Il consulente

Dove eravamo rimasti?

Chi sarà la Signora Marica? Una donna affascinante con un'aria di disgrazia impressa sul volto (50%)

Qui c’è qualcosa di grosso

Quando mi chiamò, Marica Quadrelli si limitò ad informarmi che in quella villa c’era ”qualcosa di grosso” e mi implorò, quasi sull’orlo di un pianto isterico, di andare da lei il prima possibile per una ”consulenza”, promettendomi una grossa somma di denaro se l’avessi aiutata.
Accettai.
Il giorno seguente: il 13 Novembre 2018, alle 16.00 in punto mi presentai davanti alla Villa Quadrelli: un antico ed enorme edificio di tre piani, situato un paio di chilometri fuori dal centro abitato, in una zona molto isolata a ridosso dei boschi limitrofi.
Guardandola dall’esterno non suscitava in me nessun tipo di sensazione, sembrava anzi una normalissima residenza di persone molto ricche.
In paese non si erano mai sentite storie strane sulla Villa.
Sapevo che il precedente proprietario: il signor Vittorio Quadrelli, nonno materno di Marica, morto un paio di mesi prima, era un riservato commercialista in pensione che dopo la morte della moglie aveva trascorso gli ultimi anni della sua vita rinchiuso nella villa come un recluso, in compagnia solo del giardiniere, al quale si diceva fosse molto legato.
Nessuno – né lui, né il giardiniere, né i proprietari precedenti, né gli operai che avevano effettuato i lavori di restauro nel 2016 – aveva mai denunciato eventi strani o fuori dal comune.
Quello a cui assistemmo invece io, Marica e suo figlio, lì dentro, fu qualcosa che ad oggi sento il bisogno di raccontare, forse per alleggerirmi, in qualche modo, dal fardello di simili ricordi.
Il giardiniere, un anziano emaciato e silenzioso, venne ad aprirmi il cancello e mi condusse, senza dire mai una parola, al portone principale, dove ad aspettarmi c’era una donna molto alta, con lunghi capelli neri e due occhioni neri poggiati su occhiaie gonfie che davano al suo viso delicato e piacevole un’aria triste e spossata.
« Buongiorno, e grazie per essere venuto » esordì Marica Quadrelli.
« Buongiorno a lei » le risposi con un lieve sorriso. Capii immediatamente che era stravolta.
Ci accomodammo nell’ampio salone. Nemmeno lì dentro ebbi strane sensazioni, perlomeno non all’inizio. Le finestre erano aperte, le tapparelle tirate in basso e tutto l’ambiente era ben areato e profumato di pulito.
I muri e il soffitto della sala erano stati da poco ridipinti con una tinta color caffelatte che dava agli interni un senso di rinnovata freschezza.
C’era anche suo figlio Claudio, seduto compostamente su una delle poltrone in pelle.
« Si accomodi pure, cosa posso offrirle? » mi domandò la donna. Mi sovrastava di almeno cinque centimetri, e io sono alto un metro e novanta, vi ho detto tutto.
« Un tè, grazie mille » le risposi.
Mentre mi accomodavo, lei si diresse in cucina, e non vi nego che guardai il suo corpo perfetto, proporzionato, gambe lunghe e toniche racchiuse fino alle ginocchia in una gonna grigio scuro che si intonava alla perfezione con il colore dei suoi capelli.
« Ciao bello, come ti chiami? » domandai a suo figlio, sorridendogli e arruffandogli amichevolmente i capelli con una mano. Lui mi osservava guardingo e spaventato.
« Claudio.»
« E quanti anni hai? »
« Dieci. »
Marica tornò in salone con il servizio da tè, che poggiò sul tavolino in mogano tra le tre poltrone, per poi sedersi anche lei, elegantemente. Era una donna statuaria, ciononostante ogni suo minimo movimento esprimeva delicatezza e compostezza.
« Allora, mi dica tutto » dissi, cercando di rompere il ghiaccio. Mi sentivo leggermente a disagio, ed era quella donna attraente a farmici sentire.
« Allora, da dove vogliamo cominciare » rispose lei con un accenno di sorriso, mentre versava il tè verde fumante dalla caraffa alle tazze.
« Grazie » dissi, mentre prendevo la tazza in mano.
« Allora, innanzitut…»
« Oh Cristo ma che caz…! » mi alzai di scatto in piedi, quasi rovesciando tutto sulla moquette, e lasciandomi sfuggire una mezza imprecazione.
Nella tazza c’era un liquido nero e denso, al posto di quello che un secondo prima avevo visto con i miei occhi essere tè verde chiaro.
« Che è successo? » domandò Marica, allarmata, con una vena di disperazione nella voce.
Poi guardò nella sua tazza e nella caraffa. Erano piene di un liquido che aveva tutta l’aria di essere inchiostro.
Il tè che aveva preparato e che mi aveva offerto era diventato inchiostro davanti ai nostri occhi.
« Stav..stavo per dirle proprio questo… », disse Marica, scuotendo la testa, con gli occhi che cominciavano a riempirsi di lacrime, « qui stanno succedendo cose brutte. »
Riuscii in qualche modo a farla smettere di piangere, assicurandole che avremmo risolto tutto e protetto lei e soprattutto suo figlio.
Le dissi fermamente che suo figlio Claudio non sarebbe dovuto rimanere un secondo di più in quella casa, e lei mi rispose:« Ne sono assolutamente consapevole, che pensa, che sia una madre sconsiderata? Il mio ex marito lo sta venendo a prendere, Claudio starà con lui per un po’. Ma prima voglio che le racconti nel dettaglio l’incubo che fa da ormai dieci giorni, avanti Claudio, raccontaglielo…»

Qual è l'incubo ricorrente di Claudio?

  • Una carrozza che passa ogni notte fuori dalla Villa (0%)
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  • Una figura nera che passeggia per la villa con una pergamena in mano (0%)
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  • Una vecchia decrepita immobile nel buio della cantina, che lo chiama di continuo (100%)
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63 Commenti

  • Sono rimasta senza parole.
    Uno dei racconti più belli che abbia mai letto. Il finale è stato pazzesco. Non mi sarei mai aspettata che il vecchio Domenico fosse in realtà un Quadrelli.
    Storia pazzesca!
    Complimenti L.C. !

  • Più che un horror mi sembra un triller. Solo perché c’è un ectoplasma e solo perché all’inizio ci sono delle comari, tra cui la madre del protagonista che nonostante sono cattoliche credono nella magia delle carte, non credo sia horror. Dal fatto di come viene ucciso il balordo, credo sia triller.

  • ti devo dire che la frase “una coccinella, che cammina e avanza inesorabile.” rende questo capitolo un gioiello .Aldi là del caleidoscopico inseguirsi di fendenti al corpo e tutto il resto l’immagine della coccinella che non sta a guardarsi intorno e va avanti comunque, sempre mi ha ha colpito perché la considero una metafora del ‘onesto vivere, avanti tutta senza guardarsi intorno, come solo un’anima semplice e inattaccabile può. Magari non c’o capito niente ma grazie di averlo scritto. ciao.

    • Ben detto Fenderman, ben detto: vivere onestamente e andare avanti senza guardarsi troppo intorno, come un’anima semplice e inattaccabile può. Bellissima frase, davvero. Sarà che è il mio concetto di vivere e forse anche inconsciamente l’ho trasmesso in questo capitolo, come una sorta di riscatto a quella sofferenza e crudeltà che ho dovuto descrivere. Grazie di cuore per il commento, al prossimo capitolo!

  • Uh, scene dense di roba forte. La palata in testa tipica di certe usanze contadine ci voleva però mi confonde quando arriviamo al finale. Sembrano tutti d’accordo per fare cosa a chi non si sa. E siccome Francesco mi sembra l’unico, a ‘sto punto, elemento estraneo, voto per lui, speriamo che la sfanghi. Ottimo lavoro, ah non dimenticare di recuperare il teschio, non fartelo fregare. ciao, alla prossima, buon lavoro.

    • Ciao Fenderman e buon fine settimana. Questo capitolo è stato duro e mi sono arrovellato su parecchi passaggi che proprio non mi suonavano bene ( e nonostante questo rileggendo ho trovato qualche ripetizione e refuso) ma la trama e gli elementi sono abbastanza ben calcolati. Spero di non deludervi proprio alla fine! ?

  • Ciao L.C.!

    Ho votato Domenico, personaggio misterioso che secondo me ne sa ben di più. Mi piace l’elemento religioso, sin dai tempi dell’esorcista mi sembra un passaggio “naturale” del genere di cui scrivi. Marica che tronca le parole è un elemento che smorza la drammaticità, ma ci sta bene secondo me.
    Ciao!

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