Il consulente

Dove eravamo rimasti?

Qual è l'incubo ricorrente di Claudio? Una vecchia decrepita immobile nel buio della cantina, che lo chiama di continuo (100%)

Non lasciarmi sola

Spronato da sua madre, Claudio cominciò a raccontare.

«La vecchia rugosa nella rimessa degli attrezzi… è lì ferma, immobile nel buio, e mi chiama, mi chiama di continuo, mi dice: ”Ti sto aspettando Claudio, ti sto aspettando, ti sto aspettando…” e lo ripete in continuazione finché non mi sveglio!»
«Il sogno, anzi, l’incubo, è sempre quello da una decina di giorni; dopo la prima notte l’ho fatto dormire nel lettone insieme a me, ma niente, ogni notte si sveglia urlando, fradicio di sudore» intervenne Marica.
«E poi» continuò la donna «anche io due notti fa ho sentito la voce di un’anziana, una voce che bisbigliava parole incomprensibili, sembravano tanti piccoli sbuffi di vento così sottili e pungenti che ti si infilavano nei timpani… era insopportabile.»
«E poi cos’altro è successo?» domandai.
Marica prese un profondo respiro, poi rispose: «sentiamo di continuo rumori di passi, come se qualcuno facesse su e giù per le scale, spesso le luci si accendono da sole, e una volta sono rimasta chiusa a chiave da fuori, in bagno, e ho dovuto chiamare Claudio per farmi uscire. Prima che me lo chieda: no, non era uno scherzo di mio figlio!»
«No, lo so, lo so. Senta, ma non ha…»
«Diamoci del tu, mi fai sentire vecchia così» mi interruppe. «Mi dispiace di non averti potuto offrire nulla.»
«Non fa niente, non preoccuparti» le risposi. «Ti direi di riprovare magari stavolta con un caffè, ma meglio non rischiare» provai a sdrammatizzare.
Marica sorrise: «non so chi ci sia qua dentro, ma almeno un tè poteva farcelo prendere!»
Claudio tremò vistosamente.
«È tutto ok ciccio, ne veniamo a capo, promesso» gli arruffai nuovamente i capelli, Marica lo guardò con tenerezza.
«Ti dicevo, non hai pensato di…»
Il suono di un clacson ci fece sobbalzare tutti e tre.
Marica si diresse alla finestra. «Ah, eccolo, è David, è venuto a prenderlo.»
Così conobbi l’ex marito di Marica: David.
Mi fu antipatico da subito: era un tipo burbero e altezzoso e da come si rivolgeva a sua moglie era chiaro che non la rispettasse minimamente.
Dopo le presentazioni e i convenevoli, Claudio e sua madre si salutarono ed entrambi scoppiarono in lacrime mentre si stringevano in un energico abbraccio. David era al corrente di tutto ma sembrava piuttosto infastidito dalle continue lamentele di sua moglie riguardo alla Villa e dai suoi pianti ora che si stava separando dal figlio; aveva l’espressione superficiale di uno che considera la madre di suo figlio solo una povera pazza.
Dopo che padre e figlio se ne furono andati e il giardiniere ebbe richiuso il cancello del cortile, dovetti calmare Marica da un ennesimo pianto disperato.
«Andrà tutto bene, vedrai, è solo per qualche giorno, starà al sicuro con suo padre» le dissi, poggiandole una mano sulla spalla mentre lei si schiacciava il viso tra i palmi delle mani.
«Cosa mi stavi chiedendo prima che venisse David?» disse, cercando di calmarsi facendo profondi respiri tra un singhiozzo e l’altro.
«No, niente di che, volevo chiederti se non hai pensato a prendere una casa in affitto intanto che faccio il lavoro qui.»
«Sì, sono tentata, ma questa Villa è la mia storia, la mia famiglia, e voglio capire cosa sta succedendo! Aiutami e ti pagherò bene!»
Così decisi – visto che il luogo dell’incubo di Claudio era sempre la rimessa degli attrezzi – di cominciare proprio da lì.
Il giardiniere: Domenico, che custodiva l’unica copia delle chiavi della rimessa, ci aprì.
L’uomo teneva quel luogo in condizioni perfette: lì sotto era pulito, ordinato e ben areato da un piccolo sfiatatoio che si affacciava sul prato esterno.
Non aveva affatto l’aria del posto lugubre descritto da Claudio.
C’erano vecchi scaffali con sopra sistemati con cura gli attrezzi più disparati: martelli, tenaglie, pinze, seghe a legno, seghe a ferro, e così via, e due cassoni dell’autoclave per il servizio idrico e una botola di ferro chiusa a chiave sotto la quale c’erano le fognature.
«Cominciamo da qui» dissi.
Ci sedemmo sulle sedie e mi raccomandai con Marica di non dire una parola. Con il giardiniere invece non ce ne fu bisogno: quell’uomo, cupo e misterioso, non parlava quasi mai e quando lo faceva si esprimeva a grugniti.
Come mi aveva insegnato mia madre, chiusi gli occhi, mi concentrai e sprofondai in un profondo stato di quiete, estraniandomi da eventuali suoni o distrazioni esterne.
Poi, con un filo di voce rauca che sentii provenire direttamente dallo stomaco, domandai: «Chi sei? Cosa vuoi?»
Ci fu un boato assordante, il soffitto tremò.
Marica urlò terrorizzata, Domenico, piuttosto allarmato, non disse nulla e rivolse lo sguardo in alto.
«Andiamo a vedere» dissi.
Salimmo al primo piano, dove con crescente terrore ci ritrovammo davanti a una gigantesca montagna di libri e tavole sparsi ovunque, la libreria del salotto si era frantumata in mille pezzi sul pavimento.
Qualcuno, qualcosa, aveva spinto il mobile a terra.
Non avevo mai visto una cosa del genere.
Marica mi guardò terrorizzata.
«Ti prego non lasciarmi qui da sola stanotte» mi implorò.
Poi le squillò il telefono.

 

Chi è al telefono?

  • David e Claudio hanno avuto un incidente: Claudio è all'ospedale (100%)
    100
  • David e Claudio hanno avuto un incidente: David è all'ospedale (0%)
    0
  • Una pattuglia ha fermato David a un posto di blocco: l'uomo trasportava dei strani pacchi nel bagagliaio (0%)
    0
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63 Commenti

  • Sono rimasta senza parole.
    Uno dei racconti più belli che abbia mai letto. Il finale è stato pazzesco. Non mi sarei mai aspettata che il vecchio Domenico fosse in realtà un Quadrelli.
    Storia pazzesca!
    Complimenti L.C. !

  • Più che un horror mi sembra un triller. Solo perché c’è un ectoplasma e solo perché all’inizio ci sono delle comari, tra cui la madre del protagonista che nonostante sono cattoliche credono nella magia delle carte, non credo sia horror. Dal fatto di come viene ucciso il balordo, credo sia triller.

  • ti devo dire che la frase “una coccinella, che cammina e avanza inesorabile.” rende questo capitolo un gioiello .Aldi là del caleidoscopico inseguirsi di fendenti al corpo e tutto il resto l’immagine della coccinella che non sta a guardarsi intorno e va avanti comunque, sempre mi ha ha colpito perché la considero una metafora del ‘onesto vivere, avanti tutta senza guardarsi intorno, come solo un’anima semplice e inattaccabile può. Magari non c’o capito niente ma grazie di averlo scritto. ciao.

    • Ben detto Fenderman, ben detto: vivere onestamente e andare avanti senza guardarsi troppo intorno, come un’anima semplice e inattaccabile può. Bellissima frase, davvero. Sarà che è il mio concetto di vivere e forse anche inconsciamente l’ho trasmesso in questo capitolo, come una sorta di riscatto a quella sofferenza e crudeltà che ho dovuto descrivere. Grazie di cuore per il commento, al prossimo capitolo!

  • Uh, scene dense di roba forte. La palata in testa tipica di certe usanze contadine ci voleva però mi confonde quando arriviamo al finale. Sembrano tutti d’accordo per fare cosa a chi non si sa. E siccome Francesco mi sembra l’unico, a ‘sto punto, elemento estraneo, voto per lui, speriamo che la sfanghi. Ottimo lavoro, ah non dimenticare di recuperare il teschio, non fartelo fregare. ciao, alla prossima, buon lavoro.

    • Ciao Fenderman e buon fine settimana. Questo capitolo è stato duro e mi sono arrovellato su parecchi passaggi che proprio non mi suonavano bene ( e nonostante questo rileggendo ho trovato qualche ripetizione e refuso) ma la trama e gli elementi sono abbastanza ben calcolati. Spero di non deludervi proprio alla fine! ?

  • Ciao L.C.!

    Ho votato Domenico, personaggio misterioso che secondo me ne sa ben di più. Mi piace l’elemento religioso, sin dai tempi dell’esorcista mi sembra un passaggio “naturale” del genere di cui scrivi. Marica che tronca le parole è un elemento che smorza la drammaticità, ma ci sta bene secondo me.
    Ciao!

  • Ciao L.C.!
    Dico che andranno in cantina, luogo fatidico. Ho recuperato il quinto episodio; gli eventi precipitano e sono ben descritti, gli ultimi capitoli sono i migliori, hai più confidenza con la storia; questa almeno è la sensazione che ho e che vivo quando scrivo. Non mi sorprende il turbamento del consulente nei confronti di Marica, forse ricambiato.
    Ciao!

    • Ciao Minollo, e grazie. Se per turbamento intendi quel genere di turbamento…beh: Marica è una gran bella donna, e Francesco ha carisma, quindi chissà, potrebbe scapparci anche qualcosa – anche se ancora non lo so, sarebbe scontato e mi dispiacerebbe per Silvia – per il resto, resta sintonizzato, nei prossimi capitoli ne accadranno di tutti i colori!

  • Ciao, L.C.
    I segni di un buon horror ci sono tutti. Voto per la possessione e vediamo che cosa tiri fuori.
    Nella frase:
    «Che ha detto? Stanno tutti bene?»
    «Ora glielo domando.»
    Scrissi un messaggio di risposta a Marica, dove le chiedevo se fosse tutto a posto, ma non ricevetti nessuna risposta.”
    la parte relativa al messaggio poteva essere risolta in pochi caratteri, tipo: “le mandai un messaggio, non rispose.”
    Non perché la tua sia sbagliata, ma usi troppi caratteri per raccontare la scena, senza mostrarla e qui i caratteri sono preziosi 😉
    Anche “vomitò per terra” bastava vomitò. Ma sono mie idee, che arrivano dai vari libri che leggo sulla scrittura, magari esagero.

    Alla prossima!

  • Ciao, L.C.
    Accadranno cose terribili durante la cena.
    Chissà che vuole comunicare davvero la voce, quel “ti prego” lascia spazio a diverse ipotesi.
    Forse hai raccontato troppi particolari poco utili allo sviluppo della storia: gli abiti preso per il cambio, il caffè, anche la trippa col pecorino… i caratteri sono pochi e, a parer mio, andrebbero sfruttati per rendere vivida la storia. Comunque sono mie fisime, non devi dargli ascolto per forza ?

    Alla prossima!

    • Ciao Keziarica. No no e invece hai ragione. Infatti avevo pensato di tagliare tutte quelle informazioni per dare spazio ai particolari inerenti alla storia, poi ho deciso di usare questo capitolo come una sorta di preludio a tutti gli eventi che vedremo in seguito. Infatti ho intitolato il capitolo: Calma prima della tempesta.
      Grazie come sempre, i vostri feedback mi sono molto utili per migliorarmi. Buon fine settimana. Al prossimo capitolo!

  • Ciao L.C.!
    Si entra nel vivo, piano piano stai portando al dunque la storia. Scrivi anche in maniera curata secondo me; ti segnalo solo “dei strani pacchi” in una delle tre opzioni. Sono d’accordo che la vecchia è un ingrediente spesso inquietante in questo tipo di storie, elemento debole che magari invece nasconde risorse impreviste.
    Ok a presto.
    Ciao!

  • Ciao L. C.!
    Voto per la vecchia, una figura classica delle storie da brivido: l’ho scelta pensando al Pupi Avati de “La casa dalle finestre che ridono”, non so se l’hai visto. Il protagonista mi piace, si muove a suo agio nelle vicende in cui il “dono” gli fa da guida. Bravo, vediamo dove si va.
    Ciao!

  • Voto per la vecchia che lo chiama dalla cantina, molto inquietante.
    Ciao, L. C.
    Mi piace la descrizione degli interni, chissà perché mi ha fatto tornare indietro, ai tempi delle colonie estive e ai pomeriggi passati a fissare le pareti durante pisolini imposti e non desiderati.
    Ho notato che lasci uno spazio prima e, a volte, dopo le caporali, come mai?
    Concordo con quanto scritto da Fenderman e aggiungo la frase: “alta, con lunghi capelli neri e due occhioni neri” capelli e occhi neri si potevano riassumere senza ripetizioni e “occhioni” stona, a mio parere, con il genere del racconto.
    Al di là di questo, il racconto si fa interessante e la paura comincia a fare capolino, vediamo come prosegue.

    Alla prossima!

  • Voto la simpatica vecchietta.
    Qualcosa nel testo, peraltro ben scritto, non mi suona perfetto (ridosso dei boschi limitrofi.)(rinchiuso nella villa come un recluso, ) non sono errori ma mi sanno di ridondante anche se, magari è una mia impressione. Comincia ‘a paura: bene!? ciao

  • Ciao, L.C.
    hai trovato il modo per raccontare come il protagonista ha scoperto, rifiutato e poi accettato il suo “dono” e lo hai fatto in modo scorrevole, forse un po’ troppo raccontato anziché mostrato, ma credo dipenda anche dal limite imposto dai 5000 caratteri.
    Voto per la donna affascinante, ma dolente.

    Alla prossima!

    • Ciao Keziarica, grazie. Purtroppo il numero dei caratteri mi condiziona sempre tanto, soprattutto nell’esposizione di particolari o informazioni inerenti alla storia. Spesso devo rileggere e ” Sacrificare” alcune frasi, scegliendo e rimuovendo quelle un po’ meno utili tra le tante. E donna affascinante ma dolente sia! A presto.

  • Ciao L.C.!
    Ho votato per la novantenne, chissà quanto amorevole…
    Mi piace il tono a tratti documentaristico con cui il protagonista aggiunge particolari agli avvenimenti che descrive. Sembra più che altro fatalista in merito al dono ricevuto. Bene, complimenti, vediamo allora la villa.
    Ciao!

  • Ecco: …l’adolescenza, “scoprii” che negli individui,… quello scoprii dovrebbe a mio parere essere: “avevo scoperto” oppure” scoprii in seguito” a seconda dei tempi in cui il fatto è inquadrato.
    Ho letto zia e mamma in maiuscolo: perché?
    “Quando provavo a svegliarmi non ci riuscivo, mi sentivo paralizzato e più di una volta credetti seriamente di stare per morire.”
    Anche questa frase potresti rivederla, ci sono modi diversi per renderla più giusta. ?

  • Ciao. benvenuto il fantasma vestito di nero, ci voleva. Nel testo qualche forma verbale non centrata in pieno ma nel complesso va tutto bene. Anche a te mi permetto di dare il consiglio che do a tutti e soprattutto a me stesso. Riscrivere. Rileggere e riscrivere per migliorare il testo: al meglio non c’è mai fine. Bravo ti seguo, ciao.
    Voto per la donna affascinante.

  • Ciao L.C.!
    Bell’inizio, la storia promette. Lo stile peraltro sembra quello di un horror semiserio; più di una volta ho sorriso immaginando di sentire la voce narratrice che parla dei propri parenti paranormali.
    Vediamo come va, ho votato per il “consulente”.
    Bravo!
    Ciao!

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