Il Macellaio

Dove eravamo rimasti?

Sull'ultima scena del crimine, il detective trova tracce di cioccolato. Cosa fa? Le raccoglie e le fa analizzare per capire perché sono lì. (50%)

Tuffo nel passato

I giorni passavano tra pioggia e cicche spente nei bicchieri vuoti ancora appiccicosi. Gli omicidi continuavano senza tregua, senza un movente, senza uno schema, ma da qualche giorno, una lievissima traccia stava rendendo le mie giornate meno asfissianti: un impercettibile odore di cioccolato, che avevo iniziato a sentire ogni volta che mi avvicinavo a un cadavere squartato.

Forse il killer era un pasticcere, o forse era il suo modo di prendermi per il culo, un perverso tentativo per rendermi più dolce il ritrovamento dei corpi.

Non sapevo cosa fosse, ma quell’odore misto all’afrore di carne maciullata non faceva altro che sbattermi il passato in faccia, riportandomi a un tempo in cui ero stato un ragazzino grasso con un debole per i dolci, soprattutto per il cioccolato. Ne distinguevo gli aromi, la fragranza, la consistenza, sapevo discernere perfettamente persino da dove provenissero i semi. Ero stato un esperto, almeno fino a quando mia madre non aveva cominciato a vergognarsi di me, costringendomi a una dieta ferrea che, nel tempo aveva sciupato il mio fisico e il mio amor proprio.

Non ci avrei scommesso un centesimo, eppure adesso la mia conoscenza del cioccolato sembrava assumere connotati rilevanti. E per il mio ego strozzato in età puberale, sarebbe stato un trionfo avere di fronte mia madre e dirle di prendere quella dieta nazista e infilarsela nel culo. Ma mia madre era morta da anni e il mio ego alla fine era cresciuto lo stesso, appoggiandosi a dei tutori più comprensivi: prima il rum e poi il whisky.

Non poteva essere una coincidenza o un errore, mi era fin troppo chiaro che il macellaio stava lasciando dei messaggi. Erano per me? Mi conosceva? Non avevo alternative, se volevo ottenere delle risposte dovevo andare nell’unico posto che ancora mi metteva i brividi.

***

C’era voluta ogni goccia di sangue freddo che Jack era riuscito a instillarmi, per poter assistere a quella fottutissima autopsia. Non era il corpo squartato a provocarmi i tremori, quanto piuttosto il rumore sordo e metallico degli attrezzi del coroner. Ogni volta che segava, trapanava, recideva, la bile mi saliva fino in gola e mi ustionava la bocca. E nonostante le carezze di Jack, gli occhi mi strabuzzavano facendomi perdere l’equilibrio. Che lavoro di merda!

E che puzza di disinfettante misto a residui umani!

Dovetti fare una sosta presso un chiosco di cucina tailandese per liberarmi le narici da quel fetore, ma il medico legale mi era tornato utile. Aveva confermato la presenza di cioccolato sui cadaveri, soprattutto alla base del collo, segno che le prime ferite le inferiva in quel punto. Ma non era il classico taglio alla gola per uccidere, no, era un taglio di poco più di cinque centimetri. Uguale su tutti i corpi.

Una cosa mi colpì: i corpi presentavano una carenza di sangue importante; non si trovava sulle varie scene dei crimini. Quindi dov’era finito il sangue delle vittime? E quell’odore di cioccolato, perché?

Fu un lampo, poi la risposta prese corpo dal fondo della mia memoria.

Cosa succede?

  • Il detective, frustrato, si ubriaca e telefona a Kathryn. (67%)
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  • Assistiamo a un excursus del macellaio che racconta la sua storia. (0%)
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  • Il detective ricorda un incontro con un personaggio della sua infanzia. (33%)
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24 Commenti

  • Ciao Tusia! Questo capitolo mi è piaciuto più degli altri, ho trovato alcune frasi costruite molto bene, dettagli che danno valore a tutto il capitolo. A questo punto presumo che il cioccolato sia importante ai fini della trama e mi piacerebbe saperne di più, ma prima ubriachiamoci e telefoniamo alla persona sbagliata, perchè no? A presto 😀

    • Ciao Intro.verso, grazie per avermi letta. Sono contenta che ti stia piacendo.
      Mi fa piacere che tu abbia scelto la cioccolata… perché mi ha dato un’idea veramente entusiasmante.
      Alla prossima!
      P.s. Il tuo racconto mi sta piacendo da matti.

  • Ciao Tusia, capitolo breve che non fornisce molte informazioni rispetto al primo capitolo. Sei riuscita molto bene a mantenere l’atmosfera cupa, anche se mi aspettavo un cambio di scena o qualche evento che aumentasse il ritmo. Ho votato per passare oltre le tracce di cioccolata e dirigerci verso il prossimo delitto, mi sembra in linea con il personaggio. A presto 😀

    • Ciao Andrea, hai ragione, capitolo breve, ma sto cercando di far sprofondare il detective nel vortice della follia del macellaio… ci vuole tempo.
      Lo sto inventando man mano che scrivo, in base alle vostre scelte e alle mie turbe psichiche. Però dal prossimo, vedrò di aumentare il ritmo.
      Grazie del commento e del voto. Alla prossima 😀

  • Ciao Tusia! Non voglio esprimermi troppo presto sulla storia, ma per adesso l’incipit promette davvero bene. Adoro le atmosfere noir, spero tu continui a dare importanza a questo immaginario. Ho votato per continuare la ricerca del killer, magari spiegando anche meglio gli antefatti. A presto!

  • Stile particolare, e sicuramente usare la prima persona dà un maggior senso di immediatezza, così come anche l’utilizzo di frasi brevi e la punteggiatura frequente, anche se personalmente alternerei questo tipo di frasi con altri periodi più lunghi e articolati, per creare una sorta di ritmo.
    In alcuni passaggi mi sono un po’ perso, non capendo se il detective stia guidando la sua moto o sia al chiuso (o magari sta pensando di essere al chiuso mentre sta guidando).
    A parte questo però mi sembra ben scritto e un inizio promettente.

    • Grazie.
      Il ritmo è sincopato di proposito. Volevo che la scena annegasse nel lerciume, nell’alcol e nelle allucinazioni.
      Il detective è al chiuso (c’è proprio la scena in cui entra nella famigerata cucina del macellaio).
      Comunque grazie

  • Mamma mamma. Quanto mi è piaciuto questo inizio e quanto ha fatto dimenticare, respirare anche me. Siccome trovo la tua scrittura interessante e promettente, mi permetto di darti un consiglio: in frasi come ” Mio Dio, lo stavo incitando! ” Quel punto esclamativo fa suonare il tutto troppo ” Per bambini ” , troppo banale. Invece, tipo: ” Mio Dio, lo stavo incitando… ” Suona più cupo, ed è meglio perché il tuo racconto ha delle atmosfere noir che peraltro mi piacciono parecchio, perciò rimani sul cupo. Daje, che in tempi bui come questi racconti così so quello che ce vole! 💪

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