Ciò che non mi hanno ancora bruciato

Dove eravamo rimasti?

Chi è Carly (la compagna del papà)? E' la madre del migliore amico di Oscar (50%)

ASSISTENTI SOCIALI

Quando vivi in una situazione come la mia, è importante non farlo sapere ai tuoi amici. Tutti ti guarderebbero con quello sguardo del tipo “poverino, quello è il ragazzo con la madre sempre ubriaca” e preferirei evitare.

Con i servizi sociali, alla fine è andata bene, più o meno. Sono arrivati verso le 16 e noi avevamo già finito di sistemare da un pezzo. Purtroppo, però, io e Lizzie non eravamo a conoscenza di un piccolo armadietto della mamma.
Le due assistenti, dopo essersi presentate nell’ingresso, si precipitarono in cucina, aprendo qualche anta e sbirciando dietro al frigo, ma trovando solo Nutella e polvere.
Ma poi, chiesero di vedere anche le altre stanze, il che non era un problema, perchè avevamo buttato tutto ciò che poteva essere frainteso dalle assistenti.
C’era un solo armadietto che nostra madre ci aveva chiesto di non aprire -ricordi d’infanzia-, e quando le due ragazze tentarono di aprirlo, mia madre cercò di spiegare loro in tutti i modi che non dovevano aprirlo, visto che era personale. Ma le due non si lasciarono intenerire e trovarono una ventina di bottiglie di rum.
-Ho una passione per il rum.- fu l’unica cosa che mia madre riucì a dire.
Mi aspettai il peggio, vedevo già me e Lizzie che ogni settimana andavamo a trovare mia madre in carcere, o peggio, che ci trasferissimo da papà, ma non accadde nulla di tutto ciò.
Le due assistenti spostarono lo sguardo da mia madre a me e Lizzie.
-Ragazzi, in questi casi voi dovreste andare a vivere da vostro padre, ma, c’è qualche motivo particolare per cui preferireste non trasferirvi?- lo sguardo era dolce, la voce calma. Per un attimo pensai anche di dire tutto, ma decisi che non volevo peggiorare la situazione.
-Signora, io preferirei evitare di spiegarle il motivo.- esclamò Lizzie.
-Mi dispiace, ma senza nessuna informazione concreta non potremo fare molto. Lunedì dovrete trasferirvi.- guardai Lizzie triste, mentre le due assistenti prendevano le giacche e le borse e se ne andavano. Tutto ciò che stavamo cercando di costruire con nostra madre, era finito.
-Nostro padre ci picchiava.- le parole mi uscirono dalla bocca, senza che lo volessi. Le assistenti si bloccarono e tornarono indietro. -Sì, ci picchiava, tutti e tre. Ora sta con la madre di un mio compagno, che non ha idea di che razza di uomo sia, e vive la sua vita nel suo attico. Noi non volevamo dirlo, perchè, dopo tutto questo tempo, l’unica cosa che vogliamo è non vederlo più. Non abbiamo intenzione di denunciarlo, o vendicarci in nessun modo. Solo, la prego, non ci faccia andare da lui.- stavo quasi piangendo.
-Confermate la storia?- chiese l’assistente a mia madre e mia sorella e loro annuirono. Mi diede fastidio che la definì “storia”: erano i fatti. -Ascoltate, capisco che non vogliate esporre denuncia, ma siamo sicuri? Non abbiamo prove, o altri testimoni e questa potrebbe essere diffamazione, che è un reato.
-Adesso ascolti lei, signora. Il mio ex marito picchiava me e i miei figli e lei ci accusa di diffamazione?- sibilò mia madre.
-Non sto accusando nessuno, sto solo dicendo che potrebbe essere una scusa per poter vivere esclusivamente con lei
-E perchè dovrebbero farlo se il padre non ha fatto niente?- le assistenti rimasero in silenzio. -Ora, signore, vi chiedo per favore di andare via.
-Ci scusi. I ragazzi potranno vivere qua e non racconteremo a nessuno questa storia.- mia madre e le assistenti annuirono, come se stessero stringendo un accordo, poi le due se ne andarono.

Cosa racconto nel prossimo capitolo?

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