Tales of Winter

Dove eravamo rimasti?

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Capitolo I (Inverno)

Il tetro personaggio a due teste squadrava la porta della cella, non lasciandosene sfuggire nemmeno il più piccolo dettaglio.

“Cosa credi che sia stato?” domandò la prima faccia, dalle fattezze simili ad un Gatto.

“E’ stata forzata ovviamente.” rispose la seconda, una Volpe.

“Forzata? E da chi?”

“Questo non lo so. Però una cosa è certa: sapevano quello che stavano cercando. Guarda lì: le orme nella polvere sono dirette e senza deviazioni, e gli altri prigionieri non sono stati toccati.”

Un urlo disumano echeggiò nel corridoio, subito seguito da pianti, lamenti e altri versi di non facile interpretazione.

“Odio questo posto.”

“Lo so, caro amico mio, ma non possiamo farci niente. Il lavoro è lavoro.”

Il Gatto e la Volpe presero un taccuino da una delle tasche interne del completo e cominciarono a scribacchiare una serie di appunti.

“Sai già cosa scriveremo nel rapporto?”

“No, a parte che la nostra cara Prigioniera 762 è scappata.”

“Credi che ci sia lo zampino della Ribellione?”

“Di questo ne sono più che certo. Tutto in quest’attacco parla di organizzazione minuziosa. Forza ora, ci aspetta la parte più difficile.”

“No, non vorrai dire che…”

“Esatto.”

Il Gatto e la Volpe si incamminarono lungo i corridoi del Manicomio cercando di non prestare attenzione ai lamenti e ai bisbiglii infernali di tutti gli ‘inquilini’ del luogo. La parte peggiore fu passare accanto alla sala operatoria dove un povero cittadino stava venendo sottoposto a lobotomia inserendogli un sottile ago sopra la palpebra.

Una volta giunti alla porta dell’ufficio del Sovrintendente, la Volpe sollevò il braccio e bussò, sperando per un istante di non ottenere risposta.

“Avanti.”

La stanza era piccola, ma arredata con un gusto particolare, se non disgustoso. I mobili come la scrivania, la libreria e il tavolino completo di sedie erano tutti composti di un misto di ossa, carne e fibre muscolari, tutti appartenenti ai condannati a morte del Regime. In mezzo a quel museo degli orrori stava assiso, come un re sul suo trono, il Cappellaio Matto, riconoscibile dall’ampio camice e dall’alta tuba nera con impresso il fiocco di neve dell’Inverno.

“E così siete arrivati alla fine. Allora, qualche notizia di cui non siamo ancora al corrente?”

“Certo, signore. La cella è stata forzata, i suoi rapitori sicuramente sapevano cosa stavano cercando.”

“Immaginiamo. Andate avanti.”

“Ecco, noi crediamo che ci sia lo zampino della Ribellione.”

A quella notizia, il Cappellaio Matto rimase in silenzio, lo sguardo impenetrabile fisso in un punto oltre i suoi interlocutori.

“Esatto.” riprese il Gatto. “Sappiamo con certezza che la Ribellione sta organizzando qualcosa, un piano che ancora non sappiamo per certo cosa sia. Però una cosa è sicura: le tracce anche da casi precedenti portavano tutte ad un solo posto: la Casa di Dorothy.”

“Ah, Dorothy, quella simpatica e adorabile vecchina. Certo, da quant’è che continua ad ospitare fuorilegge senza che il Regime la punisca a dovere?”

“Da tanti anni, dal suo ritorno da Oz, credo.”

“Bene. Crediamo sia il momento di farle visita.” fece il Cappellaio, sollevando la cornetta di un telefono ricavato da un cranio umano. “Sì, crediamo sia arrivato proprio il momento.”

E ora, cosa succederà?

  • Il Cappellaio tende un'imboscata ai Ribelli (0%)
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  • I Ribelli fuggono prima di essere scoperti (100%)
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  • Gli sgherri del Cappellaio raggiungono in tempo la Casa di Dorothy (0%)
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3 Commenti

  • >da quant’è che continua ad ospitare fuorilegge senza che il Regime la punisca a dovere?
    Questa frase mi fa votare: I Ribelli fuggono prima di essere scoperti

    L’inizio è intrigante però hai usato due capitoli per una sola descrizione: avendo a disposizione solo dieci capitoli, rischi di farti scappare delle belle occasioni. Lascia di più giocare i tuoi lettori 😉

    Ciò detto, ti seguo e vediamo dove ci porti 🙂

    Ciao 🙂

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