Il Negoziatore

Dove eravamo rimasti?

Nel prossimo capitolo verrà introdotto il caso che ci accompagnerà lungo tutto il racconto. Voller dovrà annullare il volo per Chicago e… …dovrà fare i conti con un imprevisto. (44%)

Black Hawk

Voller si alzò di scatto dalla sedia, dimenticando ciò che stava accadendo intorno a lui.

-Che cosa?!- esclamò. I presenti ammutolirono.

Voller non poteva credere alle proprie orecchie. Fece qualche passo incerto e si appoggiò al muro con la mano.

-Certo, strettamente confidenziale. Mi muovo.- Chiuse la chiamata e si fiondò fuori dalla stanza senza dire una parola.

David Bowrich, il Direttore del Bureau, non portava mai buone notizie, ma questa volta…questa volta la realtà aveva superato la fantasia. Voller scese le scale a due a due, cercando allo stesso tempo di comporre un numero interno al Dipartimento.

-Lisa, sono Chris. Mi serve Jeremy, con urgenza. Non mi interessa cosa sta facendo. Rintraccialo e digli di partire subito per Washington. E fammi chiamare.-

Attaccò in faccia alla segretaria e si diresse a lunghe falcate verso il suo ufficio, spalancando la porta. Il cellulare squillò di nuovo. Era il Comandante dell’Hostage Rescue Team, Hudson Rush.

-Voller, ho un Black Hawk per te e la tua squadra davanti all’Academy tra sessanta secondi.-

Voller si strappò la giacca di dosso e la gettò sul divano, afferrando il tesserino e il giubbotto blu appeso dietro la scrivania. Prese un ricevitore dal cassetto e lo assicurò alla cintura.

-Professor Voller, è vero quello che si dice? Che il Presidente…-

Una ragazza in tuta mimetica era affacciata sulla porta, i capelli biondo platino raccolti sotto un cappellino da baseball.

-Lei sarebbe?-

Il cellulare squillò di nuovo.

-Lisa! Hai trovato Jeremy?-

-Sì, é a Phoenix al momento, un’urgenza di questa mattina. Non risponde sul privato.-

-Phoenix! Cristo Santo, Lisa, fai quello che puoi per portare il suo culo a Washington. Subito!-

-Sì, signore. Si tratta del Presidente, vero? Ho sentito…-

Voller chiuse la telefonata. Era incredibile come le informazioni confidenziali viaggiassero più veloci di quelle pubbliche.

-L’agente Wells sta sgomberando alcuni tunnel sotterranei, a Phoenix. Sarà difficile rintracciarlo.-

A parlare era stata la sconosciuta all’ingresso.

-Come conosce Jeremy? Come sa i dettagli sulle operazioni di un Supervisore della CNU?- Voller uscì di fretta dall’ufficio e la ragazza lo seguì, faticando a stargli dietro.

-L’agente Wells ha seguito personalmente il mio processo di recruiting e da allora abbiamo lavorato insieme molte volte. Agente Anna Karovitz.-

-Mai sentita.-

-Professore, seguo il suo corso da un mese…-

-Sta dicendo che non conosco i miei agenti?-

-Non mi permetterei mai.-

Voller attraversò l’atrio d’ingresso e uscì dall’edificio ansimando. Doveva smettere di fumare, Melvin glielo ripeteva sempre.

-Sa, professore, potrei farle da coppio fino a quando non riuscirete a contattare l’agente Wells.- azzardò Anna.

-Non è qualificata. Non so come le siano pervenute le informazioni, ma capirà che non è una persona qualsiasi a trovarsi in pericolo.-

-L’agente Wells ha grande stima nei miei confronti.-

-Beh, io no.-

-Mi dia una chance, non può andare a Washington da solo!-

L’elicottero era in fase di atterraggio. Le pale tagliavano l’aria sopra il parcheggio di servizio, facendo ondeggiare le fronde degli alberi vicini e spazzando via dall’asfalto le foglie cadute. Le nuove tecnologie avevano ridotto in modo drastico il rumore del motore, Voller se ne stupiva ogni volta. Si voltò verso Anna mentre il Black Hawk toccava terra. Quella ragazza insolente non gli stava per niente simpatica. Se ciò che diceva era vero, e Jeremy le aveva permesso di lavorare con lui, allora doveva possedere del talento. Inoltre, per quanto gli dolesse ammetterlo, il protocollo era chiaro e l’agente Karovitz aveva ragione: non poteva condurre una negoziazione da solo.

-E va bene, andiamo.-

Si avvicinarono di corsa al velivolo, che riprese quota non appena entrambi si furono seduti sugli scomodi sedili in plastica rinforzata.

-La ringrazio, signore. È un onore poter lavorare con lei.- disse Anna una volta indossate le cuffie.

Il Potomac scorreva sotto di loro e rifletteva le ultime luci rossastre del tramonto. Se non fosse stato così teso, Voller avrebbe ammirato con meraviglia il paesaggio fuori dal finestrino. Il Mason Neck con i suoi colori autunnali, la zona paludosa del Maryland e, in lontananza, le luci della capitale.

-Sa, professore, non sono mai stata sul campo per una negoziazione, ho sempre sovrinteso da remoto e sono felice di…-

-Mi ascolti bene, Karovitz.- la interruppe Voller. L’eccitazione della ragazza era palpabile e si stava già pentendo di averla portata a bordo.

-Quando arriveremo a Washington, il posto sarà già pieno di agenti della CIA, dell’HRT, persino quegli incapaci dell’MPDC. Noi siamo gli ultimi, perchè tutti preferiscono un efficace blitz militare. Nessuno, lì, vuole aspettare l’esito di una negoziazione, capisce? Nessuno vuole provare empatia con i criminali. Quindi, ciò che accadrà è che lei se ne starà in disparte, cercando di non mandare tutto a puttane, mentre io proverò a fare il mio cazzo di lavoro. Intesi?-

Voller si asciugò la fronte. Le luci di Washington si avvicinavano.

Voller e Karovitz arrivano a Washington.

  • Si stanno diffondendo fake news che portano a improvvise e violente manifestazioni in tutta la città, complicando le azioni militari. (57%)
    57
  • La notizia non si è diffusa e l’operazione viene condotta in segreto, ma la collaborazione tra le forze dell’ordine è complicata. (14%)
    14
  • La notizia si è diffusa, il luogo è pieno di reporter. Le TV trasmettono ogni aggiornamento, l’ansia cresce negli US e nel mondo. (29%)
    29
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18 Commenti

  • Ciao Andrea,
    non ero così sulle spine da quando lessi “Il Silenzio degli Innocenti”. Per molti versi le sensazioni alla lettura mi riportano lì, sarà l’ambientazione e la crudezza della vicenda.
    Ho votato per una vecchia reminiscenza dei romanzi di Thomas Harris, non proprio fake news, ma reporter tesserati e autorizzati che già hanno riempito il Campidoglio come squali pronti a sbocconcellare la carcassa di una balena. Non sarà il Tattler, ma forse qualcosa di peggio!
    Alla prossima!

  • Ciao Andrea!
    OK ci sono!
    Direi che le fake news sono uno dei drammi d’oggi, quindi opto per i problemi che ne derivano. Ritmo serrato, dialoghi essenziali, crescendo finale: direi che l’impronta che hai messo nella “clock mafia“ la stiamo ritrovando a Washington. Un bell’inizio, ora vediamo come sta il presidente.
    Ciao!

  • Ciao, Andrea.
    Un bel ritmo serrato, frasi secche e dialoghi asciutti, il tutto fa crescere la tensione durante la lettura e dà il giusto ritmo alla storia. Forse ho trovato i dialoghi un po’ troppo cinematografici questa volta, però ci sta: il racconto è molto cinematografico 😉
    Sulla frase:” si diresse a lunghe falcate verso il suo ufficio, spalancando la porta.” Vorrei dirti che forse ci sarebbe stato meglio il passato remoto al posto del gerundio per “spalancare” perché così sembra che spalanchi la porta mentre cammina. Ma è una mia idea. 🙂
    Ho votato perché la notizia resti segreta, c’è già molta carne al fuoco per essere al secondo episodio.

    Alla prossima!

  • Prende tempo per riflettere, penso sia fondamentale in emergenze legate ai suoi incarichi.
    Ciao Andrea!
    Subito in pista dopo la fine della clock mafia, bellissimo incipit, che “acchiappa”. Presumo tu abbia letto qualcosa sull’argomento, oppure visto: non credo sia facile sviluppare una storia del genere. I bocca al lupo, ti seguo. Ciao!

    • Ciao Minollo, ti ringrazio di essere presente anche in questo nuovo racconto! So che non sempre riesci a trovare il tempo per leggere qui su THeiNCIPIT, ma confido nei tuoi commenti puntuali quando potrai!
      Come dicevo a Keziarica, ho fatto alcune ricerche prima di iniziare a scrivere e spero di continuare con il maggior realismo possibile.
      A presto 😀

      PS. Attendiamo ancora il quinto episodio dell’Ambasciatore! 😀

  • ciao, Bell’inizio per un storia sicuramente complicata, che confermo il parere di Lorenzo mi sa un po’ d’American film… nulla da dire se non una cosa che mi pare non precisa: “La stanza, sebbene non molto ampia, aveva un arredamento minimale e dava una gradevole sensazione di ordine.”
    in questa frase sembra che “non molto ampia” e “minimale” siano termini in contraddizione… se avessi omesso ” sebbene” sarebbe stata perfetta. complimenti comunque ti seguo, ciao
    In quanto al voto credo che prenderà tempo per pensare.

    • Ciao Fenderman!
      Grazie di essere passato a leggere il mio incipit, sono felice che ti sia piaciuto.
      La frase in particolare aveva questo senso: nonostante l’ufficio sia di dimensioni modeste, e quindi facilmente incasinabile con qualche oggetto di troppo, un mobile troppo grande o simili, l’arredamento minimale (giusto quello che serve) contribuisce a mantenere ordine e pulizia. L’idea era di far trasparire che, nonostante Voller sia rispettato (vedasi i dialoghi), non abbia una posizione di potere nel Bureau (ufficio piccolo), ma curi comunque i suoi spazi e la sua immagine.
      Spero di non essermi dilungato troppo e di aver chiarito! Ti ringrazio davvero se volessi commentare ancora qualora non ti ritrovassi con qualcosa che ho scritto, mi aiuta a capire su cosa devo porre maggiore attenzione 😀
      A presto!

  • Inizio praticamente perfetto, mi sono immerso fin dalle prime righe nella storia, che mostra già di essere molto coinvolgente! Il protagonista sembra interessante, e anche se qua e là ci sono elementi un po’ da serie tv quasi, il risultato nel complesso mi è piaciuto molto 🙂
    Voto per l’imprevisto, vediamo di che si tratta. A presto!

    • Ciao Lorenzo! Bentrovato!
      Sono felice che ti sia piaciuto, mi piacerebbe sapere cosa intendi con “elementi da serie tv”, in modo da poterne essere consapevole mentre scrivo, se hai voglia di farmi qualche esempio 😀
      A presto!

      PS. La tua Seconda Guerra Civile Americana si sta realizzando per davvero!

      • Già, perlomeno non mi mancano fonti di ispirazione… 😀
        Mi riferivo più che altro ai dialoghi, in particolare della seconda parte, che ricalcano un po’ le classiche frasi che si possono sentire in una serie tv poliziesca, ma in verità era una constatazione più che una critica vera e propria, magari il tuo intento era proprio quello!

        • Credo che ogni ambiente abbia un proprio linguaggio, e non essendo mai stato all’FBI la fonte che più si avvicina ad un esperienza reale sono i film e le serie tv.
          Ciò vale anche per i lettori (a meno che qualcuno qui non sia sotto copertura 😀 ) e quindi le immagini che si creano nella vostra mente durante questo tipo di racconti vengono per forza da lì.
          Detto questo, non mi dispiacerebbe che in futuro qualcosa di scritto da me diventasse una sceneggiatura (non si sa mai), perciò inconsciamente o volutamente tendo spesso ad avere uno stile “cinema”. Colpa della mia convinzione che una commistione tra diverse forme espressive rafforzi la storia, my bad 🙂
          Grazie Lorenzo per gli spunti di riflessione! Se qualcuno vuole aggiungersi è il benvenuto 😀

  • Ciao, Andrea.
    Bentornato. Mi è piaciuto molto questo incipit, molto “cinematografico”, qualcuno lo ritiene un difetto della narrazione, a me piace. Infatti, in passato, mi hanno criticato a questo proposito. 😉 Mi piace anche il fatto che tu ti sia documentato, il “late-night FM DJ voice” è davvero utilizzato dai negoziatori e forse non solo da loro per persuadere. È una buona cosa: spesso, si trovano scritti pieni di cose inventate di sana pianta, che ovviamente risultano risibili.
    Ti vorrei segnalare due cose che, secondo me, rallentano un pochino la lettura:
    “… si riflettevano sulle sue lucide scarpe da uomo” secondo me, bastava scrivere: sulle sue scarpe lucide, le indossa lui, si intuisce già che siano scarpe da uomo.
    “-M-mi scusi, professor Voller.- si scusò il ragazzo” sempre a parer mio: il ragazzo si è scusato nel dialogo, non occorre puntualizzarlo, bastava un “disse” oppure evitare il dialogo e scrivere solo: il ragazzo si scusò. Sono mie idee, tu fanne quel che vuoi 🙂
    Comunque, ripeto: un incipit intrigante, ben esposto e con una resa “visiva” notevole. Hai reso molto bene anche lo stato di confusione che le voci dei presenti provocano nel protagonista, bene.
    Non mi resta che aspettare il secondo. Io direi di fargli eseguire gli ordini, così comincia l’avventura, per l’intoppo c’ è tempo 😉
    Spero di non essermi dilungata troppo.

    Alla prossima!

    • Ciao Keziarica! Grazie di essere tornata a leggermi, e non preoccuparti mai di dilungarti troppo quando i tuoi commenti sono così utili.
      Ovviamente hai ragione su tutto, sono dettagli che mi sono sfuggiti e cercherò di fare meglio nei prossimi capitoli 😀
      Per quanto riguarda la documentazione, effettivamente il racconto nasce proprio da alcune mie ricerche sull’argomento, che spero di poter disseminare qua e là per rendere tutto più credibile.
      Alla prossima!

    • Ciao Red, bentrovato!
      L’essere un docente gli permette di conoscere molte persone e ha sicuramente un impatto sul suo atteggiamento con gli altri, ma come da titolo il racconto si svilupperà principalmente sul suo lato di Agente FBI. Ti ringrazio di essere passato per questo nuovo racconto, a presto 😀

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