Desiderio di oblio

Dove eravamo rimasti?

Samanta, Gloria, Donne con biglietti altrui e strani ricordi dolorosi. Le risposte arriveranno, ma ora bisogna decidere. Che fare? Scenderà da quel treno per sempre. Per nulla al mondo rientrerà in quello scompartimento. (67%)

Assenze

Samanta non è mai stata abile a prendere decisioni. “Le decisioni definiscono le persone” diceva suo nonno e lei ha sempre odiato definirsi.

“Signorina Giorgia cosa vuole fare quindi?” la incalza il poliziotto con ancora in mano il suo documento.

“Rimarrò qui. Non salirò più sul treno” risponde d’istinto.

“Molto bene signorina, buona giornata” replica l’uomo in uniforme, porgendole il documento.

Samanta allunga la mano e riprende la patente, un gesto normale, che agli occhi di un uomo medio non avrebbe destato sospetti. Luca De Angelis, tuttavia, non è certamente un uomo medio. Funzionario polfer da 35 anni, si era distinto in svariati casi per la sua sagacia. Nel 2009 aveva sventato un attacco terroristico di un bombarolo sfuggito alle forze dell’ordine, ma non al suo sguardo. La sua abilità nel decifrare le persone era seconda solo alla sua estrema meticolosità nell’osservare ogni minimo dettaglio.

“perché la signorina Manetti, nel riprendere in mano il suo documento, stava tremando nonostante il clima mite? Perché saltare da un treno che si era appena fermato? Ma soprattutto perché, una donna elegante come quella, con una giacca firmata che probabilmente costava il doppio del suo stipendio di poliziotto, scendeva alla fermata di Palisso-Tremoli?

Palisso-Tremoli è una stazione sperduta in piena pianura. Fuori dalla stazione c’è il nulla. Nel paesino saranno si e no 200 abitanti, un bar e un’edicola. La stazione fu costruita dalla compagnia ferroviaria, per motivi puramente strategici. E’ un semplice snodo ferroviario e magazzino per vagoni merce, inoltre, essendo il primo paese del piemonte, viene usato come tappa dai controllori piemontesi e lombardi, che scendono proprio a Palisso-Tremoli, per tornare nella propria centrale operativa con il primo treno che rientra in regione.

“Tutto bene signora? vedo che sta tremando”.

stai calma…stai calma” si ripete in testa Samanta.

“Tutto apposto agente, ho solo un po’ freddo e sono decisamente stanca”.

“Capisco”. risponde l’uomo, mentre il treno riprende timidamente la sua corsa.

Samanta sente l’uomo parlare ancora, ma in quel momento lei è completamente assente. Ciò che sta facendo nella sua mente, è molto più importante.

“1…2…3…4…” 

Samanta si alza in punta di piedi e guarda nel 5° scompartimento, quello da cui era fuggita in preda al panico, quello in cui aveva trovato l’anziana, o per meglio dire, quello in cui l’anziana aveva trovato lei”. Il treno ora sta correndo, ma non così tanto da impedirle di gettare una veloce occhiata all’interno dello scompartimento. Quando la sua terribile ansia si concretizza, un brivido le corre lungo la schiena e il respiro le si blocca in gola.

“Non c’è. Oh merda…non c’è”.

“Chi non c’è signorina?” domanda il poliziotto.

Samanta non si era accorta di aver parlato ad alta voce, era convinta di aver sussurrato alla sua anima le sue preoccupazioni e invece le aveva esternate fuori nel mondo, quel mondo pieno di insidie, dove alcuni sapevano cosa avesse fatto, alcuni come quella donna che l’aveva chiamata Samanta. La donna con quel sorriso gentile che le aveva gelato il sangue non c’era più, persino il tupper pieno di biscotti era svanito.

“Quando era scesa? Era forse successo quando lei era caduta a terra?”.

“lo so…non dovrei farlo. Se lo faccio questa cosa potrebbe portare ad altre domande, ma non ho scelta” pensa Samanta.

Samanta si gira verso l’uomo, fa un lungo e lento respiro per ritrovare la calma, poi butta fuori l’aria, sempre lentamente, nella speranza di riuscire a buttare fuori anche un po’ di ansia.

“Agente, mi deve dire una cosa importante”.

“Mi dica”.

“E’ sceso qualcuno oltre a me? Ci pensi bene. E’ importante che io lo sappia”

“Si signorina Manetti. E’ sceso anche il controllore. aspetta la coincidenza delle 16.35 per tornare a Milano.”

“Nessun altro? Ne è certo?”

“Ora capisco.” dice il poliziotto.

Per un attimo, Samanta smette di respirare.

“se mi chiama Samanta anche lui scappo sui binari” pensa.

“Lei ha paura di qualcuno.” riprende l’uomo.

“E’ corsa fuori dal treno, lanciandosi sull’asfalto, perché qualcuno la inseguiva e ora, mentre il treno è ripartito, controllava all’interno per essere sicura di aver seminato la persona che le dava la caccia. Ma non è successo. Ecco perché mi chiede se è sceso qualcun altro. Perché la persona che l’ha terrorizzata non era più sul treno.”

“La prego, mi dica se è sceso qualcun altro oltre a me e al controllore”. lo incalza Samanta.

E’ solo a questo punto che Luca de Angelis si volta indietro e chiama il controllore “Diego! vieni un attimo”.

Il controllore è un uomo magrissimo e alto, in poche falcate raggiunge la coppia.

“Dimmi Luca”.

“E’ sceso qualcun altro dal treno oltre alla signorina”.

“Non che io sappia. Chi scende a Palisso-Tremoli?”. domanda l’uomo, lanciando un’occhiata curiosa alla donna.

“Non è scesa nemmeno la donna che era nel mio scompartimento?” Domanda con ansia Samanta.

“Una donna?” ripete l’uomo aggrottando le sopracciglia.

“Ma signorina…c’era solo lei in quello scompartimento…”

Cosa diavolo sta succedendo? Perchè il controllore ha mentito e dove è finita l'anziana?

  • Samanta chiederà aiuto al poliziotto. Il controllore è sicuramente in combutta con la donna. (100%)
    100
  • Samanta chiederà scusa del fraintendimento e aspetterà il prossimo treno per tornare a casa. (0%)
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  • Samanta incalzerà il controllore per capire dove sia finita l'anziana. (0%)
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18 Commenti

  • Ciao Juscas, sta venendo fuori una storia alla Hitchcock.
    A proposito di nomi spunta fuori anche un “Giorgia” all’inizio di questo episodio…
    Due cose vorrei farti notare anche se sono dettagli:
    Quando lei fugge dallo scompartimento apre con “foga” termine che non mi sembra l’deale, forse ci sta meglio un sinonimo.
    L’altra cosa è tecnica cioè riferita alla donna che suppongo di altezza normale, riesce a guardare nello scompartimento da fuori e essere sicura che sia vuoto… Non sono sicuro sia possibile.
    Comunque ti seguo, sono curioso di scoprire che sta succedendo.
    P.s. Se ti vuoi vendicare dei miei, benevoli, appunti leggimi e trattami senza riguardi, 😁 solo così si migliora. Grazie. Ciao🙋

    • Ciao Fenderman grazie per le tue parole e per gli ottimi consigli. Per quanto riguarda il guardare dentro un treno, ti assicuro che è più che fattibile anche se ovviamente dipende tutto dal treno e dal tipo di stazione. Ho vissuto una vita intera sui treni e ti posso confermare che i vetri di un IC sono più o meno ad un metro e mezzo di altezza, ma, solitamente, le banchine sono rialzate rispetto al binario e quindi il treno risulta più basso. Ciò significa che si può facilmente scrutare all’interno se si è alti 1 metro e 70 mentre se, come la nostra protagonista, si è un po’ più bassi, alzarsi in punta di piedi risulterà più che sufficiente. Probabilmente nella tua città i binari sono allo stesso livello delle banchine. Allora si, ti confermo che in quel caso occorre essere molto alti per vedere all’interno. Per capire meglio cosa sto dicendo, ti invito a guardare la foto di questo link. È un treno ic classico in una stazione con banchina rialzata. Come puoi vedere, non è difficile guardare dentro.

      https://images.app.goo.gl/GL2Tg3xsCRPNbJTu6

  • Chiedo scusa a tutti i miei lettori ma c’è un gravissimo errore nel secondo episodio. Quando Samanta si preoccupa di ciò che stia per dire il poliziotto, pensa “se mi chiama Gloria anche lui scappo sui binari” in realtà la frase corretta sarebbe stata “se mi chiama Samanta anche lui scappo sui binari”. In quanto è proprio il nome Samantha quello che nessuno dovrebbe conoscere (non dico altro).

  • Ciao, Juscas.
    Direi che chiede aiuto al poliziotto che, data la disponibilità, magari accetta pure.
    Ho letto ora anche il primo, mi era sfuggito il tuo racconto. Ho trovato i due capitoli interessanti e scorrevoli. C’è la suspense, il dialogo interiore tormentato e una protagonista particolare. Ottimi ingredienti per un buon racconto. Non ho capito perché Samantha dovrebbe preoccuparsi di essere chiamata Gloria dal poliziotto, a quanto ho capito è il suo nome sul documento e Samantha, invece, è il nome che nessuno dovrebbe conoscere (infatti si spaventa quando l’anziana la chiama così). Nella frase: “Samanta non si era accorta di aver parlato ad alta voce, era convinta di aver sussurrato…” hai cambiato tempo, io avrei lasciato l’indicativo presente per restare coerente alla narrazione, ma è una mia idea. 🙂
    Attenzione a non spiegare troppo: le deduzioni del poliziotto, a mio parere, riguardo al comportamento della ragazza, potevano essere lasciate all’intuito del lettore, troppi indizi a volte non giovano alla lettura (sempre idea mia, fanne quel che credi).
    Bene, detto questo, ribadisco che ci sono i presupposti per un bel racconto, sicuramente ricco di mistero e di risvolti psicologici interessanti.
    Aspetto il terzo, magari non troppo in là 😉

    Alla prossima!

    • Gentile keziarica,
      Grazie mille dei consigli e dei tuoi complimenti.
      Ho notato anch’io ora l’enorme errore di cui parli, ma purtroppo, a quanto ho capito, non si possono modificare gli episodi già pubblicati e ho quindi pubblicato un commento per chiarire la cosa. Me ne scuso profondamente, l’ho scritto di getto ad un’ora molto tarda e mi è sfuggito. Per quanto riguarda il tempo verbale, devo confessarti che faccio una fatica incredibile a mantenere l’indicativo presente, ma dal momento che anche nella prima puntata avevo usato quello, sono rimasto fedele a tale tempo. Non credo tuttavia che nella circostanza che hai richiamato tu sia opportuno usare l’indicativo presente, in quanto si parla di un’azione nel passato, sebbene molto vicina al presente. Per questo motivo ho usato il trapassato prossimo, che reputo più attinente. Sul tralasciare i ragionamenti dei personaggi hai perfettamente ragione, tuttavia, in quella circostanza mi piaceva sviscerarli proprio per rendere più vivida l’immagine ai lettori, ma anch’io sono della tua idea, la maggior parte delle volte è più intrigante lasciare corso all’immaginazione di chi legge.

  • Chiedo scusa a tutti i miei lettori per la lunga assenza. Per motivi di lavoro ho dovuto sospendere svariati progetti, tra cui questa bellissima avventura in Incipit. Mi auguro di riprendere la trama in questi giorni di festa. Entro massimo 5 giorni, avrete il secondo episodio! Scusate ancora del ritardo.
    Juscas

  • Complimenti, ottima scrittura e bella trama sulla quale potrai cucire molte cose. Lei risale perché vuole che i soccorritori vedano e magari identifichino la vecchia.
    “Sa che semmai…” Io avrei scritto “se mai” perché associo il semmai più a sinonimi tipo: altrimenti… casomai… Ma è una mia impressione, tu scrivi bene e sai cosa fai. Bravo, alla prossima🙋

    • Grazie dei complimenti Fenderman! Li apprezzo molto. Per quanto riguarda la congiunzione “semmai”, in realtà quello che dici è assolutamente vero. Ho usato “semmai” proprio come sinonimo di “qualora”, “nel caso in cui”. Il bello della lingua italiana è la sua estrema duttilità. È una lingua antica con antiche radici e questo patrimonio lessicale, dispiega una forza che altre lingue non raggiungeranno mai. Per questo motivo occorre proteggerla a tutti i costi!

    • Grazie mille del tuo commento Lorenzo! La vaghezza è assolutamente voluta, per lasciare un po’ di nube sul passato della protagonista.
      Giusto ieri avevo controllato la storia e notato lo stallo che ancora imperava tra le due scelte narrative, ma oggi tu hai sbloccato la situazione e ti dico grazie anche per quello! Domani proseguirò con il racconto, perché avevo già pronto il secondo capitolo proprio basandomi sullo stallo tra lo scendere dal treno o il rimanere sopra, ma la tua decisione ha cambiato completamente le carte in tavola e occorre riscrivere il capitolo! Anche queste situazioni fanno parte del gioco!

    • Grazie mille Minollo! Apprezzo veramente tanto le tue parole. A dirti la verità mi sento molto molto arrugginito e particolarmente lontano dal tipo di scrittura che avevo un tempo. Mi piace molto l’idea di scrivere attraverso le decisioni dei lettori e credo che commenti come i tuoi, possano solo giovare la vena creativa! Grazie ancora!

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