Bianca Luce

Leo Zagonel

“Mio fratello non è figlio unico.

So che vive laggiù, da qualche parte in città.

Aiuta tante persone. Le invidio perché lo conoscono da più tempo di me.

Perdonami mamma, andrò a cercarlo molto presto”

I giorni trascorrevano sempre uguali, quasi noiosi. Casa, lavoro, casa. Casa, lavoro, studio, casa. Casa, lavoro, bevuta, casa. Tutto sommato la routine non gli dispiaceva. Gli dava sicurezza e tranquillità. L’assenza di imprevisti era una fortuna per lui.

Leo Zagonel faceva il fisioterapista ed era innamorato del suo lavoro. La zia, tanti anni prima, si era accorta che il nipote aveva un dono nelle mani. Soffriva spesso di mal di schiena e rimaneva bloccata a letto nei momenti peggiori. Per un certo periodo ospitò Leo in casa e, per benedetta coincidenza, il male si accompagnò all’invitato. Leo, seguendo l’istinto, cercò di alleviare il dolore e un po’ ci riuscì. La zia lo convinse di avere un talento nelle mani: doveva studiare medicina o una facoltà del genere e vivere di tale dono. All’epoca era un ragazzo chiuso, rancoroso e insofferente. La zia era l’unico familiare che conosceva. E l’unica capace di farlo sorridere e tenerlo a bada. Ascoltò i suoi consigli e ben presto si rese conto che aveva ragione.

Il corso di Fisioterapia a Medicina fu una passeggiata. Non perdeva una lezione. Massimo dei voti quasi sempre. Praticantato assicurato dai migliori specialisti del momento. Gli sembrava quasi di non meritare tanta fortuna.

“Che c’è di strano? Studi, sei bravo e sveglio. Ovvio che hai risultati eccezionali!”

Fabrizio lo prendeva a pacche sulle spalle per prenderlo in giro. Studiavano insieme ma lui aveva iniziato qualche anno dopo rispetto a Leo. Era un omone grande grosso, capelli scuri cortissimi, il setto nasale leggermente deviato. Un passato da professionista nel rugby purtroppo interrotto bruscamente per un infortunio sul campo. Non voleva ridursi a lavorare in fabbrica o dietro una scrivania. Voleva restare nello sport. E così decise di prendersi cura degli atleti, infortunati e non, e iniziò la facoltà.

Leo gli era piaciuto subito. Era di pochissime parole, sembrava debole ed indifeso per la sua corporatura snella. Ma i muscoli ce li aveva, sotto i vestiti. La sicurezza delle sue idee veniva fuori quando i prof lo mettevano in crisi durante gli esami. La grinta misurata spiccava quando doveva manipolare dei volontari che pesavano il doppio di lui.

“Un giorno lavoreremo insieme”

Leo gli soffiava il fumo della sigaretta in faccia perché sapeva quanto gli dava fastidio. Lo stuzzicava ma credeva veramente nella proposta.

“Contaci coglione. Sabato sera andiamo da un mio amico, dà una festa.”

Leo aggrottò le sopracciglia.

“Chi è?”

“Si chiama Giordano. Sta ad Economia. Si è fatto male a tennis. Ci invita a casa sua per sdebitarsi. Ci tornerà utile per la nostra società”

Fabrizio lo salutò e si allontanò a piedi.

Leo finì la sua sigaretta osservando distrattamente i passanti.

Giordano

Chissà perché qualcosa gli stonava in quel nome, anzi in quell’invito.

Ma era uno sconosciuto per lui. Calciò dei sassolini solitari sull’asfalto del parcheggio, e si diresse svelto alla macchina per rientrare a casa.

L'invito alla festa gli stonava, perché?

  • 3. Leo scopre un sentimento nuovo per lui. (0%)
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  • 2. Fabrizio ha in mente una bella sorpresa per l'amico Leo. (100%)
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  • 1. Leo rifiuta di andare alla festa per pigrizia. (0%)
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15 Commenti

  • Ciao, immagino cosa aspetti quest’uomo, la randellata dietro l’angolo l’ha già presa; ora servono spiegazioni perciò andiamo a vedere che succede a Primiero. Non vorrei essere nei suoi panni in questo momento, le premesse per giorni difficili ci sono tutte. Brava, ti seguo.

  • Ciao di nuovo, Sabrina!
    Ho prontamente recuperato i due capitoli e l’ottima impressione che mi ha fatto il tuo racconto si mantiene!
    Sai solo cosa? Non so, magari sto solo cercare di forzare Luce sulla me stessa ragazzina, ma mi lascia l’impressione di un’adolescente fin troppo impostata, troppo consapevole, quasi super partes, come se gli eventi la toccassero solo di striscio e lei fosse questa sorta di entità separata dal resto.
    Mi incuriosisce e turba allo stesso tempo, sarò sincera! Quasi mi sembra di avere davanti un replicante o un alieno!
    Mi interesserebbe approfondire il prosieguo della telefonata, vediamo quanto riusciamo a cavar fuori della storia.
    Alla prossima!

  • Ciao Sabrina, voterò per vedere le reazioni della figlia perché mi sembra il primo vero nodo da sciogliere. Sei riuscita a rendere molto vera, realistico la nuova (sicuramente complicata) storia di Leo e Bianca. Avrai molto da dire, il tema è vasto e lo stai approcciando con garbo. Mi piace molto, brava. Alla prossima. 😉

    • Grazie ancora LineaAlloStudio del tuo prezioso commento.
      Devo proprio seguire il tuo consiglio allora :))
      Le scene vanno visualizzate nella nostra testa prima di scriverle. Visualizzate e sentite nel cuore.
      Non facile ma è questo che rende forte la scrittura.
      Buona lettura del prossimo episodio!

  • Salve Sabrina!
    Sarò sincera, non sono mai stata attratta dal genere qui definito come “Rosa”, ma qui si vede la qualità di una scrittrice professionista -o almeno così presumo da quanto hai scritto nella tua presentazione. Tra il primo e il secondo capitolo ho sentito un divario di narrazione che dal realistico sprofonda nel “reale” onirico, dandomi l’impressione che ad un certo punto si scivoli in un sogno o in un ricordo, una sensazione quasi da film dello Studio Ghibli.
    Mi hai catturata, grazie per questi due capitoli. Ora come ora seguirei la via dei ricordi, andando a vedere cos’è capitato dopo quei giorni in Toscana.
    Alla prossima!

    • Grazie LineaAlloStudio! Mi fai commuovere!
      Si, Leo si abbandona spesso ai ricordi, come molti di noi del resto. I ricordi del passato fanno parte del nostro presente. Il difficile è gestirli 🙂
      Leo vive un presente complicato, contaminato dalle sue scelte passate. Scivolando nei suoi ricordi, capiremo cosa sta vivendo.
      Ti aspetto al prossimo episodio!

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