Il Negoziatore

Chris Voller

-Quindi, volendo riassumere. Il tono di voce è fondamentale. Abbiamo visto che, per la regola 7-38-55, occupa il trentotto percento dello sforzo infuso in una conversazione. Bisogna evitare di utilizzare un tono assertivo, e cercare di controllarlo se questo è il vostro tono di base. Usare per la maggior parte del tempo una voce accomodante aiuta a veicolare le vostre verità in un modo che viene percepito più gentile. L’uso di quello che abbiamo definito tono da “late-night FM DJ” va limitato a situazioni in cui bisogna calmare e rassicurare l’interlocutore, o per comunicare punti inamovibili della negoziazione senza risultare accusatorio. Per oggi è tutto, il test di martedì verterà su questo. Buona serata.-

Chris Voller spense il proiettore, scollegò il pc e lo ripose nella ventiquattrore. Guadagnò l’uscita prima che potesse essere avvicinato da alcuno dei suoi studenti e s’incamminò a passo spedito verso il suo ufficio. Le luci al neon del corridoio si riflettevano sulle sue lucide scarpe da uomo, che picchiavano passo dopo passo sul pavimento in marmo riecheggiando nell’ambiente vuoto. L’uomo superò salutando con un cenno del capo due colleghi appena usciti dall’ascensore principale e svoltò a destra, andando a sbattere contro un giovane Agente al cellulare.

-Guardi dove va!-

-M-mi scusi, professor Voller.- si scusò il ragazzo, ma Voller era già metri avanti e non lo sentì.

Finalmente nel suo ufficio, si chiuse la porta alle spalle e lanciò la ventiquattrore sul divanetto sotto la finestra. Le tapparelle erano abbassate, ma il professore non ci badò e si lasciò cadere sulla comoda sedia dietro la scrivania. La stanza, sebbene non molto ampia, aveva un arredamento minimale e dava una gradevole sensazione di ordine. Voller premette gli indici contro le tempie e chiuse gli occhi. L’oscurità in cui era piombato si arricchì di brevi flash quando le dita scivolarono sulle palpebre e iniziarono a massaggiarle con forza.

Il cellulare squillò.

Voller inspirò a fondo prima di rispondere.

-Voller.-

-Chris, sono Stuart.-

-Lo so, lo vedo quando mi chiami.-

-Ok…ehm…sono arrivati. Ti aspettiamo, quando vuoi salire.-

-Ho il volo per Chicago alle otto, non ho molto tempo.-

-Ci vorranno pochi minuti. Insomma, glielo devi. So cosa stai passando e…-

-Va bene, va bene. Dammi cinque minuti, dannazione.-

-Sapevo di poter contare su di te. Vedrai, ti servirà.-

Stuart riattaccò. Voller rimase qualche istante con il cellulare in mano. Sullo schermo, la foto di una donna con una bambina piccola sulle ginocchia era coperta dalle icone delle applicazioni.

Voller si alzò togliendosi la cravatta e la posò sullo schienale della sedia. Si aggiustò allo specchio i capelli appena striati di grigio e si versò un bicchiere di acqua pieno fino all’orlo.

-Avanti, cazzo. Sei un professionista.- Trangugiò il liquido.

***

-Ah, eccolo. Lui è l’Agente Chris Voller, negoziatore d’ostaggi. Era con suo marito quando…beh, quando è successo. Chris, lei è la signora Lenore.- Stuart Plart, direttore dell’Ufficio Responsabilità Professionali, fece segno a Voller di accomodarsi.

-Mrs. Lenore…-

-Jasmine, la prego.- La donna aveva il volto segnato da numerose ore di pianto.

-Jasmine. Sono addolorato di dover fare la sua conoscenza in queste circostanze. Io e Melvin lavoravamo insieme da molti anni, è una perdita davvero sentita. Mi creda.-

-Lo so, mi parlava spesso di lei. Com’è potuto succedere? Perchè…perchè proprio lui?-

Voller rivolse lo sguardo verso Stuart, che sembrava molto interessato alle venature del legno della scrivania.

-Diciamo che il profilo psicologico del soggetto non ci era stato presentato accuratamente. Abbiamo commesso alcuni gravi errori di valutazione. Purtroppo Melvin ne ha subito le conseguenze.-

-L’Agente Lenore è stato alquanto sfortunato, incidenti di questo tipo capitano raramente durante negoziazioni controllate. L’uomo che ha sparato è stato eliminato durante l’operazione, assicurando giustizia a suo marito.- intervenne Stuart.

-G-giustizia?- farfugliò Jasmine.

La porta si aprì e fece il suo ingresso un uomo in carne, seguito da un ragazzino con i primi, radi accenni di barba sul viso.

-Chris, Thomas Lenore, il fratello di Melvin. E il figlio di Melvin, Gary.- Stuart fece le presentazioni. Voller cominciò ad avvertire un groppo salirgli in gola.

-Lei era con mio fratello quando gli hanno sparato.-

-Sì, esatto.-

-E lei non è stato neanche ferito.-

-Beh, il soggetto è stato neutralizzato dopo…-

-Dopo cosa, eh? Dopo averlo lasciato sparare?-

-La situazione era più complicata.-

-Possiamo evitare? Davanti al ragazzo…- si intromise Stuart.

-La chiamano giustizia, Thomas!- esclamò Jasmine accorata.

Gary stava muto. Voller non riusciva a guardarlo.

-Mio fratello doveva…-

-…senza un padre!-

-…un risarcimento adeguato che…-

-…fatto niente!-

Voller chiuse gli occhi, le voci che si confondevano nella sua testa.

Il cellulare squillò nel taschino. Voller lo estrasse per spegnerlo, ma si fermò con sorpresa vedendo il nome comparso sullo schermo. Rispose.

-Voller, c’è un’emergenza.-

Nel prossimo capitolo verrà introdotto il caso che ci accompagnerà lungo tutto il racconto. Voller dovrà annullare il volo per Chicago e…

  • …dovrà fare i conti con un imprevisto. (44%)
    44
  • …segue immediatamente gli ordini perchè la situazione è di massima importanza. (22%)
    22
  • …si prende del tempo per riflettere, ritrovare compostezza e concentrazione. (33%)
    33
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16 Commenti

  • Ciao Andrea!
    OK ci sono!
    Direi che le fake news sono uno dei drammi d’oggi, quindi opto per i problemi che ne derivano. Ritmo serrato, dialoghi essenziali, crescendo finale: direi che l’impronta che hai messo nella “clock mafia“ la stiamo ritrovando a Washington. Un bell’inizio, ora vediamo come sta il presidente.
    Ciao!

  • Ciao, Andrea.
    Un bel ritmo serrato, frasi secche e dialoghi asciutti, il tutto fa crescere la tensione durante la lettura e dà il giusto ritmo alla storia. Forse ho trovato i dialoghi un po’ troppo cinematografici questa volta, però ci sta: il racconto è molto cinematografico 😉
    Sulla frase:” si diresse a lunghe falcate verso il suo ufficio, spalancando la porta.” Vorrei dirti che forse ci sarebbe stato meglio il passato remoto al posto del gerundio per “spalancare” perché così sembra che spalanchi la porta mentre cammina. Ma è una mia idea. 🙂
    Ho votato perché la notizia resti segreta, c’è già molta carne al fuoco per essere al secondo episodio.

    Alla prossima!

  • Prende tempo per riflettere, penso sia fondamentale in emergenze legate ai suoi incarichi.
    Ciao Andrea!
    Subito in pista dopo la fine della clock mafia, bellissimo incipit, che “acchiappa”. Presumo tu abbia letto qualcosa sull’argomento, oppure visto: non credo sia facile sviluppare una storia del genere. I bocca al lupo, ti seguo. Ciao!

    • Ciao Minollo, ti ringrazio di essere presente anche in questo nuovo racconto! So che non sempre riesci a trovare il tempo per leggere qui su THeiNCIPIT, ma confido nei tuoi commenti puntuali quando potrai!
      Come dicevo a Keziarica, ho fatto alcune ricerche prima di iniziare a scrivere e spero di continuare con il maggior realismo possibile.
      A presto 😀

      PS. Attendiamo ancora il quinto episodio dell’Ambasciatore! 😀

  • ciao, Bell’inizio per un storia sicuramente complicata, che confermo il parere di Lorenzo mi sa un po’ d’American film… nulla da dire se non una cosa che mi pare non precisa: “La stanza, sebbene non molto ampia, aveva un arredamento minimale e dava una gradevole sensazione di ordine.”
    in questa frase sembra che “non molto ampia” e “minimale” siano termini in contraddizione… se avessi omesso ” sebbene” sarebbe stata perfetta. complimenti comunque ti seguo, ciao
    In quanto al voto credo che prenderà tempo per pensare.

    • Ciao Fenderman!
      Grazie di essere passato a leggere il mio incipit, sono felice che ti sia piaciuto.
      La frase in particolare aveva questo senso: nonostante l’ufficio sia di dimensioni modeste, e quindi facilmente incasinabile con qualche oggetto di troppo, un mobile troppo grande o simili, l’arredamento minimale (giusto quello che serve) contribuisce a mantenere ordine e pulizia. L’idea era di far trasparire che, nonostante Voller sia rispettato (vedasi i dialoghi), non abbia una posizione di potere nel Bureau (ufficio piccolo), ma curi comunque i suoi spazi e la sua immagine.
      Spero di non essermi dilungato troppo e di aver chiarito! Ti ringrazio davvero se volessi commentare ancora qualora non ti ritrovassi con qualcosa che ho scritto, mi aiuta a capire su cosa devo porre maggiore attenzione 😀
      A presto!

  • Inizio praticamente perfetto, mi sono immerso fin dalle prime righe nella storia, che mostra già di essere molto coinvolgente! Il protagonista sembra interessante, e anche se qua e là ci sono elementi un po’ da serie tv quasi, il risultato nel complesso mi è piaciuto molto 🙂
    Voto per l’imprevisto, vediamo di che si tratta. A presto!

    • Ciao Lorenzo! Bentrovato!
      Sono felice che ti sia piaciuto, mi piacerebbe sapere cosa intendi con “elementi da serie tv”, in modo da poterne essere consapevole mentre scrivo, se hai voglia di farmi qualche esempio 😀
      A presto!

      PS. La tua Seconda Guerra Civile Americana si sta realizzando per davvero!

      • Già, perlomeno non mi mancano fonti di ispirazione… 😀
        Mi riferivo più che altro ai dialoghi, in particolare della seconda parte, che ricalcano un po’ le classiche frasi che si possono sentire in una serie tv poliziesca, ma in verità era una constatazione più che una critica vera e propria, magari il tuo intento era proprio quello!

        • Credo che ogni ambiente abbia un proprio linguaggio, e non essendo mai stato all’FBI la fonte che più si avvicina ad un esperienza reale sono i film e le serie tv.
          Ciò vale anche per i lettori (a meno che qualcuno qui non sia sotto copertura 😀 ) e quindi le immagini che si creano nella vostra mente durante questo tipo di racconti vengono per forza da lì.
          Detto questo, non mi dispiacerebbe che in futuro qualcosa di scritto da me diventasse una sceneggiatura (non si sa mai), perciò inconsciamente o volutamente tendo spesso ad avere uno stile “cinema”. Colpa della mia convinzione che una commistione tra diverse forme espressive rafforzi la storia, my bad 🙂
          Grazie Lorenzo per gli spunti di riflessione! Se qualcuno vuole aggiungersi è il benvenuto 😀

  • Ciao, Andrea.
    Bentornato. Mi è piaciuto molto questo incipit, molto “cinematografico”, qualcuno lo ritiene un difetto della narrazione, a me piace. Infatti, in passato, mi hanno criticato a questo proposito. 😉 Mi piace anche il fatto che tu ti sia documentato, il “late-night FM DJ voice” è davvero utilizzato dai negoziatori e forse non solo da loro per persuadere. È una buona cosa: spesso, si trovano scritti pieni di cose inventate di sana pianta, che ovviamente risultano risibili.
    Ti vorrei segnalare due cose che, secondo me, rallentano un pochino la lettura:
    “… si riflettevano sulle sue lucide scarpe da uomo” secondo me, bastava scrivere: sulle sue scarpe lucide, le indossa lui, si intuisce già che siano scarpe da uomo.
    “-M-mi scusi, professor Voller.- si scusò il ragazzo” sempre a parer mio: il ragazzo si è scusato nel dialogo, non occorre puntualizzarlo, bastava un “disse” oppure evitare il dialogo e scrivere solo: il ragazzo si scusò. Sono mie idee, tu fanne quel che vuoi 🙂
    Comunque, ripeto: un incipit intrigante, ben esposto e con una resa “visiva” notevole. Hai reso molto bene anche lo stato di confusione che le voci dei presenti provocano nel protagonista, bene.
    Non mi resta che aspettare il secondo. Io direi di fargli eseguire gli ordini, così comincia l’avventura, per l’intoppo c’ è tempo 😉
    Spero di non essermi dilungata troppo.

    Alla prossima!

    • Ciao Keziarica! Grazie di essere tornata a leggermi, e non preoccuparti mai di dilungarti troppo quando i tuoi commenti sono così utili.
      Ovviamente hai ragione su tutto, sono dettagli che mi sono sfuggiti e cercherò di fare meglio nei prossimi capitoli 😀
      Per quanto riguarda la documentazione, effettivamente il racconto nasce proprio da alcune mie ricerche sull’argomento, che spero di poter disseminare qua e là per rendere tutto più credibile.
      Alla prossima!

    • Ciao Red, bentrovato!
      L’essere un docente gli permette di conoscere molte persone e ha sicuramente un impatto sul suo atteggiamento con gli altri, ma come da titolo il racconto si svilupperà principalmente sul suo lato di Agente FBI. Ti ringrazio di essere passato per questo nuovo racconto, a presto 😀

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