La perdita di “Zura”, parte 1: Serpi o conigli

Pupilla e mentore

Quando all’alba aprì gli occhi scoprì di essere già sola all’interno della tenda. Zura si alzò in agitazione, spaesata, ma comunque pronta ad una aggressione. Lentamente, poggiando i palmi sull’erba e così i piedi, si mosse verso l’uscita emettendo solo il minimo di suono indispensabile: da fuori entrava una luce ancora leggera, sveglia da poco come lei, mentre il freddo della notte ancora non si era appisolato. Un fuoco scoppiettava: era sicuramente Deizma che cominciava a preparare il pasto. Infatti come mise fuori la testa vide la barba bruna dell’uomo venire avvolta dal fumo, mentre se ne stava col muso su di un paiolo nero, mescolando dell’acqua con dentro verdure e carni spezzettate insieme.

«Flagro nel cuore piccola Zura.» le fece senza nemmeno voltarsi a guardarla.

Lei allora uscì fuori, sbuffando: «Non avresti dovuto sentirmi!»

«Sono troppo attento ai principi di Renia per non udire lo scricchiolio delle foglie sotto al peso del tuo corpo, sebbene tu sia una bambina piuttosto silenziosa.»

Zura saltò fuori per gridargli contro che non era più una bambina, che era cresciuta in altezza e non solo, che era una feroce guerriera devota a Flagro, come la sua mentore. Ma invece spense tutto ciò in gola, voltando gli occhi per cercare: a parte le otto tende di pelli, Deizma, altri due uomini posti di guardia, il fuoco, il paiolo, il fumo e Genira che allattava il suo nuovo pargolo, fuori non vi era che una brezza lieve.

Deizma forse le lesse i pensieri, come suo solito: «Lei è andata a caccia presto oggi. Qui non la troverai.»

Rientrò allora nella tenda per legarsi alla caviglia il suo punteruolo d’osso e poi sulle schiena la sua lama nera, identica alla stessa portata dalla sua mentore, infine la faretra legata al fianco e l’arco alla mano: avevano un solo arco in due e lo usava lei. Le era stato insegnato ad usarlo, così come anche le atre armi, anche se ancora non era brava abbastanza per essere ritenuta uno spirito.

Si era legata i capelli con il laccetto che una volta usava portare al braccio: veniva dalla sua vera casa, lasciata da anni per seguire lo spirito del fuoco che era la sua mentore e che la stava crescendo come spirito guerriero perché viaggiasse e portasse con sé la giustizia degli spiriti.

Si diresse alla foresta, ponendo sempre attenzione ai propri passi, al rumore, a trovarsi sottovento. Di solito veniva sempre svegliata dalla donna che chiamava mentore, fin da quando era piccola e l’aveva portata via da sua madre aveva seguito quella donna, allenandosi con lei, imitandone i movimenti, le frasi, i toni. Aveva tentato di carpirne il più possibile, visto che avrebbe dovuto diventare uno spirito guerriero e per Flagro lei si sarebbe lasciata plasmare per adempiere ad un simile destino.

“Che Renia mi porti alla mia meta senza turbolente cascate.” Pregò dentro di sé come le era stato insegnato. Lo spirito dell’acqua l’avrebbe ascoltata di certo visto che era sul sentiero per divenire uno spirito lei stessa.

Non dovette attendere troppi passi prima di udire lo scrosciare delle acque, figlie di Renia stessa. Per questo la pregava molto negli ultimi giorni, fintanto che si erano stabiliti presso il fiume. Nell’aria odore di muschio e qualcosa di acre. Le ghiande le diedero fastidio al palmo dei piedi ma ci era abituata, mentre si accorse che anche con tutta la sua buona volontà un suono non era proprio capace di nasconderlo: il brontolio del suo piccolo stomaco.

Si nascose subito dietro un albero, sperando di non essere stata sentita dalla sua mentore. Trattenne il fiato abbastanza da placarsi e mentre lentamente stava espirando vide non troppo lontano una testina sbucare di poco fuori da del fogliame e osservarla con i suoi occhietti neri: una donnola delle paglie. Queste creature erano rare quanto gli uomini di ghiaccio che nascevano portando i loro occhi rossi sul mondo. A Zura venne naturale dare a quella creatura un cenno del capo e poco dopo infatti la testina scomparve di nuovo nella vegetazione.

Continuò a seguire la voce del fiume e difatti lì presso di esso trovò la propria mentore: spoglia dei propri abiti, i capelli rossi in parte già tagliati e donati al fiume come piccoli listelli vivi che seguivano la corrente dalla sua mano destra, quella indisposta, mentre nella sinistra portava la sua temibile lama nera, intenta a recidere un’altra chioma.

Da molto non vedeva il corpo esile della sua mentore, carico di cicatrici grandi e piccole, bendisposto all’azione e sinuoso come i figli dell’aria, ma al contempo dalle spalle sgraziate e troppo da uomo per rendere grazia al resto; il volto era ora rivolto verso Zura, gli occhi di quello spirito guerriero erano verso la sua pupilla come falchi sulla preda. La giovane seppe di essere stata scorta e pertanto si fece avanti, come le era stato insegnato, con passi decisi e viso fiero, le mani sempre in procinto di scattare verso le armi.

A quale spirito affidare l'incontro o lo scontro con la mentore?

  • Liagio, custode dei mondi: il sogno, mano del destino e dell'equilibrio (30%)
    30
  • Renia, fluire del tempo: l'acqua, placida protettrice dei saggi e dei guaritori (30%)
    30
  • Flagro, ardore della vita: il fuoco, impetuoso e venerato da guerrieri e cantori (40%)
    40
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27 Commenti

  • Più avanti, da come forse avrete intuito dal titolo dell’intero racconto, intendo continuarlo. Mi sono divertito a scrivere di Zura e degli spiriti ed è un mondo che intendo esplorare di più. Sempre con cadenza di due la settimana. Fatemi sapere cosa ne pensate della storia, così come anche desideri sul futuro. I vostri comenti e i vostri voti la faranno vivere. Intanto vi ringrazio di essere rimasti fino a qui. E Flagro nel cuore a tutti voi!

    Un abbraccio,
    A.Cremisi

    • Visto che lo hai chiesto: a me è piaciuto molto come hai presentato i vari personaggi, gli spiriti ed il loro modo di essere. Mi rimangono molti dubbi su alcuni comportamenti e mi piacerebbe che le cose venissero approfondite man mano che la storia avanza (sperando di non “affogarti negli eventi” come capita a me 🙂 ).

      Ti attendo al varco ^_^

      Ciao 🙂

  • Fine prima parte? Liagio!

    Mi dispiace per il nostro straniero, ma lui non sa proprio trattare: gliel’hanno detto in tutti i modi e lui insiste! Almeno si fosse dimostrato pentito (anche se non so quanto gli avrebbe fatto piacere).

    Mi piace questa cosa che considerino Zura sia uno Spirito che una bambina. Abbiamo visto Lai come riesce a trattare entrambi gli aspetti; mi piacerebbe vedere anche qualcun’altro 😉

    Ciao 🙂

  • Se devo essere sincero, questa volta non lo so. Mi ispira sia Unnai che Catolle… Scelgo a caso e voto Catolle!

    La battaglia si è svolta come me l’immaginavo: con l’uno che sottovaluta l’altro 😉 Per un attimo ho temuto che uccidesse un uomo sconfitto: dal poco che ho visto, non sarebbe stata una cosa buona; per fortuna Lai ha interrotto l’adrenalina 🙂

    Ciao 🙂

  • Eccomi qui! Voto di nuovo Rivris, il rigoglio della natura: prati e foreste, il crescere degli esseri tutti, protettrice della famiglia. Ma anche Renia mi ispira.

    Continuo ad essere affascinato dall’affresco che stai dipingendo: ci sono molte cose che non mi sono chiare, ma vengono svelate poco a poco e questo mi piace ^_^

    Ciao 🙂

  • Ciao, tanta carne al fuoco come nel paiolo per un genere del quale poco mi intendo.
    Complimenti perché si capisce che hai scritto con entusiasmo e vera energia.
    Consigli: controlla bene rileggendo la punteggiatura: una virgola spostata cambia il senso della frase. “Palma dei piedi” no. Semmai palmo. E infine: “minimamente brava abbastanza” non va, era meglio senza “minimamente”
    Ti seguirò per il gusto di vedere quanta forza ci metterai, brava ciao🙋

  • Voto per Renia, qualcuno ha votato le opzioni senza commentare purtroppo; peccato, è sempre bello sapere cosa pensano i lettori…
    Ciao, Cremisi.
    Un bell’inizio, i personaggi pur se abbozzati riescono già a prendere forma nella testa, la ragazzina (che immagino sia la protagonista) in maniera più concreta, giusto così.
    Ti faccio un unico appunto riguardo il POV proprio di Zura: “Infatti come mise fuori la testa vide la barba bruna dell’uomo venire AVVOLATA dal fumo, mentre se ne stava col muso su di un paiolo nero, mescolando dell’acqua con dentro verdure e carni spezzettate insieme.” La ragazza vede l’uomo intento a mescolare, ma non può vedere cosa c’è dentro il pentolone, forse lo intuisce. È una piccolezza, ma magari con un paio di parole in più si poteva ovviare. 😉
    Senza volere ho scovato un refusino: avvolata.
    Comunque, mi è piaciuto l’inizio, aspetto il seguito e ti seguo.

    Alla prossima!

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