CAMMINIAMO INSIEME SENZA META

Dove eravamo rimasti?

La scommessa verrà approfondita nel prossimo, dove sapremo che la sorpresa ricevuta è: Canzone (80%)

Serenata

Quella sera di luglio 1994 erano tutti radunati davanti al televisore messo a disposizione per seguire in compagnia Italia-Bulgaria. Al suo debutto come cameriera, Caterina era indaffarata a non far mancare la birra fresca nell’esultanza generale per il gol di Roberto Baggio al 21′ della semifinale mondiale. L’unico che sembrava soffrirne era il suo amico Gabbo. Lei gli rivolse un ghigno compiaciuto nel servirlo per ultimo. Lui rispose “stai calma” con la mano e tornò a seguire la cronaca di Pizzul. Quando al 25′: «Albertini, pallonetto, Roberto, tiro e goool! Raddoppio ancora di Roberto Baggio!» Tutti scattarono in piedi come molle, anche Gabbo si tirò su dalla sedia contento per il vantaggio degli Azzurri. Tuttavia, si mise le mani tra i capelli quando una raggiante Cat gli fece cenno “due” dal bancone e poi “tu, dopo”, sempre con le dita.

Prima dell’inizio della partita, Cat e Gabbo avevano fatto una scommessa: lei, innamoratissima di Codino, aveva puntato su almeno due gol del numero 10, mentre Gabbo, da sempre detrattore dell’attaccante, gliene aveva concesso uno al massimo. Così, quando la partita finì 2-1 per l’Italia, portando la Nazionale di Sacchi in finale, Caterina aprì la serata di sbornia e karaoke sollevata dal non dover pagare le numerose birre dell’amico. Dopo i doverosi cori da stadio, si esibì in “Fuori” di Irene Grandi. Per nulla impacciata, caricò il pubblico come illuminata da una luce stellare, dopodiché dovette tornare al proprio lavoro; non prima però di essersi tolta la soddisfazione di annunciare lei stessa il prossimo cantante: «Gabbo», finse di accoglierlo con neutralità facendo echeggiare il soprannome con cui era noto a tutti. Tra lo stupore e gli sfottò degli amici, che sapevano quanto detestasse il karaoke, lui mantenne fede al patto e si posizionò rosso di vergogna sul palchetto improvvisato. Lei si allontanò per godersi la scena mentre lucidava i bicchieri, curiosissima della canzone che aveva scelto con l’addetto alle basi.

«La Pausini te la scordi», le aveva messo in chiaro in fase di accordo. «Va bene», gli aveva concesso lei, «purché sia qualcuno di mio gradimento.»

Come sentì le prime note, il suo cuore iniziò a battere per l’emozione: “Serenata rap”, la riconobbe al volo. Così Gabbo, che un po’ assomigliava a Jovanotti, altro idolo di Cat di quell’anno, mise tutto il suo impegno nella dedica romantica, stonando ogni tanto, ma infine divertendosi nonostante gli ululati maliziosi dei suoi amici. Grata alla penombra che celava la sua commozione, Cat lo aveva accompagnato sottovoce, a tratti convinta che fosse davvero una dichiarazione d’amore nei suoi confronti.

Quella notte non approfondì, gli mise invece tra le mani una cassetta a fine esibizione.

«Cos’è?» chiese ancora rosso in viso.

«La registrazione che ha fatto Luca», accennò con il mento al barista. «Lo fa per tutti i nuovi che debuttano sul palco. Ma se vuoi, la tengo io!» Tentò di rubargliela, ma lui la trattenne a sé: «No, questa la tengo io. Prima che ti salti in mente di ricattarmi con qualche ragazza.»

Lei rise, lui aggiunse: «Te la darò quando saremo due ottantenni decrepiti e non potrà più nuocere a nessuno dei due.»

***

Gabbo si era sempre atteggiato a “custode” dei segreti tra loro due. Caterina s’era scordata di quella cassetta con l’etichetta “karaoke Gabbo”, ma lui no: nonostante gli acciacchi, la sua memoria era persino migliorata con l’età e ora le aveva fatto quella sorpresa ripescandola chissà da quale cassetto. Scusandosi per il ritardo rispetto all’ottantesimo compleanno, gliela aveva fatta recapitare insieme a un music player auricolare con il quale poté riascoltare la performance in mancanza di un mangianastri.

Caterina rise nel pianto. “Ci siamo sempre amati”, convenne, facendo diventare certezza il dubbio che nel 1994 l’aveva preoccupata fino alla comparsa ufficiale di Luana accanto a Gabbo, dopo le vacanze estive, e che si era ripresentato con prepotenza quando per la prima e unica volta si erano ritrovati nudi nello stesso letto invaso dall’organza e, stretti in un abbraccio indimenticabile, si erano promessi di non rovinare un rapporto d’amicizia tanto speciale.

Si asciugò le lacrime con la manica del bomber e riprese a percorrere decisa gli ultimi duecento metri. “Sto arrivando, Gabbo.”

(…)

E questa serenata è la mia sfida col destino

Vorrei che per la vita noi due fossimo vicino

Una serenata rap per dirti che di te

Mi piace come mi guardi mi piace come sei con me

(…)

Nel prossimo, Cat arriverà a destinazione e il suo pensiero ci racconterà l’ultima occasione in cui lei e Gabbo si erano visti di persona:

  • Quando a 75 anni lei cadde da un palco (14%)
    14
  • Capodanno, due anni prima (71%)
    71
  • Funerale, due anni prima (14%)
    14
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135 Commenti

  • Ciao Tinarica!
    Ho appena finito di leggere. Struggente viaggio verso la fine della loro amicizia; che poi è difficile rinchiudere un sentimento del genere in una sola parola, pur immensa. L’estrema umanità tra i due è sottolineata maggiormente dall’ambientazione nel futuro pieno di intelligenze artificiali. Bello e commovente, parla di un sentimento che reclama il suo spazio nel vasto mare dei rapporti convenzionali (mogli, figli, parenti) che anche nel futuro hanno la precedenza sugli altri. Vedo la malinconia di quello che sarebbe potuto essere tra i due, ma forse anche il sospetto che tra di loro non sarebbe potuta andare che così, alla condizione però di incontrarsi alla fine del cammino. Come a dirsi l’un l’altro “amore”, sentendo che solo in quella occasione la parola viveva il proprio significato come mai prima.
    Bravissima, non saprei da dove partire per scrivere una cosa del genere.
    Ciao!

    • Ciao Minollo! Sono contenta che abbia recuperato questo racconto e che ti sia piaciuto. Lo trovo uno tra i più riusciti dei miei scritti qui e non solo qui. Che dire? Hai racchiuso perfettamente il mio intento nello scriverlo, nel tuo commento. Questo mi fa piacere perché è un tema che sento molto e, in generale, tendo a scrivere per una mia necessità e quasi mai per puro divertimento, quindi a maggior ragione sono contenta che siano arrivati i concetti e le emozioni che volevo trasmettere. Grazie e a presto.

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