Ossessioni

Tutto deve essere immobile, io devo essere immobile

Vedo quella pianta. Mentre la guardo è ferma, ma io lo so, lo so che quando distolgo lo sguardo allora continua a crescere. O a divenire, insomma. A morire, forse. Non importa in che attività sia impegnata o come la si voglia chiamare, il problema resta lo stesso: “continua a”. L’unica cosa che davvero può garantire continuità è l’immobilità più estrema, lo sfuggire al deterioramento che neanche la morte può assicurare. La putrefazione non garantisce riposo, è movimento tale e quale quello della vita. Voglio essere più coeso e fermo del marmo, voglio eliminare ogni forma che sia diversa dalla stasi. Io “voglio” ma forse non voglio. Qualunque movimento di qualunque polo mi fa sorgere reazioni che dalla nausea si sono lentamente tramutate in indifferenza. Non ho mai avuto una particolare propensione verso gli affari della mondanità; ciò che li travalica, se possibile, mi ha disgustato ancora di più: la ricerca della conoscenza ha solo prodotto in me voragini incolmabili che mi hanno ricacciato nella bassezza. Ho cercato solo il peggio che l’uomo poteva produrre, l’immediatamente consumabile, e tutto questo senza che il mio viso potesse fare un solo spasmo. Lo scenario si appiattiva con me. Sentivo parlare di attivismo, di impegno sociale o politico: sognavo un “luogo” avulso da spazio e tempo tutto per me. Questo non può essere la bara, no- sebbene si presti bene. No, la stanchezza estrema è qui, nel qui ed ora voglio distruggere tutto quello che vedo intorno a me in me. Chiudo gli occhi ma vengo percorso da un brivido- il brivido è reazione, il brivido deve essere sepolto, non va bene! Io non devo volere, voglio alienare totalmente tutto in me che può essere considerato umano- e ciò non per andare oltre a questa condizione, io non creo nulla- soprattutto non miglioro nulla. I maestri sono caduti ma è riduzionista parlare di relativismo portato alle estreme conseguenze. So che vi è dell’altro, e so al contempo che ciò che è fallito non è la mia imitazione delle radici che silenziose penetrano i terreni che si sottraggono al relativismo, o all’abolizione di una qualunque prospettiva più valida e meritevole. Io potrei sopravvivere qui, trovare comunque un mio faro e tendere tutto me stesso verso di esso. Lo so, lo so! Lo so e proprio perché lo so non lo voglio! Vedete?
Io devo essere immobile, invece! Tutto dev’essere immobile! Bisogna ridere di fronte al movimento, sia della nascita sia del deperimento! Dal riso poi si deve passare ad un’infinita consapevolezza che va oltre la rassegnazione. Io devo essere immobile. Quanto vorrei che tutto stesse fermo. Ma se io fossi fermo, non vorrei proprio nulla! Sarei, chiaro, non pretendo il nulla o di penetrare quei graziosi buchi neri di non-essere. Però non vorrei! Massimo grado di nascondimento, contrario dell’autopoiesi. Non v’è cosa che più mi attragga della non attrazione. Ma non basta che io stia fermo. L’immobilità dev’essere definitiva, senza compromessi (l’annullamento dell’io forse è un compromesso). Nessuno, forse, lo dovrà sapere- se lo saprà, allora non sono abbastanza immobile. Fermo, fermo, fermo- le pietre sono troppo porose, l’osmosi è contaminazione, l’autosufficienza implica comunque un continuo scambio perché il tutto che è nell’autosufficienza è maggiore delle sue parti. Devo isolare ogni mia infima parte, ogni più piccolo pacchettino discreto di me e impedirgli di compiere qualunque tensione, movimento.
Non voglio dormire: quando dormo, mantengo in vita un’illusione. Il risveglio è ogni giorno il più tremendo.
L’immoto si deve impadronire di me- non voglio più dissolvere i confini dell’Io, quella era una menzogna..! La chiave sta nell’immobilità! L’idea del progresso e di produzione ha fatto abusare del -pro, ci ha resi assuefatti di una direzione che davvero non esiste. Quando mi fermo e immagino la mia morte diventa chiaro che non v’è davvero un percorso lineare da dover intraprendere. Potrei dedicarmi esclusivamente alla mia sussistenza e morirei allo stesso modo di chi invece con continue piroette sfaccetta la propria esistenza. La Berüf dà l’idea di un’ascesa, di un movimento inequivocabile e necessario con una finalità ben precisa. Io abbatto questa concezione di teleologia, o forse ne ho appena costruita una che vuole investire la verticalità di così tanti altri piani da scadere in nessun piano. Se interseco ogni direzione con infinite direzioni, le annullo. E cosa resta? L’immobilità. Non mi voglio muovere per inerzia. Non mi voglio muovere.
Il resto continuerà a muoversi e questo è fuori dal mio controllo. Ora mi turba. Quando sarò immobile non mi toccherà più perché allora sarò l’imperturbabile.

Come continuerà questo bizzarro catalogo?

  • Si presenta un nuovo personaggio il quale vuole eliminare la contaminazione. (67%)
    67
  • Si presenta un nuovo personaggio: egli vuole alienare la Scelta. (0%)
    0
  • Si sviluppa un racconto intorno a questo personaggio. (33%)
    33
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3 Commenti

  • Ciao Tautologia, incipit davvero interessante e fammelo dire “di spessore culturale” come se ne vedono pochi. Io ho votato per approfondire la storia del personaggio. Vorrei tuffarmi nella sua ossessione per capirne di più approfondendo l’aspetto psicologico. Alla prossima!

  • Audace al limite della pazzia portare contenuti di questo tipo su TheIncipit, ma ho apprezzato veramente molto. Non ho capito se tu abbia un bagaglio di studi filosofici alle spalle o se è una tua riflessione, ma sembra più la prima dalla chiarezza espositiva di concetti astratti.
    …le pietre sono troppo porose… ho votato per approfondire il concetto di contaminazione, credo sarebbe più interessante in generale mantenere la forma di un, come lo hai chiamato te, “catalogo”.
    A presto!

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