La Seconda Guerra Civile Americana

Una serata tranquilla

Michael sentì suonare il suo orologio da polso: erano le sei di sera. Chiuse i libri di scuola, prese il telefono, le cuffie e si sdraiò a letto. Fece partire la sua playlist preferita e chiuse gli occhi nel tentativo di scacciare dalla sua testa le immagini delle ambulanze che sfrecciavano per la città, della gente che faceva la fila fuori dai supermercati e dei posti di blocco della polizia disseminati in ogni isolato.

Quando le orecchie iniziarono a sudargli, si tolse le cuffie e controllò i messaggi sul telefono, ma sobbalzò per degli spari in lontananza. Si alzò e andò alla finestra. Non vedeva niente di insolito, ma gli spari si fecero più vicini: iniziò a sentirsi il cuore in gola. Il rumore dei colpi divenne sempre più forte, poi si allontanò e si disperse.

Michael aprì la finestra e l’aria fresca gli accarezzò i ricci spettinati. Ripensò allo scorso inverno, quando poteva ancora vedersi con i suoi amici senza dover indossare una mascherina e senza essere costretti a tornare a casa prima delle otto di sera, orario in cui scattava il coprifuoco: era stato introdotto a causa dei disordini provocati dai manifestanti, che protestavano per l’uccisione di George Floyd da parte della polizia.

“Ehi, Mike, tutto a posto?”, sentì urlare suo padre dal piano inferiore.

“Sì, sto bene”.

Tra poco è pronta la cena”.

Michael rimase ancora un po’ affacciato alla finestra, poi scese al piano di sotto. Sul divano del salotto c’era sua madre con in mano un bicchiere di vino rosso, mentre suo padre era in cucina: l’odore di carne arrostita si era diffuso in tutta la stanza.

Sua madre si voltò a guardarlo. “Vai a mangiare, tesoro”.

Tu non vieni?”.

Lei bevve un lungo sorso di vino. “No, non ho fame stasera”. Poi tornò a fissare lo schermo del televisore sintonizzato sul telegiornale, che mostrava il Presidente mentre teneva un discorso: “Non si è mai vista, nella storia della nostra nazione, un affronto così grande alla democrazia e alla libertà. Vi comunico quindi che il Congresso mi ha affidato pieni poteri per affrontare questa emergenza, sia sanitaria che di ordine pubblico. Per cui, oltre a confermare tutti i provvedimenti che ho già preso, ho deciso di annullare e rinviare le prossime elezioni. La Seconda Guerra Civile Americana, come l’hanno chiamata alcuni media, è solo agli inizi”.

La bistecca era al sangue e molto tenera, però Michael non riuscì a gustarsela: anche lui non aveva molto appetito. In più era intimorito dal fucile che suo padre aveva poggiato al tavolo: erano giorni che se lo portava ovunque.

Hai sentito il Presidente, gli scontri sono aumentati e bisogna premunirsi”. Suo padre doveva aver notato le sue occhiate all’arma e sembrò volersi giustificare. “Per fortuna abbiamo ancora il secondo emendamento. Alla faccia di quei criminali che volevano togliercelo”.

Michael annuì, anche se non gli fregava niente di quello che diceva. Poi si alzò. “Io torno in camera mia”.

Il padre passò una mano sulla canna del fucile. “Tieni gli occhi aperti”.

Certo, starò attentissimo, fece quasi per dire Michael, ma si trattenne: suo padre odiava il sarcasmo. Mentre saliva le scale, Michael pensò che non ce l’avrebbe fatta a sopportare tutto quello ancora per molto. Voleva andare con i suoi amici a mangiare un hamburger, guardare un film al cinema e rivedere lo sguardo di Rachel. Al ricordo delle sue curve adolescenziali intrappolate nei vestitini attillati che indossava di solito, un’erezione lo colse di sorpresa.

Entrò nella sua stanza, prese un paio di fazzoletti e si calò i pantaloni. Fu in quel momento che sentì uno sparo: questa volta, però, veniva dal piano di sotto. Subito dopo sentì le urla di sua madre e di suo padre, seguite da voci concitate e caotiche. Altre urla femminili, altri spari. Seguirono attimi di silenzio assoluto. Michael si rese conto di essere con i pantaloni calati, in piedi nella sua stanza, solo quando sentì dei passi pesanti salire su per le scale. Il panico e l’istinto di sopravvivenza lo risvegliarono. Si rivestì alla meno peggio e saltò di sotto dalla finestra. Nell’atterraggio sentì la caviglia storcersi e una fitta di dolore gli risalì per la gamba. Rotolò fino a un grande cespuglio nelle vicinanze e si nascose al suo interno. Sentì dei rumori provenire dalla sua stanza, ma non osò sbirciare tra le foglie. Rimase nascosto a lungo, con il fiato corto, il cuore che gli batteva all’impazzata e la caviglia in fiamme, finché non tornò a regnare di nuovo il silenzio. Tuttavia non aveva intenzione di muoversi da lì, nemmeno quando sapeva di essere al sicuro: aveva il terrore di andare dentro casa.

Sono morti, pensò. E non posso fare niente per salvarli. Non voglio vedere i loro corpi.

Ripeté questa frase tra sé e sé diverse volte, finché una macchina della polizia si fermò davanti casa. Lì per lì esitò, poi uscì dal suo nascondiglio e andò incontro ai due poliziotti che erano scesi dall’auto.

Che ne sarà di Michael?

  • Va con i poliziotti, ma non arriva al distretto (70%)
    70
  • Scappa dalla polizia (30%)
    30
  • Finisce in una casa famiglia (0%)
    0
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102 Commenti

  • Ciao Lorenzo,
    leggo i tuoi ultimi due capitoli insieme. Direi che per Michael la storia finisce com’è iniziata: scappando. A differenza dei suoi genitori, però, non sapremo se Jan è sopravvissuta o no, se verrà arrestata o no. Per come è finito il capitolo, mi sono molto stupita che si trattasse del decimo e non del nono; hai lasciato un finale così aperto che mi stupisco a leggere nei commenti sotto che tu non abbia avuto sin dall’inizio intenzione di continuare il racconto!
    Qualunque cosa deciderai di fare a me questo “distopico” (ma neanche tanto) non è dispiaciuto affatto.
    A presto!

    • Hai ragione, in effetti più che un finale aperto ho scritto una sorta di “non finale”… Questo vuol dire che allora il seguito è d’obbligo, anche se, come dicevo a Keziarica, non arriverà a breve visto che ora voglio concentrarmi su un altro progetto… ma prima o poi arriverà!
      A presto 😀

  • Ciao, Lorenzo.
    Anche questa avventura è finita. Bravo.
    Il finale lascia spazio all’ipotesi di un seguito, sarebbe bello sapere che fine hanno fatto Michael e Jan.
    Il racconto, nel suo complesso, è riuscito: le scene d’azione, che hanno avuto un ruolo importante, lo hanno reso dinamico e scorrevole. Qualche dubbio sull’ultima frase, ma non voglio risultare pesante. Ultimamente forse ho un po’ esagerato nel cercare il pelo nell’uovo. 🙂
    Ci rileggiamo al prossimo racconto.
    Ciao!

  • Ciao Lorenzo!
    Finale quasi tragico, con Mike che è stato colpito e Jan in bilico tra vita e morte. Immagino che presto ne sapremo di più…
    La storia è andata in crescendo, hai progressivamente delineato i personaggi con i loro dubbi e turbamenti, ed il finale è degno di un film d’azione di prim’ordine. Bravissimo!
    Direi che, come già scritto, sentiremo ancora parlare del caos post pandemia americano. In attesa un caro saluto
    Ciao!

    • Ti ringrazio moltissimo!
      Devo dire che non avevo pensato al seguito, però con questo finale aperto ci potrebbe anche stare un proseguimento della storia… vedremo 😀
      Grazie ancora per tutti i consigli e le osservazioni, mi sono state molto utili per plasmare questo racconto senza troppe pretese, in cui volevo sperimentare uno stile un po’ diverso, e portarlo fino alla fine! A presto 🙂

  • Ciao, Lorenzo.
    Jan ha subito una trasformazione, mentre Michael è rimasto più o meno lo stesso. Il personaggio secondario viene cambiato dal protagonista; forse, sarebbe stato più indicato il contrario, ma sei riuscito a rendere interessante la storia anche così.
    Io chiuderei con la lotta, ti riescono bene le scene d’azione e sfrutterei questa dote.
    Vediamo come si conclude la storia.

    Alla prossima!

    • Vero, è una cosa su cui non avevo riflettuto. Probabilmente è dovuto al fatto che Jan, pur essendo un personaggio secondario, vuole raggiungere un obiettivo e ha delle motivazioni per farlo, mentre Michael, pur essendo il protagonista, è stato un po’ un burattino in balia degli eventi, senza una vera e propria personalità. Non era una cosa voluta e sì, normalmente bisognerebbe fare il contrario, ma sono contento che la storia risulti lo stesso interessante!
      Non so se effettivamente mi riescono bene le scene d’azione, ma grazie per l’incoraggiamento, vediamo che ne esce fuori 😀
      A presto!

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