La perdita di “Zura”, parte 1: Serpi o conigli

Dove eravamo rimasti?

Iarcad ha portato sangue e sfogo. A quale spirito affidare la conclusione di questa parte? Flagro, ardore della vita: il fuoco, impetuoso e venerato da guerrieri e cantori. (67%)

Lo spirito

«Lasciaci sole.»

L’ordine della sua mentore era rivolto a Lai e il tono fu talmente carico di minaccia, che la giovane ebbe giusto il tempo di lanciare un’occhiata di saluto a Zura, per poi scomparire fuori dalla tenda. Lo spirito di Flagro era entrato col volto pallido e sudato, tanto da far trasalire le due ragazze, ancora abbracciate.

Quando fu sicura di non essere ascoltata da nessuno al di fuori della tenda, Tula ordinò alla piccola di radunare tutte le loro cose. Senza fiatare, protestare o disubbidire.

«Non siamo più al sicuro, qui.» disse la mentore, per poi restare in allerta e prendendo la saccoccia. Non avevano molto, quindi ci volle non più di una manciata di secondi per essere pronte entrambe. «La prima legge degli spiriti?» chiese alla sua pupilla, in attesa della risposta giusta, che non tardò ad arrivare dalla piccola: «Vegliare la vita.»

Tula annuì e andò ad appoggiare una mano sulla spalla di Zura: «La legge di Nomair?»

La piccola sorrise, orgogliosa di conoscere che: «La mano agisce oggi, l’occhio guarda dom…»

Lo schiaffo arrivò in viso con rapidità e bruciore: «Esatto.» fece ancora la mentore «E vedi di ricordartene la prossima volta, spirito guerriero

Zura aveva già la mano all’elsa: era rimasta in parte colpita da quelle parole e in parte dal gesto: mai la donna l’aveva chiamata a quel modo da quando si conoscevano: «Quindi…» volle chiedere alla sua mentore: «Non userai più il mio nome nemmeno tu?»

«Liagio.» le rispose, più come una domanda, continuando quell’assurda interrogazione.

La piccola allora rilassò le dita e le allontanò dalla spada: «Umiltà, non sopraffazione

La sua mentore le afferrò la guancia, armata di uno sguardo torvo che non ammetteva replica alcuna, per poi precederla fuori e farle cenno di seguirla. Ancora Zura non vedeva chiaramente in cosa avesse sbagliato, né cosa centrassero Nomair, spirito delle montagne e della sapienza, o Liagio, spirito dei sogni e del destino. Una volta all’aperto sentì di essere afferrata per la veste e sollevata, mentre Tula era china su di lei, con il volto attaccato al suo. La sua mentore non le era mai apparsa tanto decisa e preoccupata insieme: «Silenziosa come ti ho insegnato. Ce ne andiamo attraverso la foresta, seguendo piste da cacciatore.»

Prima di lasciarla a terra strofinò la propria fronte a quella di Zura e le diede un bacio tra i capelli biondi.

Scapparono come ladre, lontane dagli sguardi e dalle orecchie di chiunque, fino a giungere dentro la foresta: perché mai, si chiese Zura, non stavano usando dei cavalli?

Ma la risposta le fu data presto, una volta che il suono dell’acqua che scorreva crebbe tanto da portarle allo stesso luogo dove quella mattina la piccola aveva attaccato la sua mentore, la quale disse: «Questo è l’ultimo giorno in cui posso chiamarti per nome, Zura. Tra qualche giorno, seguiremo il popolo di Gugh mentre si sposta e ruberemo dei cavalli, proprio quando ci crederanno lontane. Lo faremo senza farci vedere, dovranno pensare ad un attacco di banditi. Infine via verso nord. E che Flagro e gli spiriti tutti ci proteggano.»

Si voltarono entrambe immediatamente, per via dello spezzarsi di rami dietro di loro e della voce: «So che siete qui. Ti conosco ormai.»

Era Padu e non fu difficile scorgerlo dato il fisico. Tula sospirò, spogliandosi del peso superfluo, rimanendo soltanto con la spada; Zura non capì se per intenzione di lottare o meno.

In risposta la sua mentore le chiese di aspettarla e andò incontro all’avversario con l’arma ancora inguainata, la sicurezza di un veggente, i passi spediti: «Vattene.»

«No.» disse Padu impugnando una lama di rame, lucida e splendente ad ogni tenue raggio di sole: «Resta. Restate. Con me.»

Tula corse e saltò proprio sopra il ginocchio sinistro dell’uomo, mentre questi caricava con la destra, poi la donna mollò la sua spada e andò a stringere col braccio sinistro, aiutandosi col destro, annodandoli proprio alla gola dell’avversario, di colpo e vigorosamente: «Non sforzarti troppo.» gli diceva, «Concentrati sul mio calore. Come hai sempre fatto: lascialo divenire il nostro calore e arrenditi a bellissimo sogno.» Per Tula fu quasi un già visto, un confronto già raccontato, già deciso.

Padu dapprima alzò le mani per afferrarla, arrestandosi nell’ascoltare il suono di quella voce, socchiudendo lentamente gli occhi, rilassando le dita, senza udire il tonfo dell’arma sul terreno, senza rendersi conto di appoggiare i ginocchi al suolo, da solo in quel buio, in quel silenzio, solo con le parole ovattate di lei.

Quando una volta riarmata tornò dalla sua pupilla, Tula le passò l’indice dalla gola fino al mento, alzandoglielo: «Pensare a ciò che conta davvero. E ricordati sempre che combatterai contro degli uomini.»

Zura deglutì, impossibilitata a distogliere l’attenzione: «E se mai io dovessi affrontare uno spirito come te?»

La mentore diede un’ulteriore lezione alla sua amata pupilla, quella che l’avrebbe segnata più di ogni altra e che l’avrebbe protetta per la vita: «Se tu lo spirito adesso.»

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27 Commenti

  • Più avanti, da come forse avrete intuito dal titolo dell’intero racconto, intendo continuarlo. Mi sono divertito a scrivere di Zura e degli spiriti ed è un mondo che intendo esplorare di più. Sempre con cadenza di due la settimana. Fatemi sapere cosa ne pensate della storia, così come anche desideri sul futuro. I vostri comenti e i vostri voti la faranno vivere. Intanto vi ringrazio di essere rimasti fino a qui. E Flagro nel cuore a tutti voi!

    Un abbraccio,
    A.Cremisi

    • Visto che lo hai chiesto: a me è piaciuto molto come hai presentato i vari personaggi, gli spiriti ed il loro modo di essere. Mi rimangono molti dubbi su alcuni comportamenti e mi piacerebbe che le cose venissero approfondite man mano che la storia avanza (sperando di non “affogarti negli eventi” come capita a me 🙂 ).

      Ti attendo al varco ^_^

      Ciao 🙂

  • Fine prima parte? Liagio!

    Mi dispiace per il nostro straniero, ma lui non sa proprio trattare: gliel’hanno detto in tutti i modi e lui insiste! Almeno si fosse dimostrato pentito (anche se non so quanto gli avrebbe fatto piacere).

    Mi piace questa cosa che considerino Zura sia uno Spirito che una bambina. Abbiamo visto Lai come riesce a trattare entrambi gli aspetti; mi piacerebbe vedere anche qualcun’altro 😉

    Ciao 🙂

  • Se devo essere sincero, questa volta non lo so. Mi ispira sia Unnai che Catolle… Scelgo a caso e voto Catolle!

    La battaglia si è svolta come me l’immaginavo: con l’uno che sottovaluta l’altro 😉 Per un attimo ho temuto che uccidesse un uomo sconfitto: dal poco che ho visto, non sarebbe stata una cosa buona; per fortuna Lai ha interrotto l’adrenalina 🙂

    Ciao 🙂

  • Eccomi qui! Voto di nuovo Rivris, il rigoglio della natura: prati e foreste, il crescere degli esseri tutti, protettrice della famiglia. Ma anche Renia mi ispira.

    Continuo ad essere affascinato dall’affresco che stai dipingendo: ci sono molte cose che non mi sono chiare, ma vengono svelate poco a poco e questo mi piace ^_^

    Ciao 🙂

  • Ciao, tanta carne al fuoco come nel paiolo per un genere del quale poco mi intendo.
    Complimenti perché si capisce che hai scritto con entusiasmo e vera energia.
    Consigli: controlla bene rileggendo la punteggiatura: una virgola spostata cambia il senso della frase. “Palma dei piedi” no. Semmai palmo. E infine: “minimamente brava abbastanza” non va, era meglio senza “minimamente”
    Ti seguirò per il gusto di vedere quanta forza ci metterai, brava ciao🙋

  • Voto per Renia, qualcuno ha votato le opzioni senza commentare purtroppo; peccato, è sempre bello sapere cosa pensano i lettori…
    Ciao, Cremisi.
    Un bell’inizio, i personaggi pur se abbozzati riescono già a prendere forma nella testa, la ragazzina (che immagino sia la protagonista) in maniera più concreta, giusto così.
    Ti faccio un unico appunto riguardo il POV proprio di Zura: “Infatti come mise fuori la testa vide la barba bruna dell’uomo venire AVVOLATA dal fumo, mentre se ne stava col muso su di un paiolo nero, mescolando dell’acqua con dentro verdure e carni spezzettate insieme.” La ragazza vede l’uomo intento a mescolare, ma non può vedere cosa c’è dentro il pentolone, forse lo intuisce. È una piccolezza, ma magari con un paio di parole in più si poteva ovviare. 😉
    Senza volere ho scovato un refusino: avvolata.
    Comunque, mi è piaciuto l’inizio, aspetto il seguito e ti seguo.

    Alla prossima!

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