L’ASSASSINIO DELL’AMBASCIATORE

Dove eravamo rimasti?

Da qui partiamo: cosa è bene approfondire subito? chi è il narratore (60%)

E riuscii

La polizia era giunta ed aveva effettuato ogni adempimento. Il grande attico del quinto piano era sotto sequestro, e la moglie e la governante di casa si erano sistemate nel vano al piano terra, una volta occupato dal portinaio. Di lì a poco le avrei incontrate per due chiacchiere, l’inizio delle “mie” indagini.  

Nell’attesa, non potei non ripensare alla strada che mi aveva portato sin lì, nientemeno che da New York, in una famiglia di immigrati italiani. Mi chiamo Attilio Regolo, sono nato nel Bronx. Il quartiere mi ha insegnato tutto: era composto da casermoni immensi. Io vivevo con i nonni, vecchietti perennemente sul punto di congedarsi che mi riempivano la giornata di scherzi, anche pesanti; ma io volevo loro molto bene, ed essi me ne volevano. La vita non era stata tenera con loro, soprattutto quando da un momento all’altro si erano trovati a dovermi fare da genitori, da quando cioè i miei genitori avevano deciso di farmi da nonni.

L’infanzia sulla strada scorreva veloce: a otto anni ne avevo dieci, ma il programma di studi era per quelli di sei. Ma era un dettaglio da nulla: io non studiavo! Come dice il nostro regista ufficiale, Martin Scorsese, in una realtà come quella per essere qualcuno si può studiare da prete o da gangster. Io volevo fare il detective, e cercavo di essere amico degli esponenti di entrambe le categorie. In particolar modo del boss del quartiere, che mi prese presto in simpatia; era un tipo generoso, sempre presente nei dintorni e pronto ad aiutarti, ma che all’occorrenza sapeva essere spietato. Anche lui di origine italiana, il suo nome era Robert De Niro, ma per darsi un tono pretendeva che tutti lo chiamassero Chazz Palminteri. E tutti ubbidivano, per non incorrere in inevitabili rappresaglie.

Cercare un lavoro onesto era un’impresa, ma grazie a Chazz trovai la mia strada. Fui assunto all’anagrafe, dove riuscii a farmi un nome: dapprima risolsi i casi più semplici, come chi ha rubato la scolorina, chi ha disegnato un cazzo sugli appunti del collega. Assicuravo i colpevoli al collegio dei probiviri aziendale e la stima nei miei confronti cresceva, mentre tra i colleghi riuscii a farmi anche un soprannome: il delatore.

Tutto procedeva per il meglio, fino alla triste telefonata dall’Italia: era morto il bisnonno. I biglietti per il viaggio costavano moltissimo, e per ammortizzare tutta la spesa calcolammo di trasferirci per quarant’anni al paese; inoltre avremmo fatto compagnia alla bisnonna nei suoi ultimi anni di vita. All’arrivo scoprimmo che la bisnonna era morta dieci anni prima e che quell’idiota del marito, per pura discrezione, non ci aveva avvisati. Ma ormai il dado era tratto e ci stabilimmo lì.

Francesca Rivelli, 60 anni, moglie della vittima. Presente in ogni pellegrinaggio di lavoro del marito, compagna fedele di viaggio durante le sue missioni in giro per il mondo. Andato l’uomo in pensione, ha comprato il palazzo dove ora vivono, insediandosi  insieme all’ultimo piano. Alcuni ritengono che il marito la tradisse, altri ne sono certi, altri ancora affermano che chi pensasse il contrario stesse vivendo un grave distacco dalla percezione del reale.

Bice Valori, 37 anni, governante a casa dell’ambasciatore. Giovane ma non più piacente, timida, silenziosa con puntate nel catatonico, irrimediabilmente innamorata del proprio datore di lavoro.

“Era un uomo tutto d’un pezzo, fiero, all’antica. Colto, amante della buona lettura, come testimonia la sala della biblioteca che aveva fatto costruire in casa quando ha unito i due appartamenti al quinto piano per ricavarci il nostro interno. Meticoloso: la sua collezione di trofei di caccia in biblioteca, tutti esposti in ordine alfabetico”. – La moglie era commossa. “Sì, un uomo d’oro” – fu il contrappunto di Bice, imperturbabile robottino di casa.

“Grazie Dario, ben gentile” – disse la vedova al ragazzino che le porgeva la tazza di thè ­– “anche per lui è un dispiacere, vero Dario?”. Lui annuì, triste. “Ogni tanto veniva da noi ad aiutare Bice, e mio marito” – groppo in gola – “gli dava la mancia. Da pochi mesi ha perso la mamma, ora ha perso il mio caro…”. E riprese a piangere. Chiese congedo per spostarsi in camera, e io glielo concessi prontamente. Fu a quel punto che incontrai le biglie oculari di Bice. Senza scomporsi più di tanto, a voce più bassa del solito, mi si rivolse con queste parole: “Era un uomo invidiato, forte, e le pretendenti non gli mancavano. Era moralmente un santo, ma si sa che certe donne sono peggio del diavolo quando vogliono un uomo. Io cercherei di capirne di più…” – evasiva -. “In merito a cosa, signorina Bice? – risposi. “quando diede il via ai lavori della biblioteca, collaborò molto con la bibliotecaria del quarto piano. Una donna sfacciata, immorale…”.

Pensando alle ultime parole scritte dalla vittima, sul sesso e sulla peculiarità caratteriale del killer, filtrai a memoria tutte le figure femminili… ma niente, non mi riuscì di scagionare nessuna delle mie vicine di casa. Tutte erano sospettabili!

Il campo delle indagini rimane quindi apertissimo: ora Attilio avrà uno scontro. Con chi ?

  • un parente (17%)
    17
  • la polizia (33%)
    33
  • un condomino (50%)
    50
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55 Commenti

  • Finalmente si riprende! Sono sempre più convinto dell’idea che il tuo stile di scrittura, con espressioni arzigogolate e termini particolari, in un altro contesto probabilmente non riuscirei a digerirlo molto, ma in un racconto umoristico e grottesco ci sta molto bene! Mi è piaciuto poi il colpo di scena, descritto con macabra ironia. Voto per Tullia, così magari si rimane in ambito bibliotecario. A presto!

  • La bibliotecaria!
    Ciao, Minollo.
    Mi è piaciuto questo capitolo, molto. Sei raffinato e tagliente nell’esporre i fatti, il che rende il tutto piacevole e diverte senza pacchianerie 🙂
    “denunciando così una temperatura ancora perigliosa per la mia lingua” questa frase è un esempio di quel che intendo, davvero bravo.
    Mi sono sentita in dovere di spronare il nostro contro il nipponico gaudente nella schermaglia con gli stuzzicadenti e poi gli Shangai, ma ci hai pensato tu con il riferimento al Subbuteo 😉
    Non ho altro da aggiungere.

    Alla prossima!

  • L’uomo d’affari giapponese è un bocconcino troppo invitante!
    Minollo, in ritardo ma arrivo, l’altra volta ero di fretta: ho letto, ho votato ma non ho commentato. Tutti questi strani tizi mi ricordano i miei vicini di casa e mi rincuora sapere che non tutti gli strambi vivano qui ehehe
    A prestissimo!

  • Ciao Minollo! Ancora una volta dai dimostrazione di un’accurata scelta delle parole, che se colte nel loro significato strappano sempre una risata. Il racconto scorre con piacere e le interazioni sono acutamente divertenti. Ero molto attratto dallo scrittore di tragedie, ma poi ho votato per il personaggio più pratico: l’uomo d’affari. Ammetto che con così tanti personaggi la trama risulta un po’ dispersiva, ma confido che una volta presentati tutti riuscirai a tessere al meglio le fila. A presto 😀

  • Voto anch’io per l’uomo d’affari giapponese. Che tipi strani vivono in questo stabile…
    bene, la prosa è efficace e gli episodi divertenti. Non resta che andare avanti per accumulare indizi e cercare di capire chi è l’assassino.

    Alla prossima!

  • Molto divertente anche questo capitolo! Interessanti poi le didascalie che descrivono i personaggi, elemento molto cinematografico che forse però in un racconto non è proprio l’ideale visto che interrompe il flusso della narrazione e distrae, anche se a me personalmente non hanno dato molto fastidio. Voto per il pedinamento, secondo me si potrebbe prestare bene a delle gag!

  • Ciao, Minollo.
    Direi che ci starebbe proprio bene un pedinamento, magari a opera dell’irregular. Raccapricciante la storia del genitore precoce. Ci si vede per le strade della città, a meno che gli altri non votino altrimenti.

    Alla prossima!

  • Ok, abbiamo Bice Valori, la Muti… Chazz Palminteri e De Niro. Immagino che Dario faccia Argento di cognome, ma stupiscimi con altro! Come ti e venuta quest’idea?! Originale e divertente.
    Direi che ci starebbe bene un altro condomino, vediamo chi tiri in ballo… sono davvero curiosa.
    Bravo, Minollo. Ottimo lavoro 🙂

    Alla prossima!

  • I primi due capitoli promettono bene, mi è piaciuta molto l’atmosfera da commedia nera che si respira. Nel primo ho trovato geniale l’idea della scritta con il sangue e con il cervello, scena abbastanza macabra ma che sei riuscito a rendere leggera e divertente, mentre nel secondo ho apprezzato il racconto del protagonista molto in stile fratelli Marx! Poi, anche se sembra essere abbastanza diverso dal racconto precedente, ho notato che il tuo stile resta chiaramente riconoscibile. Voto per la polizia, che probabilmente vorrà appropriarsi dell’indagine ufficiale. A presto!

    • Ciao Lorenzo!
      Mi fa molto piacere ritrovarti! Si, è un giallo in sottofondo, c’è splatter, noir, ma soprattutto spero di far ridere, la cosa che mi piace di più. Ho diverse idee…
      In effetti Groucho Marx e i suoi fratelli sono il mio punto di riferimento, ma penso anche a “Misterioso omicidio a Manhattan” di Woody Allen, o ai “Mostri” di Dino Risi. Vediamo, grazie di esserci e per il tuo apprezzamento.
      Ciao!

  • Chi è il narratore?
    Minollo, ho letto il tuo incipit appena uscito e ho subito seguito la storia. La scena del naso rientrato l’ho trovata geniale, come dice Keziarika, un’ironia sottile che è davvero gradevole. Hai acchittato un incipit niente male: curioso, interessante, con la giusta dose di ironia e di mistero. Gli ingredienti ci sono tutti, vediamo che portata di servirai a seguire.
    Bravo!

  • Chi è il signor Attilio? Voto per conoscere il narratore in prima battuta.
    Bentornato, Minollo.
    Un incipit divertente, tinto di nero ma con humor sottile ed elegante. Ci sono tutti gli ingredienti per un bel racconto: i personaggi, il condominio, una morte misteriosa con tanto di lettera scritta col sangue e, accipicchia, con parte del cervello!
    Bravo, un rientro in grande stile.

  • Chi è il signor Attilio? Voto per conoscere il narratore in prima battuta.
    Bentornato, Minollo.
    Un incipit divertente, tinto di nero ma con humor sottile ed elegante. Ci sono tutti gli ingredienti per un bel racconto: i personaggi, il condominio, una morte misteriosa con tanto di lettera scritta col sangue e, accipicchia, con parte del cervello!
    Bravo, un rientro in grande stile.

    Alla prossima!

  • Ciao Minollo! Ho letto, purtroppo in maniera sporadica, il tuo precedente racconto. Il tuo stile è pungente e riconoscibile, un grande vanto in questo mondo di copie. Voglio seguire con più costanza questo tuo secondo racconto, che già dall’incipit promette bene! Ho votato per saperne di più su Attilio, partiamo da lui. A presto 😀

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