CAMMINIAMO INSIEME SENZA META

Dove eravamo rimasti?

Nel prossimo capitolo, qualcosa accaduto in un anno preciso: Dopo il 2020 (43%)

Abbraccio epocale

Caterina non aveva mai posseduto un’automobile in vita sua. Patente appena compiuti i 18, aveva guidato solo ogni tanto la Fiat Tipo di suo padre. Le dava stress contribuire al riscaldamento globale. Con gli anni ’30, quando gli ibridi avevano sostituito i diesel e benzina, lei aveva continuato a preferire i mezzi pubblici elettrici. E nonostante quest’opzione, per raggiungere la meta ora prefissata, si ostinava a incedere con il suo esoscheletro, nel cui vano refrigerato tintinnavano le due IPA, mentre “Un pellegrinaggio non è un pellegrinaggio se non c’è il cammino” era il mantra con cui lei intendeva onorare fino in fondo il percorso insieme a Gabbo. Sapeva del sensore che si era fatto impiantare appena scoperta la malattia, progettato per vibrare tra le 7 e le 24 ore di vita rimanenti: “non sarà lui l’eccezione!” pensò mettendo al massimo la velocità del passo.

Tuttavia rallentò, riverente, dinnanzi al teatro in mattoni di carta riciclata, simbolo della Riconversione Ecologica. Il lettering vegetale sull’ultimo anello ne annunciava l’anniversario per l’indomani, 9 marzo. “Già dieci anni”, calcolò, dal ’42: anno in cui la crisi ambientale era stata risolta dopo una serie di accordi globali e piani regolatori che avevano dato alle città un volto nuovo e sostenibile. Caterina cacciò in gola il magone al pensiero del primo giorno senza Gabbo. «Io ho fede, e questo mi allevia il dolore, e quando penso alla mia vocazione, non ho paura della vita.» recitò sottovoce, mentre nella mente riaffiorava un’altra svolta epocale. 

***

Era dai Mondiali del 2006 che non si vedeva una folla simile in tutto il Paese. I tricolori avevano abbandonato i balconi per sventolare nelle strade e nelle piazze, un mese esatto dalla fine della pandemia globale e nel giorno dichiarato Festa Nazionale di Liberazione dal COVID-19: 9 marzo 2022. Stava scritto ovunque, una data già entrata nella leggenda. Solennità e commozione nelle parate in memoria del capitolo storico archiviato, per le ferite non del tutto sanate; ma alle 18:00 era esplosa la festa popolare: più alcuna mascherina, solo sorrisi e diverse maschere da Carnevale a colorare i quartieri risorti, dove i locali della movida e i teatri al completo risuonavano di canti, ovazioni, orchestre e dj-set; dai monti alle spiagge, irrefrenabile era la voglia di ballare. Danze e hit senza tempo avevano accompagnato il ritmo dei fuochi d’artificio al tramonto; presto i grandi concerti all’aperto avrebbero unito le generazioni in un unico abbraccio.

Caterina si era preparata a quel giorno con l’entusiasmo degli esordi e con un’emozione persino maggiore ripeteva il monologo di Nina, da “Il Gabbiano” di Čechov, con cui stava per esibirsi nel capoluogo per dare il via alla lunga Notte dello Spettacolo.  

«Quindici minuti e vai in scena», le disse qualcuno dello staff a cui rispose con un cenno senza perdere la concentrazione.

«Ciao, Cat.» disse invece una voce che l’avrebbe riscossa in mezzo a un uragano. Si girò: «Gabbo!» esclamò semplicemente.

A parlare fu l’abbraccio: immenso, come l’universo di emozioni che faceva vibrare i corpi, in esso c’era la sorpresa di lei per quel modo felino con cui lui era capace di intrufolarsi ovunque con il consenso del più intransigente degli addetti alla sicurezza; l’ammirazione di lui nei confronti dell’amica e della donna ancor prima che dell’attrice affermata; i drammatici anni appena lasciati alle spalle, in cui entrambi avevano perso qualcuno di caro; il sostegno che lui non le aveva fatto mancare nel lungo periodo di chiusura dei teatri: un aiuto silenzioso, tramite donazioni che non le avrebbe mai ammesso; il legame che continuava nonostante anni e vite separate; nonostante la famiglia di lui, che certamente si stava chiedendo che fine avesse fatto in quel momento di ricongiunzione epica.

«Merda, merda, merda!» esclamarono all’unisono l’augurio, sciogliendosi occhi negli occhi, quando dall’alto giunsero le battute dei presentatori alla piazza festante. Poi Gabbo sparì.

«Cate, tesoro, ma che hai combinato!» la rimproverò il truccatore nel sistemarle il mascara colato, mentre il via vai dietro le quinte riprendeva di colpo. Il suo momento era giunto, si posizionò sulla pedana: un tocco d’ali dell’abito, un respiro profondo e poi su, a riemergere da un’infinita apnea. Sul palco, un vibrante silenzio; sotto, Karl, l’attuale toy-boy, in adorazione; sul collo, ancora il respiro di Gabbo. Non importava dove fosse: lui era là, tra la folla. “Andrà tutto bene”, si disse, attaccando.

***

Da quella notte di trent’anni prima, Caterina si era ripromessa di non ripeterlo mai più. Preferiva l’espressione di Gabbo, “continuiamo a camminare”. Perché nella vita accadevano cose meravigliose e terribili in qualunque momento e bisognava trovare sempre la forza di andare avanti. Quella notte del 2022, dopo i tanti applausi ricevuti e dedicati, Caterina aveva aspettato invano la buonanotte. Solo giorni dopo, seppe dell’incidente in cui Gabbo era stato coinvolto rientrando.

Le conseguenze dell’incidente le saprete più avanti. Nel prossimo capitolo:

  • Follia (20%)
    20
  • Litigio (40%)
    40
  • Intimità (40%)
    40
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135 Commenti

  • Ciao Tinarica!
    Ho appena finito di leggere. Struggente viaggio verso la fine della loro amicizia; che poi è difficile rinchiudere un sentimento del genere in una sola parola, pur immensa. L’estrema umanità tra i due è sottolineata maggiormente dall’ambientazione nel futuro pieno di intelligenze artificiali. Bello e commovente, parla di un sentimento che reclama il suo spazio nel vasto mare dei rapporti convenzionali (mogli, figli, parenti) che anche nel futuro hanno la precedenza sugli altri. Vedo la malinconia di quello che sarebbe potuto essere tra i due, ma forse anche il sospetto che tra di loro non sarebbe potuta andare che così, alla condizione però di incontrarsi alla fine del cammino. Come a dirsi l’un l’altro “amore”, sentendo che solo in quella occasione la parola viveva il proprio significato come mai prima.
    Bravissima, non saprei da dove partire per scrivere una cosa del genere.
    Ciao!

    • Ciao Minollo! Sono contenta che abbia recuperato questo racconto e che ti sia piaciuto. Lo trovo uno tra i più riusciti dei miei scritti qui e non solo qui. Che dire? Hai racchiuso perfettamente il mio intento nello scriverlo, nel tuo commento. Questo mi fa piacere perché è un tema che sento molto e, in generale, tendo a scrivere per una mia necessità e quasi mai per puro divertimento, quindi a maggior ragione sono contenta che siano arrivati i concetti e le emozioni che volevo trasmettere. Grazie e a presto.

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