bucaneve

Dove eravamo rimasti?

Che cosa accade? parla del suo vecchio amore e spiega perchè non crede nell'amore (100%)

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Non sono mai stata una amante dei fori, a differenza di mia madre che ha un terrazzo pieno di piante, in primavera contarne i colori è impossibile. Piantai quei Bucaneve quando Mauro andò via di casa, quel pomeriggio vagavo  in centro senza una meta, in una di quelle strutture prefabbricate in via indipendenza un fioraio, ormai a ora di chiusura, per terra sulla destra, 3 piantine  del tutto storte.

“Mi scusi. li butta via?”

“Sono ormai irrecuperabili”

” Le dispiace se le prendo io”

“Faccia pure” 

Mi avviai al mercato delle erbe, per comprare qualcosa che riempisse il frigorifero fingendo che avessi fame, volevo solo piangere ma cercavo di indossare il ruolo della cinica, difronte a quel mercato c’e un bar di sordi muti e in quel posto c’e solitamente molto silenzio, indicai un drink e poi un altro , e poi arrivo anche in terzo . Un barbone, un senza tetto si avvicino a me con un cane grande e tre cuccioli chiedendo elemosina dicendomi ripetutamente che aveva fame , provai a mandarlo via un paio di volte ma la sua insistenza mi stava stremando, presi le due buste della spesa e li donai a lui chiedendogli di allontanarsi.

“una donna buona, tieni prenditi un cucciolo”

“io non lo voglio un cane, voglio che tu prenda la spesa e vada via.”

“prendilo per favore, ti aiuterà come tu hai aiutato me”

scappo! lasciandomi Giglio!

tornai a casa tardi con un cane, 3 piante quasi morte e la testa che mi girava. ricordo ancora quel momento, la casa mi apparve improvvisamente grande e vuota. Aveva già preso tutto, sul tavola della cucina trovi un mazzo di carte da poker aperto a ventaglio, ma mancava un carta, la regina di cuori. scoppiai a piangere mi avvicinai al muro e scivolai fino a terra, e giglio si mise accanto a me. Passai tuta la notte a piangere, e anche i giorni seguenti, da quel momento per giorni, mesi, tutto mi costava fatica. Non era un normale e litigio lo capai ancor prima di cominciare a urlaci contro cattiverie. Sono vittima di un narcisista, il peggiore dei narcisisti. All’epoca non ero in grado di amare ma ero ossessionata dal bisogno di essere amata. Mio padre andò via di casa qualche giorno prima della mia nascita, e andò via con la migliore amica di mia madre. Crescendo mi promisi di non permettere a nessun uomo di farmi stare male. Una promessa che non ho mantenuto. Lavoravamo insieme in un locale, aveva pochi turni di giorno lavorava in un centro scommesse. Una sera mi disse:

“è ancora presto, non sono abituato a finire cosi presto! prendiamo del vino e ci beviamo un bicchiere insieme?”

“Mauro sono le 2, non è resto! ma per un bicchiere di buon vino siamo ancora in tempo.”

Guardava le bottiglie di vino del locale per scegliere quella giusta da bere, gli appoggiai una mano sul braccio:

“Lascia stare. Ho un ottimo Dolcetto d’Alba a casa. Andiamo!”

Non avevo ne buone ne cattive intenzioni, era solo un bicchiere di vino con un collega e qualche chiacchiera. Parlò molto di lui e anche della sua lei, una lunga relazione da lui definita in crisi senza spazi, aveva costruito progetti infallibili che si stavano trasformando in muri. La prima botiglia di vino era finita dopo poco piu di mezzora così aprii anche il Cigliegiolo. Avevo smesso di ascoltarlo a metà del secondo bicchiere ed ero rimasta completamente incantata dalle sue labbra che imploravano di essere toccate dalle mie. Presi coscienza che non doveva non poteva succedere, gli dissi che ero stanca,

“vado via?” alzandosi dal divano e allungandomi la mano per chiedermi di alzarmi.

Da quel preciso istante iniziò la mia dipendenza. Ero consapevole di essere l’amante, e la cosa mi divertiva. Era quel fare tutto di nascosto parlare con gli sguardi e capirsi, era perfetto tutto. Nulla era più perfetto dei nostri corpi incastrati, sudati, i suoi baci su tutto il corpo. Non perdevamo un solo minuto per stare insieme, discutevamo di proposito a lavoro per poi chiarire a casa mia. Non cera un angolo di quella casa che non avesse visto la mia schiena nuda. Era uno di quell’uomini che non conosceva freno se prima non sentiva il tuo piacere, pensai più volte che ogni donna meriterebbe un uomo che ti faccia sentire perfetta e che ti faccia cambiare le lenzuola ogni volta. Era capace di farmi tremare le gambe toccandomi con un solo dito, sapeva dove e come toccare senza sbagliare mai .Lo vedevo sereno e sorridente cosa che non capitava quasi mai, sapevo che aveva qualche vizio ma  mi desiderava come un bambino desidera il palloncino con l’elio. Era attento a rendermi felice, non mi faceva mancare nulla anche le cose più inutili e banali. Ricordo una sera parlando di dolci dissi che la mia torta preferita era la Red Velvet,si alzo dicendomi che doveva andare via,torno dopo 2 ore con un fetta di Red Velvet enorme, girò tutta bologna per trovare quella torta. non potevo fare un apprezzamento su un qualsiasi cosa che faceva in modo di farmela avere, lo fece anche con una felpa dell’Adidas, con le scarpe, con dolci… Mi ripeteva che aveva un solo obbiettivo: rendermi felice!

Che cosa accade?

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2 Commenti

  1. Ciao Alice. Controlla ogni tanto che ti scappa qualche errore di battitura. A mio avviso scorre abbastanza e ogni tanto per me vai di fretta su particolari importanti che colpiscono la protagonista (lui che torna con la fetta di torta ad esempio, magari ci sta uno scambio di battute o la descrizione del silenzio o che so io). Il bagaglio di dati sensibili mi pare tanto.
    Prendi tuttavia tutto questo come un’opinione strettamente personale, una voglia di leggere in un certo modo, forse. Nel complesso sono curioso su dove tu voglia portarci e ciò è un gran bene.

  2. A. Cremisi ha detto:

    Ciao Alice. Controlla ogni tanto che ti scappa qualche errore di battitura. A mio avviso scorre abbastanza e ogni tanto per me vai di fretta su particolari importanti che colpiscono la protagonista (lui che torna con la fetta di torta ad esempio, magari ci sta uno scambio di battute o la descrizione del silenzio o che so io). Il bagaglio di dati sensibili mi pare tanto.
    Prendi tuttavia tutto questo come un’opinione strettamente personale, una voglia di leggere in un certo modo, forse. Nel complesso sono curioso su dove tu voglia portarci e ciò è un gran bene.

  3. Davideberna ha detto:

    Ciao, il racconto in prima persona scorre bene, non so perché ma mi ha ricordato la narrazione alla “sin city”. Aspetto il terzo capitolo

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