CAMMINIAMO INSIEME SENZA META

Dove eravamo rimasti?

Pronti per il finale? Che sarà: Finale + 1 mese dopo (83%)

Arrivederci

“Se mi arrestano, mi gioco la carta della vecchia attrice famosa”, stabilì Caterina, mai così ribelle.

«Cat, devi sapere una cosa.» le disse Gabbo mentre scendevano al pianterreno.

«Ti ascolto.»

«Circa questa mia malattia, mi sono informato: la morte arriva con un attacco fulminante quanto doloroso.»

«Stiamo facendo una sciocchezza.» Pentita d’aver lasciato la stanza con le strumentazioni medicali, fece per schiacciare la risalita.

«No, aspetta. Prima che arrivassi qui, ho chiesto a Electra una dose di Onirix. Un farmaco per andarsene serenamente.»

Cat sentì in gola il tonfo del magone, ma era l’ascensore.

«Mi assopirò e a un certo punto…»

«Ho capito.» tagliò corto, di poco sollevata.

«Per questo, Electra ci lascia andare: non ha nessuna cura per me, oggi, e non dovrà preoccuparsi di attenuare le mie sofferenze.»

Si avviarono lungo il viale del parco.

«Quello che volevo dirti», continuò Gabbo, «è che durerò meno delle sette ore garantite dal chip.»

Cat si bloccò. Gabbo si girò verso un pesco: «Come sa essere rosa la vita quando stai per lasciarla…» disse, attirando l’attenzione sulle gemme dei rami più vicini.

«E quante margherite… Ti sono sempre piaciute le margherite, no?» Cat gli fece notare il prato.

«Benny le amava. Tu, la magnolia?» Le indicò un unico albero maestoso, con i fiori bianchi sul punto di aprirsi in tutta la loro grazia. Cat annuì senza parole.

Ripartirono in silenzio, accompagnati dal lieve cigolio del transforbed.  

«Destra.» impartì Electra.

Cat notò l’aria beata, ma stanca, di Gabbo. «Preferisci riposare qui?»

«No.» disse piano, ma deciso. «Quattro mesi… Il mondo sarà cambiato tantissimo là fuori.»

Cat gli sorrise e proseguì dietro a Electra. Notò delle panchine vuote.

«E non voglio gli altri.» continuò inaspettatamente Gabbo.

«Gli altri?»

Esitò: il farmaco stava facendo effetto. «Amici conosciuti qui. Li ho già salutati, non voglio rubino il nostro tempo.»

Quel “nostro” ben scandito commosse Cat, che celò da brava attrice le lacrime in bilico. «Eccoci al cancello.» disse complice a Electra.

La videro armeggiare con i sensori per garantire loro un’uscita senza allarmi.

«Quando sarà il momento», li avvertì, «una nostra squadra effettuerà il recupero ovunque siate.»

«Chiaro.» rispose per entrambi Cat, ricordandosi di tutti gli optionals del transforbed: ossigeno, coperte termiche e rilevatore di posizione.

«Arrivederci, Gabriele.» lo salutò per l’ultima volta Electra, infondendo umanità nel commiato, mentre lui varcava la soglia con l’amica.

Di propria iniziativa Cat svoltò a sinistra: in periferia avrebbero dato meno nell’occhio.

«Sembriamo un sidecar alieno.» scherzò, facendolo ridere. “È ancora lucido”, se ne compiacque guidandolo lungo un murales, alla fine del quale gli fece notare un disegno recente; oltre, i nuovi cantieri della zona industriale; e in mezzo, il campanile di una chiesa, lì dal 1800. Gabbo annuiva in silenzio.

“Dovrei portarlo a casa mia?” si preoccupò Cat. Lo spiò in viso: era contento. Guardò allora le ombre che si allungavano sull’asfalto. “Aspettiamo almeno il tramonto”, si autoconvinse.

Le ultime case basse, con i loro pannelli solari dai riflessi arancioni, e sarebbe iniziata la campagna. Un gatto randagio tagliò loro la strada, Cat lo seguì con gli occhi infilarsi in un cortile privato. “Sharon”, si ricordò della foto della gatta nella tasca del bomber, e sentì di affrontare il distacco meno sola. Quanto a Gabbo: la passeggiata lo aveva cullato, ma non dormiva. «L’infinito…», lo sentì bisbigliare preso da un sogno a occhi aperti. Guardò anche lei la verde pianura che si estendeva dinnanzi. Pensò alla morte, che ancora rimaneva un mistero. “Dove andrà, Gabbo?” si chiese, mentre nuove lacrime salivano a tremolarle sulle ciglia. «Che facciamo, adesso?» lo interpellò, lasciandone cadere un paio.

Gabbo non disse nulla, ma sollevando stancamente una mano afferrò la sua per stringergliela con la forza rimastagli e dedicarle un sorriso lievissimo ma sufficiente a leggervi la sua ultima volontà: «Camminiamo insieme senza meta.» dichiarò Cat, sguardo all’orizzonte, accogliendola.

E così si avviarono, mano nella mano, verso la palla infuocata del sole che stava calando: lei in alto e lui supino più in basso, con i cuori sospesi nel cielo rosato e la speranza di vivere l’uno nei ricordi dell’altra in eterno.

***

UN MESE DOPO

«Gabbo! Qui ti sei cacciato!?» Caterina si piegò a stanarlo dal cespuglio. «Non c’è d’aver paura: è solo un ologramma.» lo acquietò prendendolo in braccio e mostrandogli l’immagine che il gettone aveva fatto apparire sul piedistallo tombale. «Gabbo, ti presento Gabbo.» disse carezzando il pelo fulvo e fissando l’amico, che sorrideva come da ragazzo. «Spero non ti spiaccia, che gli ho dato il tuo nome.» gli disse, ripensando alle linguette delle lattine staccate insieme per scegliere la lettera dell’alfabeto con cui battezzare le gatte. «Un bel micetto, stavolta.» Strofinò la guancia al musino e sfiorando l’ologramma: «Arrivederci, Gabbo.» lo salutò, riprendendo a camminare.

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135 Commenti

  • Ciao Tinarica!
    Ho appena finito di leggere. Struggente viaggio verso la fine della loro amicizia; che poi è difficile rinchiudere un sentimento del genere in una sola parola, pur immensa. L’estrema umanità tra i due è sottolineata maggiormente dall’ambientazione nel futuro pieno di intelligenze artificiali. Bello e commovente, parla di un sentimento che reclama il suo spazio nel vasto mare dei rapporti convenzionali (mogli, figli, parenti) che anche nel futuro hanno la precedenza sugli altri. Vedo la malinconia di quello che sarebbe potuto essere tra i due, ma forse anche il sospetto che tra di loro non sarebbe potuta andare che così, alla condizione però di incontrarsi alla fine del cammino. Come a dirsi l’un l’altro “amore”, sentendo che solo in quella occasione la parola viveva il proprio significato come mai prima.
    Bravissima, non saprei da dove partire per scrivere una cosa del genere.
    Ciao!

    • Ciao Minollo! Sono contenta che abbia recuperato questo racconto e che ti sia piaciuto. Lo trovo uno tra i più riusciti dei miei scritti qui e non solo qui. Che dire? Hai racchiuso perfettamente il mio intento nello scriverlo, nel tuo commento. Questo mi fa piacere perché è un tema che sento molto e, in generale, tendo a scrivere per una mia necessità e quasi mai per puro divertimento, quindi a maggior ragione sono contenta che siano arrivati i concetti e le emozioni che volevo trasmettere. Grazie e a presto.

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