CAMMINIAMO INSIEME SENZA META

Dove eravamo rimasti?

Quasi alla fine, vi chiedo di scegliere in base alla citazione. “Camminare è la migliore medicina per l’uomo.” (Ippocrate) – ESEGUIRE (43%)

Parole buone

Gli occhi commossi di entrambi contenevano un mare di parole che si infrangeva nel silenzio della stanza.

«Come stai?» Le sembrò così stupida come domanda da fargli.

«Più vivo che morto.» La risposta fu pronta.

Si sorrisero mesti. Lui dal letto, lei in piedi e bloccata nel punto in cui lo sguardo di lui l’aveva colta entrare; incuranti di Electra in stand by in un angolo.

Cat notò su una sedia la scatola conserva-ricordi di Gabbo, simile a quella da cui lei aveva ripescato bomber e pennello: trovò poetico che ne avessero entrambi una e che lui l’avesse portata con sé alla clinica insieme alle cose fondamentali. «Uh!» esclamò d’un tratto, punta da un pensiero come uno spillo. Cat andò alla porta della stanza, accanto alla quale aveva appoggiato il proprio esoscheletro: aprì il vano refrigerato e si avvicinò finalmente al letto con le IPA delle loro migliori bevute.

Lui tossì mentre rideva: gli occhi di Electra si animarono per un paio di battiti, mentre il cuore di Caterina perse un colpo.

«Sei incredibile, Cat.» disse Gabbo appena poté.

«Non so cosa si porti in questi casi.» si vergognò all’improvviso, scoprendosi incredula di stare di fronte a un uomo con qualche ora di vita. Il suo migliore amico. Il suo vero amore.

«Ottima scelta, brindiamo.»

«Scherzi?» si assicurò, sbirciando la muta Electra, sempre immobile nel suo angolo. “Che ansia!” le venne da pensare, facendo il confronto con Sophie alla reception, della quale l’assistente di camera condivideva l’avvenenza ma non certo l’espressività. “A suo modo…”, concluse poi, tornando a Gabbo.

«Stappa, Electra.» ordinò lui, facendo sussultare Cat quando la umanoide le si parò davanti a eseguire con una rapidità insospettata. «Electra è programmata per intervenire su ciò che mi nuoce, non per quello che mi fa stare bene.» le spiegò poi trovando la forza per un altro sorriso.

Un paio di sorsi e convennero che come brindisi potevano bastare. Fu solo allora che Cat si lasciò andare a un abbraccio china su di lui, con le lacrime agli occhi.

«Ehi…» tentò di consolarla.

«Grazie della sorpresa.» gli sussurrò incapace di staccarsi da quel corpo deperito, ma che per lei rimaneva solido come una roccia a cui aggrapparsi nella mareggiata.

«Sai, Cat? Morire è nulla; perderti è difficile.»

«Umberto Saba, dalla poesia “La foglia”.» rispose in automatico Electra alla citazione.

I due amici restarono in silenzio, abbracciati ancora qualche istante.

«Si sta bene fuori?» s’informò poi Gabbo per sdrammatizzare, con un cenno alla luce pomeridiana che andava calando.

«Sì, sono venuta a piedi.»

Lui, sguardo sempre alla finestra, sembrava di colpo intristito.

«Non vorresti stare qui, eh?» interpretò Cat.

Non rispose, ma tornò a guardarla in faccia.

«Questo è un transforbed.» notò Cat, riferendosi al letto che poteva fungere da portantina automatica se impostato su quella modalità. Guardò Electra, poi Gabbo. «Ti porto via di qua, se vuoi.»

La umanoide le fissò contro due occhi vigili.

«Non so se…» fece lui temendo una reazione.

«Quando il paziente è in condizioni precarie e non autosufficiente se dimesso, la struttura, sempre responsabile della sua persona, è tenuta a concedere unicamente ai parenti già registrati l’autorizzazione ad assumersi la responsabilità del suo congedo.» avvertì Electra.

«Simone l’ho salutato prima di scriverti in chat, sta troppo lontano per raggiungerci ora e accontentare un mio desiderio.» aggiunse stancamente Gabbo, riferendosi al figlio di Benedetta, che lui amava come proprio.

«Ho il codice dell’Ermes, con cui sono entrata…»

«Non ci lasceranno uscire insieme, Cat, ne faranno questione di sicurezza per la mia salute e di autotutela in caso di morte, benché inevitabile.»

«Umm.»

Per un minuto il silenzio riordinò i reciproci pensieri.

«Il parco della clinica a marzo è tutto un fiore…» Lo sguardo di lui era tornato implorante alla finestra.

«Gabbo?» lo richiamò Cat.

Si girò con una ruga in più sulla fonte.

Gli indicò Electra: «Hai detto che questa signorina non è contraria a ciò che ti fa stare meglio.»

«Sì… La mia cura ha la priorità su qualunque protocollo.»

«E risponde solo ai tuoi comandi vocali?»

«No… Cat, che vuoi chiederle?»

«Electra», scandì con aria di sfida, «qual è la migliore medicina per l’uomo?»

L’umanoide gorgogliò per qualche secondo scandagliando il proprio archivio. Quindi dichiarò: «Camminare è la migliore medicina per l’uomo.»

«Ippocrate.» concluse Cat all’unisono. «Conosco qualche citazione pure io.»

Gabbo sorrise grato alla caparbietà dell’amica. «C’è un cancello oltre il parco, per uscire dall’accesso secondario riservato al personale.» le disse con ritrovata speranza. E cercando con lo sguardo il consenso dell’assistente di camera: «Electra disattiverà l’allarme per consentirci di andarcene.»

Pronti per il finale? Che sarà:

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135 Commenti

  • Ciao Tinarica!
    Ho appena finito di leggere. Struggente viaggio verso la fine della loro amicizia; che poi è difficile rinchiudere un sentimento del genere in una sola parola, pur immensa. L’estrema umanità tra i due è sottolineata maggiormente dall’ambientazione nel futuro pieno di intelligenze artificiali. Bello e commovente, parla di un sentimento che reclama il suo spazio nel vasto mare dei rapporti convenzionali (mogli, figli, parenti) che anche nel futuro hanno la precedenza sugli altri. Vedo la malinconia di quello che sarebbe potuto essere tra i due, ma forse anche il sospetto che tra di loro non sarebbe potuta andare che così, alla condizione però di incontrarsi alla fine del cammino. Come a dirsi l’un l’altro “amore”, sentendo che solo in quella occasione la parola viveva il proprio significato come mai prima.
    Bravissima, non saprei da dove partire per scrivere una cosa del genere.
    Ciao!

    • Ciao Minollo! Sono contenta che abbia recuperato questo racconto e che ti sia piaciuto. Lo trovo uno tra i più riusciti dei miei scritti qui e non solo qui. Che dire? Hai racchiuso perfettamente il mio intento nello scriverlo, nel tuo commento. Questo mi fa piacere perché è un tema che sento molto e, in generale, tendo a scrivere per una mia necessità e quasi mai per puro divertimento, quindi a maggior ragione sono contenta che siano arrivati i concetti e le emozioni che volevo trasmettere. Grazie e a presto.

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