Michel

Dove eravamo rimasti?

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Il piccolo Michel

1 anno prima dello scoppio della guerra

Il sole era tramontato da qualche ora, e si respirava un’aria fresca e lieve. Le case di legno arse dal calore del giorno si riposavano nella sera, con i raggi della luna che contornavano il paesaggio. Michel non era in casa, egli abitava da solo in una vecchia casa dei quartieri alti della città. Prima della guerra egli lavorava in un’osteria, era un ottimo cuoco, aveva imparato a cucinare quando aveva 10 anni. Il suo piatto preferito era l’anatra arrosto accompagnata da cavoli e patate rosse, guarnita con una dolce salsa di cui egli andava molto fiero. L’osteria aveva un menù ricco, ma i clienti abituali ordinavano sempre lo stesso menù. Quella sera Michel non lavorava, e sarebbe andato dove ormai si apprestava ad andare ogni sera in compagnia della sua cara Rosa. La città possedeva 4 torri di osservazione, le quali offrivano una visione tanto strategica quanto affasicante sulla città, tanto che alcuni uomini della nobiltà con un tono di malvagia ironia, erano soliti prendere in giro i guardiani per il loro fortunato posto. Una di queste, era la meno indispensabile, in quanto tre erano già più che sufficenti, ma venne costruita comunque, e fu lasciata lì in caso di attacco nemico. Così essa divenne il luogo magico dei due. 

Era ormai diventato un rito, una promessa a cui i due amanti si erano legati, e che avrebbero mantenuto ad ogni costo, ritrovarsi al solito orario sotto la torre, per perdersi in quell’oscuro paesaggio di una assonnata cittadina dell’est. Quella notte Michel non aveva detto a Rosa che non avrebbe lavorato, non ne aveva neanche avuto il tempo. Egli aveva lavorato molto, ed oltre a permettersi di vivere in un buon quartiere della città, aveva stretto la cinghia per molti mesi, per fare un regalo molto speciale a Rosa, che avrebbe consegnato da li a qualche ora a lei. Quella notte il cielo era splendente, la costellazione era più accesa che mai. Ma gli occhi di Michel in quel momento brillavano di gioia, e di amore, più di ogni altra stella.

Giunto alla torre, Michel consapevole che mancava ancora un pò all’arrivo di Rosa, si sedette al bordo di una lastra di pietra al piano terra della torre. In quel momento lo assalì un pensiero del tutto inedito, un evento del passato che era rimasto scritto nella sua memoria, alla quale non aveva richiamato molto spesso. A quel tempo era ancora un bambino, (non che non lo fosse per certi versi anche ora, ma si sa che indietro non si può tornare, tranne che con la memoria) festeggiava il suo ottavo compleanno, per quel che vuol dire festeggiare quando i mezzi per sopravvivere erano davvero pochi. Come molte famiglie in quel periodo, la sua lavorava la terra, avevano una piccola proprietà, uno di quei casolari abbandonati, in cui si era stanziato dapprima il padre molti anni prima, aveva lavorato per qualche anno, ed alla fine era riuscito a sposarsi. A detta di quello che si sentiva in paese era una famiglia molto solitaria, dedita al sacrificio, volevano dare il miglior futuro possibile al piccolo Michel, ma non si preoccupavano molto delle sue amicizie, pensavano che esse dipendessero dalle loro condizioni economiche, e allora lavoravano per dimostrare di essere una famiglia per bene, come ripeteva la madre in tono isterico. Noi non possiamo escludere che vi sia stato del pregiudizio nei confronti di questi signori, per la loro condizione, ma ad influire in negativo nella vita del piccolo Michel fu soprattutto il loro orgoglio, quella costante sensazione di dover dimostrare di essere una famiglia “per bene”.

Si può ben immaginare con quale allegria festeggiasse i suoi otto anni il bambino. I genitori lo avevano vestito di tutto punto, e la madre aveva fatto la sua ricetta preferita: “lo stufato di tacchino”, lei si era convinta così, in fondo era difficile capire cosa piacesse a Michel dal momento che era sempre gioioso di mettere qualcosa sotto i denti. Quando ebbero finito di mangiare, Michel stava per andare a dormire, quando la mamma gli fece un cenno di no agitando l’indice.
– Michel, hai dimenticato qualcosa?
Ed il bambino la guardò quasi con occhi impauriti, e si risedette come se fosse stato costretto.
– Stai fermo lì! Esclamò la madre con voce ferma. Lei si alzò e tirò fuori da un cassettone in cucina un piccolo sacchetto di stoffa. Si avvio lentamente al suo posto, e sedutasi, eslamò con voce entusiasta: Io e papà ti abbiamo fatto un regalo, lo vuoi?
Il bambino fece un cenno col capo e porse le mani alla madre, quasi come se stesse chiedendo un tozzo di pane. Allora la madre estrasse il prezioso oggetto dalla stoffa e lo strinse nel pugno, prese la mano di Michel, e lo passo nel pugno chiuso del bambino. Nel mentre lui la osservava come i bambini guardano uno spettacolo di magia, in religioso silenzio il bambino chiese con gli occchi alla madre se poteva aprire la mano. La mamma gli sorrise con dolce affetto e fece segno di si con il capo.

Qual'era il piatto preferito di Michel

  • Minestra di fagioli (0%)
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  • Anatra arrosto con cavali (0%)
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  • Stufato di tacchino (0%)
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4 Commenti

    • Ciao Violatilis, grazie per il tuo commento. Oggi farò uscire un altro episodio coprendo i 5000 caratteri. Si sto cercando di lavorare sullo stile, diciamo che questo dovrebbe essere più completo e intrigante, vediamo cosa ne esce.

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