CAMMINIAMO INSIEME SENZA META

Dove eravamo rimasti?

Finalmente Cat e Gabbo si rivedono, ma dove si erano conosciuti? Punto panoramico (60%)

Ben trovata!

I colori d’inizio autunno e l’aria tersa rendevano ancora più suggestivo il panorama di cui si poteva godere dalla sommità della collina fortificata, con i tetti della città colpiti dal sole di mezzogiorno, le vette in lontananza o la pianura della quale si riusciva a cogliere i dettagli fin quasi l’infinito, a seconda di dove si puntava lo sguardo.

Quello di lui, tuttavia, era stato attratto dalla buffa figura che, tra tutte le persone in visita alla rocca, era l’unica a ispezionare il terreno invece che additare terrazze e campanili per tentare di riconoscere dall’alto gli edifici. Le rivolse un fischio e poi un «Ehi!», quando sollevò la testa, per farle capire che il richiamo era proprio per lei. «Stai per caso cercando questa?» chiese, mostrandole qualcosa che aveva in mano.

Lei si avvicinò con una corsetta a controllare. «Uh, sì! Proprio la mia spilla, grazie mille!» festeggiò trattenendosi dal saltargli al collo e sedendosi accanto ad ammirare l’oggetto ritrovato.

«Dovresti cambiarle il gancio.» le consigliò mentre si riappuntava con attenzione la spilla al giubbotto.

«Ah, ma non stai disegnando il paesaggio.» notò invece lei, sbirciandogli l’album su cui riconobbe Lamù schizzata a matita.

«Non sono Monet.» ammise, consentendole di vedere meglio anche gli altri personaggi di anime e comics abbozzati sul foglio.

«Sei molto bravo.»

«Faccio l’artistico.» minimizzò con un’alzata di spalle. «Sei in gita con la classe?» chiese, puntando il mento verso gli studenti intenti a scambiarsi battute e panini a ridosso delle mura.

«Sì, ma non molto lontana da casa.» disse accennando alla veduta. «E la tua classe dov’è?»

«Ah no, ho saltato la scuola.»

Rise. «Che verifica temevi?»

«Nessuna, nemmeno un’interrogazione. Mi sono semplicemente detto che una giornata come questa non meritava di essere sprecata in aula.»

«Giusto. E nessun compagno a farti compagnia?»

Alzò le spalle. «Nessuno salta ginnastica.»

«Comunque, Caterina.» disse, tendendogli la mano.

«Gabriele.» rispose stringendogliela. «Ma puoi chiamarmi Gabbo.» aggiunse, sbuffando via il ciuffo.

«Se non ho capito male, Gabbo, frequenti l’artistico qui. L’unico che mi viene in mente sta vicino al parco, come il mio liceo tra l’altro.»

«Il classico?»

«Sì, hai presente?»

«Ce n’è uno sulla stessa via, dalla parte opposta.»

«Esattamente. Ma non sei di qui tu?»

Scosse la testa. «Vengo in treno.»

«Che anno sei?»

«Quarto. Tu?»

«Prima liceo. Cioè sarebbe il terzo, sai, il classico…»

«Poi gli eccentrici saremmo noi!» scherzò, facendo sorridere anche lei. «E ti piace?»

«Me la cavo. Più che altro amo leggere i grandi autori, vivere le storie che raccontano… Mi sono appena iscritta a un corso di recitazione. Magari da grande farò l’attrice!» disse senza prendersi sul serio.

«Perché no!? Io di certo non farò la vita dell’artista.»

«E cosa allora?»

«L’anno prossimo farò il corso integrativo per l’ammissione all’università. Mi piace disegnare, ma vorrei guadagnare bene. Mio zio è dentista da un anno e sta mettendo su una casa vippissima… Credo seguirò il suo esempio, ne parlano bene di Odontoiatria.»

«Non ti fa schifo l’idea di guardare in bocca alla gente?» chiese pescando dallo zaino un tramezzino.

«Diciamo che sono attratto dai bei sorrisi bianchi.» rispose con un occhiolino, mentre lei si passava d’impulso la lingua sull’apparecchio fisso.

«Beh, allora comincia dal tuo.» lo punzecchiò, dando un morso deciso.

Lui aggrottò le sopracciglia.

«Inizia a bandire il fumo.» spiegò, indicando il pacchetto che aveva tirato fuori dai jeans.

Lui sorrise e lo rimise in tasca. «Touché.»

Caterina rivolse l’attenzione alla classe e in particolare a uno spilungone che le faceva cenno di avvicinarsi.

«È il tuo ragazzo?» intuì Gabbo.

«Chi, Daniele?» dissimulò lei, ingoiando l’ultimo boccone. «Non ancora.» ammise poi l’interesse con un sorriso.

«Beh, se non è cretino, ti chiederà di uscire presto.»

«Dici?» Arrossì per il complimento implicito.

«Peccato per i capelli che ti coprono il viso.» osservò lui, facendola imbarazzare ancor più per il modo in cui studiava i suoi lineamenti. «Permetti?»

«Cosa?»

Tirò fuori un pennello dalla cartelletta che aveva con sé e in un attimo le raccolse le chiome sulla nuca. «Ecco fatto.»

Caterina rimase per un attimo sbalordita, poi cedette ai richiami per la foto di gruppo. «Mi tocca. È stato bello conoscerti, Gabbo. Ci possiamo incontrare all’incrocio domani, hai presente dove c’è il negozio di dischi?»

Annuì.

«Così ti rendo il pennello.»

«Oh, è mezzo rinsecchito. Puoi tenerlo, ti dona.»

«Okay… Grazie, allora. Anche per la spilla.» Si tirò su dal prato e accennò con la mano un saluto.

«Arrivederci, Cat.» le rispose ammiccando alla testa gialla di gatto che lei portava sul petto.

***

«Ciao, Gabbo.» lo salutò con un filo di voce entrando nella stanza. Era cambiato nel fisico, ma lo riconobbe nell’istante in cui si voltò a sorriderle.

Quasi alla fine, vi chiedo di scegliere in base alla citazione.

  • “Impara le regole, in modo che tu possa infrangerle in modo appropriato.” (Dalai Lama) – RIPROGRAMMARE (14%)
    14
  • “Tuttavia dietro l'angolo ci può aspettare, una nuova strada o un cancello da varcare.” ( J.R.R. Tolkien) – DISATTIVARE (43%)
    43
  • “Camminare è la migliore medicina per l’uomo.” (Ippocrate) – ESEGUIRE (43%)
    43
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135 Commenti

  • Ciao Tinarica!
    Ho appena finito di leggere. Struggente viaggio verso la fine della loro amicizia; che poi è difficile rinchiudere un sentimento del genere in una sola parola, pur immensa. L’estrema umanità tra i due è sottolineata maggiormente dall’ambientazione nel futuro pieno di intelligenze artificiali. Bello e commovente, parla di un sentimento che reclama il suo spazio nel vasto mare dei rapporti convenzionali (mogli, figli, parenti) che anche nel futuro hanno la precedenza sugli altri. Vedo la malinconia di quello che sarebbe potuto essere tra i due, ma forse anche il sospetto che tra di loro non sarebbe potuta andare che così, alla condizione però di incontrarsi alla fine del cammino. Come a dirsi l’un l’altro “amore”, sentendo che solo in quella occasione la parola viveva il proprio significato come mai prima.
    Bravissima, non saprei da dove partire per scrivere una cosa del genere.
    Ciao!

    • Ciao Minollo! Sono contenta che abbia recuperato questo racconto e che ti sia piaciuto. Lo trovo uno tra i più riusciti dei miei scritti qui e non solo qui. Che dire? Hai racchiuso perfettamente il mio intento nello scriverlo, nel tuo commento. Questo mi fa piacere perché è un tema che sento molto e, in generale, tendo a scrivere per una mia necessità e quasi mai per puro divertimento, quindi a maggior ragione sono contenta che siano arrivati i concetti e le emozioni che volevo trasmettere. Grazie e a presto.

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