La perdita di “Zura”, parte 1: Serpi o conigli

Dove eravamo rimasti?

A quale spirito affidare l'incontro o lo scontro con la mentore? Flagro, ardore della vita: il fuoco, impetuoso e venerato da guerrieri e cantori (40%)

Il corvo di Flagro

Arrivata alla sponda del fiume, Zura sguainò la sua spada e con uno slancio si fece avanti con un fendente dal basso che portò con sé parte dell’acqua che aveva sfiorato lungo il tragitto.

“Precipitosa.” Pensò Tula, guardando la propria allieva negli occhi e portando la propria lama con la sinistra a parare in verticale quel colpo e deviandolo, lasciando che qualche goccia le bagnasse il fianco. Con un unico movimento poi preparò l’affondo, ma la piccola Zura stava già alzando il piede per calciarla dritto nello stomaco, sfruttando la lunghezza della gamba per impedire alla mentore di andare a segno.

In quell’istante Zura vide il proprio calcio venire intercettato dalla mano destra e malandata della mentore, la quale ora la fissò contrariata e in parte terrorizzata.

Era la prima volta che eseguiva una parata così imprecisa. Riuscì però ad afferrare la caviglia della giovane pupilla, proprio ad una spanna dalla propria pancia. Così Tula la alzò verso l’alto, facendo cadere in acqua la ragazzina. Non scosse nemmeno troppi spruzzi, ma sbatté di certo il culo tra i sassi levigati del fiume.

Zura era adirata: «Prima Deizma si accorge di me e ora vengo battuta! Speravo di cambiare parte del corso della giornata!»

«Rinfodera la spada Zura.» fece la mentore: «Dopo ci alleneremo come si deve, ma intanto hai bisogno di fare un bagno e riflettere.»

«Io voglio essere pronta!» sbottò ancora la giovane.

Tula le rispose: «Lo vorrei anche io. Vorrei tu fossi già pronta, ma ancora non lo sei. Soprattutto se ti lanci da incosciente senza valutare bene l’avversario, il luogo di scontro, o anche se sia il caso o meno di sfruttare uno slancio aggressivo come quello. Hai usato il tuo ardore ma non la tua testa. Per questo hai perso.»

Zura vide la propria mentore uscire dal fiume e andare verso un albero ai cui rami aveva appoggiato le altre sue armi e i suoi vestiti. Avrebbe voluto essere lei in quel momento, anche se la vide per un paio di istanti appoggiare una mano all’albero e con l’altra coprirsi la bocca: «Tutto bene?» le chiese, ma la mentore si limitò semplicemente ad annuire e a mettersi addosso il perizoma, la veste e il paio di braghe che aveva ricevuto in dono da un viandante.

Quanto ci voleva ancora per essere pronte a divenire uno spirito? Ormai Zura aveva dodici anni ed era il caso che la sua mentore se lo rammentasse: «Deizma dice che sono una bambina, ma non è così! Lo sai anche tu che sono una donna da un paio di lune e che anche i miei capelli non sono più biondo paglia come un tempo!»

Tula concesse allora il proprio sguardo alla pupilla: «Alcune ciocche sono ancora dorate.»

Zura andò bruscamente col braccio dentro l’acqua a raccogliere del fango, solo per porselo sui capelli, trattenendo le urla.

Tula le si fece incontro e le disse di fermarsi: «Bionde vanno bene. Lavati quei capelli e smetti di inzozzarti gli indumenti senza motivo. Sarai pronta quando ti avrò insegnato tutto il necessario, quando potrai provvedere a te stessa e saprai distinguere gli uomini.»

La giovane allora si abbassò per andare con l’acqua a ripulirsi la testa da tutto il fango con cui si era coperta: «Li so già dividere nella mia testa: alcuni pregano di più, altri meno, alcuni lavorano mentre altri sfruttano, alcuni stanno in silenzio e altri non fanno altro che parlare.»

«Ma non sai se chi prega sia più cane o più lupo, se chi lavora sia simile ad un’ape dell’alveare o ad una rondine che fabbrica il nido, se i silenziosi siano polli o volpi e non sai nemmeno distinguere se chi parla troppo sia un coniglio o una serpe!»

La giovane Zura non capiva appieno, ma ascoltava comunque ogni parola, sedendosi in quell’acqua fresca: «Noi due cosa siamo?»

La mentore diede un’ultima occhiata ai capelli rossi che erano rimasti incagliati presso la sponda, portando la mano a sentire ciò che le era rimasto in testa: erano il suo tratto distintivo come fiamma di Flagro ed ora dovevano ricrescere al più presto per poterne sfruttare il colore in battaglia. Tornò alla propria pupilla, ritornando al giorno in cui l’aveva presa e portata via da casa, al giorno in cui l’aveva allontanata perché non diventasse un’incantatrice, ma una spada. Chissà se avrebbe mai posseduto l’accortezza e la parola…

«Un corvo.» disse la ragazzina: «Tu sei senza dubbio un corvo. Deizma pensa tu sia un falco ma io so che invece sei un corvo: sai cacciare, parlare, guardi oltre. Sai osservare senza essere vista.»

Tula le sorrise e annuì. Era forse pronta al passo successivo. Le disse: «Placati. Stenditi e cerca di sentire, di ascoltare il correre del fiume e il tuo fuoco.»

Zura allora fece quanto richiesto: prese un bel respiro e andò giù, appoggiando dapprima la schiena, poi le braccia e infine la testa sul fondo del fiume. Ad occhi chiusi poteva sentire l’acqua scorrerle addosso e passare oltre.

Con un po’ di fortuna la ragazzina avrebbe lasciato parte della sua foga agli spiriti e avrebbe abbracciato il proprio vero futuro. Non era ancora pronta e Tula aveva bisogno che lo fosse al più presto.

A quale spirito affidare il ritorno all'accampamento?

  • Catolle, il plasmare con le mani: armi, utensili, case e oggetti tutti. Protettore dei carpentieri, dei fabbri e degli artigiani (17%)
    17
  • Rivris, il rigoglio della natura: prati e foreste, il crescere degli esseri tutti, protettrice della famiglia (17%)
    17
  • Liagio, custode dei mondi: il sogno, la mano del destino e dell'equilibrio (67%)
    67
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27 Commenti

  • Più avanti, da come forse avrete intuito dal titolo dell’intero racconto, intendo continuarlo. Mi sono divertito a scrivere di Zura e degli spiriti ed è un mondo che intendo esplorare di più. Sempre con cadenza di due la settimana. Fatemi sapere cosa ne pensate della storia, così come anche desideri sul futuro. I vostri comenti e i vostri voti la faranno vivere. Intanto vi ringrazio di essere rimasti fino a qui. E Flagro nel cuore a tutti voi!

    Un abbraccio,
    A.Cremisi

    • Visto che lo hai chiesto: a me è piaciuto molto come hai presentato i vari personaggi, gli spiriti ed il loro modo di essere. Mi rimangono molti dubbi su alcuni comportamenti e mi piacerebbe che le cose venissero approfondite man mano che la storia avanza (sperando di non “affogarti negli eventi” come capita a me 🙂 ).

      Ti attendo al varco ^_^

      Ciao 🙂

  • Fine prima parte? Liagio!

    Mi dispiace per il nostro straniero, ma lui non sa proprio trattare: gliel’hanno detto in tutti i modi e lui insiste! Almeno si fosse dimostrato pentito (anche se non so quanto gli avrebbe fatto piacere).

    Mi piace questa cosa che considerino Zura sia uno Spirito che una bambina. Abbiamo visto Lai come riesce a trattare entrambi gli aspetti; mi piacerebbe vedere anche qualcun’altro 😉

    Ciao 🙂

  • Se devo essere sincero, questa volta non lo so. Mi ispira sia Unnai che Catolle… Scelgo a caso e voto Catolle!

    La battaglia si è svolta come me l’immaginavo: con l’uno che sottovaluta l’altro 😉 Per un attimo ho temuto che uccidesse un uomo sconfitto: dal poco che ho visto, non sarebbe stata una cosa buona; per fortuna Lai ha interrotto l’adrenalina 🙂

    Ciao 🙂

  • Eccomi qui! Voto di nuovo Rivris, il rigoglio della natura: prati e foreste, il crescere degli esseri tutti, protettrice della famiglia. Ma anche Renia mi ispira.

    Continuo ad essere affascinato dall’affresco che stai dipingendo: ci sono molte cose che non mi sono chiare, ma vengono svelate poco a poco e questo mi piace ^_^

    Ciao 🙂

  • Ciao, tanta carne al fuoco come nel paiolo per un genere del quale poco mi intendo.
    Complimenti perché si capisce che hai scritto con entusiasmo e vera energia.
    Consigli: controlla bene rileggendo la punteggiatura: una virgola spostata cambia il senso della frase. “Palma dei piedi” no. Semmai palmo. E infine: “minimamente brava abbastanza” non va, era meglio senza “minimamente”
    Ti seguirò per il gusto di vedere quanta forza ci metterai, brava ciao🙋

  • Voto per Renia, qualcuno ha votato le opzioni senza commentare purtroppo; peccato, è sempre bello sapere cosa pensano i lettori…
    Ciao, Cremisi.
    Un bell’inizio, i personaggi pur se abbozzati riescono già a prendere forma nella testa, la ragazzina (che immagino sia la protagonista) in maniera più concreta, giusto così.
    Ti faccio un unico appunto riguardo il POV proprio di Zura: “Infatti come mise fuori la testa vide la barba bruna dell’uomo venire AVVOLATA dal fumo, mentre se ne stava col muso su di un paiolo nero, mescolando dell’acqua con dentro verdure e carni spezzettate insieme.” La ragazza vede l’uomo intento a mescolare, ma non può vedere cosa c’è dentro il pentolone, forse lo intuisce. È una piccolezza, ma magari con un paio di parole in più si poteva ovviare. 😉
    Senza volere ho scovato un refusino: avvolata.
    Comunque, mi è piaciuto l’inizio, aspetto il seguito e ti seguo.

    Alla prossima!

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