CAMMINIAMO INSIEME SENZA META

Dove eravamo rimasti?

Nel prossimo, Cat arriverà a destinazione e il suo pensiero ci racconterà l’ultima occasione in cui lei e Gabbo si erano visti di persona: Capodanno, due anni prima (71%)

Pensieri al vento

Sollevò lo sguardo sull’edificio tappezzato di pannelli solari: la clinica, un’eccellenza d’avanguardia a cui non aveva prestato attenzione fino a quel giorno.

Andò dritta alla reception.

«Buongiorno, sono Sophie. In che cosa posso esserle utile?» l’accolse cordiale.

Caterina l’aveva scambiata per una donna in carne e ossa. Rimase a bocca aperta nel vedere da così vicino uno di quegli umanoidi che tanto sponsorizzavano come professionisti a tutti gli effetti.

«Vorrei fare visita a un vostro assistito.» Mostrò dal glove-phone nominativo dell’amico e proprio documento identificativo.

«Certo. Ha il codice?»

«Scusi?»

«Non essendo una partente stretta, ha bisogno del codice che le ha fornito il nostro ospite come lasciapassare.»

“Oh, bella!” pensò stupita. «Posso chiederglielo ora», provò, riattivando il glove-phone.

«Spiacente, in quest’area è impossibile inviare messaggi.» l’avvertì con il sorriso che iniziava a diventare fastidioso.

Caterina rivolse lo sguardo all’ingresso, tentata di uscire e rientrare. Sophie le venne in aiuto: «Il cilindro che ha con sé, è di un nostro Ermes.»

«Sì.» rispose incerta.

«Mi dia il numero riportato sul fondo.»

Caterina lo capovolse, notandolo per la prima volta.

«Se ha ricevuto un Ermes, significa che è una persona fidata.» acconsentì Sophie, tornando simpatica.

“Ha chiuso un occhio?” si domandò Caterina, grata al livello d’empatia raggiunto dall’intelligenza artificiale, mentre un robot più elementare l’accompagnava alla sala di decontaminazione. “Abbi pazienza altri cinque minuti”, disse più a sé che a Gabbo, nel sedersi in attesa. Il tempo di ripensare all’ultima volta che si erano visti di persona.

***

“Buon 2050! Adotta per me una gattina e dalle il nome di Caterina”: diceva così il suo augurio, affidato al vento alle 8:00 in punto come da tradizione degli ultimi otto anni. Rimase per un po’ affacciata a vederlo volteggiare insieme alla moltitudine che riempiva di colore quel mattino grigio del nuovo anno. Banditi i fuochi artificiali, troppo inquinanti, lei aveva accolto con favore quei festeggiamenti con cui si risparmiava sull’energia per i cenoni e si godeva di un momento di pura poesia alla luce naturale. Si chiese se avrebbero letto in tempo il suo biglietto biodegradabile e si chinò a prenderne uno tra quelli planati sul suo balcone. La scrittura elementare diceva: “Ciao! Sono Greta. Oggi porterò in piazza la crostata di fragola. Se la porti pure tu, avrò di più da mangiarla”. Caterina sorrise, immaginandola con due lunghe trecce. Non poteva lasciare insoddisfatto il desiderio di quella bambina: a mezzogiorno uscì di casa con la sua crostata sottobraccio.

In piazza s’aggregò ai conoscenti, con cui godette il pranzo nel clima di cooperazione che infondeva fiducia nell’umanità intera. Conobbe persino Greta, all’apparizione dei dolci. Solo al momento di rientrare, vide chi non si aspettava affatto di trovare: «Gabbo!» le venne spontaneo chiamare.

Si girò: era davvero lui l’uomo che accompagnava quella donna non più in grado di camminare. Caterina lo vide piegarsi per spiegarle chi lei fosse. Poi le si avvicinò sorridente.

«Benedetta, mia moglie.» gliela presentò dopo avergliene parlato per decenni.

«Caterina… Buon anno.» seppe dire. Eppure sapeva di poter parlare tranquillamente: la tecnologia avrebbe fatto da intermediaria tra loro e Benedetta, in apparenza poco cosciente del mondo e invece ancora vivissima e con il senso dell’humor non intaccato dall’incidente stradale del 2022, da cui invece Gabbo era uscito quasi illeso insieme al figlio allora dodicenne di lei.

«Siamo appena rimpatriati.» spiegò lui, in imbarazzo per non averle detto la data esatta del volo.

Cat sorrise benevola, certa che stesse per raggiungerla sotto casa.

«Si ostina a volermi riparare.» scherzò Benedetta, riferendosi ai tanti trasferimenti all’estero nel tentativo di migliorare le sue condizioni.

«Siete venuti a festeggiare.»

«L’avevo promesso a Benny.» rispose Gabbo stringendo la mano della moglie.

«Ci tenevo a rivedere la mia città natale.» confermò.

Un velo di tristezza era calato nel loro sguardo e Cat intuì che non si sarebbero trattenuti a lungo.

***

Di quel Capodanno, Caterina non ricordava altro; ma forte era riemerso il dolore per il dramma in cui era stato catapultato l’amico dopo i primi sei anni felici con la straordinaria Benny, come la chiamava lui. Pensò a con quanto amore l’avesse accudita per tutta la vita, sua compagna e moglie sebbene non si fossero sposati; a come rimpiangeva d’averla conosciuta solo da anziana e di non averle reso omaggio al funerale, perché troppo distanti. A quei due ultimi anni con e senza Gabbo, di nuovo in pellegrinaggio per accertarsi con i migliori specialisti delle proprie condizioni di salute. Infine, a quei quattro mesi di permanenza nella clinica in cui aveva deciso di passare tranquillo il tempo che gli rimaneva, con la volontà di non farsi vedere malato; ma ora che stava morendo, era convintissima la stesse aspettando.   

«Può uscire.» la riscosse la voce robotica.

Finalmente Cat e Gabbo si rivedono, ma dove si erano conosciuti?

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135 Commenti

  • Ciao Tinarica!
    Ho appena finito di leggere. Struggente viaggio verso la fine della loro amicizia; che poi è difficile rinchiudere un sentimento del genere in una sola parola, pur immensa. L’estrema umanità tra i due è sottolineata maggiormente dall’ambientazione nel futuro pieno di intelligenze artificiali. Bello e commovente, parla di un sentimento che reclama il suo spazio nel vasto mare dei rapporti convenzionali (mogli, figli, parenti) che anche nel futuro hanno la precedenza sugli altri. Vedo la malinconia di quello che sarebbe potuto essere tra i due, ma forse anche il sospetto che tra di loro non sarebbe potuta andare che così, alla condizione però di incontrarsi alla fine del cammino. Come a dirsi l’un l’altro “amore”, sentendo che solo in quella occasione la parola viveva il proprio significato come mai prima.
    Bravissima, non saprei da dove partire per scrivere una cosa del genere.
    Ciao!

    • Ciao Minollo! Sono contenta che abbia recuperato questo racconto e che ti sia piaciuto. Lo trovo uno tra i più riusciti dei miei scritti qui e non solo qui. Che dire? Hai racchiuso perfettamente il mio intento nello scriverlo, nel tuo commento. Questo mi fa piacere perché è un tema che sento molto e, in generale, tendo a scrivere per una mia necessità e quasi mai per puro divertimento, quindi a maggior ragione sono contenta che siano arrivati i concetti e le emozioni che volevo trasmettere. Grazie e a presto.

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