L’ASSASSINIO DELL’AMBASCIATORE

Dove eravamo rimasti?

mi sono dilungato... Ci mancano solo due personaggi, giuro! C'è un altro vano, ma per nostra fortuna è sfitto :)) chi volete incontrare: Un uomo d'affari giapponese (86%)

Sorrisi

“Tutto bene, signor Sato?”.

Il sorriso perfetto dell’orientale pareva propendere per un “sì” convinto. Nell’appartamento della bibliotecaria eravamo uno davanti all’altro; sul tavolino del salotto, esattamente a metà strada tra le poltrone, due tazze di thè disperdevano i loro fumi nell’aria, denunciando così una temperatura ancora perigliosa per la mia lingua. Il nipponico antagonista era forse dotato di una cavità orale maggiormente temprata alle gradazioni estreme di quanto non fosse la mia, perché ruppe il ghiaccio cominciando a sorseggiare.

Il sorriso perfetto. Magari vuoto, ma appunto riguardo ad esso non c’era nulla da dedurre. Voto dieci. Sorrideva prima di bere, e riprese a farlo dopo che ebbe appoggiato la tazza; se possibile, avrebbe sorriso anche durante la degustazione della bevanda.

Aggiunse alcune parole, a me totalmente incomprensibili.

“Dice che è stato via per lavoro; doveva verificare una spedizione, e tutto è andato per il meglio”. La bibliotecaria tradusse quanto detto dal signor Sato.

Jiro Sato, 40 anni, gestisce una società di importazione di manufatti tipici orientali. Molto legato alla patria ed alle sue tradizioni, vive in un appartamento arredato con diversi pezzi echeggianti il paese del Sol Levante, tra cui, appesa in salotto, una katana dalla lama talmente lunga che, nelle mani giuste, avrebbe sovvertito l’esito della sfida tra Darth Vader e Obi-Wan Kenobi. Non parla l’italiano e si serve della conoscenza della lingua della bibliotecaria, sua interprete personale.

“Me ne rallegro” – fu quanto dissi, ovviamente disponendo alla meglio tutti i denti su cui facevo leva per una degna replica al mio dirimpettaio. Fu solo allora che per un attimo il suo gli si increspò; il mio sforzo fu interpretato come una velata parodia, o forse il risultato fu semplicemente ignobile.

“E lei come sta, Tullia?” – chiesi alla nostra ospite.

“Bene, Attilio. Come tutti sconvolta dai fatti, ma ci riprendiamo, poco a poco.” Il suo sorriso era meno perfetto di quello del businessman di Tokyo, e tradiva disagio.

Tullia D’Aragona, 44 anni, impiegata in biblioteca. Single, integra lo stipendio part-time lavorando come traduttrice per il signor Sato. Volgari rumors insistenti di bassa portineria, talmente fantasiosi da sembrare veri, la indicano come amante del fu.

“Tutto deve tornare alla normalità” – sentenziai con un sorriso – “Anche il lavoro, immagino. Oggi ha già finito in biblioteca?”

“Sì, oggi ero di turno al mattino”.

Il disagio di lei fu coperto da una risatina di Sato. Mi voltai verso di lui e ne incontrai le arcate dentali schierate, scintillanti e minacciose; nelle mani teneva degli stuzzicadenti, vanto nazionale e sicuro oggetto del suo lavoro di importatore. Ammiccando mi sfidava a brandirne altrettanti, per una tenzone all’ultima puntura. Incrociammo le lignee ogive per dieci minuti, con reciproco sollazzo. Poi sguainò una confezione di shangai e li sparpagliò con aria di sfida sul tavolino; le tentai tutte ma dovetti soccombere alla maestria del mio ebete avversario.

Mi congedai poco dopo: il puerile tentativo dell’orientale di distrarmi dall’imbarazzo di Tullia aveva avuto successo: meditavo rivincita, magari riesumando il vecchio panno del Subbuteo. Uscii con la consapevolezza che la padrona di casa non era affatto tranquilla, mentre il suo giocondo amico lo era fin troppo. Una coppia unita dalla lingua giapponese, e chissà da cos’altro… Decisamente lei nascondeva qualcosa. Che dovevo scoprire!

Intanto ero arrivato davanti alla porta di casa mia. Entrando notai un biglietto bianco che di certo era stato fatto scivolare sotto la porta; mi chinai e lessi queste parole: “Se vuoi andare a caccia, c’è la biblioteca …”. Ci misi poco a pensare al locale nell’attico dell’ambasciatore, teatro della teoria di trofei venatori del diplomatico. Salii in fretta le scale, Francesca mi lasciò entrare quando le dissi che volevo effettuare un sopralluogo.

Entrai camminando sulle punte, passando in rassegna tutte le bestie che occhieggiavano sinistramente, le une verso le altre. Ed infine la vidi. Alfabeticamente ordinata tra il beluga ed il bradipo, faceva bella mostra di sé la testa della governante!

A stento soffocai un urlo di stupore: Bice, da impagliata, mostrava una gamma di espressioni notevolmente più profonda che da viva. L’assassina, o assassino, aveva saputo trarre il meglio dalla sua mimica, tradendo capacità artistiche di riguardo. Ne ebbi conferma quando seppi il giorno dopo che la polizia aveva ritrovato la carcassa della donna: appesa al balcone di casa dell’ambasciatore e vestita da Babbo Natale. Il killer aveva dato sfoggio del proprio talento nel recuperare materiale rovinato, inerte ed apparentemente inservibile, trasformandolo in un decoro natalizio. Chapeau!

Il caso era sempre più intricato, il cerchio si allargava a dismisura ed io non sapevo che pesci pigliare. Guardai costernato la testa di Bice: da lassù, comodamente imperniata, pareva sorridermi beffarda, quasi a volersi prendere gioco di me.

Finalmente si riprende! Nel prossimo episodio Attilio scopre un indizio a carico di una delle vicine di casa. Chi sarà?

  • Tullia, la bibliotecaria-interprete (78%)
    78
  • La contessa Marina (11%)
    11
  • Francesca, la vedova (11%)
    11
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141 Commenti

  • Caro Minollo,
    la mia latitanza è imperdonabile, ma non potevo assolutamente perdermi il finale di questa storia. Adattare un giallo alla tua vena umoristica è stata davvero una scelta azzeccata, te l’avevo già detto e te lo ripeto. Anche in questa storia sei riuscito a far quadrare tutto alla perfezione, strappando a noi lettori più di qualche risata lungo il cammino. Bravo, mi è piaciuto molto il finale che riesce a stupire con un colpevole a dir poco insospettabile.
    Cosa tirerai fuori dal cilindro al prossimo giro? Visto che Attilio non esclude di riaprire l’agenzia investigativa, io tenderei a incoraggiarlo in questo senso. 😛
    A presto!

    • Ciao Trix!
      Eccoti, sono contento tu ci sia, grazie per le tue belle parole, davvero felice di averti fatto ridere. Non mi aspettavo questa simpatia per Attilio, che peraltro è simpatico anche a me :))). Sto valutando cosa sviluppare ora, vedremo. Tu invece? Qualche progetto?
      A presto!

    • Buonasera Anna!
      Grazie per aver seguito la mia storia, per i suoi commenti e per essersi divertita con me. Mi ha fatto davvero piacere. Vediamo ora, ho qualche idea e ci sto pensando, spero di riprendere presto!
      Grazie ancora e complimenti per Ninetta, che sta trovando nuovi riscontri positivi nella community!
      A presto!

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