Creature estinte

Dove eravamo rimasti?

La vecchia sembra averla raggiunta... ... entra in casa, per poi entrare in lei. (67%)

Tra Giugno e Luglio

La porta era rimasta aperta, dopo l’arrivo dei miei e un vento gelido mi investì come se la vecchia si fosse trasformata in un alito di morte.
Fu proprio in quel momento che una serie di immagini spaventose mi apparvero davanti agli occhi, tra cui una donna dall’altra parte della strada (diversa da quella che mi stava salutando poco prima) con occhi spalancati, vestiti sporchi e strappati e le labbra risucchiate all’interno della bocca, una bocca senza più denti.


Quella bocca cominciò a ridere, una risata rauca che mi rimpii le orecchie. Dopo un lasso di tempo che mi sembrò infinito, sentii mia madre scuotermi.

Alisha non sei divertente, per favore rispondimi! Che cos’hai?! – urlò disperata. Cercai di abbracciarla per tranquillizzarla, ma afferrai una nuvola di fumo, mentre la sua voce si allontanava sempre di più. Un sogno? Un’altra allucinazione? No. La mia casa stava diventando lentamente un banco di nebbia scura e i miei genitori una presenza quasi nulla, un respiro bianco e leggero, finché non rimasi sola: niente finestre, niente pavimento di legno, niente soprammobili, niente genitori. Solo buio, silenzio e due piccoli pallini luminosi che mi fissavano.
Porca troia! – pensai, spaventata.

Mentre correvo verso il nulla eccola, la solita inquietante risata di un bambino alle mie spalle, come nei miei amati film horror. E poi di nuovo, la risata rauca della bocca senza denti. In quel momento mi girai e i due pallini luminosi cominciarono a muoversi verso di me. Ma da pallini diventarono uno scheletro volante con coda da sirena e braccia alate, tutto fatto di ossa.
Ma che cazz… – rimasi impietrita davanti a quell’apparizione e indietreggiai. Fu così che caddi in un pozzo senza fondo, urlando. E fu questo a svegliarmi di soprassalto.

Alisha?! – mia madre era tornato il solito ammasso di carne al gusto di vaniglia che ricordavo. Urlai terrorizzata mentre strisciavo all’indietro per scappare di nuovo. Capii poco dopo di essere tornata alla realtà – Mamma?! – piansi singhiozzando e la abbracciai fortissimo – Mamma cos’è successo? Era tutto buio, c’era qualcuno che mi fissava, faceva freddo… – continuavo a guardarmi intorno. Tesoro non ti agitare, hai avuto un incubo o un’allucinazione. Forse dovuta a questo caldo? – mi tastò la fronte e mi diede un bacio. – Vieni, ti accompagno a letto. Mi sa che devi riposare. – sussurrò mentre salimmo le due rampe di scale che ci separavano dalla camera. Dormii per tre giorni, ogni tanto mi svegliavo nel cuore della notte per bere un bicchiere di latte freddo ma, sostanzialmente, non feci altro. Ero entrata in uno stato catatonico. La mattina del quarto giorno mi alzai presto, le 72 ore precedenti erano state un continuo rigirarmi tra le coperte, sognando creature spaventose che mi prosciugavano l’anima. E mentre mi stavo vestendo per andare al piano di sotto li vidi: tagli e lividi su entrambe le braccia. La mia cicatrice sull’avambraccio sinistro pulsava, era diventata violacea e poco più sotto si era formata un’altra cicatrice ipertrofica che formava la parola “fear”, paura.
Ma che cos’è? Un cazzo di scherzo, forse?! – sfregai violentemente il braccio ma, al contatto con le dita, provai un dolore spaventoso. Scappai in cucina, mia madre stava cucinando le uova e mio padre leggeva il giornale.
Buongiorno bella addormentata, ti senti meglio? Hai avuto un febbrone da cavallo in questi ultimi giorni. – mi chiese posando la pagina dello sport.
Sì, sto bene.. – avevo deciso di infilarmi una felpa leggera per nascondere le braccia – Mangio una cosa al volo e scappo in biblioteca, ho del lavoro da fare. – annunciai. Decisi che era arrivato il momento di trovare qualche informazione in merito a questi episodi inquietanti. E solo la libreria di Salem poteva aiutarmi, ma questo non l’avevo specificato.

L’autobus 37150 mi fece arrivare a quattro minuti dal Witch Dungeon Museum, un posto decisamente inquietante. Da lì mi avventurai nella piccola Salem, mangiai un panino da Wendy’s e verso il primo pomeriggio riuscii a trovare la libreria degli scritti antichi della città su cui avevo fatto ricerche. Avevo bisogno di risposte in merito alle mie cosiddette allucinazioni. Abigail’s Books recitava l’insegna di legno scuro e ammuffito.
Speriamo bene. – tirai un sospiro di sollievo ed entrai.

Che cosa trova Alisha, entrando in libreria?

  • Un rito satanico in atto. (0%)
    0
  • Una vecchia inquietante che legge un manuale. (0%)
    0
  • Nessuno. Solo silenzio, polvere e buio. (100%)
    100
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12 Commenti

  • Io lo avevo detto che ci portavi la paura in casa! Trovo formidabile l’idea della ragazza di darsela a gambe, io avrei fatto lo stesso. I genitori non mi sembrano granché, povera ragazza. Voto per l’allucinazione, mi sembra presto per scoprire orizzonti nuovi, vediamo che succede. Ciao, brava.

  • Benvenuta, ci mancava giusto un po’ di fifa. Hai messo insieme un primo impasto base idoneo al decollo verso orizzonti di paura. Vacci piano però che la gente poi si spaventa davvero.
    La ragazza la mandiamo a fare il bagno così chissà chi incontra… auguri.

    • Grazie mille fenderman! 🙂
      In realtà spero in poche righe di aggiungerne altri di ingredienti paurosi 😉 in questo (essendo il mio primo) mi sono dilungata con i dettagli, al prossimo sarò già più succinta 😀 i brividi non mancheranno! Ti aspetto al secondo episodio!

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