Il futuro è delle donne 2

Dove eravamo rimasti?

Credi anche tu che sfogarsi è il miglior sedativo esistente e un dolore condiviso è un dolore dimezzato? si (100%)

Guariamo dalla sofferenza solo provandola appieno. (Marcel Proust)

Mentre Adrian si versa per la seconda volta la profumata zuppa il fratello interviene angosciato «Lasciatemi aggiungere il mio pensiero,» e nella silenziosa attesa di tutti inizia con paziente tormento «mio padre aveva lavorato trent’anni nella fabbrica di conserve di pesce, prima sedici ore al giorno come uno schiavo, poi dieci, poi otto. Alla fine si considerò fortunato per essere stato licenziato per ultimo a seguito della chiusura definitiva della fabbrica, nonostante varie ristrutturazioni.»

Mi sento di intervenire confortandolo con un lieve sorriso «Oggi si lavorano otto ore al giorno ma se aggiungi quelle di viaggio della gente che si alza alle sei e torna a casa alle otto di sera, non è molto diverso dalla schiavitù di allora. L’uomo nasce libero ma rimane schiavo del più forte.»

«Perché sorridi alla tristezza del mio lamento?» mi dice con tono pungente.

«Credi che alla tristezza bisogna rispondere con altrettanta tristezza e non invece con un confortante sorriso che la disperda? Ciò non significa che non prenda con avidità il tuo dolore ma intendo rallegrare un poco la tua tristezza.»

La nonna, scuote il capo dalla disperazione ed una lacrima pesante le scende fra le rughe.

A quella lacrima il nonno si infervora e, chiudendo le palpebre per non far uscire le sue di lacrime, sente ancora più profondo il bisogno di scaricarsi da quelle ombre lontane. Considerando che l’indomani sarei scomparso dalla loro vita decide di sfogarsi «Mio genero non riuscì mai a superare la vergogna del licenziamento ed un giorno uscì di casa, chiuse la porta e non tornò più.»

Anche Alain, desideroso del sollievo di chi si confida a orecchie comprensive e leggendo nei miei occhi un interesse autentico continua con gli occhi umidi dalla nostalgia «Ho sempre pregato affinché mio padre tornasse per spiegarci il motivo, se per vergogna, codardia, orgoglio o che altro. Mi manca, vorrei sapere dov’è, cosa sta facendo e se si è innamorato di nuovo o se è morto.»

Adrian inizia a lamentarsi con un gemito primordiale dell’animale che eravamo stati centinaia di migliaia di anni fa e un dolore antico che arriva dal cuore lo avvolge quando aggiunge «Un padre non può sparire. Può cambiare donna, cambiare paese, può morire ma non può abbandonare i figli portandogli via la gioventù riempendogliela di dubbi e di attese.»

Mi rivolgo a tutti con un atteggiamento comprensivo e di supporto per un dolore così straziante e bisbiglio «A volte capita che certi uomini, pur mossi da giustificate intenzioni, sono accecati dalle proprie paure e si comportano in modo biasimevole agli occhi degli altri e dopo una breve pausa aggiungo per invitarli a continuare «e vostra madre?»

Alain è percorso da un brivido di timore alla prospettiva di spiegare le conseguenze sulla mamma, poi, soppesando le parole mi risponde «Morì sei mesi dopo consumata lentamente dal dolore, ossessionata per non aver capito il tormento di papà.» Un singhiozzo gli rompe il respiro.

«Si sentiva in colpa per aver perso l’amore della sua vita.» pronuncia la nonna aggrottando le rughe dallo smarrimento con una vistosa malinconia in fondo agli occhi che da allora non l’aveva più lasciata.

Chiudo le palpebre per scacciare le lacrime ricordando quel profondo dolore, disagio, amarezza e malinconia che anch’io avevo provato per la perdita di mia madre.

Alain asciugandosi le lacrime con il dorso della mano e fronteggiando a fatica l’accumulo di odio, paura ed ansia, aggiunge con una appassionata tristezza «Ricordo quando di nascosto osservavo la mamma piangere accovacciata nel suo letto a leggere e rileggere l’unica lettera ricevuta dal marito fuggitivo.»

Adrian ferma il fratello con un gesto affettuoso prima che possa continuare. Un velo di angoscia gli cala negli occhi e col viso tra le mani non riesce a frenare le lacrime. Sta muto come una statua e tutti percepiamo la sua richiesta di attendere.

L’espressione della nonna, sorpresa dagli insoliti gesti del giovane nipote ed in apprensione per quanto stava per dire, lo invita a spezzare quel lacerante silenzio e con un filo di voce Adrian farfuglia dopo un profondo respiro «Gli ho consegnato io la lettera che mi aveva dato il postino. Ricordo quando riconoscendo la calligrafia di papà nei caratteri dell’indirizzo i suoi occhi si riempirono di gioia e speranza, strinse la busta al petto e si recò in camera sua. Restai in trepidante attesa origliando alla porta fino a quando la sentii piangere.»

Quelle parole, come lame incandescenti, mi trafiggono il cuore. In un silenzio in cui percepisco strane vibrazioni, la nonna accarezza le mani dei nipoti per voler alleviare il dolore della perdita della loro giovane e bella madre che li ha lasciati soli a soffrire di crisi tormentose e la nostalgia di quel fido seno materno dove appoggiare il capo.

Annaspo non sapendo cosa dire per addolcire quel tormento evitando le solite banalità consapevole che la morte di un genitore è un’esperienza devastante che lascia le più profonde ferite nell’anima.

Credi anche tu che la morte di un genitore è un'esperienza devastante che lascia le più profonde ferite nell’anima?

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9 Commenti

  • Ciao
    sono capitata per caso sulla tua storia e devo dire che ho qualche perplessità riguardo alcuni passaggi di questo capitolo, in particolare.
    Ho avvertito delle forzature: il dolore e l’elaborazione del lutto coinvolgono ricordi, sentimenti, delusioni, aspettative, consapevolezza di sé e degli altri, elementi che, di per sé, sono molto personali e complicati. Ci vogliono parole semplici e dirette per esprimere il dolore: parole che esprimono un gesto, catturano la luce di uno sguardo, un lieve movimento degli occhi, del corpo o delle mani, un battito cardiaco alterato, un respiro che non c’è più… Sono più efficaci che lunghi discorsi.
    Mi sembra molto improbabile che si possa confortare ( e dire) chi ha subito e sta vivendo in quel momento una perdita importante, la frase che hai scritto: “C’è un posto nella coscienza dove l’atroce dolore per la perdita della madre passa attraverso le lame affilate della memoria e del tempo che esiliano il dolore nell’inevitabile oblio.” Chi ascolterebbe?
    Non sono d’accordo e mi stupisco anche di quest’altro concetto: “Pensai che se avessi avuto figli avrei cercato di farmi amare il meno possibile per risparmiare loro di soffrire così tanto per la mia dipartita.”. Privare dell’amore per evitare loro la sofferenza? Molto discutibile.
    Spero che tu non mi mandi al diavolo per quello che ho scritto, ovviamente esprimo una opinione personalissima. In fondo, questa piattaforma invita e si basa sul confronto tra i lettori sulle loro storie.

    • buongiorno Louise, ti ringrazio per i tuoi commenti molto appropriati, del resto non sono uno scrittore. Il motivo del manoscritto, che è molto lungo, è il progetto per dare alle donne il governo dell’umanità.
      Sarei lieto di ricevere le tue critiche anche sulla prima parte “Il futuro è delle donne” senza numero, ma soprattutto riceverle in merito al progetto abbozzato alla fine del manoscritto che se vuoi posso inviartelo. Ciao Sergio.

  • Ho votato no, perché non credo al misero. Io in questo caso mi limiterei a simpatia, empatia, o roba del genere, quindi nulla di misterioso. Tutto molto bello solo vorrei capire la logica per la scrittura in grassetto e Corsico che non mi è troppo chiara. Grazie, ciao?

    • Buongiorno Giulia. Ti informo che esiste la prima parte del manoscritto dal titolo senza numero 2 ed è importante leggerlo per capire la storia. Dovrai avere pazienza, è una storia molto lunga, ma se riuscirai arrivare alla fine, il che è difficile, forse non sarai più lo stessa e non essere indulgente in critiche e suggerimenti per migliorarlo. Ti auguro una gioiosa giornata. Sergio.

  • Ciao, preferisco pensare che un onesto, e per di più amico sia immune da certi stimoli, o almeno sia in grado di controllarli senza troppe difficoltà.
    In quanto al tema di “andare via” credo sia uno dei più dibattuti nelle coscienze degli ,uomini. Molti lo fanno, la maggior parte rinuncia. Vediamo il tuo protagonista dove ci porterà. auguri, alla prossima.

    • Ciao, ti ringrazio per il tuo commento, è il primo che ho ricevuto. Ti informo che esiste la prima parte del manoscritto dal titolo senza numero 2 ed è importante leggerlo per capire la storia. Dovrai avere pazienza, è una storia molto lunga, ma se riuscirai arrivare alla fine non sarai più lo stesso e non essere indulgente in critiche e suggerimenti per migliorarlo. Ti auguro una gioiosa giornata. Sergio.

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