CAMMINIAMO INSIEME SENZA META

Dove eravamo rimasti?

Le conseguenze dell’incidente le saprete più avanti. Nel prossimo capitolo: Intimità (40%)

Organza

“Undici minuti, Gabbo”. Il percorso più breve sul glove-phone indicava di svoltare a destra, così Caterina si trovò a costeggiare l’antica cattedrale, sul cui sagrato, tra abiti in cellulosa e accessori in similpelle vegetale, spiccava il classico candore di una sposa. “Sempre belle”, commentò tra sé, rivolgendo alla giovane un sorriso e ammirando l’intramontabile eleganza del tessuto in armonico contrasto con il velo in seta di ragno: un tocco di tendenza hi-tech, senza il quale il modello le ricordava tantissimo il suo abito.

***

«Che te ne pare?»

Gabbo era sbalordito, Caterina se ne compiacque.

«Meravigliosa.» disse in ritardo, le pupille luccicanti come quelle dell’amica. «Cioè, meraviglioso. L’abito.» tentò di riprendersi dalla visione.

Lei fece un giro su se stessa, sfiorandolo con l’organza leggera. «Tra una settimana mi sposo, non è incredibile?» scherzò. «Ehi!» lo rimproverò, sempre raggiante, nel beccarlo con una sigaretta accesa. Gli allungò il posacenere che teneva per gli ospiti, lui sembrò accorgersene nell’istante in cui la spense, e tornò soprappensiero.

«Ti dispiace non essere tu il mio testimone?» indagò Caterina mordendosi il labbro.

«No, figurati», la smentì scuotendo deciso la testa. «Meglio non essere presente al tuo matrimonio.»

«Ci sarai comunque», precisò lei ritrovando il sorriso.

Lui si alzò dalla poltrona, le venne vicino: afferrò distrattamente un boccolo biondo poi le prese le mani fra le sue. «Non ti sposare, Cat.» supplicò.

Lei protestò ritirando le mani confusa.

«Non con Riccardo.»

Si portò i pugni sui fianchi. «Cosa vuol dire, non con Riccardo?»

Gabbo alzò le spalle. «So quanto lo ami…»

«Certo che lo sai», lo interruppe con due occhi di colpo ridotti a mezzelune taglienti. «E sai che ho sempre faticato ad avere qualcuno accanto. Adesso che ho lui, uno con una posizione di tutto rispetto, che non mi ha mai fatto un torto né fatto mancare nulla di ciò che conta per una donna, di punto in bianco te ne esci che non va bene! Sei geloso, Gabbo?»

Alzò di nuovo le spalle, lei perse le staffe. «Hai paura di perdermi! E fai i capricci come un bambino.»

«Questo non me lo puoi dire!» si indispettì a sua volta lui.

«Finché sei tu quello che vuol mettere su famiglia va tutto bene, tanto se qualcosa va storto c’è sempre Cat a consolare!» Si puntò l’indice al petto dopo averglielo puntato contro.

«Ma le senti le stronzate che dici!?»

«Perché non mi illumini e mi dici che diavolo ti è preso contro il mio Ricky!?»

Lui tornò silenzioso.

«Cornuta?» chiese allora con voce incrinata.

Scosse la testa. «No. Solo non è il tipo d’uomo che ti si addice come compagno di vita.»

«E tu, adesso, te ne esci con ‘sti giudizi?»

«Hai ragione, perdonami. Ma ho scoperto una cosa, credo tu debba saperla.»

«E dilla, su!» si spazientì.

«Come sai, sono il suo dentista.»

«Ha un dente finto?» lo schernì.

«Dai, Cat! No. Mi è capitato di sentirlo conversare al telefono fuori dallo studio. Non mi hai detto che erediterà la fabbrica dal padre dopo il matrimonio?»

«Buon per noi, no?»

«Penso stesse parlando con il padre perché l’ho sentito rassicurarlo sul fatto che da sposata avresti fatto ciò che vuole, ossia la sua segretaria, con il posto fisso e più alcun grillo dell’attrice per la testa.» Gabbo rialzò lo sguardo per indagare come l’avesse presa, ma lei era sfuggente. Quando sollevò gli occhi su di lui, erano ingrigiti da un misto di tristezza e incredulità; ma non si arrendeva facilmente all’evidenza. «Perché me lo hai detto?» Le veniva da piangere. Lui le mise una mano sulla spalla scoperta, lei si scostò nuovamente. «Te ne stavi zitto, invece hai dovuto infrangere il mio sogno! Io non ho mai interferito, hai sempre sbagliato da solo con Luana! Ma tu no, vuoi essere il solo maschio alfa della mia vita…»

«Cat…»

«Oh sì, è questo! Non il tipo d’uomo che è Riccardo.»

«A parte la sua arroganza, della quale non mi sono mai impicciato vista la sicurezza che ti dava, mi sono sentito in dovere di aprirti gli occhi sui suoi progetti non condivisi.»

«So trattare io, con gli uomini che scelgo!»

«Non hai scelto me, vero. Ma io non ti chiederei mai di rinunciare ai tuoi sogni, di fare la moglie ubbidiente. Mai. Piuttosto, Cat, è un’altra la domanda che ti farei in questo momento.»

«Cioè?»

«Vuoi fare l’amore con me?»

Aprì la bocca, ma restò muta. Lui sorrise amaro e si avviò alla porta.

«Aspettate un figlio…» gli disse mentre le dava le spalle. Lo vide scuotere mestamente la testa, bloccato sull’uscio. «Non è mio.» Fece spallucce. «Il solito cornuto.»

«Gabbo, mi dispiace tanto…» Caterina lo raggiunse.

Si girò verso di lei. «Ho chiesto il divorzio.»

Restarono alcuni secondi in silenzio, occhi negli occhi a scambiarsi la reciproca consolazione. Poi, il bacio: i corpi che si desideravano indietreggiarono fino alla camera da letto, dove il candore dell’organza lasciò il posto alla passione.

Tre settimane dopo, Caterina contemplava il test di gravidanza con esito negativo.

***

Quarantacinque anni dopo, Caterina rimaneva convinta: l’unico figlio che avesse mai desiderato.

Su cosa si concentrano i ricordi nel prossimo capitolo?

  • Per il 5° non so scegliere, ma prima della fine vorrei assolutamente sapere… (Dillo nei commenti) (14%)
    14
  • Promessa legata a una sorpresa (0%)
    0
  • Sorpresa legata a una scommessa (86%)
    86
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135 Commenti

  • Ciao Tinarica!
    Ho appena finito di leggere. Struggente viaggio verso la fine della loro amicizia; che poi è difficile rinchiudere un sentimento del genere in una sola parola, pur immensa. L’estrema umanità tra i due è sottolineata maggiormente dall’ambientazione nel futuro pieno di intelligenze artificiali. Bello e commovente, parla di un sentimento che reclama il suo spazio nel vasto mare dei rapporti convenzionali (mogli, figli, parenti) che anche nel futuro hanno la precedenza sugli altri. Vedo la malinconia di quello che sarebbe potuto essere tra i due, ma forse anche il sospetto che tra di loro non sarebbe potuta andare che così, alla condizione però di incontrarsi alla fine del cammino. Come a dirsi l’un l’altro “amore”, sentendo che solo in quella occasione la parola viveva il proprio significato come mai prima.
    Bravissima, non saprei da dove partire per scrivere una cosa del genere.
    Ciao!

    • Ciao Minollo! Sono contenta che abbia recuperato questo racconto e che ti sia piaciuto. Lo trovo uno tra i più riusciti dei miei scritti qui e non solo qui. Che dire? Hai racchiuso perfettamente il mio intento nello scriverlo, nel tuo commento. Questo mi fa piacere perché è un tema che sento molto e, in generale, tendo a scrivere per una mia necessità e quasi mai per puro divertimento, quindi a maggior ragione sono contenta che siano arrivati i concetti e le emozioni che volevo trasmettere. Grazie e a presto.

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