Il futuro è delle donne 2

Dove eravamo rimasti?

Credi anche tu che molti giovani conducono una vita disordinata? si (100%)

Amo aiutare altre persone e considero il mio più grande piacere nella vita vedere una persona liberarsi delle ombre che oscuravano i suoi giorni. (Ron Hubbard)

Nel silenzio di Adrian mi permetto di dire battendogli affettuosamente la spalla «Oggi, molti giovani conducono una vita disordinata e mal governata dagli amici che sostituiscono la famiglia.»

«Ma non è sbagliato?» mi chiede Alain con uno sguardo indagatore ed aggiunge prima della mia risposta «e come è possibile rimediare?»

«Non è facile aprire gli occhi ai giovani in quanto la famiglia è imposta, invece gli amici si scelgono.» gli rispondo mentre mi accompagnano dalla nonna in un angolo della terrazza nascosto da un pergolato spiovente di sempreverde e circondato da alberelli di limoni in grossi vasi di terracotta.

Mi trovo innanzi una donna minuta dai lunghi capelli accuratamente pettinati, sottili come fili d’argento e gli occhi circondati da rughe profonde. È seduta su una bianca sedia a dondolo ma senza dondolarsi. Il suo sguardo è rivolto al debole chiarore del crepuscolo che sta scolorendo il cielo senza nuvole lasciando emergere uno spicchio di luna. Sono affascinato dalle sue palpebre socchiuse con i pensieri che vagano chissà dove, forse a ricordare una vita in partenza verso il nulla o forse a fantasticare di cosa avrebbe voluto fare di diverso in quella vita che non l’aveva delusa solo perché non si era aspettata molto.

Un usignolo interrompe il silenzio col suo canto melodioso mentre il mio pensiero va allo scorrere della vita e capisco che i segni della vecchiaia, non sono le rughe, le macchioline scure sul dorso delle mani e la schiena curva, bensì i rimpianti insabbiati nel tempo perduto.

Credi anche tu che i segni della vecchiaia sono i rimpianti insabbiati nel tempo perduto?

«Nonna, abbiamo un ospite, ti presentiamo Alex.» dice il nipote maggiore toccandole delicatamente la spalla, preoccupato per quel vecchio spirito avvicinarsi all’estinzione.

Lei si rianima e faticando per la schiena ingobbita alza il volto per giudicarmi dal sotto in su socchiudendo le palpebre per mettermi a fuoco. Allunga la mano scheletrica per salutarmi con un lieve sorriso sulle labbra sottili e mi dice con voce esile «Sai, i nomi dei ragazzi li ha scelti la loro madre, per risparmiare passando i vestiti dall’uno all’altro sui quali ricamava le iniziali. La lettera A l’aveva scelta perché la ricamava più velocemente delle altre ed anch’io ricamo le iniziali sulle camicie dei ricchi per aiutare la famiglia.» e ricurva ma ancora svelta si avvia verso la cucina.

Sulla terrazza, dalla quale si potrebbe pescare con la canna, tutta la famiglia cena ogni sera guardando l’ultimo chiarore colorato del sole nascondersi dietro l’orizzonte.

Sedendomi noto i due posti vuoti imbanditi a capotavola, ma nessuno dice nulla, lasciando un alone di mistero.

Sto pensando ad una domanda per esplorare la situazione quando entra la nonna allargando le labbra in un sorriso di soddisfazione che le illumina il viso fra le sue mille rughe e deposita una pentola fumante al centro della tavola. Mi guarda e con la dolcezza di quella voce tremante che dona la maturità della vecchiaia dice inebriandoci «Polpi con patate all’antica ricetta dell’isola.»

«Bevi un goccio di vino, lo fa il contadino su in collina come ai vecchi tempi.» mi invita Alain togliendo un vecchio tappo di sughero da un fiasco consumato.

«Grazie, oggi lo chiamano vino biologico e fa bene alla salute che è il bene più prezioso.» gli rispondo con l’aria di apprezzare tutto ciò che è genuino, naturale e senza conservanti, fertilizzanti e pesticidi.

«Un brindisi al pescato di oggi.» propone il nonno, ma noto un velo di sconforto e sofferenza nascosta nel fondo dei loro bicchieri tintinnanti. Un suono che mi ricorda la superstizione medievale con la quale si credeva di spaventare e tener lontano gli spiriti cattivi.

Bill, avendo notato il mio celato desiderio di motivare quei posti vuoti, accenna la storia della sua unica figlia, la madre di Alain e Adrian, nella speranza che sfogandosi avrebbe aiutato a togliere la pena dai loro cuori.

All’inizio del racconto noto con tristezza aleggiare nell’espressione dei nonni l’angoscia per essere sopravvissuti alla loro figlia tanto amata.

Resomi conto di quanto il tormento per quella perdita non ha ancora raggiunto il limite dell’oblio intervengo per invogliarli a continuare «Sfogarsi è il miglior sedativo esistente e un dolore condiviso è un dolore dimezzato

Credi anche tu che sfogarsi è il miglior sedativo esistente e un dolore condiviso è un dolore dimezzato?

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9 Commenti

  • Ciao
    sono capitata per caso sulla tua storia e devo dire che ho qualche perplessità riguardo alcuni passaggi di questo capitolo, in particolare.
    Ho avvertito delle forzature: il dolore e l’elaborazione del lutto coinvolgono ricordi, sentimenti, delusioni, aspettative, consapevolezza di sé e degli altri, elementi che, di per sé, sono molto personali e complicati. Ci vogliono parole semplici e dirette per esprimere il dolore: parole che esprimono un gesto, catturano la luce di uno sguardo, un lieve movimento degli occhi, del corpo o delle mani, un battito cardiaco alterato, un respiro che non c’è più… Sono più efficaci che lunghi discorsi.
    Mi sembra molto improbabile che si possa confortare ( e dire) chi ha subito e sta vivendo in quel momento una perdita importante, la frase che hai scritto: “C’è un posto nella coscienza dove l’atroce dolore per la perdita della madre passa attraverso le lame affilate della memoria e del tempo che esiliano il dolore nell’inevitabile oblio.” Chi ascolterebbe?
    Non sono d’accordo e mi stupisco anche di quest’altro concetto: “Pensai che se avessi avuto figli avrei cercato di farmi amare il meno possibile per risparmiare loro di soffrire così tanto per la mia dipartita.”. Privare dell’amore per evitare loro la sofferenza? Molto discutibile.
    Spero che tu non mi mandi al diavolo per quello che ho scritto, ovviamente esprimo una opinione personalissima. In fondo, questa piattaforma invita e si basa sul confronto tra i lettori sulle loro storie.

    • buongiorno Louise, ti ringrazio per i tuoi commenti molto appropriati, del resto non sono uno scrittore. Il motivo del manoscritto, che è molto lungo, è il progetto per dare alle donne il governo dell’umanità.
      Sarei lieto di ricevere le tue critiche anche sulla prima parte “Il futuro è delle donne” senza numero, ma soprattutto riceverle in merito al progetto abbozzato alla fine del manoscritto che se vuoi posso inviartelo. Ciao Sergio.

    • Buongiorno Giulia. Ti informo che esiste la prima parte del manoscritto dal titolo senza numero 2 ed è importante leggerlo per capire la storia. Dovrai avere pazienza, è una storia molto lunga, ma se riuscirai arrivare alla fine, il che è difficile, forse non sarai più lo stessa e non essere indulgente in critiche e suggerimenti per migliorarlo. Ti auguro una gioiosa giornata. Sergio.

  • Ciao, preferisco pensare che un onesto, e per di più amico sia immune da certi stimoli, o almeno sia in grado di controllarli senza troppe difficoltà.
    In quanto al tema di “andare via” credo sia uno dei più dibattuti nelle coscienze degli ,uomini. Molti lo fanno, la maggior parte rinuncia. Vediamo il tuo protagonista dove ci porterà. auguri, alla prossima.

    • Ciao, ti ringrazio per il tuo commento, è il primo che ho ricevuto. Ti informo che esiste la prima parte del manoscritto dal titolo senza numero 2 ed è importante leggerlo per capire la storia. Dovrai avere pazienza, è una storia molto lunga, ma se riuscirai arrivare alla fine non sarai più lo stesso e non essere indulgente in critiche e suggerimenti per migliorarlo. Ti auguro una gioiosa giornata. Sergio.

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