La perdita di “Zura”, parte 1: Serpi o conigli

Dove eravamo rimasti?

Flagro ha portato il suo ardore. A quale spirito affidare il prossimo episodio? Iarcad, possesso, primordialità: il sangue, il fumo, ribollente impulso delle viscere del mondo, degli istinti, nel bene e nel male. (50%)

Le conseguenze

«Volevo ucciderlo…»

Alla piccola quella frase uscì come un sussurro. Il suo sguardo era fisso sull’orecchino di Lai, su quella bella penna che le stava venendo offerta.

«Lo so.» le rispose la ragazza, afferrando la mano di Zura e ponendola su quell’oggetto prezioso: «Hai bisogno di qualcosa che ti ricordi di svegliarti ogni tanto, vero?»

La pelle di Lai era delicata, le sue mani non avevano mai maneggiato armi o strumenti da lavoro e di questo Zura se ne accorse, come si accorse anche di voler parlare con la sua mentore al più presto.

«Non avrei dovuto volerlo…» continuò la piccola, ancora titubante ad accettare quel dono: «… “Uno spirito conosce la morte, la usa, ma non la agogna.”» Era la sua voce a pronunciare quelle parole, ma nella sua testa invece a echeggiare fu quella della sua mentore.

Lai spinse la penna nera al petto di Zura, cingendola poi con entrambe le braccia, stringendola: «Sarai un magnifico spirito. Ne sono certa dopo queste tue parole.»

Sentì un singhiozzo, un tirare su col naso; Lai aveva scoperto la parte più sensibile di quella ragazzina e desiderò dimenticarsene: “Non voglio poterne approfittare in seguito.” Quei capelli biondi sapevano di fresco, di qualcosa di non curato ma ben mantenuto, di prato e rugiada; le venne da lasciarle un bacio su quella chioma, di nascosto da lei, di nascosto dal mondo: Lai era comunque la figlia di un capo e un giorno avrebbe sposato il figlio di un altro capo. Doveva mettere in guardia la ragazzina: «Non fidarti di nessuno, se non la tua mentore. Dopotutto non mi conosci bene come credi, non come io conosco te.»

Zura si separò dall’abbraccio, asciugandosi gli occhi: «Sei come il merlo da cui viene questa penna: abile ad imparare e dai dolci suoni.»

Lai non si permise di arrossire: «Ti sbagli. Il merlo è da sapienti. Io sono una cacciatrice, come te. E so tenere a bada i roditori proprio come tu hai fatto poco fa. L’unica differenza è che io uso parole e lacrime e tu invece la spada.»

«Vorrei essere in grado di cacciare qualcosa di più di un roditore.» commentò Zura con gli occhi bassi, fantasticando di lupi e orsi. Lai sorrise, come suo solito.

***

L’accampamento aveva dei bisbigli, si accorse Tula, persone a tramandarsi un qualche segreto tra di loro. Lei e Padu videro poi un gruppo di quattro uomini trascinare lo straniero contro la sua volontà: si dimenava con braccia e gambe per tentare di sfuggire a quella presa, gridava con rabbia, a inutilmente.

Quando furono di fronte alla tenda di capo Gugh si imbatterono nelle schiene di molti dell’accampamento. Dovettero farsi largo in quella folla, con Padu che spostava la gente senza che alcuno protestasse, infine ebbero di fronte lo straniero su quella terra, impolverato e puzzolente, sulle braghe un’evidente macchia scura. Capo Gugh era lì fuori, di fronte a lui, di fianco aveva la moglie e le due concubine, Nazoma e Tei. La sua voce echeggiò come un temporale: «Portate il ceppo.»

Un paio di giovani si allontanarono per eseguire l’ordine, nel frattempo lo straniero aveva iniziato a implorare: «Aspettate… Perché? Sono stato io quello sconfitto, no? Cosa volete farmi? Io vengo per rappresentare i nostri popoli, il nostro mondo! Voi non punirete il vostro stesso mondo! Qualunque cosa vi abbia raccontato quella mocciosa è falso! Quale barbaro ancora ignaro delle gonne fa combattere delle bambine?»

Capo Gugh e sua moglie sussurrarono tra di loro, finché lei non fece cenno di assenso, al quale lui rispose. «Noi qui…» continuò poi, rivolto allo straniero, ma (ciò fu evidente a Tula) soprattutto al suo accampamento: «…più di ogni altra cosa rispettiamo gli spiriti, come rispettiamo anche chi difende la propria vita.»

Nel frattempo tornarono i due giovani con un piano in legno ricavato da un tronco, sul quale era conficcata un grosso falcetto di rame, ricurvo e largo quattro dita. Fu tutto posato di fronte allo straniero.

Questi fece tant’occhi e sbraitò: «Come? No. Quella era solo una bambina con una lama troppo preziosa tra le mani. Chiedo giustizia!»

La mano avvezza alla battaglia di capo Gugh strinse il manico del falcetto, staccandolo dal ceppo e mostrandolo bene a tutti: «Quella che ti ostini a chiamare “bambina” è uno spirito di Flagro. Anche se non lo fosse stata, rimane una bambina che si è difesa dal tuo attacco. Così è stato detto. Lo neghi?»

Gli uomini che lo tenevano fermo, presero la mano destra dello straniero e la costrinsero al centro del ceppo. Lui sgranò gli occhi: «Sì! Lo nego! Lei mi è venuta addosso e io non potevo che spingerla. Ho un onore da mantenere!»

Capo Gugh rise: «Una spinta? Hai iniziato il duello per una spinta da parte di una bambina?»

Lo straniero rise con lui: «Certo. Ora capite perché le serviva una lezione, no? Io sono un cantore molto prestigioso in certi ambienti e non posso lasciarmi sopraffare da una come lei, spirito o meno,»

Questa frase rabbuiò definitivamente il volto di capo Gugh, il quale non esitò un solo secondo di più e calò la mano in un sonoro tonfo. Urla, il resto furono urla.

Iarcad ha portato sangue e sfogo. A quale spirito affidare la conclusione di questa parte?

  • Flagro, ardore della vita: il fuoco, impetuoso e venerato da guerrieri e cantori. (67%)
    67
  • Catolle, il plasmare con le mani: armi, utensili, case e oggetti tutti. Protettore di carpentieri, fabbri e artigiani. (0%)
    0
  • Liagio, custode dei mondi: il sogno, la mano del destino e dell'equilibrio (33%)
    33
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27 Commenti

  • Più avanti, da come forse avrete intuito dal titolo dell’intero racconto, intendo continuarlo. Mi sono divertito a scrivere di Zura e degli spiriti ed è un mondo che intendo esplorare di più. Sempre con cadenza di due la settimana. Fatemi sapere cosa ne pensate della storia, così come anche desideri sul futuro. I vostri comenti e i vostri voti la faranno vivere. Intanto vi ringrazio di essere rimasti fino a qui. E Flagro nel cuore a tutti voi!

    Un abbraccio,
    A.Cremisi

    • Visto che lo hai chiesto: a me è piaciuto molto come hai presentato i vari personaggi, gli spiriti ed il loro modo di essere. Mi rimangono molti dubbi su alcuni comportamenti e mi piacerebbe che le cose venissero approfondite man mano che la storia avanza (sperando di non “affogarti negli eventi” come capita a me 🙂 ).

      Ti attendo al varco ^_^

      Ciao 🙂

  • Fine prima parte? Liagio!

    Mi dispiace per il nostro straniero, ma lui non sa proprio trattare: gliel’hanno detto in tutti i modi e lui insiste! Almeno si fosse dimostrato pentito (anche se non so quanto gli avrebbe fatto piacere).

    Mi piace questa cosa che considerino Zura sia uno Spirito che una bambina. Abbiamo visto Lai come riesce a trattare entrambi gli aspetti; mi piacerebbe vedere anche qualcun’altro 😉

    Ciao 🙂

  • Se devo essere sincero, questa volta non lo so. Mi ispira sia Unnai che Catolle… Scelgo a caso e voto Catolle!

    La battaglia si è svolta come me l’immaginavo: con l’uno che sottovaluta l’altro 😉 Per un attimo ho temuto che uccidesse un uomo sconfitto: dal poco che ho visto, non sarebbe stata una cosa buona; per fortuna Lai ha interrotto l’adrenalina 🙂

    Ciao 🙂

  • Eccomi qui! Voto di nuovo Rivris, il rigoglio della natura: prati e foreste, il crescere degli esseri tutti, protettrice della famiglia. Ma anche Renia mi ispira.

    Continuo ad essere affascinato dall’affresco che stai dipingendo: ci sono molte cose che non mi sono chiare, ma vengono svelate poco a poco e questo mi piace ^_^

    Ciao 🙂

  • Ciao, tanta carne al fuoco come nel paiolo per un genere del quale poco mi intendo.
    Complimenti perché si capisce che hai scritto con entusiasmo e vera energia.
    Consigli: controlla bene rileggendo la punteggiatura: una virgola spostata cambia il senso della frase. “Palma dei piedi” no. Semmai palmo. E infine: “minimamente brava abbastanza” non va, era meglio senza “minimamente”
    Ti seguirò per il gusto di vedere quanta forza ci metterai, brava ciao🙋

  • Voto per Renia, qualcuno ha votato le opzioni senza commentare purtroppo; peccato, è sempre bello sapere cosa pensano i lettori…
    Ciao, Cremisi.
    Un bell’inizio, i personaggi pur se abbozzati riescono già a prendere forma nella testa, la ragazzina (che immagino sia la protagonista) in maniera più concreta, giusto così.
    Ti faccio un unico appunto riguardo il POV proprio di Zura: “Infatti come mise fuori la testa vide la barba bruna dell’uomo venire AVVOLATA dal fumo, mentre se ne stava col muso su di un paiolo nero, mescolando dell’acqua con dentro verdure e carni spezzettate insieme.” La ragazza vede l’uomo intento a mescolare, ma non può vedere cosa c’è dentro il pentolone, forse lo intuisce. È una piccolezza, ma magari con un paio di parole in più si poteva ovviare. 😉
    Senza volere ho scovato un refusino: avvolata.
    Comunque, mi è piaciuto l’inizio, aspetto il seguito e ti seguo.

    Alla prossima!

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