PIOGGIA ACIDA

Dove eravamo rimasti?

Sul volto vi è incisa: Un'altra stella a cinque punte capovolta (100%)

ANALISI DELLA SCENA

Un’altra stella a cinque punte capovolta, identica a quelle incise su seno e ventre.
La ragazza ha un bel viso, lineamenti delicati, zigomi leggermente pronunciati, labbra carnose, il naso fino e a punta ben intonato con le guance lievemente paffute e le fine sopracciglia sopra gli occhi sofferenti.
Le alza una palpebra. La ragazza ha gli occhi celesti. Rilascia cadere la palpebra.  
Le dà l’impressione di un Cristo crocifisso, un essere puro e immacolato che ha concluso la sua vita con la sofferenza, stampata adesso indelebilmente sul volto attraversato dai profondi solchi che formano la stella.
L’investigatore non sembra sorpreso, né impaurito, l’espressione nei suoi occhi è di curiosità mista a pietà; ma mentre osserva i profondi tagli pieni di sangue raggrumato, un pensiero lo travolge, e sebbene solo per un attimo provi a negarlo, la sua esperienza lo disillude immediatamente, mettendolo di fronte a una dolorosa verità: Tutte queste incisioni, la brutale penetrazione con il ramo di ulivo, tutto questo è stato fatto mentre era ancora viva. Questa ragazza ha sofferto molto prima di morire.
Le gira di spalle, ma sulla schiena non trova segni di percosse o di un possibile trascinamento.
Perciò probabilmente è stata condotta qui sulle sue gambe, per poi essere torturata.
Un altro dettaglio che Giancarlo ritiene probabile ma che accantonerà fino a quando l’autopsia non avrà dato i suoi risultati.
Delicatamente lascia ricadere il mento della ragazza sul collo.
Il commissario di polizia gli si affianca.
« L’ha trovata il contadino stamattina intorno alle 7.00 » esordisce l’uomo. Si chiama Pietro Vignaroli, è un uomo grande e grosso con folti baffi neri imbionditi alle estremità dal costante fumo di sigaro. Giancarlo non lo conosce a fondo, ma sa che ricopre la carica di Commissario da almeno vent’anni, come sa che quel genere di lavoro – che sia Commissario, poliziotto, poliziotto anti droga, perito ematologo o l’investigatore – in un tranquillo paese di duemila anime come Fonte non è molto pericoloso.
Si piega leggermente e si avvicina al ramo che spunta tra le gambe della giovane: un cespuglietto di foglie di olivo esce forse di cinque centimetri dalla sua intimità, il resto del ramo è conficcato all’interno.
« Si sa chi sia? » domanda al Commissario.
Rumore di pneumatici su breccia in lontananza. 
Giancarlo si gira: altre tre volanti sono giunte sul piazzale dove vi sono parcheggiate le altre.
Escono altri poliziotti.
« Non si sa chi sia, non credo sia di Fonte » gli risponde il Commissario.
« Prendetele le impronte allora, vediamo se è schedata. »
« Già fatto. »
Il Detective gira incuriosito intorno al corpo, osservandone con perizia maniacale ogni centimetro quadrato. A parte le incisioni non ci sono segni sul corpo. Nessun ematoma o segni di colluttazione.
Esamina più da vicino il collo: nessun segno nemmeno lì.
« Fammi indovinare, non è schedata. »
« No. »
« Cazzo, immaginavo. »
Giancarlo le apre la bocca. Deve metterci più forza del previsto: il rigor mortis è già avanzato. Dentro la bocca non trova nulla. Le alza la lingua ma nulla. Sembra il classico thriller horror ma la ragazza è così reale, e tutto quanto – da quando è arrivato sulla scena del crimine fino a quel momento – gli sembra così tristemente reale. Lui è originario di Fonte ed è cresciuto lì, si arruolò in polizia e durante la sua carriera fatta di veloci scalate fino a diventare Investigatore risolse casi di droga, violenza domestica, si trovò in mezzo a sparatorie, sventò rapine, impedì degli omicidi. Poi a quarant’anni è diventato Investigatore, e adesso, a quarantacinque, addirittura dubita che quello che ha davanti agli occhi sia reale. Le tocca le spalle e le braccia. A giudicare dal livello di rigidità dei muscoli la ragazza è morta almeno cinque ore prima.
Per adesso, analisi conclusa.

« Portatela via, cercate di non contaminare nulla per favore » ordina. La sua voce è piatta, atona.
Mentre la scientifica e gli agenti slegano le funi intorno ai polsi e alle caviglie della ragazza, l’investigatore Giancarlo Zanichelli fa una breve camminata tra gli alberi.
Osserva l’erba, ormai asciugata e riscaldata dal sole, osserva gli ulivi, poi alza lo sguardo verso la montagna davanti a lui, sulla quale si erge Fonte.
« Esaminate quelle funi, vedete se ci sono impronte » dice agli agenti della scientifica, continuando a guardare il piccolo paese arroccato sulla cima della montagna. Il terreno sul quale è stata ritrovata la ragazza è territorio di Fonte.
Ovviamente non ci saranno impronte sulle funi. Pensa.
« No guardi, le lasciamo qui le funi » gli risponde infastidito uno degli agenti. Giancarlo non gli risponde, non gli rivolge nemmeno lo sguardo.
« Salgo su in paese » annuncia agli altri, « vado a vedere se qualcuno l’ha mai vista in giro.»
« La aggiorniamo appena finita l’autopsia » gli fa eco il Commissario Vignaroli.
Giancarlo Zanichelli esplora tra i filari a destra della ragazza.
« Esaminate tutto il terreno, anche quelli confinanti »
Mentre lo dice, calpesta qualcosa.

Cosa calpesta?

  • Un piccolo frammento di calce (67%)
    67
  • Una pallina di carta (17%)
    17
  • Una siringa (17%)
    17
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13 Commenti

  • Non è lei.
    Ti vorrei incoraggiare per l’uso non sempre agevole del tempo presente perché si rischia di scrivere una specie di cronaca e non un racconto. Mi auguro che tu sappia gestire la cosa, anche perché nel giallo non sono ammessi errori temporali e i ruoli dei personaggi debbono essere necessariamente credibili (vedi il commissario ….) Auguri Maori🙋

  • Ciao, Maori.
    Si vede che ti piacciono i thriller: questo racconto mi pare proprio che rientri nel genere.
    Mi piace lo stile asciutto che hai adottato tuttavia, ti vorrei far notare qualche incongruenza:
    dici che l’ispettore le alza le palpebre e il mento e questi ricadono, però la salma è in pieno rigor mortis e non credo sia possibile che ciò avvenga. Inoltre, il protagonista è un investigatore che impartisce ordini con il commissario presente. Potrei sbagliarmi, ma non mi pare verosimile.
    Si vede anche che ti piace documentarti, il tralcio di ulivo mi fa venire in mente un noto caso italiano, solo che in quel triste frangente si trattava di vite.
    Al di là delle incongruenze, il racconto fila e mi pare anche ben ideato.
    Ora aspetto il quarto episodio e voto per la sorella.

    Potresti avere molti più lettori, fatti conoscere un po’ 😉

    Alla prossima!

  • Una pallina di carta… forse conterrà un messaggio da parte dell’assassino?
    Della tua storia, Maori, mi ha colpita in particolar modo la “crudezza” (passami il termine) delle immagini che sei riuscito ad evocare, come se dessi al lettore l’opportunità di trovarsi lì sulla scena.
    La trama scorre bene, e credo che ci sia molto da scoprire.
    Ti seguo, a presto!

  • L’idea alla base del racconto mi sembra molto ritrita, però l’inizio è scritto bene quindi ci possono essere i presupposti per qualcosa di interessante! Forse si poteva gestire meglio il passaggio dal contadino ai poliziotti, a me è sembrato un po’ confusionario e non si capisce bene quello che sta succedendo, anche se forse è solo una mia impressione.
    Voto per la stella a cinque punte, a presto!

    • Ciao, il passaggio dal contadino ai poliziotti è uno stacco che ho voluto rendere più netto possibile, ma non è stato così perché mentre passavo ai poliziotti ho accennato al fatto che avevano trovato il contadino poggiato su una pianta in preda ad un malore causato dalla vista del cadavere.
      Un’altra problematica che cercherò di affrontare è il fatto che la trama SEMBRA trita e ritrita.
      Grazie per il parere.

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