LETTERE SCARLATTE

Dove eravamo rimasti?

Da parte di chi è la lettera? Di un terzo individuo sopravvissuto all'aggressione dei due anziani coniugi e svanito nel nulla (100%)

Will you save my life? Or just say goodbye?

Il cellulare di Gianluigi Cataldi squillò per tre volte all’incirca alle sei e mezza del mattino, mezz’ora dopo il sopralluogo del Detective Marconi sulla scena del crimine in Via Degli Olmi 3.
« Chi è? » domandò svogliatamente Cataldi, la voce impastata dal sonno, le unghie della mano sinistra che ruspavano pigramente su una natica coperta dalla lunga vestaglia da notte.
Ma appena sentì  la voce dall’altro capo, fu come colpito da una scarica elettrica che lo riportò immediatamente in vita e sull’attenti.
La voce dall’altro capo era cupa, disperata, rotta dall’angoscia di un pianto imminente, contenuto solo in parte e a malapena.
« Sono io, Matteo… »
« Che succede, amico mio? » Quanto gli voleva bene, quanto gliene aveva voluto, a lui, a Giada, al resto della comitiva… a Gugghy…
Gugghy, da quanto tempo che non lo vediamo?  Da quanto tempo non ci vediamo tutti insieme, come ai vecchi tempi?
Accantonò quel pensiero con una punta acuminata di dolorosa nostalgia.
« Non hai ancora saputo? Strano che tu non lo abbia già saputo… ah ah…» quella risata risultò come il disperato tentativo di un uomo di farsi strada tra le sue fitte e tetre tenebre personali: Matteo era a pezzi, lo si sentiva dalla sua voce incerta, tremolante. Se Gianluigi fosse stato lì con lui, in quella casa in Via degli Olmi, tra i due divani sui quali giacevano: su uno la donna, con la testa sfondata da un oggetto contundente ( più avanti le analisi avrebbero rivelato che quell’oggetto era una mazza da baseball ), sull’altro l’uomo, la cui faccia era stata completamente cancellata da quello che invece in seguito venne rivelato come un piede di porco; avrebbe visto Matteo guardare con attenzione quella lettera che era stata lasciata sul comò tra le due poltrone, una lettera fissata con un timbro rosso, e poi avrebbe visto Matteo uscire dalla casa, sedersi sul muretto di sassi che costeggiava il grazioso giardino che il povero anziano aveva messo su e curato con amore, pazienza, serenità, e affondarsi le dita nelle tempie quasi a volerle bucare, massaggiandole mentre vene guizzanti si facevano largo sotto le occhiaie del Detective e sulla sua fronte.
Adesso non sei più solo, adesso ci siamo noi
«
Ho tanta voglia Doc, di nuovo, dirompente come lo Tsnuami del 92, ho tanta voglia di bere…Doc, sto morendo Doc, sto morendo lentamente…»
Poi l’auspicabile pianto arrivò, anch’esso dirompente, proprio come uno Tsnunami.
« Calmati e rilassati, ragiona. Ricorda ciò che abbiamo imparato nelle nostre sedute. Non è dirompente questa voglia, è la tua mente debole che adesso non se la sente di fronteggiarla. Di nuovo quell’incubo? Hai sognato di nuovo Giada? »
« Doc, sono su una scena del crimine. Hanno massacrato due poveri anziani, c’era una lettera… portava la firma di Giada, mi diceva di recarmi al lago di Fonte… »
Ci fu una pausa, nessuno dei due disse nulla; poi, risoluto, Gianluigi disse:« Lascia perdere tutto e vieni immediatamente qui, ti prego ».
« Ho tanto bisogno di lui, Doc, ho tanto bisogno di Gugghy…»
« Ne ho tanto bisogno anche io, Mister, ne ho tanto bisogno anche io… »

14 aprile 1982
Non pubblicherò mai queste righe, non lo farò, quantomeno non io. Forse lo farà mia moglie, mio figlio o mio fratello, quando mi ritroveranno stecchito sul divano per eccesso di cibo spazzatura e bibite gassate, forse un giorno quando sarò uno psicologo, e sarò riuscito finalmente a capire la mente umana.
Tutti noi abbiamo assistito a quella cosa nel cielo, tutti noi abbiamo visto come Gugghy l’ha scacciata.
Mentre le lacrime offuscano la mia vista, provo a raccontarvi di Gugghy.

Ghugghy è un bambino bello e paffuto, con riccioli biondi che incorniciano il suo volto innocente e i suoi occhioni dolci, azzurri, sempre colmi di lacrime.
Sì, perché Ghuggy sente il peso del mondo addosso in ogni istante della sua vita, Ghuggy percepisce il dolore di ogni essere vivente, Ghuggy è speciale, Ghuggy è uno di noi.
Oggi, mentre io e Matteo giocavamo nel parco con il pallone nuovo di Matteo, lo abbiamo conosciuto.
Era lì, che osservava con le lacrime agli occhi l’imbrunire del cielo e sospirava e sospirava, sembrava affaticato ma allo stesso tempo sembrava avere la stoffa per sopportare quel dolore che si porta dentro ogni giorno, quando cammina da solo per strada, quando va a dar da mangiare ai gattini dietro il municipio di Fonte, o quando aiuta un passerotto con un’ala spezzata a spiccare di nuovo il volo, bloccandogliela con una stecca di gelato tenuta ferma da una garza, e non si sa come quella bestiola ricomincia a volare.
Ghuggy ha qualcosa di magico dentro, Ghuggy è diverso.
Ha la mente semplice ma buona, è quel suo sorriso unico che ci ha unito tutti.

Quando Gianluigi, Matteo, Giada e Francesco salvarono Ghuggy da quei bulli, Gianluigi cinse il ragazzino con un braccio, dicendogli:« Adesso non sei più solo, adesso ci siamo noi».
Ciò che nessuno dimenticò mai, tra le tante cose, fu ciò che rispose Ghugghy: « Scusate se sono così, ma ora sto pagando per gli errori passati».

Prossimo capitolo

  • Matteo Marconi se ne va dalla scena del crimine, va a casa di Ghuggy (0%)
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  • Matteo Marconi si reca a casa di Gianluigi Cataldi, e parleranno della lettera (50%)
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  • Approfondimento storia di '' Ghugghy '' (50%)
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4 Commenti

  1. Tusia ha detto:

    Ghugghy mi piace tantissimo! A quando l’approfondimento su di lui?

  2. Minollo ha detto:

    Ciao Sky Walker!
    Lo stile cattura subito l’attenzione, mi ricorda certi film del terrore con taglio documentaristico, tipo Chernobyl diaries. Voto per il terzo presente al fatto. Alla prossima
    Ciao!

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