L’ASSASSINIO DELL’AMBASCIATORE

Poi capii

Una strana sensazione. Non sapere dove sono, dov’è il soffitto, le mani, le persone. Un anfratto amniotico, appiccicoso, una capsula di ovatta, dei rumori lontani, indistinti. Quasi delle voci. O forse proprio delle voci. Si, voci. Urla, schiamazzi, sempre più forti. Dall’esterno. “L’ambasciatore è morto!”

Mi alzai di soprassalto, accesi la luce e corsi ad aprire la porta. Sul pianerottolo un viavai di gente che saliva ai piani superiori. Anche io mi accodai, ancora non del tutto sveglio; nel momento in cui entrai nell’appartamento però l’adrenalina montante mi aveva riacceso tutte le facoltà motorie e mentali di cui disponevo.

Vidi subito la signora Francesca, la moglie dell’alto funzionario, impietrita dall’orrore e con lo sguardo fisso sul pavimento davanti a lei. E lì, esanime, il corpo del marito. “Nessuno tocchi nulla!” – intimai – “Tutto deve rimanere al suo posto fino all’arrivo della polizia”.

“Ha iniziato a barcollare” – cominciò a raccontare la moglie – “Io gli ho domandato se volesse qualcosa di caldo, uno di quei punch che lui ama moltissimo e che tante volte lo hanno aiutato nella digestione. Ma non mi ha risposto; tremava tutto. Subito ho spinto la sua poltrona preferita fino a dietro le terga, in modo che potesse lasciarsi cadere sulla “nuvola”, come la chiama sempre” – la voce le si incrinò leggermente. “Ha fatto due o tre passi in avanti, io ho subito spinto la poltrona in modo che gli stesse vicino, pronta a riceverlo; ha scartato di lato all’improvviso, ma sono riuscita di nuovo ad orientargli lo scranno al meglio. Per qualche minuto si è mosso i tutte le direzioni, così, random (disse proprio questa parola), ed io diligentemente spostavo la poltrona assecondando i suoi movimenti, come sempre nella nostra vita“ – ed iniziò a piangere, sommessamente – “al punto che adesso sento un forte dolore alla schiena. Sapete, la sua poltrona è molto pesante, perché deve accogliere un uomo di robusta costituzione come lui” – ed indicò amorevolmente il corpo riverso sul pavimento.

A quel punto mi concentrai sul corpo. Era caduto in avanti, evidentemente incurante degli affettuosi sforzi della consorte; qualcuno lo aveva poi messo con la schiena a terra. Nessun segno sugli zigomi, sulla bocca, o sulla fronte. Tutto molto strano.

Poi capii. Il naso aveva pagato per tutti gli altri connotati. Il suo lungo naso aquilino non era più lungo; men che meno aquilino. Forse non era più nemmeno naso. Mi avvicinai al cratere al centro dell’ovale del fu diplomatico: nonostante tutto c’era poco sangue negli immediati dintorni, la circostanza mi sorprese. Stavo analizzando con lo sguardo le suppellettili intorno quando la governante disse: “Guardate!”. Indicò un punto poco distante dal corpo a terra. E vidi. Un foglio scritto con il sangue!

Mi avvicinai al biglietto ed iniziai a leggere le parole color della porpora: l’anziano diplomatico, intuito di essere agli ultimi istanti di vita, salutava commosso la moglie ricordandole il suo amore, dilungandosi in commoventi tenerezze degne di un gentiluomo d’altri tempi. Il colore sbiadiva al passare delle righe, fino a mutare nelle ultime parole in un bel giallo-grigio. Poi capii: le insulse melensaggini delle prime righe avevano richiesto tutto il sangue disponibile, e nel finale l’uomo aveva dovuto far ricorso alla materia cerebrale che era compostamente fuoriuscita in coda al materiale ematico. Dimostrando una fibra sovrumana, aveva aggiunto alcune parole con il nuovo colore: “l’assassina è quella grandissima stronza di…”. Un assassinio!

La prima parola era pasticciata, poi sembrava avesse trovato il giusto dosaggio del nuovo inchiostro; ma niente nomi. Forse un vuoto di memoria (capita a tutti con i nomi), o semplicemente il cervello era terminato prima di quando lui stesso si aspettasse (i danni da eccesso di autostima presentano il conto nei frangenti più complicati). Non potei non ammirare l’attenzione al linguaggio dei simboli di quell’uomo, che aveva scritto col sangue le parole più affettuose e col cervello le più ponderate ed utili per le indagini.

Tutti mi guardavano con aria interrogativa: si aspettavano un annuncio. “So cosa pensate” – dissi – “ma ho lasciato perdere, ho cambiato vita. Mi dispiace; anzi, ora torno a letto.”

“Ci aiuti Attilio” – disse Clara, l’amministratrice del condominio – “Una sua indagine sottotraccia e parallela a quella inevitabile della polizia ci renderebbe più tranquilli”.

”È un mestiere difficile, te lo devi sentire dentro il desiderio di trovare il colpevole, ed io non lo sento più”. E salutai.

Tornai a letto alle due. Alle 4.35 mi svegliai, rividi il viso deturpato e ributtai per venti minuti. Mi alzai, misi tutto a lavare, rifeci il letto e provai a riprendere sonno. Invano. Colmo di rabbia per la veglia non desiderata, sentii la vecchia passione per l’indagine che riaffiorava: la motivazione perché giustizia fosse fatta era intatta. A noi due grandissima stronza, la mia insonnia non resterà impunita!

Da qui partiamo: cosa è bene approfondire subito?

  • chi è (era) l'ambasciatore (0%)
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  • chi è il narratore (60%)
    60
  • chi sono i condomini (40%)
    40
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141 Commenti

  • Forse il miglior capitolo finora del racconto, complimenti! Come al solito ho riso molto e ho notato anche una maggior cura e precisione nella scrittura. Ti segnalo solo “chiacchera” invece di “chiacchiera” e la ripetizione “quando Francesca ebbe un crollo nervoso: afferrò il cellulare in preda ad un attacco di nervi”, ma le ho notate proprio perché il resto era scritto molto bene!
    Per il prossimo capitolo voto la contessa, a presto 😀

  • Ciao, Minollo!
    questo racconto è un crescendo di umorismo e tensione, le carte si stanno disponendo sul panno e aspettano di essere voltate. Qui c’è della raffinatezza, si percepisce una certa destrezza nel muoversi in un genere davvero ostico e difficile da rendere a parole; bravo, Minollo! Bellissimo il battibecco, ma anche l’incalzare Tullia. Ma mi è piaciuto molto questo capitolo 🙂 scritto proprio bene.
    Voto per il conte e aspetto di leggere i capitoli finali.

    Alla prossima!

  • Ciao, molto divertente, un teatro vero. Sembra una di quelle commedie dell’assurdo di moda tanto anni fa. Si scherza con il morto e la risata è assicurata. Bravissimo!
    Voto contessa, le confessioni delle donne sono certo più interessanti!?

  • Ciao,
    è vero uno schiaffo vale più di mille parole ma migliaia di schiaffi per così poche parole mi hanno davvero strabiliata, la velocità sarà stata supersonica. Bravo, riesci sempre a farmi sorridere con le tue estemporanee trovate. Veramente felice l’idea di pattinare sul ghiaccio, allenta la tensione. Bene Minollo, continua così.

  • ciao, oggi mi sento più ignorante del solito perché non so come sono le “mani da Tordella” ma sono sicuro che tu me lo spiegherai. Certe cose tragiche quando sono raccontate come qualcuno sa fare divertano davvero divertenti. Bravo, e brava la vegetariana che parla di carne umana come fosse gossip….. Aspetto il nome del colpevole. Ciao

    • Ciao Fenderman!
      Grazie per il tuo commento, gentilissimo! Spero di continuare bene!
      “The Katzenjammer kids” è una striscia umoristica americana che deve esistere da almeno 100 anni. In Italia è conosciuta come “Capitan Cocorico’”. Il protagonista è un ex uomo di mare, beone e perdigiorno; ci sono anche due monelli pestiferi, Bibi’e Bibo’, che non è chiaro se siano figli del capitano. A stemperare gli eccessi di questa combriccola di virtuosi arriva l’angelo del focolare, appunto la Tordella: un donnone dalle maniere spicce che attende i suoi ometti a casa con le mani raccolte dietro la schiena. L’atteggiamento dimesso viene contraddetto quando vediamo fare capolino da dietro la sua schiena uno dei manici di un mattarello. Insomma, tiene l’ordine pubblico….
      Ciao!

  • Ecco un esempio di racconto umoristico!
    Ciao, Minollo.
    Anche questo capitolo ha ben reso l’atmosfera dello strampalato condominio e dei suoi abitanti. Il racconto ha verve e suscita allegria nell’ agevolare nel cervello situazioni esilaranti. Notevole il passaggio delle sberle. Bravo!
    Che altro dire? Voto per Tullia e vediamo che succede. ?

    Alla prossima!

  • Bravo, davvero divertente, sembra così lontano dal mondo reale e invece non lo è affatto.
    Il tutto è confezionato con garbo e humor in punta di dita nonostante certi argomenti….
    Mi incuriosisce l’amministratrice, (domatrice di leoni) che sicuramente avrà molte cosa da raccontare.
    Ciao, alla prossima.

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