Ninetta

una bara troppo stretta.

Ninetta aveva una bella dote: due lenzuoli ricamati, quattro lisci, sei tovaglie da tavola a punto croce, spugne da bagno grandi, medie e piccole e un’intera parure da sei di camicie da notte.

Fin da quando era alle elementari, sua madre aveva passato ore al telaio per ricamare, cucire e abbellire con pizzi e nastri tutto il corredo da sposa per la sua Ninetta.

Tutto questo prezioso tesoro era ben conservato riposto con cura dentro una bara che non era mai stata usata per il giusto fine, dal momento che si era rivelata troppo stretta per accogliere il corpo di un uomo tanto grasso da non entrarci dentro. I parenti avevano insistito, cercato mille espedienti: “Pieghiamo un poco le ginocchia.” diceva la moglie del defunto, e il figlio: “ Giriamolo di lato.”. il costo di un’altra bara, per di più sovra misura, era contemplata solo come ultima ratio ma l’impresario delle pompe funebri, li convinse che non vi era rimedio e, a prezzo stracciato, offri  loro una ragionevole soluzione. Così la bara troppo stretta era stata abbandonata nel giardino del custode del cimitero, cioè del padre di Ninetta. Con spirito pratico e occhio attento la mamma aveva subito portato dentro casa la cassa nuova e lucidissima e ne aveva asportato le maniglie e i segni funebri, di modo che, se non si badava troppo alla forma peculiare dell’oggetto, poteva essere scambiata per un baule da biancheria.

La casa del custode era una graziosa villetta all’interno del muro del cimitero, presso il cancello d’entrata, tra il verde dei cipressi, aveva graziose tendine alle finestre e un piccolo giardino, dove la mamma di Ninetta coltivava dalie, gerbere e crisantemi che procurava di vendere a buon prezzo a chi si recava al cimitero per onorare i propri defunti.

Ninetta, a causa del suo domicilio, non aveva molte amiche che andassero a trovarla per giocare; le mamme delle sue compagne trovavano inadatti i viali del cimitero per corse gioiose o allegre filastrocche, così la bambina si recava a giocare da sola in una cappella funebre, nella quale erano sepolti alcuni bambini di un orfanotrofio, morti per un’epidemia di difterite più di cinquant’anni prima. Lì portava i suoi giocattoli e immaginava di giocare con i piccoli defunti, ne conosceva i volti dalle foto e il nome scritto sulle lapidi. Quelli erano i suoi amici e per lei erano vivi, affettuosi, la ascoltavano e le rispondevano, alcuni le raccontavano le loro storie e Ninetta aveva per loro parole di conforto.

Lo svago preferito, suo e della mamma, erano i funerali, quelli grandiosi, con tanta gente vestita a festa: abiti scuri per gli uomini, solenni e seri dietro il feretro; cappellini con velette a nascondere volti di donne più o meno addolorate per la perdita. I cortei si aprivano sullo spiazzo dell’ingresso principale, poi con una sfilata di corone di fiori si allungavano per il viale monumentale lentamente dando così tempo e modo a Ninetta e alla sua mamma di commentare, di meravigliarsi, talvolta di commuoversi per il triste evento. Il giorno della commemorazione dei defunti  era meglio del Natale; un fiume di persone scorreva per i viali; la mamma preparava dinanzi al cancello di casa un banchetto coi fiori tagliati dalle aiuole del giardinetto e gli affari andavano a gonfie vele.

Durante il resto dell’anno non si ricevevano molte visite, nella casa del cimitero, non avevano amici e solo pochi parenti ma zia Angela, sorella della mamma, e suo marito non mancavano d’andare a trovarli una volta a settimana, solitamente il lunedì, perché la zia faceva la parrucchiera e quello era il giorno di chiusura del negozio. La zia non aveva figli e aveva per Ninetta un affetto materno, l’aveva battezzata e perciò si sentiva anche partecipe dei progetti che le due sorelle facevano sul futuro della ragazzina.

Ogni primo lunedì del mese veniva fornita degli attrezzi del mestiere e si prodigava in tagli e acconciature fantasiose per la sorella e in pieghe e boccoli per la nipotina, il tutto accompagnato da gridolini di gioia e di meraviglia della piccola Ninetta.

 La mamma sperava in un matrimonio adeguato all’idea che lei aveva della figlia, pensava che l’eventuale marito dovesse essere di bell’aspetto, colto, sistemato economicamente e soprattutto diplomato, pensava magari un ragioniere, un geometra, un impiegato di concetto.

Tutte le mattine il filobus numero tre faceva una sosta imprevista davanti al cimitero, il conducente si fermava apposta per far salire Ninetta, unica passeggera a quell’ora, e la lasciava scendere davanti alla scuola; la mamma ci teneva che la figliola studiasse e magari prendesse un diploma.

Di chi si innamorerà Ninetta?

  • Del figlio di un impresario di pompe funebri che la corteggia? (0%)
    0
  • della statua di un giovane soldato? (67%)
    67
  • Di un misterioso uomo che si reca a pregare sulla tomba di una bambina? (33%)
    33
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77 Commenti

  • Ciao, certo che una ragazza che va al cimitero, incontra un fantasma e recupera il buon umore è davvero una novità assoluta. Il tuo episodio poi, nella parte iniziale è decisamente agghiacciante, mette i brividi. Poi la ragazza e il suo sentimento ingentiliscono l’atmosfera ( ma l’impressione di sua madre è assolutamente condivisibile). Brrr… brava Anna Ciaooo.

  • Da buona mamma alla vecchia maniera che vuol maritate la figlia, organizzerà un evento per avvicinarla a Cosimo.
    Ciao, Anna.
    Che bello questo episodio, mi piacciono queste storie e mi piace il tuo modo di raccontare. Brava!
    Chissà che succederà, sono davvero curiosa 🙂
    Complimenti, stai facendo davvero un ottimo lavoro.

    Alla prossima!

  • ciao, son d’accordo co te e con Ninetta nel ritenere i numeri solo una “dritta” da giocare al lotto. C’è nella mente di lei un’aspirazione, un sogno d’eternità che va ben oltre. Ti confesso che sembra di leggere un classico ottocentesco, molto romantico, anche nel linguaggio “Ti prenderai un malanno…”
    chi lo dice più. Molto bella la personalizzazione del mare che apprezzo e condivido, anche io spesso come molti lo considero una cosa viva, addirittura senziente. Brava al prossimo, ti seguo e voto coppia sposata solo per diversificare un po’ ciao….

    • Hai colto nel segno, Fenderman, Va ben oltre Ninetta.
      Certo il mio stile di scrittura è un po’ retrò; ma sai, mi sono formata con i classici della letteratura e non so uscirne fuori. Mi piace però leggere di tutto e apprezzo i diversi linguaggi, più moderni, sciolti, degli gli scrittori “moderni.”

  • Buonasera Anna!
    Le atmosfere sono sempre più rarefatte, e Ninetta sempre più sola ed imperscrutabile ai suoi. E’ una storia magica, sperando che non sia questo un termine tropo banale; un aggettivo che riferirei proprio alla protagonista.
    Davvero la sta portando avanti con una scrittura molto delicata, che ritrovo un po’ ovunque nell’episodio. Bello davvero.
    Scelgo il fantasma, mi sembra addirittura logico per Ninetta.
    buonasera!

    • Già, una magia che però si rivela una delusione per Ninetta. Infatti che c’entrano i soldi col misterioso messaggio delle tre carte? Forse sarà il fantasma a scioglier l’arcano? Vedremo, ci devo pensare.
      Grazie sempre per la gentile attenzione.

  • Ciao, Anna.
    Il fantasma, ovvio: in un cimitero e in una storia così, per me, non potrebbe essere altrimenti.
    Bello anche questo episodio, forse leggermente affrettate alcune chiuse di scena, ma i caratteri sono pochi e ci sta.
    Bene così.

    Alla prossima!

    • E’ vero Keziarica, le 5000 battute sono limitanti a volte. Per dare un senso compiuto al capitolo ho dovuto lottare, leggere e rileggere, tagliare con disappunto alcune parti. Ma le regole vanno rispettate. Ti aspetto al prossimo capitolo, ancora non so come finirà.

    • Ciao Red Dragon,
      la trovata della vincita al lotto aveva proprio lo scopo di alleggerire un po’ l’atmosfera melanconico/sentimentale dei capitoli precedenti. Facendo salvi tutti i sentimenti e le emozioni della nostra piccola Ninetta, ho voluto fare un salto nella realtà, dove oltre all’amore c’è anche altro non meno determinante nella vita quotidiana. contenta d’averti fatto sorridere.

  • ciao anna, la storia si fa misteriosa, magica, fantasy chiamala come vuoi. Io resto sul tuo approccio gentile alla prosa che mi fa riposare e quando leggo “abatjour”, una parola che ormai non scrive più nessuno quasi mi commuovo. Tra i tanti mostri che infestano la letteratura ben venga una piccola luce sul comodino ad illuminare un volto prima di dormire. Tarocchi o no, viva la magia delle atmosfere un poco retrò e ben venga anche la vincita al lotto (naturalmente!).

  • Che amore travolgente, un amore che non finirà mai. Un amore che rimarrà nel cuore della donna così come l’ha vissuto da ragazza. Quell’amore che ti travolge e ti sconvolge, quell’amore che ti fa palpitare, ti fa sognare che tutto ciò durerà per sempre. Quell’amore : baciato dalla fortuna chi l’ha vissuto, perché succede una volta e una sola nella vita. Anna grazie per avermi fatto rivivere per un attimo quell’amore! Io una delle fortunate l’ho vissuto! Continua a farmi sognare , grazie!

    • ciao Loredana,
      è vero, un amore così, senza se e senza ma si presenta solo una volta nella vita. mi sono a volte chiesta come mai. Forse perché si imprime sulla cera molle di un cuore giovane in modo che altro non possa cancellarlo.

  • Rieccomi, anna. Ero indeciso tra “appeso” e “stelle”, alla fine ho votato “appeso”:
    Belli, misteriosi e poetici, questi due capitoli. Scritti, per quanto vale il mio umile parere, molto bene.
    Efficace la descrizione, della vecchia, efficaci le atmosfere (i cipressi, la pioggia, la candela sul bastione), molto ben fatto davvero. Hai drappeggiato un contesto direi quasi favolistico, o forse onirico, sicuramente fantastico, e in questo ambiente si colloca bene il monologo molto poetico (e bello) della vecchia, che in altre situazioni sarebbe risultato un po’ forzato.
    Trovo anche molto interessante che tu sia riuscita a creare questa atmosfera “magica” senza (ancora?) introdurre alcun elemento fantastico: c’è una ragazza romantica innamorata di un “fantasma”, c’è una donna che ha donato la sua vita a un altro fantasma, ma i fantasmi non ci sono!
    Bello. Brava!

    Ciao, ti auguro un’ottima giornata. Di sole, magari (qui purtroppo piove 🙁 )

    • ciao Erri,
      sono davvero contenta che il capitolo ti sia piaciuto e ti ringrazio per le belle parole.
      No, i fantasmi non esistono. Ma c’è qualcos’altro che si manifesterà alla fine, qualcosa di più potente: la nostra volontà. qui c’è il sole ma non ci farei affidamento.

  • Non mi intendo di tarocchi, ma mi pare che la Morte non sia simbolo di dipartita prematura, piuttosto di cambiamento; perciò, scelgo quella.
    Ciao, Ninetta.
    Molto bello davvero questo capitolo, intenso e pregno di significato.
    Una frase su tutte (ma ce ne sono molte altre) che mi ha colpito: “ sguardo appeso all’orizzonte in cerca d’un bagliore minimo, presagio di un ritorno.”
    Mi ricorda lo stile di DeGiovanni usato per le storie del commissario Ricciardi. Lo hai mai letto?

    Benissimo, continua così.

    Alla prossima!

    • No, non l’ho ancora letto, ma lo farò. Davvero non hai trovato errori o imperfezioni stavolta? Sai ci sto molto attenta anche se la precisione non è il mio forte. Rileggo più di una volta e grazie a te miglioro.
      i tarocchi possono essere interpretati in molti modi, ciò mi darà modo di trovare mille possibili evoluzioni nella storia, qualunque sarà l’opzione vincente. Davvero contenta che il capitolo ti sia piaciuto. Ciao a presto
      Aspetto il nuovo capitolo del tuo racconto.

  • Praticamente le ha detto che sta buttando via la sua vita per un amore impossibile, come lei ha fatto. Sia la morte che l’appeso non mi sembrano “sorridenti”, proviamo le stelle 🙂

    Ciao! Arrivo a leggere la tua storia solo ora, ma in tempo per giocare. Lo stile è molto particolare ed evocativo. Trovo malinconico il racconto, ma forse è solo l’impressione dovuta all’ambientazione. Vediamo cosa ci riservano i prossimi capitoli 🙂

    Ciao 🙂

    • Buongiorno Red Dragon,
      hai ragione, l’ambientazione, almeno in questo capitolo, non invita all’allegria ma evoca emozioni forti e sentimenti struggenti. Vedrai, tra il sorriso e il pianto, riusciremo a non uscirne depressi.

  • Ho letto i capitoli tutti di seguito e subito ti faccio i miei complimenti per il modo che hai di evocare atmosfere romantiche molto coinvolgenti.
    Hai scelto un tema e una trama difficile da sostenere perché la morte è la morte e la malinconia, l’abbandono, il sogno quando è triste non ripagano abbastanza. Non ti do consigli ma trattami bene questa Ninetta e falla ridere ogni tanto. ciaooo 🙂

    • Sai, non sono d’accordo che la morte sia solo morte, a volte è rinascita, è ricominciare, è uscir fuori diversi. Magari pronti a sorridere e a trovare la felicità. Cercherò se possibile di rendere felice la povera Ninetta. Grazie per l’attenzione. Ti auguro una splendida giornata. Qui c’è il sole.

    • Ciao Louise,
      stelle è in questo momento l’opzione più votata, forse quella che prospetta evoluzioni positive.
      I Tarocchi però, si interpretano e chissà se invece sono le altre due le scelte migliori. Chissà, lo vedremo. Grazie per i complimenti e a presto.

  • Ciao, Anna.
    Ho votato per il racconto della vecchia, l’introduzione ai personaggi è ormai fatta e non resta che far partire la storia vera e propria.
    Molto delicato e sognante anche questo episodio, mi piacciono molto le tue descrizioni. Per la frase: “ il riflesso dorato che i lampioni rubavano alle pozzanghere…” io avrei scritto il contrario e cioè: le pozzanghere rubavano la luce ai lampioni, ma il racconto è tuo 🙂 e decidi tu.
    Bene, avanti allora.

    Alla prossima!

  • Buonasera Anna!
    Ho trovato assai pregevoli le descrizioni che aprono il racconto. Come anche nel “Dottore Puleo”, è facile “vedere” dal vivo le scene. Complimenti!
    L’atmosfera è rarefatta, delicata e “sospesa”. Bisogna ascoltare la storia della vecchia dall’espressione di marionetta. Prosegue bene!
    Alla prossima!

    • Buon giorno Louise,
      un po’ di pazienza, la storia rimasta in sospeso sarà, mi auguro, interessante, ma non posso anticipare niente. in realtà la sto inventando un po’ alla volta. Comunque la tua scelta mi è stata gradita. A presto.

  • Rieccomi, anna genna. Ho votato per la vecchia, mi sembra l’opzione con più possibilità di sviluppo.
    Che storia particolare, mi ha ricordato le atmosfere di certa letteratura latino-americana, questo intreccio di vivi, morti, fantasmi, sognati o reali non importa, perché è reale la loro influenza sui vivi…
    Bello e interessante. Se non l’avesse già fatto keziarica, probabilmente ti avrei fatto notare le imperfezioni nella punteggiatura e i refusi nel primo capitolo. O forse no, forse non avrei scritto nulla, perché in questo secondo capitolo non ce n’è traccia, segno che hai preso molto sul serio il consiglio.
    Brava!
    Ciao, augurarti un buon fine settimana sarebbe poco, perché tra poche ore è finito, quindi ti auguro un’ottima (prossima) settimana 😂

    • Ciao Erri,
      grazie per la visita. Sì, prendo sul serio le vostre osservazioni e ne traggo beneficio, visto che, malgrado la mia sbadataggine, sono riuscita nel seguito ad evitare “orrori”.
      La tua scelta è senza dubbio la mia preferita, perciò… avanti con la vecchia misteriosa!
      E a presto.

  • È strano, ma mi ricorda un esperienza vissuta da giovane. Andavo al cimitero quasi giornalmente e nel viale centrale c’ era la tomba di un giovane soldato morto in guerra. Mai una volta sono passata avanti senza lasciargli un fiore. Brava! Sei riuscita a coinvolgermi una volta di più!

    • Ciao Loredana,
      il cimitero è un luogo che suscita sentimenti ed emozioni diversi. Per alcuni è un luogo inquietanti per altri malinconico, per altri ancora serenità. La tua impressione era di pietà.
      Grazie comunque per il “brava”. Seguimi, a presto per il terzo episodio.

  • Senza ombra di dubbio: seguirà i consigli di una vecchia misteriosa!
    Ciao, Anna.
    Molto bello questo secondo capitolo, ho ritrovato la pacifica indolenza dei pomeriggi assolati che solo una visita al camposanto sa dare. Brava. Molto delicato il racconto dei momenti con l’amato (anche se inanimato), mi piace sempre di più. Aspetto il terzo.

    Alla prossima!

    • Buongiorno Silvia,
      sì, ho riletto attentamente il capitolo pubblicato, mi scuso per le disattenzioni e prometto d’essere più attenta nel prossimo. Grazie per il “bravissima” e spero di continuare a meritarlo. Ciao, a presto.

  • Ciao, Anna e benvenuta!
    Sono passata a rendere la cortesia e ho trovato un incipit molto interessante. Mi piacciono le storie ambientate nei cimiteri; forse perché a me il camposanto trasmette molta pace. Hai uno stile semplice ed efficace, senza troppi fronzoli e al tempo stesso poetico, mi piace.
    Ti segnalo qualche refuso qua e là: “offri loro” manca l’accento sulla “i”; ““ Giriamolo di lato.”. il costo di un’altra bara” dopo il punto a chiusura del dialogo è rimasto il minuscolo.
    Poi c’è una virgola che io non avrei messo nella frase: “ma l’impresario delle pompe funebri, li convinse”. Ma qui su TI è risaputo della mia inimicizia con la punteggiatura; quindi, potrei sbagliarmi 😉 poi leggo che sei insegnante… non tirarmi le orecchie! 🙂
    Detto questo, scelgo l’opzione che vede la cara Ninetta innamorata della statua di un soldato, mi pare uno sviluppo consono al tuo racconto e poi perché, in un mio vecchio racconto, la statua l’ho usata anche io 😉

    Brava, ti seguo.

    Alla prossima!

    • Ciao Keziarica,
      grazie per l’apprezzamento e anche per l’attenzione mostrata nel farmi notare le mie disattenzioni, chiedo scusa. Spero di meritare ancora la tua attenzione e il tuo consenso per il prossimo capitolo.
      A presto.

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