Tales of Winter

Capitolo I (Primavera)

La prima cosa che Alice pensò dopo essersi svegliata fu di dover patire ancora una giornata tra Elettroshock e terapie farmacologiche.

Ma quel giorno fu diverso.

Quel giorno, Alice si svegliò non nella sua microscopica cella imbottita, ma in una vera e propria stanza da letto completa di tutto: lenzuola profumate, mobili di legno antico e persino una piccola stufa che irradiava un calore rilassante.

Che fosse capitata in uno di quei sogni che tanto affollavano le sue notti?

Tastò quelle coperte pesanti e vi tuffò il volto, giusto per sincerarsi che fossero davvero reali. Poi si alzò e si diresse verso la grande cassettiera completa di specchio e lì passò in rassegna ogni sfumatura del suo riflesso: ancora indosso la tuta del Manicomio, il suo corpo era asciutto fino ad essere quasi scheletrico e il suo viso mostrava i segni dei duri trattamenti a cui era stata sottoposta. I suoi capelli biondi, slegati dalla lunga treccia che era costretta a portare, ricadevano come un cumulo di paglia ormai secca e nei suoi occhi azzurri e nell’espressione del volto sembrava splendere ancora una scintilla di delirio.

Chi era stato a salvarla? Chi l’aveva portata lì? E soprattutto, dov’era “lì”? L’ultima cosa che ricordava era di aver trovato la porta della sua cella aperta e poi… già, poi cos’era successo?

Rimase per un lunghissimo istante ferma a cercare quelle risposte prima che qualcuno bussasse delicatamente alla sua porta. Lei si avvicinò allo stipite e lo socchiuse, rivelando la figura di una vecchina di quasi ottant’anni, dall’espressione arzilla e dagli occhi ancora luminosi.

“Ciao, piccola mia, ti sei svegliata finalmente. Ecco ti ho portato il tè, mi fai entrare?”

Alice aprì l’uscio e lasciò che l’anziana donnina posasse sul tavolino un vassoio pieno di tè e dolcetti caldi che sembravano appena usciti dal forno. Si avvicinò con cautela, prese uno dei biscotti e se lo portò alla bocca.

“Vedi, è buono. Dai, non ti faccio niente, ormai il peggio è passato. Qui sei a casa.”

Incitata dalla vecchina, Alice si buttò sui dolcetti e tracannò il tè, assaporando il senso di calore che esso generava all’interno del suo stomaco.

“Bene, ora che ti sei rifocillata, possiamo parlare. Come ti chiami?”

“A-Alice.”

“Piacere, Alice, io sono Dorothy.”

“Dorothy? Quella Dorothy?”

“Certo, quella Dorothy.”

Alice scosse la testa, guardandosi nervosamente intorno.

“Tranquilla, non siamo più all’interno di quell’orribile Manicomio. Qui nessuno ti vuole fare del male, anzi. Qui sei tra amici.”

“Tra amici… Amici.” Alice soppesò quella parola, come se per lei fosse lontana dal suo parlare abituale.

“Ce la fai ad alzarti? Mi piacerebbe presentarti gli altri.”

“Io… sì, credo di sì.”

Insieme le due donne si dirigettero fuori dalla stanza e giù per le scale fino ad un ampio salone dove, attorno ad un tavolo, vi erano due loschi figuri intenti a discutere su una mappa. Uno di essi, forse il capo, sembrava essere l’illustrazione di un brutto libro per bambini con quel gilet di tessuto sporco e rattoppato e il naso un po’ troppo lungo rispetto alla norma. L’altro era un nano, forse l’ultimo della sua specie, che trangugiava da una grossa fiasca.

“Questi sono i miei ragazzi. Forza, salutate la nuova arrivata.”

“Piantala, Dorothy, non vedi che abbiamo da fare?”

“Oh, il mio Pinocchio. Sembra un po’ burbero, ma in fondo ha un gran cuore. Venite, volevo presentarvi Alice. Salutatela.”

“Alice? Dici la ragazza che abbiamo salvato dal Manicomio?” si intromise il nano. “Ma che piacere. Sono davvero onorato di fare la sua conoscenza.”

“Ma che stai dicendo, non riconosceresti una birra da dell’acqua di fogna e vuoi fare il raffinato.” Pinocchio si distende in un lungo inchino e fa cenno ad Alice di raggiungerli. “Perdonate il mio collega, a volte sa essere proprio scortese. Cara Alice, vi do il benvenuto in questa casa, proprietà della qui presente Dorothy e quartier generale della Ribellione contro il Regime d’Inverno.”

“La Ribellione?”

“Esattamente.”

“Non ci posso credere. Quindi siete stati voi ad attaccare il Manicomio e a liberarmi?”

“Lo abbiamo fatto, sì.”

“Perché?”

“Perché quando ti abbiamo visto, c’era una luce nei tuoi occhi che pochi hanno e che può aiutarci nella battaglia per il ritorno della Primavera. Tu Alice hai visto molti luoghi nel Paese delle Meraviglie e vorremmo che condividessi alcune delle tue storie con noi. Non vogliamo costringerti, ma sappi solo che sempre più persone dipendono da noi e dal calore che solo noi possiamo dare. La gente è stanca dell’Inverno e di dover sacrificare la propria speranza in cambio di sicurezza.”

“Aspetta. Sono appena uscita dalla cella di un manicomio, dammi un po’ di tempo per pensarci.”

“Tutto il tempo che vuoi. Nel frattempo potrai stare qui, vero Dorothy?”

“Certo. Vieni, ragazza mia, hai bisogno di riposo. Non hai nulla di cui preoccuparti ora.”

- Continua -

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3 Commenti

  • >da quant’è che continua ad ospitare fuorilegge senza che il Regime la punisca a dovere?
    Questa frase mi fa votare: I Ribelli fuggono prima di essere scoperti

    L’inizio è intrigante però hai usato due capitoli per una sola descrizione: avendo a disposizione solo dieci capitoli, rischi di farti scappare delle belle occasioni. Lascia di più giocare i tuoi lettori 😉

    Ciò detto, ti seguo e vediamo dove ci porti 🙂

    Ciao 🙂

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