Il futuro è delle donne 2

Dove eravamo rimasti?

Credi anche tu che se Cristo, Abramo, Buddha, Maometto, fossero stati donne, avrebbero fatto di più e meglio per l'umanità?» si (100%)

Alla donna disse: «Io moltiplicherò grandemente le tue pene e i dolori della tua gravidanza; con dolore partorirai figli; i tuoi desideri si volgeranno verso tuo marito ed egli dominerà su di te». (Genesi 3,16)

Interviene il nonno sorprendendo tutti «Ai tempi di Cristo vigeva il principio maschilista e quindi anche Dio è stato creato maschio e la donna sua schiava.»

«Caro nonno tutte le opere scientifiche, filosofiche e artistiche della storia umana sono state fatte da uomini. Gli stessi grandi filosofi da Aristotele a Rousseau hanno fomentato l’idea della donna poco raziocinante negando loro l’accesso alla cultura, il diritto al voto ed alla proprietà.» afferma il nipote laureato.

«Posso dire la mia?» chiedo con tono appassionato e dopo un silenzio assenso continuo «Nel corso della storia alle donne è stata tolta la parola per la loro inferiorità giuridica creata dalla paura dei maschi, certamente non per la loro inferiorità intellettuale. La storia contemporanea è stata scritta per intero dall’uomo e l’uomo può comprendere solo la mente maschile, non è in grado di comprendere quella femminile, infatti l’aggressività entusiasma solo l’uomo.»

Anche la nonna che sembra addormentata dice «Dio deve chiedere perdono alle donne che ha creato non solo dopo l’uomo ma anche dopo gli animali e per averla incolpata ingiustamente del peccato originale. Se Dio avesse detto agli uomini le cose brutte che ha detto alle donne sarebbe stato ripudiato.»

«Certo che aver condannato Eva quale unica colpevole di tutti i mali dell’umanità è stato un tragico mito.»

«Perché tanta ostilità verso le donne? Le nostre buone ed amorose madri,» interviene Alain e con atteggiamento sapiente continua «eppure agli albori dell’umanità, in occidente, la prima divinità era un Dio donna, la Dea Madre. Anche il governo era affidato alle donne e l’umanità viveva pacifica e felice priva di armi, guerre e violenza. Ho una tesina su questa civiltà gilanica, fonte di unità universale, la quale sovveniva alle necessità materiali e spirituali di tutti.»

«Gil… che?» chiede il fratello sotto lo sguardo curioso dei nonni.

«Gilaniche. Civiltà i cui principi sono stati ripescati dal movimento femminista ma, udite-udite, citate dal famoso psicanalista Erich Fromm come esempio di buona politica.»

«Dici che erano comunità governate da donne?» gli domando incuriosito.

«Si, con principi che nascono dalla morale umana naturale dimostrando che non siamo violenti per natura e che è possibile vivere gioiosamente in comunità pacifiche ed egualitarie senza guerre ne eserciti, niente repressioni, niente ingiustizie, niente gerarchie, niente mura di cinta. Non credi che un passato così magicamente gioioso sia un sogno per il futuro?» mi risponde con una espressione sognatrice che il nonno interrompe bruscamente «Il femminismo è un maschilismo al contrario.»

«Forse,» gli rispondo e rivolgendomi ad Alain gli chiedo curioso «perché le società gilaniche così floride sono scomparse?»

Lui cerca la pagina della risposta e dopo un poco continua «Il motivo per cui si siano estinte quasi simultaneamente è che le società gilaniche, cooperative, solidali, pacifiche, vitali e libere non avevano bisogno di eserciti e di mura di cinta per difendersi. Purtroppo, il popolo dei Kurgan, proveniente dall’area caucasica, colpito forse da devastanti eventi naturali si introdusse in Europa assoggettando con le armi tutte le comunità gilaniche. Hanno poi imposto il loro modello sociale patriarcale e guerriero dove la forza fisica e l’autorità maschile erano gli elementi dominanti. Così ogni giovane donna, fatta prigioniera durante l’invasione, diventava schiava e violentata per riprodurre altri schiavi.»

Il nonno chiede «Quindi la nostra civiltà dipende dai Kurgan?»

«Esatto, anche dopo migliaia e migliaia di anni di potere maschile sembra impossibile concepire un altro sistema di organizzazione sociale avendo perso l’innato istinto cooperativo delle civiltà gilaniche.»

Adrian interviene sorridendo «Sono tutte storie.»

«Se anche lo fossero, pur dimostrate da migliaia di ritrovamenti archeologici, aiutano comunque a rimuovere l’idea sbagliata secondo cui tendiamo per natura al dominio e alla malvagità. All’opposto l’esistenza delle società gilaniche favorisce l’idea della coscienza collettiva femminile che alimenta la pace, la fratellanza e forgia coscienze raffinate e colte.»

«Ma perché le cose non cambiano dato che oggi le donne sono uguali agli uomini.» ribatte il nonno.

«Vero, ma è da poco che l’inferiorità giuridica femminile non esiste più. Trascorso il tempo della rivendicazione dei diritti ora le donne dovrebbero iniziare a dare impulso a una nuova forma di pensiero femminile capace di contribuire allo sviluppo della cultura umana come hanno fatto le donne gilaniche.»

Credi anche tu che dovresti anche tu contribuire allo sviluppo della cultura umana come hanno fatto le donne gilaniche?

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9 Commenti

  • Ciao
    sono capitata per caso sulla tua storia e devo dire che ho qualche perplessità riguardo alcuni passaggi di questo capitolo, in particolare.
    Ho avvertito delle forzature: il dolore e l’elaborazione del lutto coinvolgono ricordi, sentimenti, delusioni, aspettative, consapevolezza di sé e degli altri, elementi che, di per sé, sono molto personali e complicati. Ci vogliono parole semplici e dirette per esprimere il dolore: parole che esprimono un gesto, catturano la luce di uno sguardo, un lieve movimento degli occhi, del corpo o delle mani, un battito cardiaco alterato, un respiro che non c’è più… Sono più efficaci che lunghi discorsi.
    Mi sembra molto improbabile che si possa confortare ( e dire) chi ha subito e sta vivendo in quel momento una perdita importante, la frase che hai scritto: “C’è un posto nella coscienza dove l’atroce dolore per la perdita della madre passa attraverso le lame affilate della memoria e del tempo che esiliano il dolore nell’inevitabile oblio.” Chi ascolterebbe?
    Non sono d’accordo e mi stupisco anche di quest’altro concetto: “Pensai che se avessi avuto figli avrei cercato di farmi amare il meno possibile per risparmiare loro di soffrire così tanto per la mia dipartita.”. Privare dell’amore per evitare loro la sofferenza? Molto discutibile.
    Spero che tu non mi mandi al diavolo per quello che ho scritto, ovviamente esprimo una opinione personalissima. In fondo, questa piattaforma invita e si basa sul confronto tra i lettori sulle loro storie.

    • buongiorno Louise, ti ringrazio per i tuoi commenti molto appropriati, del resto non sono uno scrittore. Il motivo del manoscritto, che è molto lungo, è il progetto per dare alle donne il governo dell’umanità.
      Sarei lieto di ricevere le tue critiche anche sulla prima parte “Il futuro è delle donne” senza numero, ma soprattutto riceverle in merito al progetto abbozzato alla fine del manoscritto che se vuoi posso inviartelo. Ciao Sergio.

    • Buongiorno Giulia. Ti informo che esiste la prima parte del manoscritto dal titolo senza numero 2 ed è importante leggerlo per capire la storia. Dovrai avere pazienza, è una storia molto lunga, ma se riuscirai arrivare alla fine, il che è difficile, forse non sarai più lo stessa e non essere indulgente in critiche e suggerimenti per migliorarlo. Ti auguro una gioiosa giornata. Sergio.

  • Ciao, preferisco pensare che un onesto, e per di più amico sia immune da certi stimoli, o almeno sia in grado di controllarli senza troppe difficoltà.
    In quanto al tema di “andare via” credo sia uno dei più dibattuti nelle coscienze degli ,uomini. Molti lo fanno, la maggior parte rinuncia. Vediamo il tuo protagonista dove ci porterà. auguri, alla prossima.

    • Ciao, ti ringrazio per il tuo commento, è il primo che ho ricevuto. Ti informo che esiste la prima parte del manoscritto dal titolo senza numero 2 ed è importante leggerlo per capire la storia. Dovrai avere pazienza, è una storia molto lunga, ma se riuscirai arrivare alla fine non sarai più lo stesso e non essere indulgente in critiche e suggerimenti per migliorarlo. Ti auguro una gioiosa giornata. Sergio.

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