Il futuro è delle donne 2

Dove eravamo rimasti?

Credi anche tu che la morte di un genitore è un'esperienza devastante che lascia le più profonde ferite nell’anima? si (100%)

La madre ha inventato l’amore sulla terra. (Sofocle)

Sospirando fortemente per scacciare quella straziante tensione bisbiglio amareggiato «Mi dispiace.» Poi, per partecipare al loro dolore, col capo chino come un bimbo castigato, racconto con un cambiamento quasi impercettibile della voce del trauma di quando, mentre scrivevo l’ordine del giorno durante il servizio militare, mi dissero di andare a casa che mia madre stava morendo. Come allora non riesco a frenare alcune lacrime che mi aiutano a far risalire, simili a bolle d’aria, gli sbiaditi ricordi segregati nel più buio cantuccio della memoria.

Percependo lo strazio di allora racconto come mia madre, un angelo che con grande amore ha rinunciato a se per donarsi ai figli, era paralizzata nel letto per una banale congestione causata da un gelato ghiacciato inghiottito troppo in fretta. Inondata dalla marea della morte soffriva sempre più, giorno dopo giorno, con il rimpianto di aver quasi perso l’uso della parola e non poterci spiegare ciò che non riuscivamo a capire.

Racconto del suo accenno di sorriso quando mi riconobbe a fatica per la fievole luce concessole dai dolenti occhi velati di nebbia. Le accarezzai il viso trasfigurato dal dolore nonostante cercasse di nascondere con le lacrime i pertugi attraverso i quali avrei potuto scorgere la sua sofferenza. Così ricordai la bella e dolce immagine del matrimonio in quella foto che non riesce a modificare i corpi mutati dal tempo. Angosciato dal rimorso di non aver potuto tenerle più compagnia dall’inizio del servizio militare il suo perdono mi arrivò con un bacio dai suoi occhi contraendo il volto per lo sforzo di alzare le palpebre. Attraverso quegli occhi opachi vedevo la sua anima luminosa che mi ha accompagnato nella vita. La ringraziai chinandomi per deporre le labbra sull’adorata fronte e con tutta la forza dell’amore le chiesi di trasferire a me il suo dolore ma, tutto il suo corpo fu percorso da un lungo fremito per trattenerlo a se e proteggermi come aveva sempre fatto.

Appoggiai la testa sul suo petto e avvertii il cuore, tenuemente palpitare sotto il mio orecchio, comunicarmi che essendo arrivato acconto a lei non serviva più resistere alla morte.

Intorno, le persone nella stanza pregavano per un miracolo. Quante preghiere inutili mi dissi sentendo dalla gola rattrappita un suono stridulo da un respiro contratto seguito dall’ultimo battito del suo cuore.

Serrai le labbra per fermare un urlo di dolore.

Restai ad osservare il corpo irrigidirsi cercando nel suo viso scheletrico un sottile sorriso per aver raggiunto la pace paradisiaca dell’immortalità divina, ma vidi solo angoscia. Angoscia anche dopo la morte. In quel momento capii che Dio non esiste.

Ormai le parole non poteva più sentirle, ma le sussurrai ugualmente che l’amavo. Abbassando le palpebre di quegli occhi fissi nell’invisibile vidi la sua anima scivolare via verso il nulla.

Pensai che se avessi avuto figli avrei cercato di farmi amare il meno possibile per risparmiare loro di soffrire così tanto per la mia dipartita.

Un fiume di lacrime inondava le guance di mio padre che mentre lo abbracciavo imprecò «Dio non sei stanco di farci soffrire.» Poi, l’abbraccio delle mie sorelle con un assalto improvviso di lacrime che scendevano sul volto miste al mascara in due linee serpeggianti.

Lacrime, un ponte colorato tra i dolori.

Sul gruppo si calò un mortale silenzio. Singhiozzavo anch’io, poi, respirando a tratti con fatica capii che la più grande fortuna che si può avere dalla vita, non è diventare ricco, potente e famoso ma di morire in fretta e senza soffrire.

Adrian inveisce il suo Dio con un’espressione d’ira «È ingiusto. Non ti capisco Dio carnefice dei buoni e non dei cattivi. Rivoglio indietro mia madre.»

Lo guardo fisso trovando un nome all’espressione del suo viso, furore.

Cerco di confortarci dicendo loro «C’è un posto nella coscienza dove l’atroce dolore per la perdita della madre passa attraverso le lame affilate della memoria e del tempo che esiliano il dolore nell’inevitabile oblio. Anche a me è successo con quello di mia madre. La ferita non guarirà mai, ma si riesce comunque a sopravvivere rendendosi consapevoli che la perdita di colei che ci ha portato nel suo grembo è il balsamo necessario affinché il tempo possa lenire il dolore.»

Credi anche tu che la consapevolezza per la perdita della madre è il balsamo affinché il tempo possa lenire il dolore?

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6 Commenti

  • Ciao
    sono capitata per caso sulla tua storia e devo dire che ho qualche perplessità riguardo alcuni passaggi di questo capitolo, in particolare.
    Ho avvertito delle forzature: il dolore e l’elaborazione del lutto coinvolgono ricordi, sentimenti, delusioni, aspettative, consapevolezza di sé e degli altri, elementi che, di per sé, sono molto personali e complicati. Ci vogliono parole semplici e dirette per esprimere il dolore: parole che esprimono un gesto, catturano la luce di uno sguardo, un lieve movimento degli occhi, del corpo o delle mani, un battito cardiaco alterato, un respiro che non c’è più… Sono più efficaci che lunghi discorsi.
    Mi sembra molto improbabile che si possa confortare ( e dire) chi ha subito e sta vivendo in quel momento una perdita importante, la frase che hai scritto: “C’è un posto nella coscienza dove l’atroce dolore per la perdita della madre passa attraverso le lame affilate della memoria e del tempo che esiliano il dolore nell’inevitabile oblio.” Chi ascolterebbe?
    Non sono d’accordo e mi stupisco anche di quest’altro concetto: “Pensai che se avessi avuto figli avrei cercato di farmi amare il meno possibile per risparmiare loro di soffrire così tanto per la mia dipartita.”. Privare dell’amore per evitare loro la sofferenza? Molto discutibile.
    Spero che tu non mi mandi al diavolo per quello che ho scritto, ovviamente esprimo una opinione personalissima. In fondo, questa piattaforma invita e si basa sul confronto tra i lettori sulle loro storie.

  • Ho votato no, perché non credo al misero. Io in questo caso mi limiterei a simpatia, empatia, o roba del genere, quindi nulla di misterioso. Tutto molto bello solo vorrei capire la logica per la scrittura in grassetto e Corsico che non mi è troppo chiara. Grazie, ciao🌻

    • Buongiorno Giulia. Ti informo che esiste la prima parte del manoscritto dal titolo senza numero 2 ed è importante leggerlo per capire la storia. Dovrai avere pazienza, è una storia molto lunga, ma se riuscirai arrivare alla fine, il che è difficile, forse non sarai più lo stessa e non essere indulgente in critiche e suggerimenti per migliorarlo. Ti auguro una gioiosa giornata. Sergio.

  • Ciao, preferisco pensare che un onesto, e per di più amico sia immune da certi stimoli, o almeno sia in grado di controllarli senza troppe difficoltà.
    In quanto al tema di “andare via” credo sia uno dei più dibattuti nelle coscienze degli ,uomini. Molti lo fanno, la maggior parte rinuncia. Vediamo il tuo protagonista dove ci porterà. auguri, alla prossima.

    • Ciao, ti ringrazio per il tuo commento, è il primo che ho ricevuto. Ti informo che esiste la prima parte del manoscritto dal titolo senza numero 2 ed è importante leggerlo per capire la storia. Dovrai avere pazienza, è una storia molto lunga, ma se riuscirai arrivare alla fine non sarai più lo stesso e non essere indulgente in critiche e suggerimenti per migliorarlo. Ti auguro una gioiosa giornata. Sergio.

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