I dolci racconti della Morte

Dove eravamo rimasti?

E adesso cosa racconterà Ettore? La fine della storia con Laura (100%)

Laura, II

Sono pure finito dallo psicologo per questa storia della noia, sai? Mi ha quasi costretto Meo ad andarci, preoccupato perché una volta, parlando, gli dissi che vivere non aveva senso se mi annoiava così tanto farlo e in queste parole lui lesse un’intenzione suicida. Lui sosteneva fosse un crollo emotivo dovuto al fatto che Laura m’avesse lasciato. Ora ti racconto come è successo.

In quel periodo passavo le giornate a studiare o a guardare film. Non ricordo più cosa stessi facendo quando qualcuno, durante una mattina primaverile, penso fossero le undici, insomma non ricordo cosa stessi facendo quando sentii il suono gracchiante del citofono.

-Sono Laura-

Immediatamente pensai che fosse successo qualcosa; lei non si era mai presentata così a casa mia, senza nemmeno avvertire con un messaggio, o una chiamata. Ero sì curioso di sapere, ma allo stesso tempo qualcosa mi bloccava, era come se qualcuno mi stesse tirando per i capelli per non farmi muovere. Ero così preso da questo mio dubbio interiore che, alla fine, senza accorgermene, mi ritrovai sotto.

-Devo parlarti-

-Qua sono- e in quel momento, come se quelle due parole l’avessero ferita mortalmente, o forse la colpevole era solo una delle due, ma in quel caso non saprei quale le avrebbe potuto fare così male, se ‘qua’, oppure, più probabile per i dubbi e le crisi esistenziali che si porta dietro, la parola ‘sono’, insomma tutto d’un tratto lei si mette a piangere e mi coglie impreparato, e impreparato è proprio la parola più adatta e non solo perché non me l’aspettavo, ma anche perché non sono mai stato in effetti preparato a consolare le persone tristi.

Camminammo, senza dirci una parola, per un bel po’ di tempo. Nessuno dei due aveva il coraggio di aprire la bocca per paura di tutto ciò che i denti celavano. Alla fine ci sedemmo su una panchina. Di fronte avevamo un paesaggio bellissimo: le colline disegnavano un profilo sinuoso ed elegante a un orizzonte altrimenti piatto e le pale eoliche sembravano dei giganti che si divertivano a danzare facendo roteare le possenti braccia come se sapessero di far parte di un dipinto perfetto; e questa bellezza veniva resa ancor più tragica dal dramma che si stava consumando dall’altra parte: se, come nel film, le colline avessero davvero avuto gli occhi, avrebbero visto due persone silenziose che venivano tenute insieme solo dalla panchina sulla quale erano seduti; lei con il viso rosso e graffiato dalle lacrime, lui, cioè io, con gli occhi che cercavano disperatamente qualcosa a cui aggrapparsi pur di non fissarsi sulla ragazza.

Lei mi dice che non prova le stesse cose che provava prima e io non capisco quale sia il problema, il cambiamento è vita, dicono, quindi è normale e anche sano che tutto cambi, anche i sentimenti, ma a quel punto lei mi dice che non prova più nulla per me e io le dico che è impossibile non provare più nulla per qualcuno, non puoi non provare più nulla, al massimo indifferenza, ma è pur sempre qualcosa che provi e non mi sembrava quello il caso.

-Non renderlo più difficile-

-Vuoi che mi lasci da solo?-

-Non scherzare-

Insomma, per farla breve, ci lasciammo; la panchina, ultimo baluardo a cui ci eravamo aggrappati per restare uniti, crolla come fosse fatta di carta e io ritorno a casa. Durante il tragitto sentii dentro di me qualcosa che mi forzava quasi a piangere, ma poteva forse essere tristezza? Potevo forse essere triste? Io che l’avevo lasciata molto tempo prima di separarci?

Raccontai tutto questo alla psicologa e lei, contro tutti quelli che credo siano i valori di questo mestiere, espresse un suo giudizio personale:

-La tua non è noia-

-Apatia?-

-Ti piacerebbe-

-In che senso?-

-Tu hai paura di vivere-

-Che vuol dire?-

-Hai così paura che le cose che ami ti vadano male che ti sei auto convinto che non ti piace nulla, nemmeno la vita; ma in realtà hai solo paura di soffrire-

Sul momento mi misi a ridere; ma quelle parole furono come una coltellata che però non mi colpì nell’immediato, dall’esterno, no, la lama invece mi crebbe dentro, piano piano, silente, fino a quando non calò il fendente ferendomi direttamente l’anima; e son sicuro che fu proprio da quella ferita che il cancro trovò una via d’accesso per il mio corpo.

Cosa racconterà adesso Ettore?

  • L'incontro con un altro malato terminale (0%)
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  • La prima volta che si rese conto di cosa fosse la morte (100%)
    100
  • Il suo rapporto con Meo (0%)
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8 Commenti

  • Ciao e benvenuto,
    molto interessante questo incipit, forse un po’ precipitoso: avrei rimandato la prima partita al secondo episodio giusto per cominciare a conoscere meglio i due. Originale l’idea di riprendere e rivisitare il tema del famoso film e poi il calcio-balilla era uno dei miei giochi preferiti quando ero più giovane, ho partecipato anche a qualche torneo tra amici, sempre in attacco, che in porta non ci sapevo stare 😉

    Aspetto il seguito e voto per la storia d’amore, visto il genere scelto.

    Alla prossima!

  • L’idea è originale e divertente, anche se forse avrei omesso il riferimento esplicito al film, dal momento che l’immagine della partita a scacchi con la morte tendenzialmente è nota anche a chi il film non l’ha visto; ma questa è solo una mia opinione personale.
    Ci sono delle cose che stilisticamente non mi sono piaciute molto (d eufoniche, “silenzio assordante” che ormai è un ossimoro troppo scontato), però l’incipit promette bene, vediamo dove andrai a parare. Voto per raccontare la storia d’amore, visto che è l’unica che sembra non avere a che fare con la morte e mi sembra meglio partire da questa. A presto!

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