PIOGGIA ACIDA

PRELUDIO

Sette di mattina, la pioggia ha da poco finito di tamburellare sul tetto di lamiera del capannone quando il contadino si affaccia sui prati con una ronca stretta nella mano destra. 
L’uomo sbuffa, l’acqua della notte ha bagnato le fronde basse degli ulivi che si spiegano sui prati fradici davanti a lui, fino al confine con il terreno di Perazzoli.
Quella mattina potare gli ulivi sarà un’impresa. Fa freddo. L’erba è stata tagliata e i sassi rimossi, sì, ma il terreno è comunque fanghiglia scivolosa.
Con un altro sbuffo si tira sopra i calzoni di fustagno stretti con una cinta attorno all’enorme pancione ballonzolante coperto da una camicia a quadri macchiata indelebilmente di olio, vino e terriccio.
Davanti a lui, in lontananza, il paesello appare quasi striminzito sulla cima della montagna, che a destra delle grigie case è svuotata in profondità e le pareti di roccia al suo interno sono ben delineate dalla pioggia che le ha ingrigite durante tutta la notte.
La cava. I vecchi dicono che è stata la ricchezza di Fonte dai primi dell’Ottocento fino ai primi anni dopo la guerra, così come dicono anche che la povera gente che ha lavorato lì, lì ci ha lasciato per sempre la salute.
Con un po’ di fatica e con tanta cautela scende lungo il declivio fangoso della collinetta sulla quale si trova il capanno, la ronca stretta in mano con la punta rivolta verso il terreno, così che se dovesse scivolare con quell’affare in mano la lama ricurva e acuminata non gli si conficcherebbe nello stomaco o peggio ancora nella gola.
Adesso cammina placidamente tra gli ulivi, mentre il sole con crescente arroganza gli scalda la faccia ed evapora l’acqua che scivola e sgocciola da foglie impermeabili.
Si accorge subito della ragazza. Dopo aver svoltato verso sinistra, lungo il piccolo sentiero di terra che attraversa il prato, se la ritrova davanti, legata con quattro funi tra due piante distanti tra loro due metri circa, legata così stretta che le funi hanno consumato la carne, entrando dentro i polsi e le caviglie.
Il sangue è colato lungo gli avambracci e i piedi ed ha formato pozze sull’erba.
Sui seni e sul ventre sono incise a forza e in profondità dei simboli simili a stelle, dai quali sono sgorgati fiumi di sangue che ora è semi coagulato. Il volto della ragazza è abbassato, il mento premuto contro il collo, e anche da lì è colata una marea di sangue che ora si è raggrumato su tutto il corpo. I capelli biondo oro le cadono sulle spalle minute e sul volto, dove vi sono tenuti incollati da una maschera di sangue.
L’uomo avverte una vaga e sinistra debolezza lungo tutto il braccio sinistro, il suo cuore peraltro è reduce da un infarto avvenuto cinque anni prima.
L’uomo capisce che deve voltarsi immediatamente nel momento in cui abbassa lo sguardo verso l’intimità della ragazza, e vede qualcosa alla quale – macabramente ipnotizzato dai simboli incisi sul petto e sul ventre – non aveva fatto caso prima: un ramo di ulivo che fuoriesce dalle sue gambe, conficcato in profondità dentro di lei. Il mondo intorno a lui comincia a vorticare paurosamente, le gambe diventano deboli ed incerte, e l’uomo, con decisione, si gira e si allontana, mentre con le dita della mano tremante cerca di comporre il numero della polizia sul telefono che nel frattempo ha tirato fuori dalla tasca.

Una ventina di minuti dopo è disteso su una barella, mentre un giovanotto in camice bianco, con una maschera di paura sulla faccia, è intento a misurargli la pressione.
Lì vicino a lui c’è sua moglie, donna pavida, fin troppo timorata di Dio, che piange e prega, mentre un coro di voci si alternano e accavallano tutt’intorno fuori dall’ambulanza. 
Il commissario della centrale del paese è intento a fare delle chiamate: qui ci vogliono la scientifica e altre pattuglie. Dopo la chiamata sono giunte sul posto due volanti, che hanno parcheggiato sulla strada di breccia che confluisce nel piazzale dove il contadino tiene la sua baracca per le pecore, e poi hanno dovuto proseguire a piedi attraverso i prati.
Una volta arrivati lì, dopo qualche esclamazione, ma più che altro dopo qualche silenzio attonito, sono cominciate le telefonate. Prima l’ambulanza per l’uomo, che si reggeva di peso ad una pianta per non stramazzare al suolo, poi la scientifica, poi Giancarlo Zanichelli, investigatore che risolse tanti casi nella capitale ma mai nella provincia.
L’investigatore si presenta mezz’ora dopo. Ha la barba corta ben curata, i capelli ugualmente tagliati corti e un fisico snello. Indossa jeans e camicia bianca, le maniche tirate sopra scoprono il tatuaggio di un lupo sul nerboruto e poco peloso avambraccio destro. 
Arriva davanti alla ragazza, dopo aver pronunciato un paio di sommessi ʺ Buongiorno ʺ agli agenti e al Commissario, poi esamina la scena.
Si mette i guanti di lattice, da un’occhiata veloce alle incisioni e al ramo di ulivo conficcato nella vagina, poi delicatamente le solleva il mento, coprendo il volto. 
Con gli occhi lucidi le sposta delicatamente i capelli:

Sul volto vi è incisa:

  • La frase: ʺProvate a trovarmi, vi aspettoʺ (0%)
    0
  • La frase: ʺLa nascita ha inizioʺ (0%)
    0
  • Un'altra stella a cinque punte capovolta (100%)
    100
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9 Commenti

  1. Una pallina di carta… forse conterrà un messaggio da parte dell’assassino?
    Della tua storia, Maori, mi ha colpita in particolar modo la “crudezza” (passami il termine) delle immagini che sei riuscito ad evocare, come se dessi al lettore l’opportunità di trovarsi lì sulla scena.
    La trama scorre bene, e credo che ci sia molto da scoprire.
    Ti seguo, a presto!

  2. L’idea alla base del racconto mi sembra molto ritrita, però l’inizio è scritto bene quindi ci possono essere i presupposti per qualcosa di interessante! Forse si poteva gestire meglio il passaggio dal contadino ai poliziotti, a me è sembrato un po’ confusionario e non si capisce bene quello che sta succedendo, anche se forse è solo una mia impressione.
    Voto per la stella a cinque punte, a presto!

    • Ciao, il passaggio dal contadino ai poliziotti è uno stacco che ho voluto rendere più netto possibile, ma non è stato così perché mentre passavo ai poliziotti ho accennato al fatto che avevano trovato il contadino poggiato su una pianta in preda ad un malore causato dalla vista del cadavere.
      Un’altra problematica che cercherò di affrontare è il fatto che la trama SEMBRA trita e ritrita.
      Grazie per il parere.

  3. Davideberna ha detto:

    Scorre davvero bene è un piacere leggerlo e fa crescere la curiosità. L’inizio è da thriller classico vediamo come prosegue la storia. Ti seguo

  4. Alain ha detto:

    Secondo me ci sta, ora, dare una svolta inaspettata alla storia.

  5. Alain ha detto:

    Forse la ragazza è stata drogata o sedata prima di essere portata nel luogo dove si è consumato il crimine, chissà?
    Comunque l’inizio mi piace e sono curioso di vedere come si svilupperà il resto.

  6. Rossella Spada ha detto:

    Una pallina di carta… forse conterrà un messaggio da parte dell’assassino?
    Della tua storia, Maori, mi ha colpita in particolar modo la “crudezza” (passami il termine) delle immagini che sei riuscito ad evocare, come se dessi al lettore l’opportunità di trovarsi lì sulla scena.
    La trama scorre bene, e credo che ci sia molto da scoprire.
    Ti seguo, a presto!

  7. Lorenzo ha detto:

    L’idea alla base del racconto mi sembra molto ritrita, però l’inizio è scritto bene quindi ci possono essere i presupposti per qualcosa di interessante! Forse si poteva gestire meglio il passaggio dal contadino ai poliziotti, a me è sembrato un po’ confusionario e non si capisce bene quello che sta succedendo, anche se forse è solo una mia impressione.
    Voto per la stella a cinque punte, a presto!

    • Maori ha detto:

      Ciao, il passaggio dal contadino ai poliziotti è uno stacco che ho voluto rendere più netto possibile, ma non è stato così perché mentre passavo ai poliziotti ho accennato al fatto che avevano trovato il contadino poggiato su una pianta in preda ad un malore causato dalla vista del cadavere.
      Un’altra problematica che cercherò di affrontare è il fatto che la trama SEMBRA trita e ritrita.
      Grazie per il parere.

  8. Maori ha detto:

    Refusi: * Incisi a forza
    * Capisce che deve voltarsi
    * Che spunta tra le sue gambe
    * Scoprendo il volto

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