondere?>> gli disse l’altra voce.

<<E’ sabato e pure ora di pranzo, e non aggiungo altro.>>

<<Ma tu sai che devi essere reperibile a qualsiasi ora di qualsiasi giorno, no?>>

<<No.>>

<<Suvvia un po’ di serietà giovanotto, deve partire per la Basilicata. Il luogo si chiama San Giacomo in Vulture, il parroco del paese è un esorcista ma non riesce a sbrogliare la situazione con un bambino, pare che la pratica sia abbastanza pesante.>>

<<La Basilicata… Ma tu guarda al patriarca di Venezia, la Basilicata! E magari devo partire pure subito, no?>>

<<Può partire quando le pare, ovvio è che prima lo fa e prima risoverà il problema. E per cortesia, la smetta di imprecare altrimenti sarò costretto a farle una lettera di richiamo, di nuovo. Il suo comportamento non si addice a un diacono>>.

<<Va bene cardinal Ranaldi, chiedo venia e le garantisco che partirò nel pomeriggio (“coccia di cazzo”). Mi dia il contatto del parroco così lo avvertirò del mio arrivo.>>

<<Non serve, Don Carlo Pietrafesa è già stato avvertito del suo arrivo in serata. A risentirla presto signor Renzi, e mi tenga aggiornato. Ah, e mi raccomando, MASSIMA discrezione. Non combini cose spiacevoli come ha fatto nel suo paese>>

<<Ah, apposto. E arrivederci.>>

“Ma vallapijingul camin, su pappagall. E meno male che potevo partire quando mi pare” disse tra se e se Stefano girando la bistecca. E manco poteva gustarsela con calma, se la doveva strozzare in fretta per fare la valigia e partire.

<<A Ste’ che dici, bistecchina pure oggi? Mortacci che profumino!>> gli urlò il vicino dall’altra parte del muretto che divideva i due giardini di casa. Antonio, un simpatico pensionato e dal cuore d’oro, che aveva preso così tanta confidenza con Stefano da considerarlo quasi un nipote.

<<Tra 10 minuti è pronta, la vieni ad assaggiare?>> gli rispose Stefano sorridendo (si, ogni tanto sorrideva pure lui).

<<No dai che ho appena mangiato, però mo tra poco passo per il sigaro.>>

E li Stefano si sentì molto scocciato, perché non ci sarebbe stato nessun sigaro e nessuna chiacchiera con Antonio. Doveva partire subito dopo pranzo, e doveva chiedere ad Antonio, di nuovo, se potesse badare alle sue bestie.

Con la speranza che fosse stato per poco tempo.

Se mai fosse tornato.

Stefano arriva la sera intorno alle 22:00, con chi è il suo primo incontro?

  • Una capra (67%)
    67
  • Una bambina (33%)
    33
  • Un bambino (0%)
    0
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2 Commenti

  1. Ciao Simone,
    come si suol dire, non c’è sconfitta nel cuore di griglia -specialmente dopo un campionamento (tra colleghi di studi direi che ci intendiamo) o per crearsi una doverosa routine.
    Il signor Renzi qui sembra essere un uomo tosto e le premesse mi intrigano parecchio, così come il lessico che hai scelto di utilizzare. Un incipit che non stonerebbe come scena d’apertura per un poliziesco a tinte fosche che promette d’incupirsi ancora e rivelare un’anima più nera del previsto.

    Complimenti, attendo di leggere il prossimo capitolo. Ho votato per la capra, spesso gli altri animali si rendono delle cose ben prima di noi scimmie nude.

  2. LineaAlloStudio ha detto:

    Ciao Simone,
    come si suol dire, non c’è sconfitta nel cuore di griglia -specialmente dopo un campionamento (tra colleghi di studi direi che ci intendiamo) o per crearsi una doverosa routine.
    Il signor Renzi qui sembra essere un uomo tosto e le premesse mi intrigano parecchio, così come il lessico che hai scelto di utilizzare. Un incipit che non stonerebbe come scena d’apertura per un poliziesco a tinte fosche che promette d’incupirsi ancora e rivelare un’anima più nera del previsto.

    Complimenti, attendo di leggere il prossimo capitolo. Ho votato per la capra, spesso gli altri animali si rendono delle cose ben prima di noi scimmie nude.

  3. Minollo ha detto:

    Ciao Simone!
    Impapito, scarcagnificante (dalle mie parti si usa la elle al posto della erre). Certi termini sono davvero immediati, non hanno bisogno di spiegazioni. Ho votato la bambina; immagine indifesa per eccellenza. Vediamo cosa ci riserva il seguito.
    Ciao!

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