Il Libro del Mago

Dove eravamo rimasti?

Dove andiamo la prossima volta? Di cosa parliamo? Ci imbarchiamo su una nave fantasma e daremo la caccia a Moby Dick! (50%)

Vampiri e le loro paranoie

Ah Vampiri! Creature secolari che hanno visto tutto. Non c’è più niente che lì possa stupire e dire “Oooh!”. Proprio così, signori miei. I Vampiri, anche quelli più giovani, non sì stupiscono di niente ormai. Avete fatto caso che hanno sempre quell’aria snob? Per la maggior parte di loro, noi poveri esseri mortali siamo come scarafaggi da ignorare. Per il restante siamo dei giocattolini o dei buffi cuccioli da guardare. In poche parole i Vampiri sono altezzosi e terribilmente antipatici. 

So molto bene che il Primo Ministro Inglese è un vampiro e gli vogliamo bene come se fosse un fratello. Ma solo perché hanno imparato a sorridere e a fare le battute, a recitare insomma! Ma credetemi, quando lì conobbi io…allora erano tutt’altro che dei simpaticoni con cui fare serata. ( I vampiri devono tanto al cinema moderno).

Allora dov’eravamo rimasti? Avevamo scoperto gli Aquini e prima di dire “Ah” mi avevano preso e gettato su una nave diretta in Russia. Non mi chiedete il perché ne il come mai. So solo che mi ritrovai su una nave merci diretta verso i mari ghiacciati. Allora le cabine non erano riscaldate come lo sono oggi, e se non volevi morire congelato dovevi procurarti minimo tre coperte e avvolgerti come un burrito messicano. E soprattutto, non dovevi restare fermo. 

Dopo mesi di navigazione e di mal di mare per il sottoscritto, raggiunsi San Pietroburgo più morto che vivo. Il mal di  mare mi aveva ridotto a uno straccio. Ad accoglierci  c’erano dei pescatori e dei bambini curiosi. Io venni preso di peso e posato sulla terra ferma come fossi un invalido. Quando mi rimisi in piedi, il vento gelido mi tagliò in due la faccia e trovai riparo sotto le mie pesanti coperte. I bambini mi deridevano e gli uomini scuotevano la testa. Venni salvato da un gruppo di donne che mi portarono dentro a una tavola calda. Lì mi venne dato una zuppa con della carne dentro. Non sapevo parlare russo e conoscevo poco la Russia. Sapevo che era enorme, ero a conoscenza che a Mosca ci fosse una delle scuole più importanti per maghi e maghe, e sapevo dire si in russo. Qui finiva tutta la mia conoscenza verso questo popolo. 

Dopo essermi ripreso iniziai a fare domande sperando che qualcuno parlasse la mia lingua o almeno il francese o il tedesco, ma nessuno mi rispose o almeno mi risposero ma nella loro lingua e così iniziai a gesticolare ma anche qui mi feci capire poco o niente. Disperato, guardai la mia zuppa di carne, nelle tasche non avevo molti soldi e mi chiesi perché Pantaloni mi avesse spedito qui, in Russia. La risposta mi giunse presto. Una porta si spalancò facendo entrare un po’ di vento, abbastanza da farmi congelare i piedi, e una figura nera scivolò silenziosamente tra i tavoli fermandosi davanti al mio. Le donne si alzarono e in silenzio fuggirono via con un’espressione strana dipinta sui loro bei volti. 

“Un inglese a San Pietroburgo. Era da tanto che non ne vedevo uno.”

Sentendo parlare nella mia lingua, il mio stomaco fece una capriola all’indietro e il mio cuore urlò: “Siamo salvi!”

” Buongiorno…ci conosciamo?”

“No certo che no, ma un amico in comune mi ha parlato di lei.”

La figura nera abbassò il cappuccio e io potei vedere il mio interlocutore. Era un uomo dai lineamenti molto marcati. Gli occhi erano due pozzi neri e i capelli di un biondo quasi bianco. Le vene decoravano tutto il volto e non solo. Aveva labbra sottili che nascondevano due canini molto affilati.

Mi trovavo davanti a un Vampiro.

“Ho bisogno di un’assistente e Tommaso mi ha detto che lei è perfetto.”

“Io?” balbettai mentre cercavo di tenere il mio cuore a bada.

Il vampiro di cui non conoscevo ancora un nome, annuii

” Per un mese. Ovviamente la pagherò.”

Abbassai lo sguardo. L’idea di passare un mese con un vampiro, dentro a un vecchio castello immerso in mezzo al niente, non mi rallegrava più di tanto. Avevo letto Dracula di Bram Stoker e sapevo bene che fine faceva l’assistente…

Deglutì parecchie volte e poi dissi: “Certo, ne sarei onorato Signor…”

“Mi può chiamare Ivav.”

E così seguì Ivav sulla sua carrozza e partimmo verso la sua residenza che si rivelò non essere un castello dall’aria inquietante ma bensì una graziosa villa con cento stanze, una grossa sala da ballo e una cucina che avrebbe potuto sfamare un’intero esercito.

Restai con Ivav per un mese e in quel mese ne vidi dì tutti i colori. Ma questa è un’altra storia e forse la prossima volta vi racconterò le mie avventure con Ivav e i suoi quattro fratelli o forse no. A voi la scelta!

una nuova avventura o continuiamo il racconto con Ivav?

  • Nah....volevo dire se proprio devi...ma...Naaaaah. (0%)
    0
  • Sei matto? Certo che sì! (100%)
    100
  • Assolutamente no, dimentichiamoci i vampiri antipatici e andiamo avanti (0%)
    0
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19 Commenti

  • Voto anch’io Aquini!

    Trovo il tutto molto interessante e divertente. Il fatto che ogni tanto spunta fuori qualcosa che è successa al nostro viaggiatore, lo rende ancora più carino!

    >Ps: Tutte le streghe hanno la lingua biforcuta, come quella dei serpenti. Per questo in passato sì pensava che fossero figlie del demonio e portatrici di peccati. Nulla di più vero.

    E te pareva 😉

    Ciao 🙂

  • Rieccomi, Marta.
    Ho scelto “Aquini”, mi sembra giusto dar loro spazio, visto che avevano pareggiato nella votazione precedente.
    L’idea è molto carina e mi piace anche lo stile che stai dando al racconto: leggero e spiritoso quanto basta… lo zoccolo di mamma suscita in me ancestrali ricordi 😀
    In entrambi i capitoli, ma più nel primo, ci sono un po’ di refusetti certamente evitabili. Nel secondo disturba un po’ la differenza di aspetto (grassetto o no, tutte maiuscole o no) dei vittoria delle voci relative alle varie streghe. Io penso che tenda a scrivere molto di getto. E questo, se ci riesci, è dal mio punto di vista una grande dote (che a me purtroppo manca 😀 ). Considera però quanto guadagneresti da una rilettura attenta di ciò che scrivi: eviteresti errorini e ripetizioni, la lettura sarebbe più scorrevole e la narrazione più efficace. Per farti un esempio, nel primo capitolo scrivi due volte “mi trovai a vagare per la brughiera”. Non c’è niente di male, di per sé, ma la seconda volta mi è parso di capire che vagasse per la brughiera perché i genitori lo avevano cacciato di casa. Ci sarebbe stato, la seconda volta, qualcosa del tipo “Per questo motivo, vagavo per la brughiera”, avrebbe reso più chiaro il periodo e avrebbe rafforzato l’immagine iniziale (il lettore, che non sa nulla, si chiede “Ma perché ‘sto pellegrino vaga per la brughiera? … Aah! Ecco! Perché ha dei tormenti esistenziali!”.
    Naturalmente, questo prolisso commento esprime solo una mia opinione, quindi prendine, se lo trovi, ciò che ti può essere utile e butta via il resto.
    Brava, comunque.
    Ciao, ti auguro un’ottima giornata

    • ciao:D e grazie per il tuo commento.
      la questione vaga per la brughiera è 1) è inglese 2) lui vaga nella brughiera nel senso che sta facendo una passeggiata innocua. Non è cacciato dai suoi. Inoltre la brughiera è un paesaggio molto diffuso in inghilterra, la campagna inglese è caratterizzata dalla brughiera più delle volte. In poche parole, mi ripeto, stava facendo un giretto, come se avessi detto che Y stava facendo un giro nei boschi.

  • Ciao, Marta! Mi è piaciuto molto il secondo episodio de Il Libro Del Mago! Un consiglio: non pubblicare velocemente tutti gli episodi (è una cosa che hanno fatto notare pure a me, tempo fa, ahahaha!), perché così i lettori non hanno il tempo di “giocare” con la storia. Lascia passare almeno quattro giorni tra un capitolo e l’altro!
    Alla prossima!

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