Le Tele di Mezzanotte

La carta del destino

C’era qualcosa, nell’aria. Un sussurro che scivolava con la pioggia, trasportata da un vento affilato. Parole criptiche – il canto dell’inverno, quando scende la notte. Fern si strinse nel suo tailleur di velluto liscio, il naso rivolto a una mezzaluna offuscata che, come una sposa, sembrava indossare sul volto un velo di pensieri: un matrimonio solitario e assorto, imbevuto di silenzi.
Intanto, mentre le tenebre colavano dall’alto come olio su tela, la città si coricava. In strada il traffico era diminuito notevolmente e si sentiva il canto degli allocchi, e il fruscio delle foglie secche turbinanti sul marciapiedi, e il leggero ticchettio della pioggia sui cofani delle auto parcheggiate in fila. Fern si fermò sotto il polveroso cono di luce di un lampione. Le doleva la pianta dei piedi, e un leggero tremolio le scuoteva i ginocchi un po’ per il freddo, un po’ per la stanchezza. Incastrò il cellulare tra la guancia e la spalla e infilò le mani in tasca.
«Ho deciso di lasciare il lavoro», mormorò.
Silenzio. Tanto lungo da chiedersi se fosse caduta la linea.
«Così, all’improvviso?».
«Non penso di riuscire a tenere il ritmo, mamma», mentì, «Mi licenzierò non appena avrò portato a termine l’ultimo progetto».
«Ho capito».
Come al solito, non c’era più niente da dire. Non c’erano mai abbastanza parole. Fern sospirò, e una nuvoletta di vapore si condensò nell’aria gelida della sera.
«Mamma, devo salutarti. Vado a dormire».
«Va bene. Ma vieni a trovarci, per le ferie».
«Certamente».
Riagganciò. Chiamata terminata. Rimase ad osservare quella scritta lampeggiante finché lo schermo non si spense. Ultimamente, non faceva che mentire. Quand’è che la sua vita aveva preso una piega tanto patetica? Si era interrogata a lungo sul suo futuro, era persino arrivata al punto di saltare sull’ultimo treno per Francoforte, una sera qualunque, perché ormai la primavera era finita e i fiori di ciliegio sarebbero appassiti e tutto quello che restava da fare era andarsene. Eppure, ora le pioveva intorno soltanto cenere. Si chiese se persino i sogni, a volte, marciscano.
Una folata di vento le scompigliò i capelli, trasportando foglie e sporcizia. Rabbrividì, infilando ancora una volta le mani nelle tasche, e fece per proseguire verso il suo appartamento. Destra, destra, sinistra; secondo cancello. Destinazione raggiunta. Ormai non era più questione di orientamento, ma una litania che le ronzava in testa fino al primo click della serratura.
«È normale trovarsi in difficoltà, quando si è tanto giovani», cantilenò una voce nella notte.
Fern sussultò. Rapido come un lupo in caccia, il suo sguardò guizzò in basso: una vecchia tutta grinze se ne stava accartocciata sul marciapiedi qualche centimetrò più in là. Sedeva su un panno dispiegato, una tovaglia di stoffa sfilacciata che una volta doveva essere stata azzurrina. Davanti a lei erano stati sistemati tre mazzi di carte coperte, immobili nonostante le raffiche.
La donna alzò lo sguardo su di lei e sorrise, rivelando un chiostro di denti gialli.
«Forse una sbirciatina al tuo futuro potrebbe aiutare, non credi?».
«La ringrazio, ma non credo in queste cose».
«Lascia che ti dica una cosa: le risposte esistono per chi sa ascoltare. Agli altri rimangono soltanto domande. E chi, più di un’artista, ha bisogno di risposte? Permettimi una lettura».
Fern la scrutò da sotto le ciglia, la fronte aggrottata. Nulla in lei suggeriva che fosse un’artista, soprattutto in quei tacchi alti e i vestiti da ufficio. Come aveva potuto, la vecchia, indovinare al primo colpo?
«Ha l’indice macchiato di tempera», disse la donna, quasi le avesse letto nella mente. Sorrideva ancora.
Fern lanciò un’occhiata all’orologio che portava sul polso. La lancetta dei secondi divorava il tempo ticchettando spassionata. Le ricordò la voce stanca di sua madre.
«Che sia veloce».
La vecchia le mostrò le carte già ben posizionate sul telo. Con un gesto svogliato del polso alluse ai tre mazzi, ancora tutti coperti.
«Scegli una carta».

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  • La Luna (62%)
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  • La Morte (38%)
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12 Commenti

  • Questa sembra proprio una storia che ha bisogno di più attenzioni 🙂 Davvero un bell’inizio, leggermente malinconico più per il tono in cui è narrato che per quello che succede in sè e per sè. Ti fa scivolare subito nei panni della protagonista. Molto curioso di sapere come prosegue!

    Per il voto ero indeciso tra la Luna e gli Amanti, ma sono andato sulla Luna per riagganciarci all’inizio del capitolo. Spero di leggere presto il prossimo!

  • Ciao, Elicia.
    Già alle prime battute mi è venuta voglia di cliccare su SEGUI LA STORIA. Mi è piaciuto moltissimo questo incipit, mi piace il modo “visivo” e poetico che hai di raccontare. Bella l’immagine della luna.
    Anche la contrapposizione con il concreto mi è piaciuta, schietta e spiccia in contrasto (piacevole) con la visione onirica del mondo circostante. Brava. Non aggiungo altro.
    Ho votato per la Luna, non so a cosa porterà ma sono certa che sarà un bel capitolo.

    Alla prossima!

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