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Dove eravamo rimasti?

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La nascita della morte divina (1010110 1100101 1100100 1110010 1100101 1101101 1101111)

La tremante curva scheletrica formata dalla schiena di quell’ammasso di pelle e disgustosi stracci si raddrizzò, o perlomeno ne ebbe l’intenzione, nel momento in cui la copia, l’emulazione oltraggiosa di quel verme umano si girò, alzandosi. 

Venendogli incontro.

Quel momento di contatto con il proprio Io fu anche la fine della vita di Andrew Miller. L’uomo posò gli occhi sul braccio del suo doppio e, appena concluso questo movimento di retina, la copia cadde a terra urlante. Come se le avessero sparato. Il suono acutissimo, inudibile all’immensità di vuoto attorno all’appartamento abbandonato, lacerò l’aria. Da quello strappo della realtà uscirono altri Andrew Miller. Altre copie mutate, deformi, confuse. In meno di pochi minuti tutta la stanza si riempì di sue copie, talune solide, talaltre liquide, tutte uscite dallo strappo nell’aria. Il vero Andrew rimase immobile in quel mare tempestoso di sé stesso.

Aveva capito. Aveva preso coscienza della finta realtà costruitagli attorno. Come un animale allo zoo, osservato, letto da spettatori divertiti ed intrattenuti dalla sua sofferenza. Svanì. Quando la sua esistenza cessò, si portò via anche il resto della finzione. Del suo Luogo Non Adatto. Il buco nero della consapevolezza della sua falsità risucchiò tutto l’appartamento. Poi anche l’intera cittadina senza nome accanto. E infine l’intero paese in cui la cittadina era stata posizionata. Non ci furono vittime, dal momento che l’unica persona esistente in quel luogo costruito dal nulla, costantemente osservato da chiunque volesse, era Andrew.

Un largo ghigno dipinse di bianco l’espressione in penombra di Dio. Costui non aveva un nome. Sin dalla nascita nessuno si era curato di nominarlo; per questo motivo la sua mente corrotta si reputava, ed obbligava gli altri suoi pochi colleghi a reputarlo, semplicemente un Dio. Il Dio della non esistenza terrena. Di ciò che, dal punto di vista di chi osserva, non esiste.

Del Luogo Non Adatto di tutti.

Era stato il solo lì dentro per un bel periodo. Nato dalla stanza, dentro la sicura oscurità di essa che lo avvolgeva. Quel posto in cui viveva non era illuminato, se non dal bagliore blu degli schermi sui muri. Per il resto tutto attorno era completamente immersa nel nulla. Dio, a dire la verità, non sapeva quanto fosse grande la sua dimora. Non aveva nemmeno idea del perché si trovasse lì. Lui comandava e basta. Così gli era stato insegnato dalla stanza. “Fai ciò che vuoi con coloro che vedrai attraverso gli schermi, sono solo dei gusci vuoti a tua disposizione. Tu pensa e quello che vorrai gli accadrà.” Questo aveva imparato e aveva agito di conseguenza.

Ma poi erano arrivati gli altri. La stanza aveva partorito ancora. Da uno spigolo in alto, con rumori lenti e gorgoglianti, uscì un bambino urlante. Era simile a Dio, ma in un certo senso opposto. L’utero inanimato e flaccido da cui era uscito si ritirò su sé stesso, tornando al normale. Qualsiasi posto fosse quello, aveva vita ciclica. 

Il fratello divino divenne presto un servitore del primogenito della stanza vuota. E così tutti gli altri che vennero. Gli schermi blu inizialmente anche erano vuoti. Poi furono popolati di persone, oggetti, cose. Tutto ciò che accadeva era voluto. Di tutti quei suoi oggetti di divertimento, con cui poteva fare ciò che voleva. Quando voleva. Un’interruzione di 15 giorni non contava, in quei luoghi con quotidianamente osservava nelle centinaia di migliaia di schermi posizionati di fronte alla sua unica sedia.

Poi arrivarono Loro. Gli spettatori. Chiunque fossero, per qualsiasi motivo stessero osservando, avevano iniziato a decidere. Togliendogli potere. Adesso era a loro disposizione, era costretto a fare quello che volevano. Costretto dalla stanza a porre tre possibili scelte.

Aveva fatto il possibile per rendere le scelte più incomprensibili possibile, ma non era servito. Ed ecco ciò che quegli incoscienti avevano fatto. Andrew aveva capito, ed era morto. Per loro colpa. 

E lui non poteva fare altro che continuare a fare quello che volevano, a seconda delle loro decisioni. Il prossimo, doveva passare al prossimo. Aveva finito il tempo. Aveva finito la sua eternità.

Ma le cose sarebbero cambiate.

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14 Commenti

  • Ciao Max. lungi da me l’idea di averci capito qualcosa. Questo tuo racconto del NON che si nutre del nulla e dove prendere coscienza del non essere finisce per annullare con noi anche il tutto NON che ci ospita. Un manifesto nero, come una lavagna dove solo uno “zero” ed un “uno” possono trovare il giusto spazio tanto contengono il messaggio universale che tutti oggi siamo contenuti in un mondo fatto solo di uno e zero. Ecco, come vedi ci ho capito poco o nulla, dispero di fare meglio e scelgo naturalmente a “caos” tra le scelte che la stanza impone. Metti che scelgo LEI perché comunque LEI è sicuramente meglio di LUI e di LORO. Alla prossima, ciao

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  • Salve Max,
    chissà che quel “Loro” non sia in realtà un “Noi”, quest’entità pubblica ed enormemente fastidiosa al tempo stesso con tutto il suo potere decisionale.
    Peccato per il signor Miller, qualcuno che scrive in binario non lo trovi tutti i giorni.
    Chissà che il mio capriccio di scegliere “Loro” come prosecuzione del racconto non coincida col desiderio dell’altrettanto capriccioso (e forse lievemente megalomane nel suo delirio di divinità) autore.
    Seguo la storia e attendo col fiato sospeso il prossimo capitolo.

  • Ma è bellissimo, non vedo l’ora di vedere cosa succederà, cosa dirà l’uomo a se stesso, se avrà il coraggio di torturarsi o se, il sé non è mai lo stesso e quindi vedrà nei suoi occhi un’altra persona.
    Vabbè, scrivi in fretta l’episodio 2 che sono curioso.
    Ovviamente ho votato la risposta che finisce con tutti 1111111, mi sembra la più calzante a questo punto del racconto.

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