H.

Dove eravamo rimasti?

Lo Sceriffo Brown sa di Mooned e del Dottore? è uno di loro (50%)

Sconosciuti alla finestra

Lo Sceriffo Brown fece il giro del tavolo e si posizionò davanti a me. Incrociò le braccia. Guardò Julia e poi nuovamente me. 

“Fraser. Lo sa che ore sono?” 

“L’ora del tè, Sceriffo?” dissi ironico. 

“Vedo che il sarcasmo è di famiglia…perché è qui? Non sa che deve prendere un appuntamento?” 

Mi strinsi nelle spalle 

“Non lo sapevo.” 

“Questa volta chiuderò un occhio, ma non deve capitare più…ci sono delle regole da rispettare in questa città. Julia, puoi ritornare al tuo lavoro, grazie.” 

Julia mormorò qualcosa e poi ritornò dietro alla sua scrivania a battere a macchina come un bravo soldatino. Il sottoscritto invece chiuse piano la porta dell’ufficio dello Sceriffo e si sedette nell’unica poltrona, libera, presente nella stanza. Il naso dello Sceriffo Brown dardeggiò indignato verso di me. Poi il suo proprietario disse: “Sarò sincero con lei Fraser, una minuscola parte di me è contento di vederla. Con quello che è successo sarei dovuto venire prima ma ho avuto degli impegni che mi hanno impedito di farle visita.” 

“È perdonato, Sceriffo.” 

“Allora, di cosa ha bisogno Fraser?” 

“Giorni fa mi è successa una cosa singolare.” incrociai le dita e andai avanti “Mi è venuto a fare visita un certo Mooned, il quale mi ha rivelato che mio fratello ha lasciato una piccola eredità a suo figlio nonché mio nipote. Mooned era convinto…più che convinto che tale eredità dovrebbe passare a me perché, secondo lui, non si è mai visto un negro che riscuote un’eredità di un bianco.” 

Lo Sceriffo Brown aprii piano un cassetto della sua scrivania, tirò fuori una pipa e la riempì con del tabacco preso dalla tasca della sua camicia. Poi prese, sempre dallo stesso cassetto, un fiammifero e lo sfregò contro la scrivania, quando ebbe la fiamma la portò vicino alla pippa e un odore amaro si diffuse per tutta la stanza. La cosa mi fece starnutire.  

“E quindi?” 

“Come ho detto al Signor Mooned, l’eredità aspetta a Jacob e a nessun’altro.” 

“Sa, se lei fosse stato in un’altra città, più a nord le avrei dato ragione. L’eredità lasciata da suo fratello andrebbe come giusto che sia a Jacob ma qui le cose sono diverse e credo che lei se ne sia accorto, Signor Fraser. Posso consigliarle una cosa? Collabori. Prenda l’eredità e poi la passi a suo nipote senza dirlo a nessuno. Così non avrà rogne e tutti saremmo felici.” 

Scossi la testa 

“Posso farle un’altra domanda?” 

“Se deve…” 

“Lei conosce il Dottore?” 

Lo Sceriffo Brown sospirò. Con la pippa in mano sembrava un vecchio saggio scemo. 

“Penso che per oggi basti così. Julia le mostrerà la via d’uscita. Grazie.” 

Pigiò un bottone sotto la scrivania e dopo poco Julia si presentò alla porta. Spinsi indietro la sedia e mi alzai. Uscì senza salutare e penso che questo offese molto lo Sceriffo Brown che lo sentì dire: “Bha!” 

 

*** 

 Jacob si svegliò con un’esclamazione strozzata, ancora in preda dell’incubo trovò spaventoso tutto quel buio intorno a lui. Rabbrividì e batté i denti. Lì venne voglia di chiamare sua madre ma poi sì ricordò che lei era morta e non sarebbe più arrivata in soccorso e liberarlo da ogni sua paura. Poi vide una luce e barcollante la raggiunse. Sbucò nella luce del pomeriggio e ogni cosa ritornò al suo posto. Era estate. L’autunno era ancora molto lontano. Era a casa sua o meglio nella casa che aveva preso in affitto lo zio Febus. Come aveva potuto addormentarsi in quella maniera? Non gli era mai capitato prima d’ora di dormire di pomeriggio. Qualcosa si strusciò contro le sue gambe e lui balzò come un grillo che è stato toccato da qualcosa. Quando abbassò gli occhi e vide Pat scoppiò in una risata. Dopo poco arrivò anche il cucciolo e Jacob pensò che forse era arrivato il momento di darli un nome. Come poteva chiamarlo? Baloo?Piedino? Pongo?Lucky? Intento a trovare un nome per il suo nuovo cucciolo non vide la figura snella fuori dalla finestra che lo guardava. Il volto era scheletrico e i vestiti erano consumati.  trovava lì perché qualcuno gli aveva detto di farlo. Fissava quel ragazzino che gli dava le spalle. Poteva avere l’età dei suoi figli se mai li avesse avuti. I suoi occhi si spostarono di lato per vedere il frigo. Non mangiava da giorni. E aveva fame. Così tanta che i denti avevano iniziati a farli male. Aveva il divieto assoluto di entrare nella casa con il bel giardino. Doveva solo osservare. Se lo avesse fatto gli aspettava un bel premio. A tal pensiero il suo stomaco brontolò rumorosamente e forse fu quello che fece raddrizzare le orecchie al gatto. Pat salì sul tavolo e Jacob cercò di mandarlo via, fallendo miserevolmente. Suo zio non voleva che il gatto salisse sul tavolo di cucina, era stato molto chiaro su questo ma sembrava che Pat non sentisse ragioni. Miagolava sempre più forte e soffiava. Cosa diamine aveva da soffiare quella bestia sì disse Jacob mentre cercava di mandarlo via. Pat soffiò più forte quando il ragazzo cercò di prenderlo in braccio, se solo avessero parlato la stessa lingua ora lui saprebbe che era in pericolo.

To be continued…

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32 Commenti

  • Ciao, questa storia somiglia sempre meno ad un horror e sempre più ad un giallo a sfondo sociale, forse dovevi scegliere appunto il “giallo”. Sei al nono capitolo ed è un peccato perché la vera storia sembra stia appena per cominciare, ti suggerisco di pensare ad un seguito.
    Il consiglio di oggi è di non avere fretta nel pubblicare, impari in fretta e puoi correggere gli errori che vedresti meglio rileggendo quello che hai scritto, magari il giorno dopo. Buon lavoro ciao ??

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