Bianca Luce

Dove eravamo rimasti?

Luce è in pericolo di vita in ospedale. Accade un miracolo (100%)

Déjà-vu

Leo era rientrato a lavoro, anche se a tempo ridotto.

Aveva chiesto ai ragazzi di sostituirlo perché doveva dedicare più tempo a sua figlia.

La loro collaborazione era scontata. Luce era uscita per miracolo da quel tunnel quasi privo di aria. Era come se fosse nata un’altra volta e, dopo il secondo nuovo vagito, doveva imparare a respirare di nuovo.

Persino i medici faticavano a credere che ce l’avesse fatta. L’avevano fatta benedire dal cappellano dell’ospedale, quando era andata oltre il fondo.

Quando decisero di estubarla, fu una festa per tutto il reparto. Il pericolo di perderla rimaneva, ma dopo tanta sofferenza e paura, tutti dovevano infonderle forza e speranza oltre che medicine e liquidi.

Quel giorno Leo notò un nome curioso nel planning. Vittorio Tomasi. Il cognome gli suggeriva qualcosa, un ricordo, un suono che doveva conoscere. Attese in reception il suo arrivo, aiutando la segretaria ad archiviare dei documenti.

Dal portone apparve un uomo mai visto. Alto, magro, vestito con un elegante completo di velluto color verde bottiglia. Odorava di pipa. Di nuovo la sensazione di un déjà-vu.

“Sono Vittorio Tomasi, ho un appuntamento con il Dott. Zagonel”

Leo tardò qualche secondo a presentarsi. All’improvviso la bocca era diventata così asciutta da non riuscire più ad articolare nessuna parola.

“Si, lui è il Dott. Zagonel. La faccio accomodare nello studio intanto. Il Dottore la raggiungerà subito”

Per fortuna Maura intervenne, dandogli il tempo di riattivare la salivazione.

“Leo, ti senti bene?”

Maura lo vide un po’ pallido e calamitato verso la porta aperta del suo stanzino.

Leo recuperò l’attenzione e si congedò da lei.

Tomasi era seduto a gambe incrociate, i gomiti posati sui braccioli e le mani intrecciate in grembo, perfettamente eretto con la schiena.

Una postura corretta da sportivo

“Sig. Tomasi, sono Zagonel. Mi racconti la sua situazione”

Leo lo fissava dal proprio lato della scrivania. All’improvviso gli sembrava che ci fossero dei chiodi appiccicati alla sedia girevole che gli martoriavano il sedere e le cosce.

Occhi blu… come… me

“Sono un maestro di sci, ho praticato a livello agonistico in gioventù, ho vinto anche molte competizioni. Poi la sorte mi ha fatto lo sgambetto in nera e mi sono fratturato il bacino”

Leo serrò i denti, incrociò le gambe e alzò il sopracciglio destro.

Stava empatizzando con lo sconosciuto, mentre ascoltava il decorso clinico.

Lo congedò dopo i canonici cinquanta minuti di stimolazione, invitandolo a tornare dopo 15 giorni.

Tomasi gli strinse la mano.

“Non mancherò”

Uscì lasciando l’odore della pipa nell’aria per qualche minuto.

Leo si sentiva risucchiato da un immaginario macchinario per il sottovuoto nella pancia. Una sensazione stranissima, che iniziò a svanire dopo l’uscita di Tomasi dall’ambulatorio. Forse era davvero stanco. Per fortuna gli mancavano poche visite e poi sarebbe tornato dalla sua adorata Bianca.

“Allora come si sente?”

“Molto meglio. Da un paio di settimane riposo meglio di notte, la giornata è meno faticosa”

“Dovrebbe smettere di fumare. Sport e fumo non sono molto in sintonia”

“Lo so. Ho ereditato il vizietto da mio padre, il meno peggio che aveva”

Mio padre

“Ci vediamo tra un mese. Lasciamo tempo al corpo di reagire”

Mio padre

Tomasi si stava allacciando gli scarponcini di vera pelle.

“Lei non ha un cognome della zona”

Tomasi sorrise. Aveva una dentatura perfetta. Il viso mostrò tutto l’orgoglio dei suoi natali.

“Vivo vicino a Trento. Continuo la tradizione di famiglia, un albergo in quota”

Mio padre

“Ecco perché lo sci!”

Risero entrambi.

Leo accusò nuovamente quello strano risucchio nella pancia. Sventolare la giacca rinnovò l’odore della pipa, stavolta più dolciastro.

Ha cambiato tabacco

Tomasi esitò ad uscire. Voleva aggiungere qualcos’altro a quella conversazione appena accennata. Osò mentre girava la maniglia della porta.

“Mi piacerebbe ospitarla con la sua famiglia, in estate magari. Fa bene a tutti l’aria di montagna”

Mio padre

“Grazie”

Appena rimase solo, sprofondò sulla sedia. L’immagine di suo padre gli rimbombava nella testa.

Gli mancava l’aria. Spalancò la finestra. Guardò il cielo. Era più nuvoloso rispetto al mattino.

Mamma

Respirò lentamente e lentamente riuscì a calmare l’ansia che dallo stomaco era risalita facendo battere forte il cuore.

Che cazzo mi succede?

Rimase ad osservare per buona mezzora il poco traffico di auto e passanti fuori in strada.

Era stanco, molle. Gli pareva di essere imprigionato dentro un involucro rugoso e legnoso. L’ultima volta che si era avvicinato ad un albero era stato in montagna e in un momento orribile della sua vita.

Strinse i pugni e si tirò su.

Arrancò fino alla reception.

“Ci vediamo domani”

Sparì inosservato oltre il portone d’ingresso, dentro la sera che stava lentamente addormentando il tramonto.

Luce è guarita. Leo ha un nuovo paziente:

  • Si chiude una porta e se ne apre un'altra (67%)
    67
  • Leo ancora una volta soffre per i genitori (0%)
    0
  • Perché il nuovo paziente lo turba? (33%)
    33
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21 Commenti

  • La sofferenza di Leo mi smuove, spero vivamente che lui riesca ad affrontare questi demoni che credeva sopiti. Ho votato per un attimo di tranquillità, osservando dove Bianca dovrebbe accompagnarlo. Almeno avere una persona al proprio fianco potrebbe risolvere questo inghippo doloroso.
    Apprezzo la cadenza serrata di frasi secche e brevi all’inizio, esprime bene le costanti sferzate subite da Leo! Sono curiosa di vedere cosa riserverà il seguito!

  • Ciao, immagino cosa aspetti quest’uomo, la randellata dietro l’angolo l’ha già presa; ora servono spiegazioni perciò andiamo a vedere che succede a Primiero. Non vorrei essere nei suoi panni in questo momento, le premesse per giorni difficili ci sono tutte. Brava, ti seguo.

  • Ciao di nuovo, Sabrina!
    Ho prontamente recuperato i due capitoli e l’ottima impressione che mi ha fatto il tuo racconto si mantiene!
    Sai solo cosa? Non so, magari sto solo cercare di forzare Luce sulla me stessa ragazzina, ma mi lascia l’impressione di un’adolescente fin troppo impostata, troppo consapevole, quasi super partes, come se gli eventi la toccassero solo di striscio e lei fosse questa sorta di entità separata dal resto.
    Mi incuriosisce e turba allo stesso tempo, sarò sincera! Quasi mi sembra di avere davanti un replicante o un alieno!
    Mi interesserebbe approfondire il prosieguo della telefonata, vediamo quanto riusciamo a cavar fuori della storia.
    Alla prossima!

  • Ciao Sabrina, voterò per vedere le reazioni della figlia perché mi sembra il primo vero nodo da sciogliere. Sei riuscita a rendere molto vera, realistico la nuova (sicuramente complicata) storia di Leo e Bianca. Avrai molto da dire, il tema è vasto e lo stai approcciando con garbo. Mi piace molto, brava. Alla prossima. 😉

    • Grazie ancora LineaAlloStudio del tuo prezioso commento.
      Devo proprio seguire il tuo consiglio allora :))
      Le scene vanno visualizzate nella nostra testa prima di scriverle. Visualizzate e sentite nel cuore.
      Non facile ma è questo che rende forte la scrittura.
      Buona lettura del prossimo episodio!

  • Salve Sabrina!
    Sarò sincera, non sono mai stata attratta dal genere qui definito come “Rosa”, ma qui si vede la qualità di una scrittrice professionista -o almeno così presumo da quanto hai scritto nella tua presentazione. Tra il primo e il secondo capitolo ho sentito un divario di narrazione che dal realistico sprofonda nel “reale” onirico, dandomi l’impressione che ad un certo punto si scivoli in un sogno o in un ricordo, una sensazione quasi da film dello Studio Ghibli.
    Mi hai catturata, grazie per questi due capitoli. Ora come ora seguirei la via dei ricordi, andando a vedere cos’è capitato dopo quei giorni in Toscana.
    Alla prossima!

    • Grazie LineaAlloStudio! Mi fai commuovere!
      Si, Leo si abbandona spesso ai ricordi, come molti di noi del resto. I ricordi del passato fanno parte del nostro presente. Il difficile è gestirli 🙂
      Leo vive un presente complicato, contaminato dalle sue scelte passate. Scivolando nei suoi ricordi, capiremo cosa sta vivendo.
      Ti aspetto al prossimo episodio!

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