CAMMINIAMO INSIEME SENZA META

Dove eravamo rimasti?

Inizia il cammino di Cat verso Gabbo e tra i ricordi. La prima tappa: Birreria (56%)

Stout e saccottini

L’Invicta sballonzolava insieme alla coda di cavallo, mentre Caterina correva per raggiungere l’incrocio alla fine della discesa. “Proprio oggi che ha la verifica di storia dell’arte!” si dispiacque, temendo di non trovarlo più nel punto concordato.

«Sono finiti i saccottini!?»

«Mi spiace, sei arrivata tardi stamattina. Abbiamo queste brioche al cioccolato appena sfornate.»

Davvero invitanti, ma era uscita dal solito bar con l’aria di chi avesse perso ai rigori. “Capirà lo stesso, senza?” Dopo esserselo chiesto per una cinquantina di metri, l’illuminazione: la pasticceria dove sua madre le comprava solo la torta del compleanno perché “un pelo costosa”.

Stava pensando alla differenza di prezzo, quando un sorriso si aprì sul suo viso: Gabbo era laggiù, appoggiato allo scooter di qualcun altro, indeciso se accendersi o meno la sigaretta dopo la promessa di non fumarne più. Quando sollevò la testa si trovò a un palmo il sacchetto di lei con dentro il suo trofeo, così, senza dare peso alla scritta “Coop”, si soffiò il ciuffo color carota dalla fronte ed effettuò lo scambio consegnandole il proprio di carta.

«Cat…» notò, al tocco freddo.

Lei sorrideva da furba, così sbirciò il contenuto: «Birra?»

«Sì lo so che sono due lattine scadenti, ma non ho trovato il saccottino e siamo tutti e due in super ritardo: ti va se andiamo da qualche parte?»

«Cat…»

«Dai, chi vuoi che ci veda insieme!? Daniele è il primo della classe, avrà già tradotto mezza versione. Alessia non prende il treno per venire a scuola qui, potresti avere da ridire tu se la beccassi da ‘ste parti.»

Stavolta fu lui a sorridere: non era mai accaduto che Cat saltasse la scuola, non poteva certo rinunciare all’evento.

***

Caterina appoggiò sul bancone il bicchiere di Stout svuotato per metà. Pensò che, bevendo, i ricordi riaffiorassero in modo strano: nel più antico pub che avesse conservato lo stile irlandese pur adattandosi a bioarchitettura come tutti gli edifici del quartiere, una vera miniera per gli intenditori di birra vista la qualità e la quantità di marche disponibili e collezionate, le erano venute in mente le due bionde da supermarket con cui lei e Gabbo avevano brindato alla sua prima bigiata. L’unica della sua vita studentesca e l’unico vero appuntamento tra loro, si poteva dire; passato a oziare al parco vicino ai loro licei e a dividersi le confidenze insieme al bombolone acquistato per l’intervallo da Gabbo. Sorrise, Caterina, di quello stratagemma per scambiarsi messaggi cartacei al pari della droga davanti scuola, quando ancora non esistevano gli SMS. Un dolce qualsiasi significava “tutto regolare” nelle rispettive storie amorose, al quale si aggiungevano poche righe di commento su un bigliettino che veniva cestinato insieme al sacchetto a fine merenda; ma il saccottino aveva un significato preciso: “ho intenzione di mollarlo/a”. Perciò quella volta Caterina aveva potuto spiegare a voce il motivo per cui si era stufata di Daniele, troppo moscio per un’indole come la sua, mentre il dolce scelto da Gabbo confermava che la sua storia con Alessia sarebbe continuata nonostante la definisse spesso “una vera rompi palle”.

Pochi sorsi ancora e la Stout sarebbe finita.

***

“Ha finito una Stout e ne ha subito ordinata un’altra…”, notò preoccupata, mentre raggiungeva il suo tavolino con una Old Rasputin sul vassoio in mezzo a diverse bionde e rosse, che in mani meno esperte si sarebbero versate in giro a furia di evitare i giovani intenti a festeggiare la laurea conseguita. Gabbo era uno dei novelli dottori, l’unico infelice.

«Ecco qua», disse appoggiandogli davanti bottiglia e bicchiere. «Resterai soddisfatto dalla novità che ti ho consigliato», aggiunse poi con il sorriso con cui accoglieva qualunque cliente. Lui rispose con il mento, lo sguardo assente. Caterina ritornò al bancone per altre ordinazioni, ma aveva notato l’assenza di una ragazza mora tra gli amici del suo amico. “Che c’entri Luana?” ipotizzò senza accorgersi del broncio che le veniva ogni volta che pensava a questa fidanzata che non aveva mai visto di persona, ma della quale sapeva ogni cosa. Sentì vibrare il Nokia nella tasca dei jeans: era certamente Gabbo. Appena ebbe un minuto di tregua andò in bagno e ne ebbe la conferma: “Lu mi ha trad. Ke stronza! Sai ke le volevo dare l’anello dopo la laurea, invece l’ho bec. con R. fuori dall’Uni e li ho seguiti. Ke schifo sti 2! Cmq birra top”, diceva in 160 caratteri. Gli avrebbe risposto con calma dopo il lavoro, doveva correre di nuovo al bancone. Da lì, vide Gabbo accennare un sorriso nel ricevere lo squillo: il suo modo di dirgli che gli sarebbe stata vicino.

***

“Sempre”, concluse Caterina appoggiando il bicchiere vuoto. Guardò l’ora sul palmo guantato anziché sull’orologio che campeggiava di fronte: la sua pausa di riflessione era durata un quarto d’ora. “Se è destino, non farò in tempo comunque”, si giustificò alzandosi dallo sgabello.

«Andava bene la sua Stout?» s’informò il barista, mentre le recuperava l’esoscheletro.

«Mi dia due IPA.»

Nel prossimo capitolo, qualcosa accaduto in un anno preciso:

  • Dopo il 2020 (43%)
    43
  • Prima del 2020 (29%)
    29
  • 2020 (29%)
    29
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135 Commenti

  • Ciao Tinarica!
    Ho appena finito di leggere. Struggente viaggio verso la fine della loro amicizia; che poi è difficile rinchiudere un sentimento del genere in una sola parola, pur immensa. L’estrema umanità tra i due è sottolineata maggiormente dall’ambientazione nel futuro pieno di intelligenze artificiali. Bello e commovente, parla di un sentimento che reclama il suo spazio nel vasto mare dei rapporti convenzionali (mogli, figli, parenti) che anche nel futuro hanno la precedenza sugli altri. Vedo la malinconia di quello che sarebbe potuto essere tra i due, ma forse anche il sospetto che tra di loro non sarebbe potuta andare che così, alla condizione però di incontrarsi alla fine del cammino. Come a dirsi l’un l’altro “amore”, sentendo che solo in quella occasione la parola viveva il proprio significato come mai prima.
    Bravissima, non saprei da dove partire per scrivere una cosa del genere.
    Ciao!

    • Ciao Minollo! Sono contenta che abbia recuperato questo racconto e che ti sia piaciuto. Lo trovo uno tra i più riusciti dei miei scritti qui e non solo qui. Che dire? Hai racchiuso perfettamente il mio intento nello scriverlo, nel tuo commento. Questo mi fa piacere perché è un tema che sento molto e, in generale, tendo a scrivere per una mia necessità e quasi mai per puro divertimento, quindi a maggior ragione sono contenta che siano arrivati i concetti e le emozioni che volevo trasmettere. Grazie e a presto.

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